Franciacorta Rosé Montenisa (Marchesi Antinori): perché un grande nome si accontenta di così poco?

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
5


Domanda: basta usare Pinot nero in purezza, o quantomeno una percentuale notevolmente superiore al semplice e scarso 25% previsto dall’attuale disciplinare di produzione per essere sicuri di produrre dei validi Franciacorta Rosé?
Alla luce della mia recente degustazione, di cui ho scritto ampiamente qui, di una cinquantina di campioni usare Pinot nero è una condizione importante per arrivare a dei risultati pienamente soddisfacenti, ma ovviamente non costituisce una garanzia assoluta valida sempre per arrivare alla qualità indiscutibile.
Nella mia degustazione, che voglio sottolinearlo per i più scettici e prevenuti, si è svolta assolutamente alla cieca, sono andati decisamente meglio Rosé dove il Pinot nero era fortemente protagonista, ma è andato bene anche qualche Rosé dove di Pinot nero non ce n’era più del 35-45%.
E poi c’é stato anche il caso, forse in omaggio alla par condicio enoica, dove due vini prodotti dallo stesso produttore, nella fattispecie la cantina Chiara Ziliani (ovviamente nessuna parentela con il sottoscritto) mi hanno fortemente deluso sia che fossero prodotti con un 75% di Pinot nero (il Brut Rosé) o con un 25% come nel caso del Conte di Provaglio Brut Rosè.
Infine, cosa che non deve sorprendere, ha molto deluso, anzi è andato male, anche qualche vino dove il Pinot nero era addirittura dichiarato in purezza. In questi casi, se n’è ampiamente discusso anche su uno dei wine blog più seguiti negli States, Do Bianchi di Jeremy Parzen, ci s’interroga se abbia senso scrivere anche dei vini che non ci sono piaciuti per niente e non limitarsi a parlare, in positivo, di quelli che ci hanno entusiasmato.
Io credo, senza voler in alcun modo “infierire” sul produttore del vino da… pollice giù, e ricordando una cosa fondamentale, che si tratta di un parere soggettivo, senza nessuna pretesa di rappresentare una verità assoluta, che in alcuni casi valga la pena raccontare dei vini che non ci sono piaciuti. Magari avendo un po’ d’indulgenza nel caso il produttore fosse piccolo, esordiente, alle prime armi, e magari limitandosi a fargli avere in via discreta, come semplice segnalazione, qualche parola sull’esperienza negativa avuta. Ma come tacere, invece, se il produttore il cui vino ti ha clamorosamente deluso è niente affatto un esordiente, ma un grande nome celebre in tutto il mondo, di più, un’azienda da cui sarebbe lecito attendersi qualità indiscutibile?
Tacere, secondo il mio modo di vedere, è un errore, perché è legittimo, anzi doveroso, secondo il mio sistema di pensiero dire chiaramente che è inconcepibile in una degustazione di 50 Franciacorta Rosé che il vino più debole, il più deludente, quello che non mi verrebbe mai voglia di bere dovendo scegliere, non sia stato quello di un carneade qualsiasi, bensì, sorprendentemente, il Brut Rosé Montenisa, 100% Pinot nero prodotto nella tenuta proprietà della celebre e storica dinastia toscana dei Marchesi Antinori.
Una bella tenuta, che conta su 60 ettari di vigneto, posta nel cuore della Franciacorta, eppure, nonostante quello che viene dichiarato sul sito Internet, ovvero che “nel 1999 le famiglie dei Marchesi Antinori e dei Conti Maggi si sono accordate sulla gestione delle bellissime terre circostanti la villa padronale, con l’obiettivo di produrre da questi nobili vigneti un grande Franciacorta”, l’obiettivo non è ancora stato nemmeno sfiorato, che dico raggiunto, e chissà se lo sarà mai.
Pinot nero 100 per cento il Rosé, prima fermentazione alcolica che avviene in parte in serbatoi di acciaio inox ed in parte in barrique, affinamento di almeno 24 mesi sui lieviti, eppure all’assaggio mi ha lasciato costernato per la sua pochezza, la sua scarsa espressività e personalità, un brutto naso, ch evoca il melone acerbo pungente e aggressivo, senza finezza e freschezza, una bocca magra acida disarmonica senza eleganza, con piacevolezza pari quasi a zero, una durezza d’impronta, una carenza di charme impressionante. Caratteristiche riscontrate in entrambi i campioni degustati.
La domanda nasce spontanea: ma è concepibile che un grande nome, meglio, un brand celeberrimo come Antinori sia soddisfatto di un vino del genere? Com’è possibile che un grande nome del genere, arrivato ormai da dieci anni in una zona importante e di grande visibilità mediatica come la Franciacorta, possa accontentarsi di un concetto di qualità così deludente, possa ritenere che il proprio biglietto da visita con le bollicine possa essere rappresentato da vini tanto banali?
E perché mai Marchesi Antinori, che pure avrebbe tutti i mezzi di figurare tra le aziende trainanti della denominazioni, anzi che avrebbe il dovere morale di farlo, non fa nulla per ottenere questo risultato accontentandosi di essere un’azienda franciacortina qualsiasi, una tra le tante?
E’ un autentico paradosso, questo, forse appartenente alla logica delle grandi aziende, alle quali evidentemente basta avere in portafoglio un Franciacorta, che sia buono o meno buono poco conta, che non riesco assolutamente a capire e che mi ha indotto a non tacere la mia completa insoddisfazione per il Rosé di Montenisa e a manifestare in maniera chiara, con assoluta onestà intellettuale, le mie perplessità.
Se dalla Maison Antinori qualcuno volesse replicare e aiutarmi a capire…

