Champagne Brut Première Cuvée Bruno Paillard

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot Meunier

Giudizio:
9


Trovo davvero assurdo e grottesco che qualcuno, soprattutto se in Francia, possa arrivare ad affermare, comicamente, che “la suprématie mondiale des vins de Champagne est de plus en plus remise en question par ses deux concurrents européens”, concorrenti che si chiamano Cava e Prosecco. Come ho già scritto penso che sul primato dello Champagne non tramonterà mai il sole.
E che con tutto il rispetto possibile per i competitors citati nel rapporto di Vinexpo un conto è il Cava D.O., un conto il Prosecco, anche il più blasonato, quello Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg, e un conto è lo Champagne…
Qualche lettore potrà magari giudicare eccessiva o tacciare di esterofilia questa mia dichiarazione d’amore per lo Champagne, ma dubito profondamente che una persona dotata di un minimo di gusto e di cultura, di propensione al sogno, e animata da una passione per la vita e le belle cose non possa considerare una buona bottiglia di Champagne come un elemento fondamentale e imprescindibile. Qualcosa di cui, soprattutto nei momenti più belli, quelli da ricordare e da vivere con slancio ed emozione, non si può fare a meno… Una convinzione, la mia, rafforzata ancor più da una recente serie di assaggi champenois strepitosi.
E così, in attesa di raccontarvi le mirabilie della serie di Champagne da applausi di Jacquesson e l’autentica sorpresa arrivata da quelli di R. Pouillon entrambi importati e distribuiti in Italia dall’amico Pietro Pellegrini, voglio, soprattutto oggi, che per me è un giorno un po’ speciale, raccontarvi la splendida esperienza dell’assaggio, diciamo piuttosto la regolare e completa “fruizione” della bottiglia, di un’altra Maison de Champagne di valore, distribuita in Italia da Cuzziol, la Maison Bruno Paillard.
Maison di cui ho apprezzato moltissimo, senza se e senza ma, l’ottimo Champagne Brut Première Cuvée.
Si tratta di un prodotto importante per questa casa creata nel 1981 da Bruno Paillard, classe 1953 e una lunga esperienza, viene da una famiglia di courtier, in materia di vigne e terroir champenoise, visto che riguarda il 60% della produzione di una Maison che oggi è diventata qualcosa d’importante anche se i numeri parlano di una produzione contenuta in sole 500.000 bottiglie, 75% delle quali esportate in 30 Paesi.
Mi piace molto di Bruno Paillard, basta visitare il suo sito Internet redatto in francese e inglese per averne una chiara idea, l’approccio personale e molto meditato allo Champagne e la sua capacità di esprimere mediante concetti molto chiari la sua visione.
La parola d’ordine dei suoi Champagne è risquer l’émerveillement ovvero rischiare la meraviglia, lo sbalordimento, ed in effetti si “rischia” davvero, bevendo i suoi Champagne, meglio se in felice compagnia, di restare colpiti da un’idea, perfettamente concretizzata nei vini, dei vins d’assemblage tesi a “cogliere la quintessenza della finezza e dell’eleganza che può offrire la Champagne quand’è amorevolmente servita”, con un’effervescenza che dev’essere presente senza essere aggressiva e una vinosità setosa che conquista.
Ho già decantato le mirabilie della versione “en rosé” della Première Cuvée, e oggi, restando sempre nell’ambito di quelli che Paillard ama definire Champagne multimillésimés, vini della complessità e dell’equilibrio, (per i millésimés, come il Nec Plus Ultra 1996, che verrà presentato il prossimo 4 ottobre, Giornata della Champagne, a Milano: ho già l’acquolina in bocca…) devo alzarmi e battere le mani al Brut Première Cuvée, di cui ho gustato una versione che riportava (come sempre negli Champagne di Paillard) l’indicazione in retroetichetta della data di dégorgement, nel mio caso ottobre 2010.
La filosofia del Brut Première Cuvée è semplice: essere un vino di primissima qualità, capace di restare fedele a se stesso sia nelle annate eccezionali come in quelle più difficili, che il clima della Champagne spesso alterna. Questo avviene, come ricorda la fiche technique, con l’utilizzo esclusivo della prima pigiatura, la più pura, mentre la seconda e la terza pigiatura vengono vendute come Champagne di seconda qualità; con una selezione su di 32 crus vinificati separatamente – in vasca o in barrique – per permettere una migliore selezione e realizzare un assemblage di grande qualità e duraturo nel tempo; con un equilibrio perfetto delle uve, in questo caso 25% Pinot Meunier, 35% Chardonnay, 45% Pinot Noir.
E poi un utilizzo sistematico di vini di riserva ovvero l’assemblage degli anni precedenti conservati in legno: minimo 25% fino al 45-50% se necessario e lungo invecchiamento nella bottiglia, « sopra i lieviti » : fino a 3 anni o più, circa due volte di più del minimo legale e infine riposo in cantina per almeno 3 o 4 mesi dopo la sboccatura e prima della commercializzazione.
Il tutto con un dosaggio limitato a 8 a 9 grammi di zucchero per litro per avere un Brut decisamente secco, non un “Extra-dry”…
Sul sito Internet troverete, oltre alla scheda tecnica, la puntuale e puntigliosa descrizione del vino da parte di Bruno Paillard.
La mia parla di un colore oro squillante, luminoso, pieno di energia, positivo e “fiammeggiante”, di un perlage molto fine e continuo, di un naso ben secco, compatto, complesso dove domina la frutta secca, leggermente tostata, una nitida nota burrosa, e poi in sequenza, “ascoltando” il vino, agrumi e pesca noce ed un qualcosa che progressivamente vira verso i piccoli frutti rossi, come pure sfumature di cioccolato bianco e pan grillé.
La bocca è all’insegna di una cremosità suadente, di un perfetto equilibrio, di un’assoluta godibilità e piacevolezza, con le bollicine che sembrano “sciogliersi” in bocca e diventare seta, con un gusto ampio “senza essere troppo denso” o grasso, e un ritorno, in retrogusto, di quelle sensazioni agrumate, di mandorla e nocciola, ma anche di ribes, che avevamo trovato a naso e ora regalano complessità e giusta pienezza, una vinosità calibrata, una ricchezza di sapore, sempre in una cornice di assoluta eleganza, di avvolgenza, e di sapida mineralità, da applausi.
Una dimostrazione perfetta di come funzioni lo “spirito di squadra”, la “collaborazione” tra le diverse uve in una cuvée degna di questo nome, ed una bottiglia che, in due, come dovrebbe essere sempre quando si gusta uno Champagne, per stare bene insieme, vivere l’armonia del momento e… sognare, vola letteralmente via…
E come direbbero i Coldplay, Viva la vida!

