Cava de Nit 2008 Raventos i Blanc

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Macabeo, Xarel.lo, Parellada, Monastrell

Giudizio:
8


Non è certo l’Italia a contribuire a determinare il carattere di prodotto decisamente export oriented di quel simbolo del vino spagnolo che è ormai il Cava.
Difatti se si analizzano sul sito Internet del Consejo Regulador, le statistiche, aggiornate e ben dettagliate, sull’andamento della produzione e delle “expediciones del Cava” nel 2010 – leggete qui – oltre a rimanere basiti per il fatto che in Spagna siano state venduti 95 milioni di bottiglie del metodo classico spagnolo contro 149 milioni spediti all’estero, soprattutto in Germania, Regno Unito, Belgio, Stati Uniti che sono i principali mercati, si può vedere che nel 2010 nel Bel Paese sono state spedite 300 mila bottiglie di Cava, contro 442 mila del 2009, 689.000 del 2008,  995.000 del 2007 e 1.300.000 del 2005.
Continua a calare da sei anni a questa parte il consumo di Cava nel nostro Paese (cosa che non accade affatto con lo Champagne) e non riesco a capirne i motivi perché se pure ci sono molti Cava che non sono assolutamente appealing ed in linea con il gusto italiano, non mancano Cava che possono benissimo conquistare anche il più difficile e raffinato palato italico.
In uno di questi Cava mi sono imbattuto nei giorni scorsi per merito di un lettore-addetto ai lavori, che da frequentatore assiduo di questo blog ha pensato bene di invitarmi a scrivere, oltre che di metodo classico italiani e di Champagne, anche delle bollicine catalane prodotte nella regione del Penedès poco lontana da Barcelona.
Sto parlando di Jacopo L. Melia, fondatore nel 2007 della società Quality Wines imports che importa e distribuisce in Italia vino provenienti dal Nuovo Mondo (Argentina, Australia, California, Cile, Nuova Zelanda, Oregon e Washington State) nonché da Portogallo e Spagna. Dalla terra di Cervantes Melia importa Cava di due Bodegas, Gramona e Raventos y Blanc, e proprio di quest’ultima si legge sul sito Web che “è il riferimento qualitativo a livello internazionale dei grandi Cava Spagnoli.
Il loro simbolo è la quercia di 500 anni di età presente all’entrata della cantina che presiede e testimonia la storia della casata e la forza di queste terre”, grazie alla figura di riferimento che è stata il fondatore, Josep Maria Raventos i Blanc, erede della famiglia storica dei Raventos, e proprietario di 90 acri di vigneti storici a Sant Sadurnì d’Anoia, ereditati da padri e figli a partire dal 1497.
Nel 1659 Maria Codorniu si sposa con Miquel Raventos dando origine alla più famosa casata di produttori di Cava spagnoli. Da allora si tramandano questa tradizione gli eredi della famiglia Raventos. A partire dal 1986, Josep Maria Raventos ed il figlio Manuel (oggi capitano dall’azienda) hanno lavorato intensamente per creare un nuovo stile di “Cava” all’interno della propria azienda, puntando con decisione all’elaborazione di una qualità altissima e senza compromessi, proveniente solo dai cru delle loro terre a Sant Sadurnì D’Anoia, culla dei più storici spumanti della Spagna.
Lavorando a questo sogno, giorno dopo giorno, si ritrovarono ossessionati dalla ricerca della espressione di tipicità dei loro vitigni regionali, creando anno dopo anno vini unici nel panorama internazionale. Ripristinarono vecchi vigneti piantati negli anni ’40, salvando le piante più vecchie ed “addomesticandole” con impianti ad alberello, costruirono una cantina all’avanguardia”.
Per non saper né leggere né scrivere per saperne di più su questa bodega mi sono affidato ad una persona che di Cava (e Champagne) sa, il collega e amico Jordi Melendo, autore dell’ottimo wine blog “fratello” Passion for bubbles, e da questo post ho appreso che “Raventós i Blanc es una de las firmas que mayor prestigio aportan al cava. Para ello han sido y son primordiales, la larga tradición familiar y la pasión con la que realiza su trabajo la actual generación, con Manuel Raventós al frente como presidente y con Pepe Raventós como director general. A ello añadiría su compromiso con la viña y toda la dedicación para que ésta exprese su mejor potencial. En Raventós i Blanc otorgan a la viña el protagonismo que merece y su papel en el conjunto del ‘terroir’, un concepto del que han sido una de las primeras casas de cava en desarrollar”. Ovvero che si tratta di una delle firme più prestigiose dell’universo del Cava e dei decisi sostenitori del primato del terroir.

