Niente Oltrepò Pavese Docg nei ristoranti tristellati. Perché mai?…

Come direbbe Enzo Jannacci: Vengo anch’io? No tu no!

Voglio tornare su un tema già proposto a fine luglio su Lemillebolleblog, quando in questo post avevo chiesto a Beppe Schino, patron del ristorante-vineria Perbacco, posta nel cuore di Bari, e dotata di un’ampia carta dei vini dove hanno ampio spazio anche i vini lombardi, il suo punto di vista di ristoratore del Sud su uno dei vini simbolo dell’enologia settentrionale, il Franciacorta Docg. Questo considerando che mi raccontava di averne in carta oltre una decina.
Voglio riprendere alcune considerazioni che sono emerse nei commenti, e soprattutto in uno, a firma di un amico che vive in Oltrepò Pavese, Roger Marchi, il quale trovandosi in Franciacorta aveva chiesto ad uno degli chef qui attivi più noti, Vittorio Fusari della Dispensa Pani e vini di Torbiato di Adro, perché mai non avesse in carta e tra le bollicine proposte a bicchiere, accanto a Franciacorta Docg e TrentoDoc almeno un Oltrepò Pavese Docg. Come raccontava Marchi, “tuttavia, come mi segnala lui stesso, in carta – oltre agli Champagne e altre bollicine francesi – ci sono anche altre bollicine italiane (Trento DOC, per esempio).
Perché dunque il Trento DOC sì e nemmeno una bollicina oltrepadana (che oltretutto è anche lombarda)? Anche del Cruasé “ricercatissimo marchio consortile registrato…che spicca nelle carte dei migliori ristoranti” (cito dalla pagina Facebook del Consorzio OP) nessuna traccia.
La risposta di Fusari è stata emblematica: da un lato, le sue esperienze degustative passate gli hanno fatto scrivere alla casella Oltrepò Pavese “territorio vocato, ma tecniche enologiche inadeguate” e quindi gli hanno fatto perdere la curiosità verso quel territorio; dall’altro nessuno negli ultimi anni gli ha proposto occasioni per conoscere e degustare le bollicine oltrepadane.
Fusari però si dichiara ben disposto ad assaggiare Metodo Classico OP ed eventualmente a metterlo in carta, a patto di ritrovare nella bottiglia qualità e anima“.
Ho pensato di ritornare su questo tema, perché voglio dare anch’io una testimonianza fresca, non più tardi di lunedì sera, sull’atteggiamento di un ristorante molto importante, uno dei soli sei “tre stelle” della Michelin edizione 2011, nei confronti delle bollicine targate O.P. Che è sempre Oltrepò Pavese, non Oro Pilla…
Lunedì sera sono stato a cena con un amico in questo ristorante pluristellato. Atmosfera elegantissima, servizio all’altezza, un sommelier di grande professionalità e garbo a nostra disposizione.
Dopo essere stati accompagnati al tavolo ed esserci accomodati e aver ricevuto un amuse-bouche, il sommelier ci ha proposto un aperitivo. Al nostro assenso è ritornato con un carrello su cui troneggiava un grande secchiello per il ghiaccio con svariate bottiglie, direi almeno 6-7, all’interno. Alcune aperte, altre da aprire.
Si trattava di “bollicine”, c’erano uno o due Champagne, due o tre Franciacorta, un notissimo TrentoDoc, una o due cose ancora che non ricordo.
Prima di scegliere un TrentoDoc, un bicchiere di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001, l’amico che era con me ha chiesto al sommelier: “ma di Oltrepò Pavese non avete niente?”.
La risposta, confermata poi dal mio successivo controllo della ricca carta dei vini (dove peraltro, ahi ahi, i Prosecco convivono con Champagne, Franciacorta, TrentoDoc, senza separazioni, considerati tutti come “spumanti”…) è stata molto diretta e semplice. No, nessun metodo classico dell’Oltrepò Pavese.
Da me contattato il giorno successivo il bravo sommelier mi ha testualmente risposto: “Sì, come ha lei ben notato al momento siamo sprovvisti di un metodo classico dell’Oltrepò Pavese, ma in passato ne abbiamo tenuti, non è da escludere che in futuro non ne potremmo inserire uno. Su questo rifletteremo al momento che riprenderemo gli acquisti”.
Poiché non è pensabile che un ristorante del genere possa essere così autolesionista da non inserire nella carta vini e una zona di produzione che ritiene grandi, che vengono richiesti dalla clientela, che sono oggettivamente di alto livello qualitativo, che aggiungono blasone alla propria immagine, che sono avvertiti come dei must enologici di cui non si può fare a meno, come spiegare l’assenza di Oltrepò Pavese Docg dalla carta dei vini di questo che viene considerato uno dei migliori ristoranti italiani?
Vogliamo dare la colpa al sommelier “incompetente” che non ha colto nei metodo classico oltrepadani in larga parte a base Pinot nero note tali da entusiasmarlo, vogliamo prendercela con il destino cinico e baro, con l’intraprendenza commerciale degli “industriali” franciacortini che bloccano spazi per altre bollicine lombarde o con il savoir faire di una grande griffe come Ferrari che nei locali che contano riesce ad esserci sempre?
Oppure vogliamo invece, più seriamente, fare una riflessione serena sul perché l’Oltrepò Pavese Docg, Cruasé e non, viene avvertito come un prodotto, rispettabile finché si vuole, ma di cui si può tranquillamente fare a meno?
Agli amici oltrepadani, possibilmente senza il coltello tra i denti, l’ardua sentenza…

65 commenti

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65 commenti

  1. Carlo

    settembre 21, 2011 alle 9:49 am

    secondo me non c’é nessuna congiura da parte dei ristoranti stellati nei confronti dell’Oltrepò Pavese. Mancano aziende leader che vengano avvertite come fondamentali da avere in carta, come accade con Ferrari, Cà del Bosco, Bellavista, Bisol per il Prosecco, e mancano soprattutto vini all’altezza. E poi le piccole aziende oltrepadane che lavorano bene non sono poi così abili commercialmente da riuscire a farsi notare da sommelier e addetti alle vendite dei ristoranti stellati.