13 commenti

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13 commenti

  1. Mario Crosta

    agosto 23, 2011 alle 9:27 am

    Prima che ti rispondano gli amici che lo producono, da semplice appassionato vorrei dirti che gli Antinori sia con le bollicine che con i rose’ hanno sempre avuto storiamente dei problemi. Lessi un giorno un bellissimo opuscoletto dove il nonno, il Marchese Niccolo’ Antinori buonanima, raccontava le peripezie di un vino “che frizza e zampilla” nella sua cantina, dove un bel giorno trovarono un lago perche’ erano scoppiate le bottiglie nonostante avessero assunto un esperto francese. E meglio non parlare del “Rose’ di Bolgheri” tanto caro a suo tempo a Ludovico. Eppure e’ la stessa grande casata che ha fatto splendido il Sassicaia del cognato Incisa della Rocchetta dal ’68 in avanti, che ha costruito una vigna davvero esemplare non risparmiando mezzi costosi e grandiosi(perfino l’esplosivo per “scassare” le rocce piu’ fastidiose nella Solaia). Uno dei loro vicini, l’attuale proprietario emiliano di Castel Faglia, Cavicchioli, mi ha detto che quella zona della Franciacorta e’ una delle piu’ difficili da interpretare, una vera gatta da pelare, ma che puo’ dare risultati eccezionali, straordinari soltanto dopo anni ed anni di sperimentazioni. I terreni sono splendidi, ma non basta l’esposizione: per saggiare i portainnesti, i sistemi d’allevamento e gemmatura, i cloni, ci vogliono decine di anni. Loro hanno cominciato con quelli che hanno creduto migliori, ma la terra lassu’ e’ volubile come una bellissima donna che fa innamorare tutti. La selezione, come tu sai, in viticoltura, costa periodi lunghi generazioni, forse non ne bastano neanche due. E in cantina non puoi permetterti di buttar via cio’ che hai fatto, al massimo delle tue possibilita’, percio’ vendi quel che hai prodotto per rifarti almeno in parte delle grandi spese sostenute, sperando che il pubblico affezionato capisca che per fare un grande vino ci vorra’ tempo. Io sono convinto, come ci disse a Varsavia Philippine de Rotschild, che per fare un grande vino ci vogliono due secoli (e il suo famoso Chateau che fa una delle piu’ rare perle dell’enologia mondiale non li ha ancora, percio’ e’ stata pure modesta). Forse noi abbiamo troppa fretta. Tieni conto che quando hanno preso Montenisa c’era da mettersi le mani nei capelli, che vigeva un altro clima (guarda bene l’altura) e che percio’ mi sembra logico attendere con fiducia il buon lavoro degli Antinori in Franciacorta. Ma anche dei Cavicchioli a Castel Faglia. Gli uni toscani, gli altri emiliani, vedrai che qualosa di buono combineranno davvero. In bocca al lupo a loro ed ai loro dipendenti, che devono imparare ad essere piu’ sinceri, come sei sincero tu, quando assaggiano, degustano e devono esprimere un parere. Mai dire sempre di sì ossequiando il capo.