Della Raventos i Blanc Quality wines importa e distribuisce in Italia tre dei sei Cava prodotti, e io ho voluto iniziare la mia esplorazione attraverso questi Cava particolarmente ambiziosi e di elevato livello qualitativo con un vino che mi ha intrigato sin dalla lettura della sua ficha técnica e delle parole che gli ha dedicato nel suo articolo Jordi Melendo, descrivendo questo Cava De Nit come un Cava che “sus creadores definen como “Intrigante, como la noche. Su misterio: cuerpo de rosado que esconde un alma de blanco”, e cioè che i suoi creatori definiscono “intrigante come la notte. Il suo mistero un corpo da rosato che nasconda un’anima da bianco”.
Un Cava elaborado unicamente con varietà iberiche, senza il contributo di Chardonnay e Pinot noir, ovvero con Macabeo, Xarel.lo, Parellada y Monastrell, con percentuali che possono variare da Macabeo 55%, Xarel-lo 15%, Parellada 15%, Monastrell 15% a 50% Macabeu, 25% Xarel·lo, 20% Parellada, 5% Monastrell per la cosecha (annata) 2009.
Come dice Melendo la varietà Monastrell conferisce complessità ed eleganza mantenendo quella freschezza e quella concentrazione che formano il carattere distintivo dei Cava della Bodega. La permanenza sui lieviti varia da un minimo di 15 a 18 mesi come nel caso del De Nit che ho degustato, con una sboccatura che potrebbe risalire, se il numero del lotto è rivelatorio anche di questa procedura, al gennaio 2011. Una produzione pari a 191.000 bottiglie con dati analitici che parlano di 12 gradi alcolici, acidità di 6,6, pH di 2,97 e 7,4 grammi litro di zucchero.
Divertendomi a confrontarle, e a trovarle molto in sintonia con le mie, con le note di degustazione di Ferran Centelles Sommelier del ristorante El Bulli di Ferran Adrià dal 1999, miglior sommelier di Spagna del 2006, che si possono leggere nella scheda tecnica del vino, e trovando azzeccatissimo il rilievo circa la “spina dorsale selvatica” del vino fornito dall’importatore, devo dire di aver trovato davvero molto buono questo Cava De Nit 2008, uvaggio 55% Macabeo/20% Xarel-lo/20% Parellada/5% Monastrell, prezzo in Spagna sui 12 euro, colore rosa pallido – sangue di piccione buccia di cipolla più che salmone scarico, dal perlage sottile e continuo con bella corona viva, con un naso di bella freschezza e incisività, sapido, nervoso di bella definizione e sale, con piccoli frutti rossi (lampone ciliegia e ribes), accenni floreali, una bella nota agrumata che richiama cedro e pompelmo rosa, una bella vena petrosa a comporre un insieme molto elegante fresco e incisivo con ricordi di rosmarino ed erbe aromatiche.

In bocca attacco fresco, vivo, nervoso di bella vivacità e sale, con una definizione nitida e un’acidità nervosa e moderatamente tagliente che spinge, e mette in evidenza una bella bollicina croccante (una burbuja fina secondo Centelles, una mineralità spiccata e una verticalità e profondità che prevalgono sulla larghezza.
Retrogusto su note agrumate e di mandorla, con una componente dura che prevale sulle note dolci e rotonde e fruttate ma senza essere aggressiva. Un Cava (che potrete trovare in enoteca in vendita intorno ai 30 euro) che si fa bere molto bene, vino più da aperitivo, ovviamente in abbinamento alle mitiche tapas (leggete qui e poi ancora qui), che gastronomico.
In conclusione uno dei Cava più buoni ed interessanti che mi sia sinora capitato di bere. E proprio da vini eleganti, profondi e complessi come questo, sono certo possa ricominciare il rapporto degli appassionati italiani di bollicine nobili con questo metodo classico spagnolo…

8 commenti

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8 commenti

  1. Marco Braga

    novembre 30, 2011 alle 10:50 am

    Sono felice che abbia parlato di Cava… In Italia non ne parla quasi nessuno. Bella recensione e sempre puntuale Signor Franco, complimenti. Una mia curiosità personale: ha mai provato il Kripta di Agusti Torello Mata??? Se si cosa ne pensa???

    • Franco Ziliani

      novembre 30, 2011 alle 11:16 am

      conto di scrivere ancora presto di Cava, visto che ho tutta una serie di vini da degustare. Ho provato una sola volta il Kripta, a Madrid, e devo dire che mi aveva abbastanza impressionato

      • Marco Braga

        novembre 30, 2011 alle 11:31 am

        Positivamente o negativamente?

        • Franco Ziliani

          novembre 30, 2011 alle 11:55 am

          non negativamente ma nemmeno tanto positivamente

          • Marco Braga

            novembre 30, 2011 alle 2:21 pm

            OK, grazie. Aspettero’ le sue valutazioni se mai fara’ una recensione in merito.

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