  2. Gino

    settembre 21, 2011 alle 9:52 am

    ma c’é qualcuno così ingenuo da pensare che un ristoratore stellato debba mettere in carta Travaglino, Anteo, La Versa, Giorgi, Monsupello, invece di Cà del Bosco, Bellavista, Ferrari, Cavalleri, Monte Rossa, del Graal di Cavit o magari di quel grande Brut fatto con uve dell’O.P. che é quello prodotto da Bruno Giacosa? Se lo fa ragiona con un’ottica non provinciale, ma municipale!

  3. Mario Crosta

    settembre 21, 2011 alle 10:30 am

    Ma come, ma non ti ha detto che ero passato io la sera prima a scolarmi tutti gli Oltrepò che aveva in cantina? Pochi, invero, e dei soliti buoni, ma gli abbiamo fatto fuori tutte le scorte. Al Franciacorta non capiterebbe mai, vanno anche alla notte della domenica a rimpinzare le cantine esauste, se il cliente chiama.

    (pissi pissi: non me lo metti anche a me un bel “commento moderato dalla redazione”? Dai, Franco, ti prego, che fa tanto chic…)

  4. L.T.B.B.

    settembre 21, 2011 alle 10:35 am

    …forse l’ingenuità è, anche se sei piccola azienda, non avere o meglio non pensare di aver bisogno di investire in una figura professionale in grado e all’altezza di aprire nuove porte facendo Marketing e P.R.!!
    E lo dico con il cuore di uno che ama la propria terra!!

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 10:48 am

      qui non si tratta di fare p.r. e marketing, ma… Io le mie idee le ho ma preferirei che foste voi lettori, soprattutto se oltrepadani, a dire la vostra!

  5. Alessandro F.

    settembre 21, 2011 alle 10:50 am

    Gino@: fare nomi è sempre antipatico e Lei elenca Aziende O.P. di tutto rispetto con vini di alta qualità, i confronti fra Aziende non hanno senso, semmai i confronti fra territori e vini. Le Aziende O.P. lavorano bene. La zavorra è il territorio, non riesce a sdoganarsi da un idea vecchia e che dovrebbe essere superata invece stanno facendo le cose che gli altri hanno fatto 40 anni fa e anche 100 anni fa e le spacciano per novità. Anche delle cose che non sanno spiegare agli altri e nemmeno a loro come il Cruasè. Poi lei scrive “quel grande brut fatto con uve O.P. che è quello prodotto da bruno giacosa”, questo che è colpa delle Aziende che ha elencato?

  6. Beppe Schino

    settembre 21, 2011 alle 11:03 am

    Penso che gli amici dell’O.P si vendano, dal punto di visto del mkt, meno bene di altri consorzi. Pensare che in una carta dei vini di un pluristellato possano esserci Prosecco e non, per esempio, un Nature di Monsuppello, mi fa venire i brividi. Concludo dicendo che io un vino lo metto in carta principalmente perchè mi piace, se poi è anche ben veicolato dal mkt, meglio ancora.
    Ma se non mi piace, bye bye……………

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 11:13 am

      grazie per le tue riflessioni Beppe! Certo che é curioso: sinora i commenti a questo post che parla di bollicine dell’Oltrepò Pavese sono arrivati da te dalla Puglia, da Mario dalla Polonia, da me che vivo a Bergamo, ma tacciono ancora, chissà perché, i diretti interessati. Non intervengono i produttori oltrepadani, non parla nessuno del Consorzio (ma esiste ancora?), non interviene nessun ristoratore, stellato o meno, in terra oltrepadana: non hanno nulla da dire o si tratta di consegna del silenzio nei confronti di questo blog? E la “mitica” Siria, dov’é finita?

  7. Oltrepadano

    settembre 21, 2011 alle 11:09 am

    Ziliani la pianti di tenere alta la coda a certe aziende e al Franciacorta e di sparare a caso sull’Oltrepò Pavese.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 11:20 am

      per dirla con Molière (ma lo conosceranno a Casteggio, Broni e dintorni?): Tu l’as Voulu, George Dandin! Ho evocato un intervento oltrepadano e l’ho avuto… Ma si può avere qualcosa di meno becero? Siria, dove sei?

  8. Oltrepadano

    settembre 21, 2011 alle 11:22 am

    Bacero è il suo accanimento. Certo che non perde occasione per sparare contro l’Oltrepo: cos’ha contro l’Oltrepo?

