Brut metodo classico Verdicchio Doc Luigi Ghislieri Cuvée del Presidente Colonnara

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Verdicchio

Giudizio:
8


Lo so già che qualche lettore, prendendo alla lettera lo spirito e la primaria “mission” di questo blog che è quella di comunicare il valore aggiunto rappresentato dall’essere dotate di una precisa denominazione e di un’origine, delle bollicine, metodo classico soprattutto e Charmat, che vi vado proponendo, potrà obiettare: “ma Ziliani, questo è uno “spumante” generico”! Eh no amici miei!
Anche se le uve che sono alla base di questo ottimo metodo classico, affinato 30 mesi sui lieviti, non sono le canoniche Chardonnay e Pinot nero, bensì un’uva autoctona che non fa parte della tradizione champagnistica, ci troviamo di fronte ad uno “champenois” espressione di una delle più grandi uve bianche italiane in assoluto e di un’uva fortemente identitaria e simbolo per antonomasia di un territorio, quello splendido dei Castelli di Jesi, come Messer Verdicchio.
Di più, non si tratta di una bollicina “modaiola” (ne stanno nascendo anche nelle Marche…) nata da poco, ma di un metodo classico prodotto da un’azienda che non solo produce alcuni tra i migliori Verdicchio in assoluto, che è una cantina cooperativa esemplare (diciamolo, l’ho già scritto, una delle migliori 10-12 d’Italia), ma è stata forse la prima a produrre metodo classico base Verdicchio in terra marchigiana, ed è stata co-fondatrice, nel 1984, con l’allora direttore Carlo Pigini, dell’Associazione spumante marchigiano metodo classico champenois, di cui parlerò, con più calma, nei prossimi giorni.
L’azienda, lo si sarà capito, è la Colonnara viticoltori in Cupramontanaguardate qui il nuovo sito Internet inaugurato da pochi giorni – cantina fondata nel 1959 per iniziativa di 19 agricoltori, e oggi forte di 110 soci che controllano 120 ettari di vigneto specializzato, forte di un team affiatatissimo che lavora con un trasparente e contagioso entusiasmo.
Alla Colonnara, dove per inciso producono un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, il Cuprese, che quando lo stappi dopo vent’anni dalla vendemmia ti lascia di sasso tanto è strepitosamente buono, macché buono, uno dei cinque migliori vini bianchi italiani, le bollicine sono una mission e le producono, anche in versione Charmat, di primario valore, vincendo la tentazione di temperare il carattere spiccato del Verdicchio con lo Chardonnay. Ed esaltando al massimo, grazie alla collocazione dei vigneti, al “microclima, che varia da zona a zona, la differente altitudine dei vigneti, che va dai 350m ai 650 metri” e alla “diversa composizione dei terreni” alla “collocazione sulla riva destra del fiume Esino che fa sì che essi risentano maggiormente dell’influenza dell’Appennino Umbro-Marchigiano rispetto ai vigneti collocati sulla riva sinistra, la vocazione anche “spumantistica” del Verdicchio.
Vigneti che si trovano ad un’altezza superiore rispetto ai secondi e di conseguenza le uve raggiungono la maturazione più lentamente, mantenendo quindi quelle caratteristiche di acidità che a loro volta permettono al vino un invecchiamento più lungo”.
Provare i loro metodo classico per credere: prodotto dal 2004 il millesimato, la Riserva Ubaldo Rosi, mentre fresco di nascita, dal 2010, è il Luigi Ghislieri  Metodo Classico brut, dedicato al “presidente che negli anni ’70 ha recuperato la tradizione spumantistica di Cupramontana dando inizio nella nostra azienda alla produzione degli spumanti.
Colonnara infatti produce nel 1970 il suo primo spumante di verdicchio con il Metodo Martinotti e nel 1980 il primo spumante Metodo Classico”.
Dell’Ubaldo Rosi, di cui ho degustato venerdì scorso nel corso della mia visita in cantina, il 2005, parlerò presto, come pure dello Charmat Cuvée Tradition.
Ora voglio accendere i riflettori su una bollicina che, guarda caso, è a denominazione d’origine, visto che è un metodo Classico brut Verdicchio Doc. Come viene definito sul sito Internet, si tratta di un Verdicchio metodo classico “fermentato in bottiglia secondo il metodo tradizionale, coltivato in zone collinari (500/600 mt. s.l.m.) nei comuni di Cupramontana e Apiro, su terreni di origine marina, di medio impasto, con punte elevate di argilla e sabbia. L’affinamento delle bottiglie avviene in stiva nella cantina di invecchiamento. Tutte le fasi di lavorazione (remuage, dégorgement) vengono effettuate manualmente.
La permanenza sui lieviti non è inferiore ai 30 mesi dalla presa di spuma. In etichetta è indicato il periodo di sboccatura”.
Alla Colonnara lo definiscono “vino da tutto pasto, si sposa felicemente con gli antipasti di pesci e carni, salumi crudi e cotti, primi piatti con sugo di pesce o crostacei, fritture miste all’italiana, pesci bolliti, salsati o fritti o cotti al forno. Ideale con tutti i tipi di crostacei”.

