In Nuova Zelanda nasce il Prosecco style per “Prosecco” senza ombra di uva Prosecco

Si dice Nuovo Mondo (o per essere più in, New World), ma limitandoci a giudicare quello che appare nel mondo del vino, sembra di essere in Europa. O peggio ancora nell’Italia più caricaturale e antica.
Avete presente il successo planetario, tale da essere diventato addirittura una moda, del Prosecco nelle sue varie declinazioni, da quelle più nobili e territoriali, Docg, a quelle più ampie targate Doc e Igt?
Bene, si fa per dire, dall’altra parte del mondo, Down under, stanno cercando di sfruttarlo e di trarne vantaggio, anche se il distretto e la terra del Prosecco sono distanti oltre diecimila chilometri.
In questo articolo, pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.
, ho citato tre esempi di uno sfruttamento improprio, fatto dall’altra parte del mondo, dove l’età più giovane dei Paesi, culture più fresche e recenti di quella europea dovrebbero presupporre l’adozione di sistemi di pensiero un po’ diversi da quelli in uso nel Vecchio Continente. Episodi che si svolgono in Australia, Brasile e Nuova Zelanda.
Pur con tutta la giusta dose di incavolatura per la King Valley Prosecco Road australiana, e per il Prosecco Garibaldi brasiliano, il vero motivo per indignarsi viene da quanto accade nella terra dei kiwi, per il modo di fare spregiudicato di una winery che si chiama Toi toi, che è arrivata a commercializzare un Toi toi sparkling Prosecco che con il Prosecco non ha proprio nulla, nemmeno lontanamente da spartire.
Difatti, come potete leggere qui, questo sparkling di uva Prosecco (o Glera come la si voglia chiamare) non ne possiede nemmeno un acino, visto che come dice la scheda tecnica, la Regional Composition parla di un “Blend – Riesling, Muller Thurgau and Pinot Gris”, tutte uve provenienti dalla celebre area di Marlborough.
Come si legge, questo vino è “made from a combination of Riesling, Muller Thurgau and Pinot Gris, the resultant white wine is lighter in style and alcohol. This innovative sparkling white wine exhibits delicate flavours of citrus, white peach and pear, with a touch of apricot on the nose”.

E allora che c’entra il “Prosecco”? Non c’entra nulla, perché, come scrive il produttore, “We have selected three classic white grape varieties to create this elegant ‘Prosecco’ style, lightly sparkling wine. This style of wine requires freshness and crisp acidity that New Zealand grapes have in abundance”.
Come ho scritto ora non basta più piantare uva Prosecco in ogni dove, (ed il Brasile, guarda caso, l’uva si guardano bene dal chiamarla Glera, è Prosecco il nome che funziona!) e produrre Prosecco dall’altra parte del mondo, siamo arrivati al punto che viene definito “stile Prosecco” un disinvolto mix di uve come Riesling, Muller Thurgau e Pinot Gris.
E allora viene da chiedersi: ma il Consorzio del Prosecco Superiore Docg e quello del Prosecco Doc, la Regione Veneto, i vari propagandisti del Prosecco in servizio permanente effettivo cosa aspettano, anche con iniziative clamorose se necessario, a farsi sentire nelle sedi competenti?

8 commenti

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8 commenti

  1. zanotto col fondo

    agosto 17, 2011 alle 9:29 am

    Franco sempre di piu queste cose mi convincono che la strada che ho scelto di seguire, cioè quella di nn usare la parola prosecco è quella giusta

    • Franco Ziliani

      agosto 17, 2011 alle 9:33 am

      caro Riccardo, ma resta paradossale che un produttore di Prosecco, quale tu sei, debba rinunciare a chiamare Prosecco il proprio vino perché dall’altra parte del mondo ci sono persone senza scrupoli che utilizzano in maniera spregiudicata, senza averne alcuna autorizzazione, il nome Prosecco? Cosa fa il “propagandista del Prosecco”, il governatore Zaia, perché non si fa sentire?

      • Cantastorie

        agosto 17, 2011 alle 10:05 am

        ..praticamente è come se rinunciasse ad essere di quella terra, ad essere uno di qualunque parte del mondo, come se non si facesse più chiamare Zanotto…. e non è così che si difende un nome ed un terroir…… ci ripensi, torni su i suoi passi… Auguri!!!

  2. Giancarlo Rafele

    agosto 17, 2011 alle 1:16 pm

    Quale sarebbe stata la reazione dei cugini d’oltralpe se l’avessero chiamato Champagne? Ma qui fa troppo caldo, anche per indignarsi. Prosit…

    • Franco Ziliani

      agosto 17, 2011 alle 1:24 pm

      i francesi si sarebbero già mossi per vie ufficiali e Sarko avrebbe mandato un commando di qualche forza speciale a distruggere la winery produttrice del vino incriminato… Qui invece Zaia dorme…

  3. Luca Ferraro@Bele Casel

    agosto 17, 2011 alle 2:14 pm

    Vado un attimo OT spero che Franco mi perdonerà.
    Secondo me Riccardo ha correttamente tolto la parola prosecco dalla bottiglia, anche noi abbiamo percorso quella strada riportando la scritta Asolo Prosecco docg solo in controetichetta. La scelta però è partita da un altro punto di vista, il colfóndo ad oggi non viene riconosciuto dalla maggior parte dei consumatori come prosecco, è secondo me (erroneamente) visto come una tipologia di vino diversa. Velato se non torbido, nessun residuo zuccherino, frizzante e non spumante. I più giovani sicuramente non ricordano che 30 anni fa il prosecco si beveva solo così.
    @cantastorie, è come se io mi facessi chiamare solo Ferraro, non Luca Ferraro.
    Per quanto riguarda questo prosecco della NZ fa parte purtroppo della categoria, imbroglio tanto non mi fanno nulla. Si può tutelare il nome prosecco solo a livello comunitario ma internazionalmente non è depositato come marchio.
    So comunque che i consorzi (le due docg e la grande doc) stanno cercando di porre rimedio a questa cosa ma la strada è tutta in salita.

  4. Cantastorie

    agosto 17, 2011 alle 8:56 pm

    …però i magiari con il Tocai ce l’han fatta!!!!

  5. Emanuele

    agosto 19, 2011 alle 10:56 am

    Certo, Prosecco è divenuto un nome molto diffuso, sinonimo di bollicine e “bibita” per tutti. Ogni produttore storico DOCG o nuovo della DOC ha fatto le Sue scelte. Ora si vedono le DOCG storiche battere il chiodo sul territorio (maggior tutela e consapevolezza per un prodotto NOSTRO e di un unico territorio che nessuno mai potrà copiare) l’unica strada percorribile mentre il Prosecco si trova e troverà a battagliare con chiunque altro nel mondo. Tutela non c’era-Tutela non c’è. Certo, togliere la parola Prosecco proprio noi che l’abbiamo inventato è molto doloroso ma è un voler opporsi a coloro che fin’ora non hanno voluto ascoltare quale fosse la giusta strada. Territorio, vedi Champagne, Franciacorta, Chianti e molti altri vini dove non compare il nome del vitigno ma solo il territorio di produzione. Avanti tutta e solo Valdobbiadene DOCG e Asolo DOCG. Questo è il futuro dello spumante di qualità!

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