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 11:30 am

      non ho niente caro Oltrepadano! E’ una terra bellissima, ci si mangia (talvolta) del salame da urlo, le colline sono cento volte più emozionanti di quelle della Franciacorta, qualche vino ogni tanto riesce a lasciarti basito per quanto é buono, la gente…
      Forse é un problema misterioso, dell’acqua, dell’aria che si respira, che ne so, delle colline troppo belle, che fa sì che i produttori non riescano ad ottenere che un 10% di quello che questi magnifici terroir consentirebbero loro…
      Posso fare una provocazione? Sono sicuro che con la testa degli “industriali” franciacortini o la tenacia dei trentini, l’Oltrepò sarebbe ben altra cosa di quella che, purtroppo, conosciamo oggi… E mi piange il cuore a dirlo… Non vorrei che ora qualcuno scatenasse una guerra…

      • Oltrepadano

        settembre 21, 2011 alle 11:34 am

        e allora???? chi si salva? salverà qualcuno o no?

        • Franco Ziliani

          settembre 21, 2011 alle 11:41 am

          oltrepadano, sei lei consulta gli archivi di questo blog, vedrà facilmente che di una serie di bollicine oltrepadane ho parlato bene e molto bene, da Ruiz de Cardenas, il migliore, a Bruno Verdi, Anteo, La Versa, ecc…

  9. Alberto Fiori

    settembre 21, 2011 alle 11:37 am

    La colpa è di tutti. Dal consorzio, ai produttori, alla amministrazione pubblica. Certo è che il capofila che dovrebbe “trainare” il territorio, cioè il Consorzio di tutela, si barcamena dando un colpo al cerchio e 1(o 1000) alla botte. Per botte intendo cantine sociali( Broni su tutte che sta diventando leader indiscusso) che vendono il 90% vino sfuso ai grandi imbottigliatori lombardi(oltrepadani e non). Poi ogni tanto tira fuori anche qualche idea che potrebbe essere decente(vedi CASTEGGIO DOC e ROVESCALA DOC) che però va fatalmente a fare la fine delle altre DOC oltrepadane (che per inciso sono più di 20, è possibile?????).
    Se non si fa una rivoluzione seria (ZONAZIONE!!!!) tra 30 anni saremo ancora qui a sperare che quest’anno il moscato o il pinot vadano alle stelle perchè altrimenti tiriamo fuori 3500 euro lordi/ettaro(netti 0 euro) e questo territorio piano piano (ma neanche tanto)scomparirà.

  10. ristoratorestellato

    settembre 21, 2011 alle 11:46 am

    Sono un collega di Beppe Schino che é intervenuto prima, sono un ristoratore “stellato” Michelin, non importa di quale zona. Anch’io non ho in carta bollicine metodo classico dell’Oltrepò Pavese. Perché? Per due motivi, primo perché quelle che ho assaggiato non mi hanno convinto e non mi sono sembrate all’altezza dei Franciacorta e dei Trento (non parliamo degli Champagne) che ho in carta. Secondo perché mentre mi chiedono Ferrari, Bellavista, Cà del Bosco, Cavalleri, Uberti, ecc. non ho mai avuto clienti che mi chiedessero metodo classico dell’Oltrepò. E il mio sommelier non ha mai ricevuto la richiesta di inserire in carta uno spumante dell’Oltrepò. Nulla contro questa zona, di cui ho in carta qualche rosso, ma la pura descrizione della situazione. Almeno nel mio locale

    • Beppe Schino

      settembre 22, 2011 alle 8:07 am

      Caro collega, ma sei certo che il tuo cliente “tipo” conosca il metodo classico dell’O.P.? Parafrasando si potrebbe dire “se lo conosci lo ordini”

  11. Cantastorie

    settembre 21, 2011 alle 11:56 am

    ….anche nella grande distribuzione le cose non migliorano, al massimo puoi trovare il Santa Maria della Versa…. (non il Lombardia, s’intende..)

  12. mauro rainieri

    settembre 21, 2011 alle 12:09 pm

    per quanto riguarda l’OP io direi solo: bastassero i territori vocati farebbero grandi vini anche in Moldavia. Qualitativamente in OP salverei forse uno o due piccoli produttori che combattono con i “vecchi” per abbassare le rese… Occorre un cambio generazionale e soprattutto di mentalità. Ma è sempre facile parlare non dovendo fare i conti a fine mese. Certo è davvero un peccato non valorizzare il pinot nero dell’OP come ad esempio fa Giacosa. Tu hai parlato bene anche di altri, ma sinceramente a me non hanno mai emozionato.

    • Oltrepadano

      settembre 21, 2011 alle 12:25 pm

      fare i conti a fine mese è proprio giusta la frase e l’azienda da sola non ce la fa, ma è sbagliato sparare nel mucchio perchè sono tanti quelli che lavorano bene. ma visto che non va bene niente di quello che facciamo in Oltrepo, sentiamo cosa bisogna fare secondo voi

      • Franco Ziliani

        settembre 21, 2011 alle 12:29 pm

        caro amico, gratis consigli non ne dispenso più, l’ho fatto per anni scrivendo e dedicando articoli alla zona. Se il Consorzio crede mi dia un incarico di consulenza ben pagato, mi risulta che i soldi per cose del genere li sappia trovare…, e fornirò i miei consigli…
        Possono pagarmi anche in natura, con Salame di Varzi, nel caso.. Ma quello buono però!

        • Oltrepadano

          settembre 21, 2011 alle 12:31 pm

          il consorzio ha già il suo personale che lavora, mi sembra troppo facile criticare e basta

          • Franco Ziliani

            settembre 21, 2011 alle 12:37 pm

            io faccio il mio mestiere e cerco di farlo al meglio e non voglio certo insegnare a Paolo Massone, presidente del Consorzio e all’ufficio stampa Bottiroli a fare il loro…

      • mauro rainieri

        settembre 21, 2011 alle 12:57 pm

        E’ difficile cambiare in corsa. Se nel mercato hai un vissuto di produttore di quantità, è un etichetta che non ti togli di dosso dalla sera alla mattina. Dall’altro lato però se pensi di poter fare tutto da solo: produzione, marketing, vendite, pr ecc. devi essere proprio bravo. Alcuni giovani produttori che ho incontrato non per lavoro, ma per piacere, hanno delle buone idee oltre che dei buoni vini. Quando loro avranno un peso politico più importante nel territorio qualcosa cambierà. tra 10 anni?

