Franciacorta – Oltrepò Pavese – Trentino: i primi responsi delle guide 2012 dicono che…

Chi mi conosce e chi mi ha letto in questi anni dapprima su WineReport, quindi sul Taccuino del Franco bevitore, poi su Vino al vino e quindi su questo blog, sa benissimo, lo ripetuto anche sabato scorso ospite del Gastronauta di Davide Paolini (la registrazione della trasmissione potete ascoltarla direttamente qui, io intervengo dal minuto 39) come la pensi sulle guide dei vini. Come non abbia dato loro particolare importanza e ne abbia spesso contestato il valore e la credibilità.
Questo anche se oltre vent’anni fa, nel 1987-88, ho collaborato, occupandomi della Lombardia, alle prime due edizioni della guida (allora targata Gambero rosso – Arcigola) Vini d’Italia e lo scorso anno ho fatto la piacevole esperienza di una partecipazione-“comparsata” alla prima edizione della nuova guida di Slow Food Slowine, esperienza che, senza nessuna polemica, ho ritenuto opportuno non ripetere quest’anno.
Ciò detto e considerando il potere delle guide (e la loro utilità) molto diminuito nell’epoca dell’informazione diffusa, indipendente, libera da condizionamenti pubblicitari, rappresentata da Internet (e dai tanti siti e blog sul vino che propongono un’altra idea di informazione enoica), devo prendere atto, ad onor di cronaca e per completezza dell’informazione, dell’esistenza delle guide anche nel 2011.
E tenere in debita considerazione i loro vari responsi, le cose che puntualmente in questo periodo fanno discutere, relativi ai vini che da ognuna di loro hanno ottenuto i massimi riconoscimenti.
Proprio con questo spirito di servizio voglio proporvi, preceduti da qualche numero, gli elenchi dei metodo classico italiani a denominazione d’origine, Doc e Docg, premiati dalla Guida dell’Espresso Vini d’Italia, dalla guida di Bibenda A.I.S. Duemilavini, dalla guida Veronelli e dalla Guida Slowine di Slow Food. E dalla guida Vini d’Italia del Gambero rosso.
Tre le zone ed i vini da me presi in considerazione, in ordine alfabetico: Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino, con i loro Franciacorta Docg, Oltrepò Pavese Docg e TrentoDoc.
Riferendomi alle cinque guide indicate i risultati dicono che:
alla Franciacorta sono toccati 38 premi
al Trentino 14
all’Oltrepò Pavese 4.

Questo è quanto dicono i numeri (e magari potrete anche pensare che le guide “danno i numeri” e tutto quello che vorrete), il resto sono solo congetture.
E per questo, forse, che nei ristoranti pluristellati trovare una bollicina dell’Oltrepò Pavese costituisce un evento?
Francamente non lo so, ma credo che spunti di riflessione (in attesa che magari i responsi della guida del Gambero rosso cambino completamente le carte in tavola e portino un mare di tre bicchieri ai colori oltrepadani) da questa semplice elencazione di bollicine premiate (e non) se ne possano trarre..

