Praeclarus Noblesse 2005 Kossler Cantina Produttori San Paolo

Denominazione: Alto Adige Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco

Giudizio:
9


C’è anche l’Alto Adige (a me piace chiamarlo così, piuttosto che Süd Tirol) da considerare, come ho scritto spesso, quando si parla della produzione di metodo classico in Italia.
Certo, su un totale produttivo variante tra i 22 ed i 25 milioni di bottiglie, le circa 200 mila bottiglie complessive di “bollicine delle Alpi”, elaborate dalle sei aziende che aderiscono all’Associazione Produttori Spumanti metodo classico Alto Adige rappresentano una goccia, ma è una goccia di sicura qualità, che merita l’attenzione degli appassionati più curiosi ed esigenti. Quelli che vanno alla ricerca non delle solite cose.
Ho già segnalato diverse volte su questo blog bollicine altoatesine, ad esempio quelle di Arunda/Vivaldi, Martini e Haderburg, e voglio oggi completare un discorso avviato in marzo, qui, sui metodo classico Praeclarus (espressione latina che significa eccellente) che fanno parte della “linea spumante” della Cantina Produttori di San Paolo, che nel 2005 ha stretto un accordo con la cantina Kossler dello stesso paese famoso anche per il suo campanile di 84 metri di altezza dotato di una delle campane più grandi della provincia di Bolzano.
Dopo aver parlato del Praeclarus Brut, voglio segnalarvi il top di gamma della Cantina, la riserva Praeclarus Noblesse millesimata, caratterizzata da una bellissima etichetta d’artista.
Il Noblesse, così viene descritto dal produttore, è una “riserva selezionata tra le grandi annate, matura sui lieviti per molti anni (almeno 4-5) prima di venir sboccato al momento ideale”. L’uvaggio dovrebbe essere 50% Chardonnay, 10% Pinot bianco, 40% Pinot Nero, anche se sulla scheda tecnica dello stesso sito si legge 80% Chardonnay, 20% Pinot nero, ed il vino porta, sorprendentemente, anche il marchio Talento. Questo anche se nell’elenco delle aziende aderenti a questo cartello, elenco che appare sul sito Internet dell’operazione Talento, il nome di Kossler e della Cantina di San Paolo non figura.
Ciò detto, mi è capitato di stappare nei giorni scorsi, non fresco di sboccatura, che credo risalga ad uno-due anni orsono almeno, il Praeclarus Noblesse 2005, e sono rimasto letteralmente basito.
Posso definire questo come uno dei migliori assaggi di metodo classico dell’anno e uno dei migliori metodo classico altoatesini (o sudtirolesi se preferite) da sempre degustati? Un grande vino!
Paglierino oro squillante di estrema lucentezza, anzi brillantezza, nel bicchiere, perlage sottile e continuo, di finissima grana e un naso assolutamente integro, freschissimo vitale, dal carattere inconfondibilmente “di montagna”, che pur proponendosi compatto, maturo, cremoso, dotato di una tessitura salda riesce a sciorinare non solo tesori di complessità aromatica, note di ananas appena “sbucciato”, agrumi freschi, pera abate, cioccolato bianco, alloro, pesca bianca, nocciola non tostata, una vena di miele e di glicine, ma una strepitosa mineralità, un grande sale, una contagiosa integrità da vino che non mostra i suoi sei anni di età. E che non è oppresso, evviva!, nel caso una parte dei vini avessero conosciuto un affinamento in quei contenitori, da alcuna fastidiosa nota di legno.
Splendida, forse ancora più intrigante, anche la bocca, ricca, carnosa (con una frutta rossa, ciliegia e ribes, che emerge progressivamente e conquista il palato) dotata di una grande energia e tensione vibrante, con una bella componente vinosa in evidenza, un’acidità splendidamente calibrata, che dà verticalità e allungo al vino, gli conferisce un finale vivo e salato e soprattutto rende la beva straordinariamente godibile, con un perfetto equilibrio di tutte le componenti, un’assoluta armonia.
L’azienda propone di abbinare questa riserva (di cui mi piacerebbe molto avere qualche altra bottiglia in cantina) ad ostriche, molluschi e pesce in genere, cosa giustissima. A voi, se riuscirete a procurarvela, la produzione è limitata e chissà se di questo millesimato 2005 ce ne sia ancora, consiglio di abbinarla a quello che vorrete. Ma soprattutto di berla e goderla in compagnia, condividendo il piacere della scoperta, bicchiere dopo bicchiere, con una persona speciale, quella che più vi sta a cuore. E questo vino, già grande, vi sembrerà ancora migliore…

4 commenti

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4 commenti

  1. Ale

    ottobre 19, 2011 alle 9:02 am

    Interessante articolo, descrizione e valutazione accurate, da condividere. Non voglio andare fuori tema, ma a proposito di spumanti devo porre una domanda che non vuole essere polemica ma d’informazione. Ho letto spesso su questo e sull’altro blog varie discussioni sull’uso della parola “Spumanti”. Per chi si occupa di comunicazione è ben difficile esprimersi diversamente, perchè gli Spumanti quelli sono definiti e tutti li conoscono così. Le alternative Metodo Classico e Charmat sono meno conosciute e parlano di metodo, non di risultato. E’ ostico scrivere “… ottenuto con Metodo Classico” e ottenuto cosa? “Vino”? “Vino ottenuto da Metodo Classico” è un orrore! “Bollicine” è una parola accattivante, ma sembra più destinata alla promozione che alla definizione valida in ogni caso. In certe occasioni è semplice comunicare lo “spumante”, basta dire il nome della zona di produzione esempio “un Franciacorta”, ma quando si tratta di situazioni con più vini da diverse zone, come si può fare per non usare “spumante”? E’ una domanda per avere un suggerimento operativo. Grazie.

  2. Giovanni Palazzi

    novembre 2, 2011 alle 11:49 am

    Metodo classico:
    “Il metodo classico (o méthode champenoise [1], che prende nome dalla regione francese dello Champagne è un processo di produzione di vino spumante che consiste nell’indurre la rifermentazione in bottiglia dei vini attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati (liqueur de tirage).”
    da il Dizionario delle bollicine

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