    • Franco Ziliani

      agosto 23, 2011 alle 9:42 am

      in dieci anni altre realtà produttive sono riuscite a fare ottime cose. In dieci anni Antinori con Montenisa non ha saputo uscire dall’ambito della mediocrità. Quanto a Cavicchioli, finché continuerà a svendere il suo Brut all’Esselunga (attualmente a 7,29 euro) non credo che punterà a grandi risultati

      • Mario Crosta

        agosto 23, 2011 alle 10:11 am

        Si fa anche in fretta ad azzeccare i terni al lotto, se e’ per questo, ma conoscendo gli uni e gli altri so che non azzardano mai, ma studiano, sperimentano, fanno il bilancio, mandano a memoria i dati, riprovano qualcos’altro e via così. Insomma non sono imprenditori del tipo “o la va o la spacca”. Alcuni comprano dove tutti sono capaci di fare il vino, specialmente rosso, oppure dove c’e’ gia’ un impianto affermato e di successo, altri invece osano dove tutti gli altri sono stati scornati e devono fare a testate contro le pietre…
        Quanto alla politica commerciale di una casa o dell’altra, lo sai che io non mi pronuncio, perche’ se mandamo me a vendere… torno che invece ho comprato!

        • Franco Ziliani

          agosto 23, 2011 alle 10:16 am

          non c’entrano politiche commerciali o altro, ma l’idea della Franciacorta che hanno in casa Antinori. A loro interessa solo avere un Franciacorta che sia buono oppure no poco conta nel portafoglio prodotti, proprio come fanno con Prunotto nelle Langhe, la qualità dei cui vini é lontana anni luce da quelli della Prunotto di Beppe Colla. Per questo ho voluto scrivere questo post e prendere le distanze da un’idea del vino così assurda

          • Mario Crosta

            agosto 23, 2011 alle 10:34 am

            Non avendo poteri telepatici, non posso entrare nel cervello degli altri per fotografare le loro idee, percio’ ti auguro che possano qui intervenire e che abbiate un gran bel colloquiare, così ci guadagneranno i lettori, come sempre, stimoltati dai tuoi post. Lo sai che anch’io sono convinto che le critiche ai produttori facciano bene, circondati come sono da gente che gli fa sempre e soltanto i complimenti qualsiasi cosa pensino e qualsiasi cosa facciano. Il mio Prunotto del 1998 sta attendendo ancora in cantinetta, perche’ al primo assaggio tre anni fa mi ha convinto che va bevuto ancora dopo altri dieci anni per poter esprimere un giudizio davvero completo, che ovviamente, come sempre, mandero’ a Piero. Io sono un cliente, non un critico, un beone, non un degustatore (bionico, per giunta, adesso!). Mi prendo il tempo che mi e’ necessario. Ricordo soltanto che nel 1980, assaggiando il Sassicaia del ’68 al Castello della Sala, l’amico Alberto prof. Zaccone esclamo’ “molto fumo” (cioe’ poco arrosto), ma Piero sorrise perche’ aveva gia’ assaggiato l’annata 1978 in maturazione in cantina e sapeva quant’era fantastico, Lui! Noi l’avremmo scoperto soltanto un anno dopo… con Vincenzo Buonassisi che, nello studio di fianco a quello della signora Borgio, non faceva altro che tentare di aprire la bocca e non riusciva nemmeno a parlare!