I vini premiati secondo le guide Espresso, Duemilavini, Veronelli

Espresso Vini d’Italia Vini dell’eccellenza

Franciacorta 3 vini

Franciacorta Satèn 2006 Cà del Bosco

Franciacorta Pas Dosè Cellarius 2006 Guido Berlucchi

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2003 Cà del Bosco

Oltrepò Pavese

Nessun vino

Trentino 1 vino

18.5 Trento Riserva Lunelli 2004 Ferrari

Duemilavini cinque grappoli 2012

Franciacorta 13 vini

Cuvée Imperiale Vintage 2004 Berlucchi

Franciacorta Brut 2006 Enrico Gatti

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 Ca’ del Bosco

Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2003 Ca’ del Bosco

Franciacorta Extra Brut Comarì del Salem 2006 Uberti

Franciacorta Extra Brut Vintage Riserva 2005 La Montina

Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti 2004 Bellavista

Franciacorta Gran Cuvée Brut 2006 Bellavista

Franciacorta Non Dosato Gualberto 2005 Ricci Curbastro

Franciacorta Non Dosato Sublimis Riserva 2005 Uberti

Franciacorta Pas Dosé 33 Riserva 2004 Ferghettina

Franciacorta Pas Dosé Bagnadore Riserva 2005 Barone Pizzini

Franciacorta Satèn 2007 Il Mosnel

Oltrepò Pavese 1 vino

Oltrepò Pavese Brut Classese Selezione Millesimato 2006 Travaglino

Trentino 6 vini

Trento Brut Altemasi Graal Riserva 2004 Cavit

Trento Brut Cuvée dell’Abate Riserva 2006 Abate Nero

Trento Brut Methius Riserva 2005 Dorigati

Trento Brut Riserva 2005 Maso Martis

Trento Brut Riserva del Fondatore 976 2001 Letrari

Trento Extra Brut Perlé Nero 2005 Ferrari

Super Tre Stelle Guida Veronelli

Franciacorta 7 vini

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2004 – Ca’ del Bosco
Franciacorta Brut Rosé Gran Cuvée 2006 – Bellavista
Franciacorta Extra Brut Gran Cuvée Pas Operé 2005 – Bellavista
Franciacorta Extra Brut Millesimato 2005 – Ferghettina
Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti 2004 – Bellavista
Franciacorta Pas Dosé Millesimato Diamant 2005 – Villa
Franciacorta Satèn Brut Millesimato 2006 – Ca’ del Bosco

Oltrepò Pavese

Nessun vino

Trentino 1 vino

Trento Extra Brut Riserva Lunelli 2004 – Ferrari – Fratelli Lunelli

Guida di Slow Food Slowine – Grandi vini

Franciacorta sei vini

Ca’ del Bosco Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2004
Bellavista Franciacorta Brut Grand Cuvée 2006
Ca’ del Bosco Franciacorta Dosage Zéro 2006
Ferghettina Franciacorta Extra Brut 2005
Villa Franciacorta Extra Brut Nobile Alessandro Bianchi Ris. 2004
Bellavista Franciacorta Pas Operé Grand Cuvée 2005

Oltrepò Pavese 1 vino

Monsupello M. Cl. Rosè

Trentino
nessun vino

Vini d’Italia Gambero rosso editore

Franciacorta 9 vini

Franciacorta Pas Dosé R.D. ’06 – Cavalleri
Franciacorta Extra Brut ’07 – Ricci Curbastro
Franciacorta Brut Cellarius ’07 – Guido Berlucchi & C.
Franciacorta Extra Brut Gran Cuvée Pas Operé ’05 – Bellavista
Franciacorta Brut Nature – Gatti
Franciacorta Extra Brut ’05 Ferghettina
Franciacorta Extra Brut Vintage Ris. ’05 – La Montina
Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi ’04 – Ca’ del Bosco
Franciacorta Satèn Soul ’05 – Contadi Castaldi

Oltrepò Pavese 2 vini

OP Pinot Nero Brut 1870 ’07 – Giorgi
OP Pinot Nero Brut Classese ’04 – Monsupello

Trentino 6 vini

Trento Brut Altemasi Graal Ris. 2004 – Cavit
Trento Brut Domini 2007 – Abate Nero
Trento Brut Methius Ris. 2005 – Dorigati
Trento Brut Ris. 2005 – Balter
Trento Brut Ris. 2006 – Letrari
Trento Extra Brut Perlé Nero 2005 – Ferrari

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18 commenti

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18 commenti

  1. Carlos Mac Adden

    settembre 29, 2011 alle 7:33 am

    Ieri ho visto per la prima volta i 3 bicchieri 2012, la sensazione, confortata anche dal tuo commento, è quella di una realtà statica, dove compaiono sempre o quasi le stesse etichette, gli stessi produttori. Non voglio polemizzare con i presenti, ma, a mio avviso, cosa dire dei tanti assenti?

