Franciacorta Brut Rosé Ardi Lovera

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Giovani cantine franciacortine crescono e vengono progressivamente alla ribalta potrebbe essere il titolo oltre che l’avvio di questo post.
Può così accadere che nell’ambito della mia recente ampia degustazione di 50 vini effettuata rigorosamente alla cieca e dedicata – leggete qui il primo resoconto – alla particolare categoria dei Rosé, il campione di una di queste aziende che devono farsi ancora conoscere per la loro recente storia produttiva e come marchio sia risultato in assoluto uno dei sei che ho maggiormente apprezzato.
Mi piace molto il dinamismo e la capacità di far emergere nuovi protagonisti che la Franciacorta, perché è dei metodo classico prodotti nella zona vinicola bresciana che sto parlando, mette in evidenza ed è quindi con piacere che voglio segnalare alla vostra attenzione, in attesa di poter presto fare visita in cantina per degustare anche il Brut, il Satèn ed il Brut millesimato, il Rosé Ardi della Società Agricola Lovera di Erbusco.
Lo faccio perché il vino mi è decisamente piaciuto e perché è bello segnalare che la cantina, fondata nel 2000 e già dotata di 22 ettari vitati, è condotta da due ragazzi, due fratelli, Alice e Giacomo Betella, che non hanno nemmeno trent’anni, ma mostrano di avere le idee chiare.
Perdonerete dunque loro se contrariamente alla tacita e orgogliosa “parola d’ordine” del Consorzio arrivano a definire sul sito Internet aziendale le loro bollicine “spumanti Docg”.
E sorriderete per l’attenzione forse un po’ eccessiva riservata ad aspetti a mio avviso del tutto secondari come il “look” ed il packaging delle bottiglie.
Con la supervisione di tecnici di nome come Pierluigi Villa e Gianfranco Cordero producono circa 150 mila bottiglie di Franciacorta e puntano alla realizzazione di vini moderni, che sappiano esprimere la voce dei terroir da cui provengono le uve.
Per il Rosé, di cui ho degustato la versione, non millesimata, ottenuta con uve dell’annata 2007, hanno scelto la via maestra del Pinot nero in purezza, proveniente da vigneti in Erbusco ancora molto giovani visto che hanno poco più di cinque anni, con 30 mesi di affinamento sui lieviti. Un campione, con sboccatura del giugno 2010, prodotto in 3300 esemplari venduti a 20 euro, con dosaggio degli zuccheri giudiziosamente bloccato a cinque grammi.
In degustazione il vino mi ha convinto con il suo colore rosa salmone scarico splendido per intensità, brillantezza e luminosità e poi per il naso caldo, ampio, ben strutturato con note di lampone e ribes appena accennate, un bel sale e una vena minerale di erbe aromatiche e agrumi (mandarino e cedro in particolare).
Al gusto una bella bolla cremosa, una struttura ampia e carnosa, che fa sì che il vino si apra bene largo e ampio in bocca e continui succoso, con grande soddisfazione e pienezza persistenza lunga e viva, secco il giusto e scattante sul finale.

Società Agricola Lovera S.r.l.
via Lovera 14/A
25030 Erbusco (BS)
tel. +39 030 7760491
fax +39 030 7768984
e-mail info@cantinalovera.it
sito Internet www.cantinalovera.com

28 commenti

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28 commenti

  1. anonimo

    agosto 4, 2011 alle 2:10 pm

    non voglio essere stucchevole e riproporre vecchie polemiche care solo allo scrivente, ma a senzazione e da quello che Ziliani scrive sulla vitalità della Franciaorta supera abbondantemente quella (se esiste) dello champagne.
    e credo che i vini della zona siano molto superiori dei francesi.
    mi segno tutto. prima o poi li assaggerò con piacere.

    • Andrea

      agosto 7, 2011 alle 2:23 pm

      Alcuni Franciacorta sono veramente migliori, ma di quelli da Ziliani degustati, secondo me, nessuno merita!

