Champagne cuvée Brut Réserve de L’Hommée 1er cru Roger Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot Meunier

Giudizio:
9


Ci tengo a dirlo subito, non prendete questo post dedicato ad uno Champagne, il secondo nel giro di pochi giorni, come una manifestazione di pentimento o peggio ancora un mea culpa, perché dopo aver segnalato uno Champagne carissimo e da happy few, il Nec Plus Ultra 1996 di Bruno Paillard, io debba farmi “perdonare” proponendo un vino “umano” e dal prezzo più che abbordabile, intorno ai 25 euro franco cantina, secondo il listino del suo importatore e distributore in Italia.
Non ho nessun dubbio che quella fantastica cuvée de prestige di Bruno Paillard meritasse, nonostante il suo prezzo importante, di essere celebrata a dovere e non credo che anche se consideriamo il fattore qualità-prezzo un elemento importante e premiante, il fatto che un vino sia invece molto costoso debba rappresentare un difetto o un elemento tale da impedirci di prenderlo in considerazione.
Giusto considerare gli aspetti economici e commerciali, ma continuando a tenere la barra dritta sul discorso qualità, che deve guidare le nostre scelte di appassionati e consumatori.
Tutta questa premessa per dirvi che sono felicissimo di proporre alla vostra attenzione oggi, primo di una serie di tre articoli, lo Champagne di una piccola Maison di Vrigny nella Montagne de Reims, alcuni dei cui vini, importati in Italia dalla Bellenda distribuzione di Umberto Cosmo, mi avevano colpito in occasione della Giornata Champagne dello scorso 4 ottobre a Milano.
La Maison si chiama Roger Coulon, e notizie dettagliate sull’azienda, su come sia stata selezionata da Cosmo, le potete leggere in questa scheda.
Si tratta di una “famille de vignerons, depuis 8 générations” una famiglia di vignaioli, di récoltants-manipulants da otto generazioni, di un’azienda animata da Eric Coulon, Président des Vignerons de Vrigny, e da Isabelle Coulon, impegnata nell’elaborazione dei vini, nelle visite in cantina, nelle degustazioni e nella commercializzazione.
Un domaine che produce solo novantamila bottiglie, che vengono vendute in Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Italia. Dieci ettari di vigneto di proprietà ripartiti su 5 villaggi e su 70 parcelles (vigne dai nomi evocativi come “Les Gouttes d’Or”, “Les 4 Vents”, “Les Champs de Vallier”) classificate come Premier Cru, con un terroir che “bénéficie d’une situation privilégiée à mi-coteaux exposés au Sud-Est et sur un sous-sol composé de calcaire tendre etd’argile du sparnacien”.
Nei vigneti domina leggermente, con il 40% delle superfici il Pinot Meunier, mentre un 30% ognuno vanno a Chardonnay e Pinot nero, con un’età media delle vigne intorno ai 40 anni.
Altra cosa importante da sottolineare è che i vigneti vengono piantati con una selezione massale e assolutamente non clonale, così da assicurare e perpetuare il carattere originario. Rese limitate a 10 capi frutto contro i 15-20 abituali in Champagne, con l’abitudine, passando alla fase di vinificazione, di elaborare i mosti dello Chardonnay come pure i vins de réserve facendoli affinare in petits fûts de chêne di almeno tre anni d’età. Inoltre la prima fermentazione avviene con il ricorso a lieviti indigeni e non agli assai diffusi lieviti selezionati che, annotano i Coulon, “tendent à uniformiser le goût”, ad uniformare il gusto, mentre i lieviti indigeni “apportent aux vins toute leur subtilité et permettent aux Terroirs de s’exprimer”, conferiscono nerbo ed eleganza ai vini e sprigionano la voce dei terroirs.
E tutte le fasi, di fermentazione (con la malolattica svolta solo quando si ritiene utile farla) e affinamento vengono fatti con tutta la calma possibile, perché i vini possano assumere struttura e materia, sviluppare carattere e tipicità e mantenersi eleganti e piacevoli da bere.