        • L.C.

          settembre 21, 2011 alle 1:14 pm

          Le idee da sole non bastano e non sarei tanto sicura che le nuove generazioni siano meglio delle vecchie. Politica? In O.P. non esiste nessuna politica del territorio.

  13. Guido

    settembre 21, 2011 alle 12:16 pm

    è forse le Calandre il ristorante stellato dove é stato lunedì?
    Ho visto dalla carta pubblicata sul sito Internet
    http://www.alajmo.it/pdf/carta_calandre_ita.pdf
    che loro non hanno in carta bollicine dell’Oltrepò

    • Cantastorie

      settembre 21, 2011 alle 12:26 pm

      …non è possibile indovinare il posto…. neppure tra quelli senza stelle è facile trovare dell’OP Docg…(forse in zone limitrofe può essere più facile…) forse è meno strano trovare del Valcalepio….

  14. Siria

    settembre 21, 2011 alle 1:08 pm

    Mi ha evocato, Ziliani? Ma non aveva detto che avrebbe cassato tutti i miei interventi?

    “Posso fare una provocazione? Sono sicuro che con la testa degli “industriali” franciacortini o la tenacia dei trentini, l’Oltrepò sarebbe ben altra cosa di quella che, purtroppo, conosciamo oggi…”

    Condivido in pieno queste sue parole.

    Condivido anche chi parla di piccole realtà che non hanno la forza e la capacità di farsi notare, zavorrati come sono da un territorio di cattiva fama e da un consorzio inesistente. Il che giustifica il fatto che a pochi clienti venga in mente di chiedere un OP.

    Non condivido affatto, ovviamente, i commenti superficiali dei ristoratori che magari hanno assaggiato di corsa due bottiglie al Vinitaly del 2006 e poi dicono boriosi che non hanno mai trovato prodotti convincenti, quando lei stesso con alcune sue degustazioni ha dimostrato il contrario. Sfido chiunque, per esempio, a dirmi che la Cuvée Prestige di Ca’ del Bosco con la sua originalissima carta gialla sia meglio del Vergomberra di Verdi che, oltretutto, costa molto meno.

    Qui entrano in gioco la diversa percezione del territorio, il nome affermato, e anche i numeri prodotti. La qualità diventa secondaria.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 1:21 pm

      Sicura di essere lei Siria? Condivido quasi in toto il suo intervento e le chiedo di dare una sua personale spiegazione sul perché, più volte evocati, e informati da me di questo post, i produttori oltrepadani, oltre che il “convitato di pietra” ovvero il Consorzio, tacciano…

      • L.C.

        settembre 21, 2011 alle 1:46 pm

        le dico intanto la mia: legga cosa ho scritto sopra. In OP non c’è politica del territorio. Il territorio sta in piedi perchè alla fine lo salvano le cantine sociali che però dettano le loro regole e fanno, GIUSTAMENTE, i loro interessi che non sono però gli interessi delle Aziende. Finchè le Aziende saranno miopi da non capirlo e si accontenteranno di conferire le uve per restare a galla, non cambierà niente. Non lo capiscono che serve una politica del territorio e che se non c’è prima o poi chudono tutti baracca.

        • L.C.

          settembre 21, 2011 alle 1:51 pm

          non vuol dire una politica contro le Cantine, ma CON le Cantine. Certo che non è un progetto da affidare al primo che passa, ma nemmeno da gestire fra Aziende.

      • Siria

        settembre 21, 2011 alle 1:57 pm

        Sono proprio io, egregio. Non posso entrare nella testa dei produttori oltrepadani (chissà cosa ci si troverebbe dentro…). Credo che molti la detestino, ma credo anche che molti non seguano i più moderni sistemi di comunicazione come blog, facebook o twitter, e inoltre temo che pochi saprebbero dire qualcosa di realmente interessante. Alberto Fiori ha offerto qualche spunto degno di nota, comunque i problemi dell’OP li conosciamo tutti: sono le soluzioni che mancano. E allora ognuno cerca di fare da sé: mi pare per esempio che il Profilo di Picchioni sia recentemente entrato in carta dal Pescatore a Canneto sull’Oglio.