      • Franco Ziliani

        agosto 8, 2011 alle 12:40 pm

        porti pazienza Andrea, sa, capisco poco di vino, sono solo 27 anni che scrivo di queste cose… Sempre a disposizione per imparare qualcosa. Anche da lei

        • Andrea

          agosto 9, 2011 alle 3:42 pm

          27 anni possono anche essere tanti ma anche pochi per capirne.
          come 1 può essere importante per capirne molto come per non capirne niente.
          il fatto che le sue degustazioni sono molto mirate, molto, e improntate sulla pubblicità,(€), che sulla vericità dei prodotti in sè, che molti, non riescono mai a competere per varie cose!

          • Franco Ziliani

            agosto 9, 2011 alle 7:53 pm

            posso dirle che lei é veramente uno stupido e insulso provocatore che prova a diffamare senza nemmeno avere il coraggio di farlo apertamente? Che cialtrone!

          • Cantastorie

            agosto 11, 2011 alle 2:56 pm

            l’italiano almeno sallo, visto che di vino non hai
            voce in capitolo, perché se tu ne avessi non scrivee
            resti in questo modo….

  2. Pingback: Franciacorta Brut Rosé Ardi Lovera | Wine Italy Blog

  3. Andrea

    agosto 4, 2011 alle 8:43 pm

    La bottiglia è orribile!
    Un vino sboccato a giugno mi sà di molto fresco per fare una appurata degustazione!

  4. il chiaro

    agosto 8, 2011 alle 12:00 am

    questi qui?

    http://www.youtube.com/watch?v=MRC_lgLr46o

    ma come si fa…..

    • Andrea

      agosto 9, 2011 alle 3:37 pm

      eh già…il dio denaro…

    • Franco Ziliani

      agosto 11, 2011 alle 5:11 pm

      mi sono finalmente deciso a guardare il filmato segnalato da il chiaro e confermo la verità della degustazione alla cieca. Se avessi visto preventivamente il filmato molto difficilmente mi sarebbe venuta la voglia di occuparmi dei vini di questi simpatici giovani molto “modaioli” e dal modo di pensare molto distante non solo dal mio ma da quello di tanti coetanei. Ma il bello del blind tasting é questo: che possono piacerti i vini di produttori che non ti ispirano immediata simpatia e con i quali fai davvero fatica a pensare di poter dialogare…

      • il chiaro

        agosto 11, 2011 alle 7:56 pm

        mai pensato che lei fosse in cattiva fede, tutt’altro, però spesso fatico ad essere in sintonia con i suoi giudizi e con il suo entusiasmo per il metodo classico italiano e, nel particolare, franciacortino.
        Per cui non dubito che quelle 4 stelle sul rosé di Lovera siano frutto di un suo personalissimo e liberissimo giudizio.
        A breve, se riesco a ritagliarmi un paio d’ore di tempo, andrò in visita in cantina, anche se da certe “uscite” non riscontrabili su youtube le braccia sono gia in terra da mo’.

  5. Marco De Tomasi

    agosto 11, 2011 alle 10:11 am

    Premesso che non conosco il prodotto per cui non posso dare giudizi di merito, mi meraviglio dell’utopica idea sempre più diffusa che il vignaiolo debba essere un eroe idealista che schiva il mercato come la peste.
    Le aziende vitivinicole in quanto tali hanno come scopo il profitto, quindi non flagelliamoci !.
    Anche a me fa un po’ sorridere chi si propone in ambienti tipo Hollywood o Billionare (ma veramente pensate che i frequentatori di tali locali siano in grado di comprendere il vostro lavoro ?), ma lo liquiderei solo come un problema di consulenza di immagine. Politiche commerciali di questo tipo sono a mio avviso poco intelligenti perché rischiano di legare il nome della cantina alla vacuità e caducità del temporaneo successo dei locali ove questa si propone. Rialzarsi poi è veramente difficile perché alla tua etichetta ti si è attaccata quella di quel mondo, per cui diventa difficile avere altri target.
    Secondo me questi ragazzi smaniano per entrare in un mondo luccicante che non gli appartiene e nel lungo termine rischiano di prendere una grossa tramvata.
    Se poi riescono a far profitto, meglio per loro, questi discorsi valgono meno di zero.
    Non è un’equazione comunque che prodotto proposto male = prodotto che non vale. Almeno in questa fase iniziale dove la richiesta non ha ancora peso sulla proposta.