Io non ho avuto modo di sperimentarne il funzionamento a tavola, visto che all’eccellente ristorante Da Rosina di Monte Roberto, a pochi chilometri da Cupramontana, dove sono stato a pranzo gustando un’esemplare gustosa, pulita cucina di pesce, opera del cuoco Andrea Bonvecchi, abbiamo continuato a bere il Cuprese 2001 e 1991, ma in sede di degustazione pura mi ha pienamente convinto nella sua edizione realizzata con Verdicchio della vendemmia 2008. Colore paglierino verdognolo di bella intensità cromatica, molto brillante traslucido, di grande lucentezza, perlage abbastanza fine e continuo, si propone alla prima “snasata” con una bella densità e maturità di frutto, pesca, agrumi e fiori bianchi, che evolvono verso note decisamente sapide e minerali di grande freschezza ed energia.
Bocca larga, piena, succosa, di salda struttura, con una bella ricchezza di frutto, continuità, largo sviluppo, dinamismo, una nitida classica vena di mandorla, ma non amara, e una sapida mineralità che dà persistenza, verticalità, slancio e grande piacevolezza al bicchiere.
Beh, se lo assaggiasse Luigi Ghislieri, ne sarebbe, lui per primo, molto soddisfatto…

Colonnara Viticoltori in Cupramontana
Via Mandriole 6
60034 Cupramontana (AN)
tel. +39.0731.780273
fax 0731.789610
e-mail info@colonnara.it
sito Internet http://www.colonnara.it/

9 commenti

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9 commenti

  1. Renato

    ottobre 25, 2011 alle 8:07 pm

    sono buoni i metodo classico della Colonnara, ma quella di quattro stelle non é una valutazione un po’ troppo generosa da parte sua?

    • Franco Ziliani

      ottobre 25, 2011 alle 8:34 pm

      Renato, non mi sembra di essere stato eccessivamente generoso. Sono quattro stelle pienamente meritate

  2. Fabio

    ottobre 27, 2011 alle 10:35 pm

    Salve. Mi permetto di suggerirle, se non lo conosce già, il brut di Pievalta. Sempre Verdicchio, ma la spumantizzazione viene realizzata in quel di Franciacorta da Barone Pizzini (che ha rilevato la cantina). Un prodotti di altissimo livello a mio modesto parere. Saluti

  3. Pingback: Brut Metodo Classico riserva Verdicchio 2005 Ubaldo Rosi 2005 Colonnara | Il Prosecco

  4. rionedue

    febbraio 27, 2012 alle 10:53 pm

    Mi scusi Sig. Ziliani ma dare tre stelle al Cabochon rosè 2005 di Monte Rossa non le sembra un “insulto” dopo aver dato quattro stelle al Luigi Ghisleri di Colonnara? e non mi parli di bevibilità…

    • Franco Ziliani

      febbraio 28, 2012 alle 9:36 am

      non é un insulto per niente. Un vino, non ambizioso,normale,quello di Colonnara, si fa bere bene e mostra un sostanziale equilibrio, l’altro, seppur importante, ambizioso, é condizionato da una presenza di legno che rende difficilissima la beva. E siccome i vini sono fatti per essere bevuti, ecco spiegato il mio giudizio

  5. Mondelli Francesco

    giugno 5, 2012 alle 10:07 pm

    Condivido appieno tutto l’articolo e soprattutto il giudizio entusiasmante sul verdicchio del ’91da me assaggiato in questi giorni che reputo giusto collocare tra i migliori bianchi italiani.

  6. PB

    settembre 18, 2014 alle 9:37 pm

    A parte il fatto che non viene fatto assaggiare in cantina (la stessa cosa mi è successa solo in Borgogna su Premier Cru Chambolle Musigny…..), ho comprato alla cieca una cassa di metodo classico (non la riserva Ubaldo Rosi), sboccatura 2014, che di stelle ne vale, in rapporto al prezzo, non più di due ( a mio parere). Note minerali al naso completamente fuori registro. Insoddisfatto.

    • Franco Ziliani

      settembre 19, 2014 alle 9:38 am

      non sono assolutamente d’accordo con lei. La mineralità costituisce uno dei caratteri distintivi, come la freschezza e la sapidità, di quel metodo classico

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