        • Franco Ziliani

          settembre 21, 2011 alle 3:02 pm

          Da Mauro Mattei, sommelier del bi-stellato Piazza Duomo di Alba http://www.piazzaduomoalba.it e collaboratore del blog Intravino, ricevo la seguente spiegazione della mancanza in carta – vedete qui http://www.piazzaduomoalba.it/filemanager/carte-vini/tuttoilresto.pdf di metodo classico dell’Oltrepò Pavese: “rispondo con piacere e rapidità in qualità di responsabile della selezione e degli acquisti per Piazza Duomo di Alba. Al momento non abbiamo spumanti oltrepadani in carta (trova on line una versione in PDF che può consultare con facilità), questo non preclude in alcun modo inserimenti futuri e la mancanza di tali referenze non è identificabile con alcuna idiosincrasia con la denominazione o i vini prodotti nella suddetta area (in altre carte dei vini da me curate è comparso sovente il Nature di Monsupello, ad esempio). Trova comunque in lista bollicine piemontesi (un territorio che cerchiamo di valorizzare, ovviamente, a 360 gradi) e outsider italiani e francesi. Se posso elargire i miei “due centesimi”, la grossa tara dell’Oltrepò continua ad essere un problema di comunicazione, più che di oggettivo allineamento qualitativo alle altre realtà spumantistiche italiane. Questo, è evidente, si ripercuote sul fruitore medio, non su di noi che selezioniamo in maniera “assoluta” riflettendo riguardo la qualità del prodotto e non in base alla voglia di coprire ad ogni costo una regione o una denominazione (basta osservare la divisione della mia carta dei vini per capire il disinteresse ad avere tutto “per forza”). Mauro Mattei Piazza Duomo Alba”.

          • Siria

            settembre 21, 2011 alle 3:16 pm

            Impeccabile, da vero sommelier di ristorante che non si limita a mettere in carta solo i soliti noti. Bella lista davvero.

          • Franco Ziliani

            settembre 21, 2011 alle 3:22 pm

            concordo in pieno. Ma anche i lettori di questo blog sono impeccabili.. quasi tutti… 🙂

  15. L.C.

    settembre 21, 2011 alle 3:30 pm

    se un territorio non vuole comunicare, fa di tutto per non farlo e quando si accorge di farlo, per caso o per sbaglio, cambia rotta. a volte, finge di farlo per accontentare quelli del posto. il dramma è che “quelli del posto” si accontentano! allora non è più un territorio da comunicare ma da s-comunicare. questo sta accadendo.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 3:36 pm

      ha ragione L.C. ! Mi sto chiedendo perché sinora nessun produttore oltrepadano sia intervenuto a dire la sua in questa bella discussione e mi sono risposto che probabilmente, e lo dico con pieno rispetto, saranno impegnati a cogliere l’uva da portare in cantina sociale. E senza le cantine sociali in Oltrepò Pavese non si magna…

      • Siria

        settembre 21, 2011 alle 4:07 pm

        In zone dove le teste funzionano un po’ meglio le cantine sociali fanno da traino alle denominazioni, non da freno…

        • Franco Ziliani

          settembre 21, 2011 alle 4:09 pm

          allude all’Alto Adige Siria?
          La prego si fermi non possiamo continuare ad andare d’accordo: torniamo a litigare.. 🙂

  16. Alberto Fiori

    settembre 21, 2011 alle 4:12 pm

    Per inciso io sono un produttore di uva(socio LA VERSA) e vinifico una parte in proprio. Ho 25 anni e sono enologo da 2 (laurea all’UNICATT di Piacenza). Per ritornare al discorso di prima: Mancano le soluzioni ai problemi (conosciuti da tutti). Secondo me una zonazione seria, riconoscendo la DOC/DOCG solo alle zone vocate per un determinato prodotto sarebbe una soluzione importante e una svolta epocale(anche se di difficile applicazione). TOGLIAMO UN BEL PO’ DI D.O.C.(Cabernet? Cortese? Sauvignon?ma per piacere!!!) ritorniamo ad un vino di territorio con le denominazioni CASTEGGIO- ROVESCALA -SANTA MARIA DELLA VERSA-MONTECALVO,ecc… che devono SOPPIANTARE non AFFIANCARE le attuali denominazioni.
    Anche perchè se io, che sono un produttore di SANTA MARIA della VERSA faccio una BARBERA DOC sarà sicuramente meno completa(e buona) di una fatta da un produttore di CASTEGGIO o BRONI. Attualmente però il consumatore vede sull’etichetta dei due vini la stessa dicitura. E questo vale ovviamente per tutti i vini a D.O. dell’Oltrepo.
    Saluti. A.F.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 4:33 pm

      caro Alberto, complimenti per il suo intervento chiaro e coraggioso.
      Sicuro che non sia il caso che lo elimini prima che se ne accorgano e scatti la rappresaglia nei suoi confronti per il reato, punibile in tempo di guerra con la fucilazione, di “intelligenza con il nemico”?
      Sai vista la “massoneria” imperante in Oltrepò non vorrei dovesse pagare caro il suo commento…

    • L.C.

      settembre 21, 2011 alle 4:44 pm

      la barbera sarà diversa da santa maria della versa a casteggio, invece con il buttafuoco le cose sono semplici? A me è capitato di bere un buttafuoco vivace a casa di un amico e poi ne ho comperato uno ed era fermo!!! Però non c’era scritto che era fermo, l’ho scoperto dopo.

  17. Alberto Fiori

    settembre 21, 2011 alle 4:42 pm

    Ah ah..Spero non sia necessario. Comunque buona parte di queste idee sono condivise anche dai vertici del Consorzio(almeno buona parte). Poi ci sono oggettive difficoltà a metterle in atto, me ne rendo conto. Il problema è che qui se non c’è un cambio vero di registro si fa la fine di qualche altra ex zona viticola dove anni prima c’erano vigneti e ora non c’è più nulla.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 4:47 pm

      non metto in dubbio ma faccio fatica a credere quello che mi dice Alberto… Restiamo in contatto, al limite verrò a portarle qualche bottiglia di Bonarda, di quella che buscia, in esilio… 🙂

  18. L.C.

    settembre 21, 2011 alle 4:59 pm

    Lei propone di fare dei cru in oltrepò, ho capito giusto?