    • Cantastorie

      agosto 11, 2011 alle 2:52 pm

      …penso che sia proprio così, il prodotto và sorretto ovunque dove c’è mercato, ma associarlo ad un certo “mondo” è un errore, sia che questo mondo “funzioni”, che, tanto peggio, possa essere effimero…..

  6. il chiaro

    agosto 11, 2011 alle 3:47 pm

    le mie perplessità (a parte la dialettica dei fratellini) non riguardano la strategia commerciale, ma certe affermazioni:
    fossi il consorzio di franciacorta prenderei provvedimenti visto l’affermazione che Giacomo Betella fa al minuto 1:28 del filmato. O vogliamo concordare che il dosaggio serve a nascondere i difetti del vino? Non solo il consorzio, ma chiunque produca brut metodo classico potrebbe risentirsi di affermazioni simili.
    Tralascio la frase “….nasce da una grandissima qualità in cantina”. Ma del vigneto?

    • Siria

      agosto 12, 2011 alle 11:16 am

      E’ Franciacorta, tutto va bene!

      • Franco Ziliani

        agosto 12, 2011 alle 11:50 am

        perché non rinnova il suo repertorio Siria? Ormai é noioso e prevedibile…

        • Siria

          agosto 12, 2011 alle 12:30 pm

          Sono un po’ fiacca in questi giorni, Ziliani. Cercherò di fare di meglio.

          • Franco Ziliani

            agosto 12, 2011 alle 12:36 pm

            allora si riposi e ritorni, se proprio deve, il blog andrà avanti benone anche senza i suoi interventi, quando avrà veramente cose interessanti da dire. Non banalità e stereotipi.. Buon Ferragosto!

        • il chiaro

          agosto 14, 2011 alle 12:22 am

          beh Ziliani, però a che pro consentire a certi personaggi (e qui non faccio riferimento ai fratelli Betella) di restare nel consorzio?
          In uno degli ultimi festival di Franciacorta ricordo l’assaggio di un saten che doveva provenire per forza da Mesnil. Ecco, son queste le cose che fan perdere credibilità. Si ha sempre l’impressione che ci siano ottimi motivi “commerciali” per chiudere un occhio e tappezzare il palato. Sarebbe interessante sapere se il consorzio guadagna dal n° di fascette rosa che si mettono in circolazione, e se “si” quanto?
          Dai, una bella inchiesta sui consorzi (non solo franciacorta, ma su tutti quelli che che hanno a che vedere con una docg) e sulle loro eventuali magagne. Magari da pubblicare prima del vinitaly.

  7. Mario Crosta

    agosto 14, 2011 alle 12:01 pm

    Carissimo Il Chiaro, a proposito dell’affermazione al minuto 1:28 sul dosaggio de “la liqueur”, potrei aggiungere che e’ facile, per chi non ne ha o per chi non ne ha all’altezza, dire che quella di non metterne e’ una scelta…
    L’affermazione che fa Giacomo ha lo stesso sapore, infatti, di chi dice che vive in appartamentino di casa popolare al decimo piano perche’ non gli piace affatto comprare una villa con parco e piscina, ma fa una scelta di vita alternativa e percio’ migliore.
    Direi che, data l’eta’ e la baldanza tipica di quell’eta’, possono credergli soltanto gli allocchi.
    Fra vent’anni, magari trenta, quando riuscira’ forse a procurarsi a un paio di milioni di euro una liqueur con i controfiocchi, vedrai che dichiarera’ esattamente il contrario.
    Mi viene in mente pero’ che in Polonia i miei suoceri diffidano dei ristoranti con la cucina piccante perche’ dicono che il pepe copre spesso i difetti di freschezza della carne…

