Franciacorta Docg Brut Rosé Barone Pizzini

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
8


Quanti anni sono che conosco (all’epoca io giornalista quasi ai primi passi nel settore dell’enogastronomia lui valente cuoco dapprima al XVII Miglio di Erbusco e poi al San Domenico di New York) Silvano Brescianini?
Quanti anni sono che simpaticamente polemizziamo, io interista, lui tifoso dell’altra squadra di Milano (come si chiama?) parlando di calcio quando c’incontriamo?
Caspita, ne sono passati di anni da quando in compagnia del mitico Giorgio Giunchi ci si trovava periodicamente in quel locale cult a poca distanza da Villa Lechi e si ragionava sul presente e sul futuro, su quello che sarebbe potuta diventare quella zona, la Franciacorta, che ormai in tutto il mondo è nota come patria di metodo classico di qualità a denominazione d’origine.
Passati alcuni lustri, gli scudetti vinti e quelli persi, Silvano ed io siamo ancora ad occuparci di Franciacorta. Io da cronista di cose vinicole, su questo blog e altrove, lui da protagonista, perché con una folgorante carriera il simpatico e gigante “crapa rossa” è diventato nientemeno che direttore generale di una bella e vitale azienda di Provaglio d’Iseo, Barone Pizzini, fondata nel 1870 da una nobile famiglia di origine asburgica, i Pizzini, giunti in Franciacorta da Rovereto.
Capostipite di questa dinastia il barone Giulio Pizzini Piomarta Von Thurberg, tutto dinamismo “asburgico”, seguito poi dal barone Edoardo Pizzini Piomarta Delle Porte (1882 – 1966) che provvede ad iscrivere l’azienda presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Brescia, mentre il barone Giulio Pizzini Piomarta dalle Porte (1916 – 1995) è tra i primi dieci firmatari dell’atto costitutivo del Consorzio per i vini tipici bresciani oggi Ente Vini Bresciani e porta l’azienda ad essere tra le prime produttrici di bollicine metodo classico. Una tenuta quindi dalle origini antiche, con documenti che attestano in quell’area attività agricole fin dal 1132, e dove la produzione di vini è documentata fin dal 1870, ai tempi soprattutto di vini rossi.
Un altro elemento rende questa azienda particolarmente significativa, il fatto che sia stata la prima a produrre dal 1998 Franciacorta in regime di agricoltura biologica, così che dal 2001 tutti i suo vigneti sono certificati bio. Come si legge sul sito Internet aziendale “la scelta di applicare i metodi della viticoltura biologica è stata un’inevitabile conseguenza dell’attenzione che l’azienda presta alla salute delle persone e l’unico strumento possibile per raggiungere gli alti livelli qualitativi prefissati”.
Ed inoltre viene assicurato che “il nostro traguardo dopo 140 anni di esperienza è la garanzia che nel bicchiere non si trovino residui di diserbanti chimici e pesticidi. La purezza dei nostri vini è provata dalle analisi di laboratorio qui consultabili”.
Per Barone Pizzini “viticoltura biologica” significa che in campagna, per la difesa e per il nutrimento delle piante, si usano solo sostanze che si trovano in natura o che l’uomo può ottenere con processi semplici. Niente elaborazione chimica o manipolazione genetica, niente OGM, fertilizzanti o pesticidi chimici di sintesi. Le uve bio godono dunque di un ciclo vitale che non dipende dalla chimica”. E difatti possiamo trovare on line sul sito analisi di laboratorio dei vari Franciacorta Docg.
Eppure, nonostante l’antica consuetudine con Silvano Brescianini sono incredibilmente alcuni anni che non metto piede in azienda, anche se ho sempre periodicamente cercato di tenermi aggiornato sui vini assaggiandoli in varie occasioni.
E così, per tornare a scrivere di Barone Pizzini e fare in modo che Silvano, sempre in giro per il mondo (la società possiede aziende anche nelle Marche nella tenuta Pievalta nell’area del Verdicchio dei Castelli di Jesi, e in Toscana nella zona del Morellino di Scansano nella tenuta Poderi di Ghiaccioforte e ne ha avuta una in Puglia sino ad un paio di anni orsono), mi inviti (magari non in prossimità del derby di Milano…), ho pensato di dedicare spazio e di consigliarvi il Franciacorta Docg Rosé non millesimato che ho molto apprezzato la scorsa estate in una degustazione alla cieca di più di 50 Franciacorta rosé.
Cuvée di 80% Pinot nero 20% Chardonnay, uve provenienti dai vigneti Ciosèt, Troso, Prada, Santella, posti su terreno morenico con sistema di allevamento Guyot e 5.000 – 6.250 ceppi per ettaro, con resa per ettaro 90 quintali, è vino che si affina 24 mesi sui lieviti e matura sei mesi in vasche inox.
Provato ad agosto un campione con sboccatura marzo 2011 mi ha decisamente convinto con il suo colore rosa antico cerasuolo scarico, il perlage sottile e continuo, il naso un po’ maturo molto sul frutto, con ribes e mirtillo in evidenza e accenni floreali e di crosta di pane.
Bocca piena molto asciutta, con una bella materia densa e stratiforme, a sancire un gusto equilibrato, con spalla salda, molto largo e pieno in bocca decisamente gastronomico e di grande piacevolezza.

Barone Pizzini Soc. Agricola p.a.
via San Carlo 14 25050 Provaglio d’Iseo (Bs)
tel. 030 9848311 fax: 030 9848323
E-mail: info@baronepizzini.it
Sito Internet www.baronepizzini.it

2 commenti

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2 commenti

  1. Il contestatore

    novembre 17, 2011 alle 7:04 pm

    Io questo rosè l’ho trovato prettamente acido in bocca, forse dato da una sboccatura recente, anche se sinceramente non lo sò, e il colore io non l’ho trovato per niente rosa confetto, ma ben più carico.
    Grandissimo Silvano, ma dei suoi vini questo è il peggiore.

  2. Mauri

    dicembre 3, 2011 alle 10:49 am

    Ma siamo sicuri che non si tratta di 1 stella invece di 4? magari si contano le stelle grigie 😉
    a parte gli scherzi io l’ho trovato banale, senza nulla da dire e non è il primo BP che mi delude…

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