Un menu a tutto Franciacorta: la proposta di Fabrizio Albini del Relais Franciacorta

Un altro importante cuoco, cresciuto alla scuola di Vittorio Fusari (il mitico ristorante Le Maschere di Iseo), Alessandro Cappotto (Castello Malvezzi a Brescia) e di Gualtiero Marchesi, ovvero l’Albereta di Erbusco, regala ai lettori di Lemillebolleblog un menu a tutto Franciacorta Docg.
Si tratta del giovane Fabrizio Albini attivo dal 2008 presso il Ristorante La Colombara dell’accogliente Relais Franciacorta di Colombaro di Cortefranca. La proposta è compresa in un menu che verrà servito dal ristorante, accompagnato da Franciacorta Docg a tutto pasto, per tutto il periodo estivo. Un menu mare, lago e monti, che viene davvero voglia di provare! Buon appetito!

Calamari all’olio extravergine di oliva, gamberi di fiume e acqua di mare Risotto ai funghi porcini
Salmerino frutta secca, patate e ribes
Tartufo alla nocciola, yogurt e miele
(ovviamente non abbinato al Franciacorta, nemmeno ad un demi sec…).

12 commenti

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12 commenti

  1. FRANCA BERGOMI

    agosto 21, 2011 alle 9:12 am

    commento a nome di tutti quelli che mi chiedono
    di ritornare perchè pienamente soddisfatti !

  2. Mario Crosta

    agosto 21, 2011 alle 9:18 am

    Franco, ma quel “Tartufo alla nocciola, yogurt e miele (ovviamente non abbinato al Franciacorta, nemmeno ad un demi sec…)” siamo proprio sicuri che non andrebbe meglio, chenneso’, con un Oltrepo Pavese? Della serie: provare per credere!

    • Franco Ziliani

      agosto 21, 2011 alle 9:39 am

      scusa Mario, ma che c’azzecca? Stiamo parlando di un menu a tutto Franciacorta di un ristorante in Franciacorta. Nessuno si sognerebbe di proporre l’abbinamento ad un Franciacorta in un menu a tutto Oltrepò Pavese Docg di un ristorante oltrepadano…

  3. Mario Crosta

    agosto 21, 2011 alle 10:07 am

    Pensa che invece nei ristoranti oltrepadani servono tranquillamente ed abbondantemente piu’ Franciacorta che Oltrepo Pavese… percio’ c’entra, eccome, questo commento. E’ anche vero che di Franciacorta con il tartufo non ne ho mai abbinati nemmeno io, ma di Oltrepo Pavese della gloriosa C.S.S.M.L.V. tanti…

    • Franco Ziliani

      agosto 21, 2011 alle 10:24 am

      secondo me i ristoratori oltrepadani che propongono Franciacorta sbagliano. Devono concentrare l’attenzione sulle bollicine della loro terra, che di buone, a cercarle bene, si trovano. Non sono tantissime, ma ci sono. Leggete i consigli che vi darò domani, ad esempio…

      • Siria

        agosto 21, 2011 alle 1:26 pm

        Son proprio curiosa.

  4. Mario Crosta

    agosto 21, 2011 alle 2:42 pm

    Siria sta gia’ vendendo i biglietti per i tuoi consigli di domani, vero?

  5. Roger Marchi

    agosto 21, 2011 alle 5:51 pm

    Chiedo scusa se prolungo il fuori tema sull’Oltrepò Pavese in coda a un post su un ristorante franciacortino. Mario Crosta ha ragione: a Pavia e in Oltrepò troverete spesso Franciacorta e Prosecco ben esposti nelle vetrine o nelle sale dei locali, ben rappresentati nelle carte dei vini e ben ‘spinti’ dai titolari. Poi magari c’è anche qualche referenza oltrepadana, ma l’Oltrepò risulta quasi sempre sottorappresentato, quando non mal selezionato e mal presentato. Oh, beninteso: a Pavia e in Oltrepò troverete spesso pavesi e oltrepadani che ignorano o disprezzano con un provincialismo irritante il proprio territorio.
    Ieri ero in un bar di Stradella, dove svettavano per l’happy hour due bei secchielloni del ghiaccio pieni di bottiglie: di Oltrepò Pavese DOCG c’era solo il Testarossa della La Versa, e un Martinotti Rosé dei Fratelli Giorgi. Di Cruasé neanche l’ombra. Eppure io mi aspetterei di trovare in un locale del genere in pieno Oltrepò una selezione come si deve: un Brut, un Nature, magari un millesimato e obbligatoriamente un Cruasé.
    A Pavia in un frequentatissimo bar di Corso Cavour mi hanno risposto: “Cruasé? Cos’è…quello rosé?”. Nel frattempo stavano organizzando un aperitivo della Peroni “Nastro Azzurro” con gadget e avvenenti ragazze.
    Ci vorrà davvero molto tempo (e forse qualche avvenente ragazza in più), prima che la situazione cambi…
    A proposito, ma il Ristorante “La Colombara” ha in carta qualche bottiglia dell’Oltrepò? O segue la strada davvero criticabile della Dispensa “Pani e Vini” e del “Due Colombe” che – pur essendo ristoranti lombardi – ignorano completamente un’area della Lombardia? E, caro Franco, passi per le bollicine (perché siamo in Franciacorta), e al limite per i bianchi (ma sai benissimo che abbiamo Riesling oltrepadani di livello), ma non si possono lasciare totalmente fuori da una carta dei vini vitigni e uvaggi che altrove non si trovano e che danno vita a bottiglie di grande livello (il Cavariola di Paolo Verdi, citato anche in questo blog, per esempio).
    Adesso sono proprio andato fuori tema, e quindi mi fermo qui, attendendo con impazienza l’articolo di domani…

    • Franco Ziliani

      agosto 21, 2011 alle 5:58 pm

      Roger, amico mio, ma tu, che non sei nato ieri e sei intelligente, pensi davvero che un ristorante in Franciacorta sia seriamente incentivato a mettere in carta non dico un TrentoDoc, visto che qualche Giulio Ferrari da qualche parte lo si trova, ma un Oltrepò Pavese Docg? Mogli e buoi dei paesi tuoi…

      • Roger Marchi

        agosto 21, 2011 alle 6:38 pm

        “Mogli e buoni…” è infatti la regola legittima delle regioni vinicole normali. Se vado in Franciacorta, troverò i Franciacorta, se vado nel Chianti troverò i Chianti ecc.
        L’Oltrepò – appunto – si distingue come regione vinicola anomala: se vado a Pavia e in Oltrepò, trovo spesso più non-Oltrepò che Oltrepò.
        L’assenza di bollicine oltrepadane nelle carte dei vini franciacortine la posso capire, l’assenza di vini bianchi e soprattutto rossi oltrepadani di valore in ristoranti lombardi guidati da chef colti e preparati e da pluripremiati sommelier, francamente no. Però di questo, eventualmente, ne parliamo su “Vino al Vino” 🙂

        • Mario Crosta

          agosto 22, 2011 alle 8:00 am

          Si vergognano di bere perfino il Barbacarlo perche’ “buscia”, pensa, come i vini eccezionali dei loro nonni e bisnonni, quelli che se ne trova purtroppo sempre meno. Adesso fa chic bere tranquillo, anzi dopato, come quella che era una bella ragazza ma e’ diventata lottatrice di sumo.

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