  2. M.C

    settembre 29, 2011 alle 9:02 am

    Ho seguito la puntata di sabato del Gastronauta, ed ho apprezzato molto il suo intervento riguardo alle guide dei vini. In particolare sul fatto che le guide sono sempre più rivolte al produttore che al consumatore… Dunque se escono sempre i soliti nomi non credo che sia dovuto prettamente alla qualità ma mi vien da pensare che il nome dell azienda o (per essere malfidenti), qualche soldino sottobanco possano motivare la continua presenza di certi nomi. Non voglio creare polemica ma nella stessa trasmissione è uscita anche la perplessità su chi effettivamente degusta i vini per le guide. Comunque fatto non toglie che a livello mediatico le guide siano un ottimo faro, sopratutto per quelle piccole aziende che arrancano nel farsi notare. Infine riguardo ai premi riferiti alle suddette zone vitate… che dire se c’è una determinata contestazione su una precisa area che prende solo 1 premio abbiamo già detto tutto. grazie

    • Franco Ziliani

      settembre 29, 2011 alle 9:20 am

      M.C. Come giustamente qualcuno ha fatto rilevare in trasmissione i sospetti sono sospetti e basta finché non sono suffragati da prove. In trasmissione io ho invece palesato qualche dubbio sull’abilità professionale di determinati degustatori di guide che non si accorgevano che determinati vini che erano stati loro proposti all’assaggio e che dovevano per disciplinare essere prodotti da solo Sangiovese forse solo con Sangiovese non erano invece fatti… Pessimi degustatori e basta.

  3. Enrico Pinali

    settembre 29, 2011 alle 9:06 am

    noto un’importante presenza dei pas dosé e , casualmente, lo stanno spingendo molto negli ultimi anni . Sono malizioso o è solo un caso ?

    • Franco Ziliani

      settembre 29, 2011 alle 9:18 am

      inutile malizia: é una tipologia che s’impone per il suo peculiare carattere. Degustato non più tardi ieri pomeriggio queli di San Cristoforo ed Enrico Gatti e li ho trovati eccellenti. In Franciacorta semmai il prodotto “di moda” é il Satèn non il Pas Dosé.

  4. Zakk

    settembre 29, 2011 alle 10:25 am

    Di moda era il saten.
    Se si aggiunge liqueur (spesso pesanti) ad un vino che già manca in acidita’ lo si ammazza completamente. Ecco che i bravi imprenditori franciacortini hanno capito che la beva premia, per cui…..

    • Giovanni Palazzi

      settembre 29, 2011 alle 8:21 pm

      E’ vero anche l’opposto, certi vini acidi devono essere addizionati di liqueur per poter essere bevibili !!!! Se in Franciacorta, ove si producono poco più di 10milioni di bottiglie, si fanno più pas dosé che in Champagne dove se ne producono oltre 300 milioni, un motivo ci sarà, forse è perchè se lo possono permettere ?

      • zakk

        settembre 30, 2011 alle 12:01 am

        Appunto! Posso aggiungere liqueur perchè ho un’acidità che mi sostiene tutta la struttura, in Francia, da noi quell’acidità non c’è per cui meglio non dosare se non si vuol far cadere tutto sotto il peso di liqueur spesso massicce.

        • Giovanni Palazzi

          settembre 30, 2011 alle 1:23 pm

          Appunto!!! Siamo proprio d’accordo (???) : in alcuni casi devo , e sottolineo devo, aggiungere liquer perché il terroir non mi permette di ottenere un vino già armonico e strutturato (con le dovute eccezioni), e su questo si è costruita una tradizione e un mito; in altri casi posso evitarlo , tant’è che parecchi produttori franciacortini affermati producono sciroppi neutri, con l’aggiunta di solo zucchero, oltre ovviamente al vino tal quale. Dico questo non per fare polemica o altro, ma semplicemente perchè forse è il caso di iniziare a sottolineare e soprattutto apprezzare le differenze tra le diverse zone produttive.