  19. golaprofonda

    settembre 21, 2011 alle 5:07 pm

    uno scoop per te Ziliani. Sono un tuo collega cronista sportivo. Pare che l’ex allenatore dell’Inter Gasperini nel lasciare la Pinetina dopo essere stato esonerato da Moratti abbia esclamato “che batosta ragazzi! Stasera per consolarmi mi scolerò una magnum di Cruasé”.
    Ho i testimoni e solo chi capisce un po’ di vino ha potuto afferrare a cosa si riferisse il povero ex tecnico interista… Io te l’ho riferito. Fai l’uso che vuoi della notizia

  20. ale

    settembre 21, 2011 alle 5:18 pm

    Scusa, Franco,: essendo un collega, è possibile avere l’e-mail di golaprofonda? Capisco la privacy, ma è questione di lavoro. Oppure chiedigli tu se puoi passarmela. Grazie.

    • Franco Ziliani

      settembre 21, 2011 alle 5:21 pm

      Ale, non potrei, ma tra colleghi… Ti giro via mail la mail di golaprofonda di modo che tu possa dare la notizia. Ho parlato con lui é d’accordo

      • ale

        settembre 21, 2011 alle 5:25 pm

        Grazie. Siamo in contatto. Cito il tuo blog nel pezzo. Ti telefono.

        • ale

          settembre 21, 2011 alle 5:45 pm

          Franco, scusami, ho provato a chiamarti ma risulti non raggiungibile. Hai letto la mia mail? Puoi rispondermi in mail privata? Grazie.

          • Franco Ziliani

            settembre 21, 2011 alle 5:49 pm

            va bene ale lo faccio subito. ma guarda che la notizia di golaprofonda é sicura, domani forse la dà anche la Gazzetta… Golaprofonda ha parlato con un amico che lavora lì…
            Però sto Gasperini, lo sto quasi rivalutando

  21. Alberto Fiori

    settembre 21, 2011 alle 5:18 pm

    La bonarda la accetterei volentieri…
    Sicuramente non è l’unico problema(mancanza di mentalità “franciacortina” e marketing sono gli altri) ma un problema lo è, e bello grosso.
    Mi spiego meglio:
    La persona che cinquant’anni fa scrisse i disciplinari della DOC OLTREPO PAVESE commise un errore madornale perchè legò meramente il vitigno(Barbera,Riesling, Pinot,ecc…) al vino a denominazione controllata. Questo ha permesso ai produttori di fare un vino che si chiama alla stesso modo( e che il consumatore medio percepisce uguale)da Santa Maria della Versa passando per Casteggio arrivando a Retorbido(sono esempi potrei citare altri 100 comuni oltrepadani). Perciò il consumatore trova sull’etichetta BARBERA DOC OLTREPO PAVESE sulle bottiglie di Barbera che arrivano dai più disparati posti che ricadono nella zona DOC. Siccome la mia zona è una delle zone viticole più grosse d’italia con oltre 13.000 ettari di vigneti, con altitudini che variano da 550 mslm a 100mslm, varietà incredibile di esposizioni,terreni,microclimi che, per forza di cose, rendono totalmente diversi i vini prodotti dallo stesso vitigno (in questo caso Barbera) ma coltivato in zone diverse.
    Tanto più che nell’antichità i nostri nonni e bisnonni, quando ancora non c’era tutta la legislazione/burocrazia che c’è adesso, identificavano i vini di maggior pregio con il nome non del vitigno, ma dei posti da cui derivavano( i vini CASTEGGIO, CANNETO AMARO, BONARDA DI ROVESCALA). Perciò a loro modo avevano già fatto una “zonazione” seppur empirica.
    Perciò, per riassumere, la mia risposta è SI, vorrei una zonazione in oltrepo, ma di quelle serie!

  22. Alberto Fiori

    settembre 21, 2011 alle 5:20 pm

    P.S. scusate la sgrammaticatura delle frasi ma dopo un po’ che scrivo perdo il filo…

  23. pierino

    settembre 21, 2011 alle 5:41 pm

    ho letto questa cosa e mi sono chiesto: ma non starà succedendo qualcosa del genere anche in Oltrepò Pavese?
    l’ho letta sulla news letter Tre bicchieri del Gambero rosso, qui:
    http://med.gamberorosso.it/media/2011/09/291646.pdf

    “E se, a gennaio prossimo, sparisse il Marsala? Non l’ottimo vino liquoroso che piaceva anche a Garibaldi (e che, non senza una qualche ragione, i siciliani avrebbero voluto come Vino dell’Unità al posto del blend pluriregionale inventato da Vinitaly), ma il Consorzio di tutela della più antica (risale al 1963) e prestigiosa Doc siciliana?”.

    E se malauguratamente la cosa accadesse, per l’Oltrepò sarebbe una sciagura o una liberazione?