          • Marco

            agosto 23, 2011 alle 5:07 pm

            La sua è una analisi molto interessante e condivido le sue perplessità. Speriamo davvero che la Maison Antinori ci aiuti a capire.

      • Joseph

        agosto 24, 2011 alle 9:12 pm

        xkè prima cavicchioli con i sui Franciacorta faceva qualità?se ne conosce almeno la cantina…non molto distante da montenisa.
        a cavicchioli interessa solo la grande distribuzione!

    • Joseph

      agosto 24, 2011 alle 9:14 pm

      mio dio che eresie scritte sul territori!che eresie!!!
      cè chi in quelle zone fa vino da anni e anni e fa vini di grande qualità!
      e tanti terreni sono anche di cantine di “nome”…
      blasfemie…

  2. Mario Crosta

    agosto 23, 2011 alle 11:38 am

    Se vuoi posso azzardare un’ipotesi, ma da lontano, che potrebbe essere smentita o confermata dagli interessati e dai loro vicini. Non sono mai stato a Montenisa, ma a giudicare dalle poche foto messe nella “gallery” sul sito dell’azienda credo che qualsiasi vignaiolo possa individuare almeno una carenza nella conduzione di quell’impianto e cioe’ l’eccesso di verde ai piedi delle viti. A parte una foto dove si vede un impianto giovane ben zappato (secondo la concezione classica che nei primi anni bisogna farlo sovente), per il resto sembra un vero bosco. Gli sfalci del tappeto erboso nei filari lasciando le erbe sul suolo come arricchimento delle sostanze organiche non sembrano proprio frequenti tanto che a vedere le foto mi immagino anche la difficolta’ di camminare con quell’erba così alta. L’erpicatura, cioe’ la movimentazione della terra ai piedi delle viti per diminuire la disidratazione dei terreni (interruzione delle perdite per capillarità del terreno) si fa? E quante volte si fa? Questi potrebbero essere il vero punto debole, appunto, di quella vigna. Ho individuato questa carenza soltanto in un altro vigneto, dietro la famosa villa di Maser, dove l’attenzione in cantina era certamente piu’ elevata di quella dedicata alla terra ed infatti il vino che ne usciva non era certo tra i migliori della zona, nonostante che il terreno appartenesse alla piu’ antica casata del posto. Secondo me l’agrotecnico e l’enologo sono due figure entrambe indispensabili ad un’azienda vitivinicola che invece spesso sottovaluta il primo e sopravvaluta il secondo. Devono lavorare in perfetta simbiosi, combaciare come culo e camicia, perche’ quando uno prevale sull’altro il vino ne risente comunque. Ma ho parlato gia’ fin troppo. Spero molto in un intervento degli interessati.

  3. Joseph

    agosto 24, 2011 alle 9:08 pm

    ma io mi chiedo se ci siete o ci fate a volte.
    voi il vino, avete mai, minimamente provato a farlo?
    non sapete manco dove rimane questa “montenisa”!
    poi parlare in base alle foto viste sul sito internet…mamma mia…
    non sarà piaciuto questo rosè, forse xkè gli antinori vi hanno offerto un bel 2 di picche sig. ziliani?
    e poi, mi chiedo, parla e scrive sempre di cantine dove alle spalle ci sono grandi personaggi industriali…mah!!!
    e poi, lo conosce l’enologo di montenisa???mah…
    blasfemi!

  4. Joseph

    agosto 24, 2011 alle 9:17 pm

    più leggo le recensioni e i commenti…+ mi rendo conto che blasfemi siete!

    • Franco Ziliani

      agosto 24, 2011 alle 10:17 pm

      i suoi commenti fantomatico Joseph, dimostrano tutta la sua intelligenza… No comment

      • Joseph

        agosto 24, 2011 alle 10:22 pm

        blasfemici

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