  5. Joseph

    settembre 29, 2011 alle 8:52 pm

    commento moderato dalla redazione

  6. Franco Ziliani

    ottobre 5, 2011 alle 8:02 am

    Aggiungo l’elenco dei Grandi vini dell’edizione 2012 della guida di Slow Food.
    Sei Franciacorta, un Oltrepò Pavese nessun Trentino:
    Ca’ del Bosco Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2004
    Bellavista Franciacorta Brut Grand Cuvée 2006
    Ca’ del Bosco Franciacorta Dosage Zéro 2006
    Ferghettina Franciacorta Extra Brut 2005
    Villa Franciacorta Extra Brut Nobile Alessandro Bianchi Ris. 2004
    Bellavista Franciacorta Pas Operé Grand Cuvée 2005
    Monsupello M. Cl. Rosè

  7. mauro rainieri

    ottobre 5, 2011 alle 8:26 am

    mancano tante realtà eccellenti o sbaglio?
    Franciacorta: Cavalleri e Vezzoli non han nulla di migliore di questi?
    Milanesi in Oltrepo? Balter in Trentino?
    Ma in fondo chi se frega.

    • Franco Ziliani

      ottobre 5, 2011 alle 8:46 am

      così decisero le guide. Concordo anch’io sul fatto che taluni premiati franciacortini, beh, lassem pert…
      Su Cavalleri e Vezzoli, e sulla sua nuova avventura con un gruppo di soci, Derbusco Cives (ve ne parlerò presto), sottoscrivo, hanno vini di grande valore che le guide hanno inspiegabilmente dimenticato. Spero solo per pigrizia…

  8. PATRIZIA

    ottobre 5, 2011 alle 8:49 am

    grande è l’impegno e ormai costante negli anni di degustare degustare e capire. L’appiattimento delle guide è causa ma anche effetto della ottusità con cui i consumatori si accostano al vino. Ma in mezzo ci sta tutta l’incompetenza di osti e ristoratori, che non si impegnano mai, non vogliono mai confrontare nè proporre. Poi c’è la scuola AIS dove, a parte singole menti e palati illuminati in numero purtroppo non determinante, appiattisce a sua volta usando sempre gli stessi marchi, mettendo nei corsi sempre gli stessi vini, indicando come riferimento sempre gli stessi gusti. Più che giusto riconoscere la grandezza di ceeti vini, ma davvero ammorbante il ripetersi di questo schema all’infinito. Ci sono molti produttori, giovani e meno giovani, che meritano attenzione e sostengno. Eppoi, diamine, va bene che l’Oltrepò ha strada da fare, ma sarebbe ora che i degustatori delle guide imparassero a conoscere il Pinot Nero! Questo dominio di Chardonnay quasi fatti in serie mi pare arrivato al limite!

    • Franco Ziliani

      ottobre 5, 2011 alle 8:52 am

      Patrizia cara, il “dominio” dello Chardonnay c’é anche in Champagne e ho avuto modo di vederlo ieri alla Giornata Champagne a Milano. Destino cinico e baro anche in questo caso? 🙂

  9. PATRIZIA

    ottobre 5, 2011 alle 9:33 am

    Che dire, concordo ovviamente sul fatto che lo chardonnay sa essere magico e.. più gestibile.. Ma questo non basta a giustificare le magre performances dei Pinot Neri. A meno di arrendersi ad una forse imperitura difficoltà nel lavorare questo vitigno, che può regala vini straordinari e complessi ma davvero non per tutti.

    • Franco Ziliani

      ottobre 5, 2011 alle 9:42 am

      Patrizia, in questo blog ho cercato di mettere in evidenza il valore di alcuni vini base Pinot nero, uno su tutti quello elaborato da Bruno Giacosa con uve dell’Oltrepò, e poi alcuni targati Oltrepò Pavese Docg. Resta il fatto che lavorare sui Blanc de noir, anche in Champagne, é moolto più complesso. Ed il gusto del consumatore, anche il più esigente e avvertito, é maggiormente tarato sul gusto dello Chardonnay. Se poi oltre a caratteristiche più difficili molti metodo classico da Pinot nero finiscono anche con il presentarsi “gnucchi” (traduci tu che sei di Cremona e puoi capire) allora ecco spiegata l’oggettiva impasse di quei vini e della zona che li produce.

  10. Pingback: MARTINOTTRENTO « osservatorio del vino

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