  24. Matteo Bertè

    settembre 23, 2011 alle 11:43 pm

    Salve a tutti, mi permetto di intervenire in questo interessante e animato dibattito. Innanzitutto mi presento sono un produttore dell’Oltrepò e ho 25 anni; la mia famiglia possiede una cantina e produciamo Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg.
    Innanzitutto volevo dire che concordo pienamente quanto ha detto Alberto Fiori che è un caro amico. Alcuni problemi dell’Oltrepò sono già stati elencati da alcuni di voi in maniera molto dettagliata, io invece mi volevo concentrare più su altri aspetti.
    Un primo aspetto è di carattere quantitativo, se infatti si analizzano i dati del consumo di metodo classico in Italia http://www.ovse.org/put/media/1/166.pdf, vediamo che l’Oltrepò si attesta intorno al milione – milione e mezzo (secondo le annate) di bottiglie, contro i circa 9 milioni della Franciacorta e i 7,5 milioni del Trento Doc. Vedendo queste statistiche mi rendo conto che forse ,noi ,qua in Oltrepò non teniamo molto ad emergere come zona spumantistica. Infatti per competere con le altre zone bisognerebbe che più aziende oltrepadane producessero metodo classico docg. Invece molte aziende preferiscono conferire le loro uve per produrre basi spumante alle cantine sociali, basi che poi vengono rivendute in altre zone.
    Lasciando stare i tecnicismi e le potenzialità che l’Oltrepò possiede, mi domando per quanto tempo ancora andremo avanti con questo andazzo. Con un territorio che possiede 13000 ha vitati, penso che 1,2 milioni di bottiglie all’anno come produzione consumo siano un po’ pochine.
    Un secondo aspetto è la frammentarietà delle politiche di valorizzazione del territorio un pò improvvisate e non sempre condivise. Si pensa sempre al guadagno facile e poco a fare emergere il territorio e quello che dice Alberto riguardo alla situazione delle cantine sociali, in particolare riferimento ad una, è una dura e cruda realtà; purtroppo questa situazione che si è creata non sta giovando a nessuno tranne che a poche persone. I viticoltori stanno vedendo i loro conti in banca scendere anno dopo anno a causa del fatto che i prezzi delle uve si stanno abbassano ben al di sotto dei costi di produzione; le aziende che vogliono fare qualità si trovano a dover fare i conti con concorrenti (per lo più imbottigliatori) che stanno facendo politiche al ribasso (ho visto bottiglie di bonarda al supermercato a 1,20 euro) e che le vede premiate visto l’attuale momento di crisi. Questo meccanismo sta portando a una squalificazione ulteriore,in primis, del prodotto e di conseguenza della zona.
    L’Oltrepò è ancora una zona il cui profitto dipende maggiormente sul commercio di vino sfuso.
    Per quanto riguarda la mancanza di appeal e l’assenza in ristoranti pluristellati, questà è un’altra cruda realtà e la provo quotidianamente quando mi trovo a parlare con ristoratori, rivenditori o potenziali clienti. Personalmente posso dire che quando cerchiamo di proporre il nostro Oltrepò Metodo classico docg, molte volte la risposta è: “mi dispiace ma i clienti chiedono Franciacorta” e lo posso capire; il consumatore medio oggigiorno vede il Franciacorta come il metodo classico di riferimento. A volte però, ci togliamo delle belle soddisfazioni, per fortuna ci sono ancora ristoratori ed enotecari che hanno il coraggio e la curiosità di assaggiare un prodotto nuovo e diverso, che alla fine viene apprezzato e accettano di mettersi in gioco e proporlo ai propri clienti. Questo mi fa pensare che anche che anche nella situazione di grossa difficoltà in cui ci troviamo, se si fanno progetti seri per far emergere il TERRITORIO e non il PORTAFOGLIO, se si è coesi e senza invidia, si può costruire qualcosa di importante. Penso che questo stia succedendo almeno fra noi giovani che siamo abbastanza stufi di affrontare ogni giorno la situazione poco positiva in cui si trova il nostro Oltrepò.
    @ALBERTO: se vai in esilio, mi sa che ti farò compagnia;
    @ZILIANI: se mi tocca l’esilio, a me potrebbe portare una bottiliglia di Oltrepò Pavese Metodo classico Docg, l’apprezzerei molto.

    • Alberto Fiori

      settembre 24, 2011 alle 1:03 pm

      Questo si è che è un intervento da Dùtur! Stra-quoto

  25. Daniele Sala

    settembre 25, 2011 alle 6:29 pm

    Purtroppo quando si viene “bollati” come zona produttrice di vini frizzanti e beverini è difficile scrollarsi di dosso il luogo comune, convincendo delle proprie enormi potenzialità. Sono un accanito sostenitore del terroir dell’Oltrepò ed in particolar modo del suo Pinot Nero, sia vinificato in rosso che come base per il Metodo Classico. Bisogna avere la voglia di approfondire le “bollicine” dell’Oltrepò e si scoprirà che ci sono delle piccole realtà assolutamente meritevoli di essere nelle Carte di molti ristoranti, ma soprattutto sulla tavole degli appassionati. Ci sono alcuni Metodo Classico oltrepadani vinificati con 100% Pinot Nero, bianco e rosè, che assolutamente portano il marchio indelebile del territorio e di questo grande vitigno. Espressioni di struttura e potenza, forse per estimatori di questo vitigno, ma sicuramente carichi di carattere ed assolutamente non omologati. Come ripeto, ci vuole la voglia e l’umiltà di confrontarsi con un territorio, soprattutto con piccole realtà produttive, spesso non presenti nelle guide e nei “salotti bene” dell’enologia….ma che producono vini con una espressività qualitativa assolutamente degna di nota!