A Milano avevo degustato tre vini e tutti e tre mi avevano convinto e indotto ad approfondire, con la gentilissima disponibilità dei Cosmo, il discorso assaggio, ma quello che mi era piaciuto di più e voglio proporre subito alla vostra attenzione dopo averlo ri-degustato (ma che dico, gustato, con grande soddisfazione mia e di assaggiava con me…) è senza alcun dubbio uno Champagne non millesimato, una cuvée che proviene dai millesimi 2002 e 2003, denominata Cuvée cuvée Brut Réserve de L’Hommée 1er cru che ha beneficiato di un affinamento sui lieviti protratto sino a cinque anni.
Cosa sia l’hommée è presto detto, una unità di misura antica, ovvero “la quantité qu’un homme peut labourer en un jour, le travail d’une journée”, “la superficie de vigne qu’un homme pouvait travailler en un jour, soit environ 3,33a”, ovvero la superficie di vigna che ragionevolmente un uomo poteva lavorare nel corso di una giornata.
Una parola “magica” che lega strettamente l’uomo al suo terroir e al suo passato, e dunque una Cuvée riserva elaborata unicamente con le uve provenienti dalle vigne più vecchie e significative della proprietà, un assemblage composto per il 33% da Pinot Meunier e da 33 % di Pinot Noir al quale si aggiunge un 33% de Chardonnay élevé en fûts de chêne, sur lies per sette mesi. Uve provenienti dai villaggi, classés en premier Cru, di Vrigny et de Pargny les Reims.
Fermentazione malolattica svolta e dosaggio variante da 4,5 a sei grammi di zucchero per litro, con acidità totale di 5 grammi litro. Unico neo di questa Maison l’assenza di indicazioni in retroetichetta o etichetta relative alla data di dégorgement.
Perché mi è piaciuta, senza se e senza ma, questa cuvée Brut Réserve de L’Hommée che l’importatore consiglia di abbinare a “pesce crudo, crostacei, sushi e fritture di mare; prosciutto crudo di Parma e di San Daniele, mortadella tagliata a cubetti, Parmigiano Reggiano; primi piatti dai sapori decisi (alla norma, aglio olio e peperoncino, amatriciana, ecc.); carni bianche (da provare sul pollame nobile arrosto o allo spiedo) e da sperimentare con la treccia di animella oltre a suggerircelo come aperitivo e da tutto pasto o proporcelo, parole dei Coulon, come vino da foie gras, petit gibier à plumes ou un poisson? Per la sua piacevolezza estrema, per il suo farsi bere spudoratamente bene, per il suo dichiarato e disarmante candido proporsi quasi dicendoti “sono tutto tuo/a, non ti nascondo nulla, devi solo prendermi ed essere felice con me”, per le “farfalline” carezzevoli che ti accarezzano il palato e ti coccolano dolcemente, per l’equilibrio mirabile da “Champagne de terroir où s’assemblent caractère et finesse, maturité et élégance”, da Champagne de terroir, somma di carattere e finezza, maturità ed eleganza.
Bellissimo il colore, un paglierino brillante intenso con leggere sfumature dorato-ramate o nocciola pallido, perlage sottilissimo, continuo, che la maison definisce icasticamente “bulles très fines à évolution lente”, bollicine fine dalla lenta evoluzione, e incantevole il naso, di ottima complessità e fragranza, molto secco, incisivo, con accattivanti note di nocciola e mandorla, di fiori d’arancio e agrumi, di pan brioche, e poi progressivamente di ciliegia, lampone, una leggera speziatura e una vena nitidamente minerale, a comporre un insieme molto espressivo, incisivo, ben diritto e nervoso.
Deciso, di ampia struttura, ricco di sapore, inizialmente delicato e quasi timido e poi progressivamente più deciso e ben secco l’attacco in bocca, con un ritorno preciso delle note agrumate già presenti a naso, largo, dotato di un nerbo acido squillante e vigoroso, salato e ben croccante, sostenuto sino a conferire profondità e verticalità al bicchiere.
Il tutto in una cornice di grande freschezza, di sale (sono pronto a scommettere che questo Champagne si esalterebbe sulle ostriche), delicatezza (le “farfalline” di cui sopra) sul palato, di eleganza e lunga persistenza. Un vino che potrete già godere ora, che le cui prospettive di maturazione fanno pensare che possa essere se possibile ancora più espressivo e complesso tra ulteriori cinque anni, completando una curva evolutiva davvero lunga.
Alla faccia di quelli che invitano a consumare gli Champagne entro un anno o due dal loro dégorgement

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