 

 

9 commenti

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9 commenti

  1. Siria

    settembre 23, 2011 alle 11:37 am

    Adoro gli Champagne di Bruno Paillard e apprezzo molto che, mosca bianca da quelle parti, indichi la data del degorgement, che per me dovrebbe essere obbligatoria in tutta Europa.

    • Franco Ziliani

      settembre 23, 2011 alle 11:41 am

      devo darle una brutta notizia Siria: la Franciacorta, non il TrentoDoc, non l’Oltrepò Pavese Docg, ha deciso di rendere obbligatoria l’indicazione dell’anno di sboccatura in retroetichetta. Purtroppo solo l’anno e non anche il mese, accidenti!
      P.S. ha notato che per questa intera settimana non ho parlato di Franciacorta? Ma si rassicuri, settimana prossima ho ottime bollicine bresciane da presentarvi…

      • Siria

        settembre 23, 2011 alle 11:59 am

        Non è una brutta notizia, anche se l’aggiunta del mese sarebbe preferibile. Io però auspicherei una legge comunitaria, che però ovviamente avrebbe contro tutte le grandi maison francesi.

        • Franco Ziliani

          settembre 23, 2011 alle 12:01 pm

          Bella idea Siria, proverò a cercare alleati in Francia e Spagna per sostenere questa battaglia sacrosanta.. Ma in Italia, ed in Oltrepò Pavese, saranno d’accordo? 🙂

          • Siria

            settembre 23, 2011 alle 12:04 pm

            Io credo di sì, molti degli OP che bevo abitualmente la indicano già (Anteo, Verdi, Picchioni…)

  2. Marco

    settembre 23, 2011 alle 12:00 pm

    Non vedo l’ora di leggere “le mirabilie” degli champagne Jacquesson, ho una cuvée n. 734 in cantina. Caro Ziliani non tardi con la sua recensione, vorrei berla per il mio compleanno. Tanti auguri per il suo!

    • Franco Ziliani

      settembre 23, 2011 alle 12:02 pm

      quand’é il suo compleanno Marco? Io ho degustato 735, 734, 733, 732 e altre cose ancora tra cui uno stupefacente 2002…

  3. Marco

    settembre 23, 2011 alle 12:25 pm

    Me ne parlò benissimo un amico che qualche anno fa visitò la maison a Dizy. Poi nel luglio scorso ho acquistato in un’enoteca a Reims una 734 per il sottoscritto ed una in dono al mio amico. Il mio compleanno è il 3 novembre.

    • Franco Ziliani

      settembre 23, 2011 alle 12:27 pm

      c’é tutto il tempo Marco conto di scriverne entro una decina di giorni

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