  26. Franco Ziliani

    settembre 27, 2011 alle 1:25 pm

    Dal sommelier della bistellata Osteria Francescana di Modena http://www.osteriafrancescana.it regno dello chef Massimo Bottura, ricevo: “Signor Ziliani, al momento non sono disponibili in carta referenze dell’Oltrepò Pavese. E’ solo un caso, non c’è una ragione particolare per cui mancano. In una carta molto ampia può succedere che per un periodo manchi la copertura geografica di un prodotto piuttosto che un altro. A maggior ragione, stiamo lavorando ad un alleggerimento della stessa. Cordialmente Giuseppe Palmieri Osteria Francescana”

  27. Fabiano Giorgi

    settembre 28, 2011 alle 10:31 am

    Buongiorno sig.Ziliani e buongiorno a tutti,io sono Fabiano Giorgi, cantine Giorgi.
    Riguardo a questo argomento dei tristellati volevo precisare che noi siamo presenti al pescatore a Canneto sull’oglio co Giorgi 1870 metodo classico pinot nero, con il Cruasè e con il Buttafuoco storico.
    Riguardo alla sua citazione sull’aperitivo, entrée offerto nei grandi ristorante, per fare un esempio significativo posso dirle che Sadler a Milano sta proponendo a fianco del Cà del bosco, il nostro Cruasè con successo.
    Finisco permettendomi di criticare chi continua a fare di tutta l’erba un fascio, tacciando gli spumanti e tutti i prodotti dell’Oltrepo di avere una qualità non all’altezza degli altri territori.
    Giorgi è ben lieta di invitare nella nostra enoteca per una degustazione chiunque lo voglia, Ziliani compreso.
    Grazie

    • Franco Ziliani

      settembre 28, 2011 alle 10:37 am

      Ringrazio Fabiano Giorgi di queste interessanti informazioni. Mi fa piacere apprendere che sue bollicine sono in carta al tristellato Dal Pescatore, visto che, contattato già settimana scorsa, questo ristoratore, che pure conosco dal lontano 1984, non ha ritenuto opportuno rispondermi…
      Grazie per l’invito, che vedrò di accettare appena possibile
      Una sola domanda Giorgi: nulla da dire sui comportamenti del Presidente del suo Consorzio?

  28. Roger Marchi

    ottobre 7, 2011 alle 5:48 pm

    Ringrazio Franco per aver dedicato un post a questo tema che mi sta a cuore, e di cui avevo scritto nel post dedicato all’enoteca di Beppe Schino. Sono stato pertanto molto contento di leggere i commenti di Schino, che mi pare sottolineino l’importanza delle scelte personali nella compilazione della carta dei vini, oltre che la conoscenza diretta di ciò che si propone. Come Matteo Berté e altri, da un certo tipo di ristorazione anch’io mi aspetto le perle nascoste, i vini che fanno discutere, le sorprese enologiche, oltre alle sicurezze e ai vini che devono esserci (anche per ragioni giustamente commerciali). Davvero tenere in cantina 6 o 12 bottiglie di Oltrepò Pavese DOCG farebbe sballare i bilanci di ristoranti e wine bar? In fin dei conti qui nessuno (nemmeno la presunta integralista Siria!) invoca una colonizzazione oltrepadana delle carte dei vini fuori dall’Oltrepò. Sarebbe bello, giusto e stimolante però vedere in queste carte almeno una referenza che renda omaggio a un territorio dall’indubbia vocazione e tradizione spumantistica e alle aziende che proseguono quella tradizione buona con serietà e costanza qualitativa. E sarebbe bello ecc. vederlo soprattutto nei ristoranti lombardi, fosse solo per il fatto di avere da un lato i Franciacorta a base chardonnay e dall’altro gli Oltrepò a base Pinot Nero, cioè le due versioni lombarde del Metodo Classico. E sarebbe bello ecc. vederlo là dove la ristorazione dovrebbe anche fare cultura del territorio. Mi fa piacere pertanto leggere che i vini di Fabiano Giorgi siano in carta da Sadler e dal Pescatore. Ah, aggiungo che il Profilo di Picchioni è in carta da Santin all’Antica Osteria del Ponte (e non dal Pescatore, come ha scritto Siria). Quindi, da un lato i produttori si facciano conoscere un po’ di più (magari anche con degustazioni mirate per la ristorazione organizzate dal Consorzio o dai vari club presenti in Oltrepò), ma dall’altro lato anche i sommelier siano più curiosi e più originali. Poi – per l’amor di Dio – se proprio troveranno gli O.P. DOCG gnucchi e imbevibili, ci dovrà pensare Mario Crosta ad aumentare le esportazioni in Polonia… 🙂

  29. ottavia giorgi di vistraino

    aprile 12, 2013 alle 2:26 pm

    “La risposta di Fusari è stata emblematica: da un lato, le sue esperienze degustative passate gli hanno fatto scrivere alla casella Oltrepò Pavese “territorio vocato, ma tecniche enologiche inadeguate”

    Questa tua citazione, caro Franco, è per me musica, finalmente qualcuno che sostiene la mia tesi, ne parlo da anni ma nessuno ha l’umilità per ammetterlo.
    Comnque nonostante noi non siamo ancora arrivati dove vorremmo arrivare, il nostro Pinot nero comincia a girare fra gli stellati, forse anche merito tuo? comunque grazie per i tuoi stimoli.

    • Franco Ziliani

      aprile 13, 2013 alle 12:22 pm

      ma quale merito “occhi belli” Ottavia? nessun merito, anche perché un po’ di simpatiche “martellate” a voi oltrepadani ogni tanto le assesto… 🙂

  30. paolo

    ottobre 5, 2013 alle 6:54 pm

    mio commento “da muratore”…giorgi costa poco, è buono e a bergamo è pure piuttosto diffuso ed io ne compro parecchi per me e da regalare…non lo trovo qualitativamente scandaloso se lo paragonassi con un prodotto franciacortino o trentino di pari fascia di prezzo…poi magari mi sbaglio in pieno eh, aspetto smentite

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