Franciacorta Extra Brut Battista Cola

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8


Credo che il modo migliore di rispondere alle obiezioni, un filo prevenute, di coloro i quali “accusano” la Franciacorta di essere terra di conquista di imprenditori applicati al vino se non addirittura di “industriali”, sia dimostrare, dati alla mano, come accanto ad una serie di realtà indubbiamente ma sapientemente imprenditoriali, di figure arrivate al vino da altre esperienze o tuttora impegnate anche in altri campi, siano attivi tanti protagonisti la cui identità è quella del viticoltore.
Del vigneron che da pochi ettari di proprietà o talora solo in affitto ricava uve destinate all’elaborazione delle proprie bollicine. Del proprietario di realtà produttive che rimangono vere e proprie aziende agricole, del tutto identiche a quelle che si trovano, impegnate a produrre vini fermi, un po’ in tutte le zone vinicole italiane.
Uno di questi vignaioli è sicuramente, in quel di Adro (località nota alla cronaca anche per la strana scuola piena di simboli leghisti) il giovane Stefano Cola, che nell’azienda Cola Battista creata dal padre Battista (già impresario edile, in pensione dal 1993) nel 1985, composta da 10 ettari di vigneto situati in posizione privilegiata sulle pendici del Monte Alto, nel Comune di Adro e nel Comune di Cortefranca,  elabora circa 50 mila bottiglie, in larga parte Franciacorta delle diverse tipologie.
Basta fare una visita nella piccola cantina, posta quasi nel centro del paese e ricavata nei sotterranei dell’abitazione, per avere chiara la percezione che qui fare vino è rimasta ancora una passione ed è ben lungi dal diventare puro business.
Grande cura dei vigneti, i più vecchi dei quali risalgono a metà anni Ottanta, ma larga parte dei quali sono stati ripiantati con criteri più moderni in epoca più recente, e una crescita che ha portato l’azienda ad affrancarsi progressivamente dallo status di fornitori di uve di importanti aziende della zona per diventare, per usare un termine francese, récoltants manipulants, passati nel giro di cinque anni da ventimila bottiglie di Franciacorta a 35 mila con l’obiettivo massimo di arrivare a cinquantamila.
E poter così continuare a controllare con una gestione familiare, e con l’aiuto di validi consulenti esterni come Alberto Musatti e Andrea Rudelli, ogni fase della produzione. Dal remuage, che è ancora interamente manuale, ai tagli delle basi, mentre per la commercializzazione fuori provincia di Brescia ci si avvale, proprio per potersi concentrare interamente su vigna e cantina, di una rete vendita.
Naturale che i Cola si cimentino anche con le tipologie più in voga oggi in Franciacorta, il Satèn, nel 2001 le prime mille bottiglie oggi diventate diecimila, il Brut e il Non Dosato millesimato, 3000 bottiglie ognuno, il Rosé, 1500 bottiglie, giudiziosamente prodotto con un buon 50% di Pinot nero, provenienti da un vigneto impiantato da pochi anni, un vino che merita attenzione per la sua fragranza aromatica (note di ribes e mirtilli), la vena sapida e un’indubbia corposità, anche se in una cornice di grande energia e spinta.
Base dell’azienda, entrambi prodotti da uve Chardonnay, sono il Brut, 15 mila bottiglie e l’Extra Brut, diecimila, ovvero i due vini che secondo me definiscono meglio l’identità aziendale e che alla mia prova assaggio mi hanno maggiormente convinto e gratificato.
Il Brut, degustato in una versione molto fresca, con sboccatura risalente ai primi mesi del 2011, espressione dell’annata 2007 e affinato 30 mesi sui lieviti, è un vino, con dosaggio di 8 grammi di zucchero litro, e con fermentazione malolattica parziale (50%), che si presenta con un bel colore paglierino verdognolo brillante, molto fresco, vivo pimpante nel bicchiere, con una caratteristica vena sapida e minerale, una nota intensamente agrumata di nitida definizione.
Elementi che si confermano anche al gusto, ben calibrato, nervoso il giusto, con acidità bilanciata e media struttura, all’insegna di una grande freschezza e piacevolezza e di una verticalità ben salata.
Impronta confermata anche dall’Extra Brut, dosaggio di 3,5 grammi di zucchero, e sboccatura di fine 2010, dove il naso si fa più complesso ed intenso, con agrumi (pompelmo) in particolare, ananas, fiori bianchi, una vena di mandorla in evidenza, e una leggera vena di crosta di pane, oltre che la consueta vena minerale di pietra focaia, e la bocca si fa ancora più ricca, ricca di energia e dinamica, con bell’allungo verticale e articolazione sul palato e una persistenza lunga e salata.
Bene anche il Satèn, dove un 30% delle uve fermentano in legno, più “spallato”, solare e maturo degli altri due e una bocca di maggiore impegno e consistenza, anche se incisiva a sua volta, ben asciutta e di buon nerbo, ma lasciate che siano Brut ed Extra Brut a dare la misura, lo stile produttivo, l’autenticità del lavoro di questi appassionati vignerons franciacortini…

3 commenti

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3 commenti

  1. Joseph

    agosto 24, 2011 alle 9:58 pm

    Cola è uno dei produttori che lavora veramente bene!
    Fa il vino come pochi lo fanno…peccato non ha un’ottima visibilità ai quali lei da!Stranamente mi trovo d’accordo con Lei Sig. Ziliani nei riscontri sul Brut ed ExtraBrut…
    Il Saten, fatta una degustazione alla cieca, l’han trovato in parecchi, e io personalmente, pessimo!In sè il vino non rispecchia affatto quello che è un Saten.
    I

  2. Davidao

    dicembre 1, 2013 alle 12:30 am

    Quest’anno ho provato il “Non Dosato” di Cola…
    Ragazzi, che signor vino!
    Sono sicuro che quando Franco lo valuterà ne rimarrà entusiasta.
    (e ottima qualità/prezzo)

  3. Robbian

    luglio 19, 2015 alle 11:06 pm

    Bevuto saten 2010 ( sboccatura 2015 ) non male . Devo dire pero ‘ che sembra il brut ( che amo ) con poche bar .

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