Non basta produrre bene: comunicare necesse est! Della “comunicazione” via Web dei Consorzi bollicinari italiani

Volete un’ennesima riprova dell’evidenza secondo la quale non basta produrre bene, quando ci si riesce, ma per avere successo presso i consumatori occorre saper comunicare che si esiste e quello che si fa, considerando che oggi comunicare significa anche padroneggiare e utilizzare al meglio quella grande vetrina che è Internet? Eccovi subito un esempio.
Nei giorni scorsi, prima di partire per Lecce alla volta del 45° Congresso A.I.S., ho finito di scrivere un articolo che troverete sul numero, in edicola dal 16 dicembre, del supplemento del Corriere La cucina del Corriere della Sera. Titolo dell’articolo Champagne e metodo classico italiani.
Articolo non semplice (io avevo chiesto di disporre di dieci cartelle, me ne hanno concesse poco più di tre) dove ho cercato di spiegare le analogie (pochissime, legate alla metodologia di produzione e ad una parte delle uve utilizzate) e le tantissime differenze tra il secolare modello francese e le differenti zone che producono metodo classico a denominazione d’origine in terra italiana.
Per corredare il mio discorso ho voluto fornire dei dati statistici, sugli ettari vitati, la produzione, l’evoluzione del quantitativo di bottiglie prodotte, i mercati esteri.
Ma mentre per la Champagne, andando sul sito ufficiale Champagne C.I.V.C. http://www.champagne.fr/ o su Champagne C.I.V.C. Italia http://www.champagne.it/ ho trovato, aggiornato e preciso, tutto, quando si è trattato di fare altrettanto con i metodo classico italiani ho scoperto tutta un’altra musica.
Bene il Franciacorta Docg sul cui sito del Consorzio http://www.franciacorta.net/it/home/ trovate tutto quello che volete, anche un grafico con le statistiche relative all’incremento degli ettari vitati http://www.franciacorta.net/it/numeri//#anchor-submenu, ma quando sono passato al TrentoDoc e all’Oltrepò Pavese Docg è entrato in azione… lo spannometro.
Sul sito Internet del Trento Doc http://www.trentodoc.it/ bello, simpatico, elegante, ma molto carente quanto ad informazioni utili, nessun numero e nessuna statistica, su quello dell’Oltrepò Pavese Docg http://www.vinoltrepo.it/ dapprima l’indicazione di lavori in corso e poi l’impossibilità di accedere (ma anche quando il sito “funzionava” i numeri desiderati non comparivano) e anche in quello della sua variante in rosa, il Cruasé http://www.cruase.it/ no news.
E lo stesso sul sito dell’Alta Langa Docg http://prodottitipici.provincia.cuneo.it/prodotti/vini/altalanga/index.jsp mentre qualcosa in più sul sito dell’Associazione produttori spumanti metodo classico Alto Adige http://www.suedtirolersekt.it/index.php?id=1&L=1.
E poi qualcuno resta stupito o fa congetture comiche quando, come ho scritto qui, nel computo dei vini top premiati delle guide il Franciacorta Docg batte 38 a 14 e 4 TrentoDoc e Oltrepò Pavese Docg, e le bollicine dell’Oltrepò Pavese sono rara avis nelle carte dei vini dei ristoranti pluristellati italiani.
Ma se non si sa comunicare, fornire corretta informazione, anche solo su un sito Internet consortile, dove si può pensare di andare?
Forse a Zavattarello, Broni, Codevilla, Retorbido e dintorni, non molto più lontano…

3 commenti

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3 commenti

  1. Barbapedana

    ottobre 12, 2011 alle 2:41 pm

    mi sebra che ricalchi quello scritto il giorno 10 ott c.a. dal sig M. De Tomasi con un commento su questo blog…. o no?

  2. Silvana Biasutti

    ottobre 12, 2011 alle 4:01 pm

    Condivido tutto,tutto,tutto.
    Ma osservando come nascono i cosiddetti comunicatori si può anche capire perché il paese va a rotoli.
    Incomincerei dalla lingua scritta (ma anche dall’italiano parlato); ben tenendo in conto che la rete è la contemporaneità, un buon italiano aiuta anche a chiarire (a sé stessi) che cosa vogliamo andare a dire.

  3. Giovanni Mastroianni

    ottobre 16, 2011 alle 10:00 pm

    L’informazione gestita in internet da parte delle aziende Italiane prodruttici di cibo e bevande è scadente.Solitamente la parte grafica e progettistica del sito è affidata ad amici, parenti, amici dei parenti, ben contenti di poter smanettare. La parte dell’informazione è gestita dal figlio o nipote o consorte o nei migliori dei casi dallo stesso titolare che vive ancora con il pennino o che considera internet l’anima diabolica del demone, preferendo spendere i propri soldi in cartelle patinate, brosciure, e tanta altra carta da riempire un vagone. Peggio molto peggio se si parla dell’informazione gestita da associazioni, consorzi, enti, ecc.Peggio perchè solitamente sono anche incapaci di gestire i rapporti con le persone comuni.8o% dei siti Italiani Fa schifo,.!

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