    • il chiaro

      agosto 14, 2011 alle 2:37 pm

      Mario, guarda che i Betella sono i Moratti della Franciacorta, non è certo i soldi per la liqueur che mancano, piuttosto a me pare che manchino parecchie buone letture.

      • Mario Crosta

        agosto 14, 2011 alle 4:03 pm

        Se bastassero i soldi per fare la liqueur…

        Invece ci vogliono autentiche rarita’ enologiche e antichita’ della distillazione, tramandate di generazione in generazione, oltre al genio del compositore e anche molta fortuna. Hai comunque sacrosanta ragione: di solito la cultura e la ricchezza, se non sono accompagnate da nobilta’ d’animo e da una buosa dose di umilta’, sono fra loro inversamente proporzionali.

        • Franco Ziliani

          agosto 14, 2011 alle 4:31 pm

          non bastano i soldi a fare valide liqueur e per produrre grandi vini di territorio. Ci vogliono cultura, sensibilità, ambizioni, la capacità di dare vita a progetti importanti e naturalmente la disponibilità di terroir che esprimano grandi uve. Senza questo si resta nell’ambito dei vini tecnicamente corretti, magari molto piacevoli, ma senz’anima e capacità di emozionarci

          • Cantastorie

            agosto 14, 2011 alle 8:52 pm

            —nulla nasce per caso, tranne i figli poco desiderati…
            ..non ci si improvvisa produttori di vino, specialmente di grande vino… che abbia o meno delle bollicine…

  8. Mario Crosta

    agosto 14, 2011 alle 8:01 pm

    “tecnicamente corretti, magari molto piacevoli, ma senz’anima e capacità di emozionarci”… sì, e’ proprio tutta qui la morale della favola.
    Franco, come sempre, noi cerchiamo qualcosa che parli direttamente al cuore, frega un bel niente se ha pure un difetto! Se la donna e’ brutta, basta spegnere la luce, ma chissa’ com’e’ capace di amare!
    Ricordo una cena a casa mia con il primario di mia moglie, il barone dottor Andrzej Olgierd Kossowski, psichiatra e numero due dell’agopuntura quando ancora in Italia non si sapeva cos’era. Con un calice di Cognac in mano rispose ad una mia semplicissima domanda con queste parole: “La differenza fra noi ed i giovani medici? Questi ragazzi sanno tutto, conoscono a memoria tanti di quei libri, sono informatissimi sulle nuove tecniche, hanno una sicurezza che invidio, sono molto contento per loro, pero’… pero’ non hanno pieta’ dei pazienti”.
    Che qualcuno glielo racconti a Giacomo e alla sorella, così, alla buona. Magari qualcosa ne esce.

  9. il Bardo

    ottobre 16, 2011 alle 4:29 pm

    Ho letto con attenzione il 3ad… devo dire che si è scaduti nella polemica sociale. I proprietari in franiacorta sono TUTTI milionari oggi. Trovo stupida la polemica classista. Ognuno è libero di scegliere come promuovere la sua produzione. Daltronde il diretto “competitor” champagne è presente in tutti gli eventi mondani… Ruinart per esempio, al bilionaire e non credo sia una “romanella” (bollicina di basso pregio romana)L’utlizzo del liquer o meno, non è un delitto e non viola le norme del disciplinare. Anzichè sparare sentenze e fare i polemici del quartierino, assaggiate prima, parlare poi. Prosit

    • Franco Ziliani

      ottobre 16, 2011 alle 4:38 pm

      Bardo difatti io ho scritto del vino. E poi, dopo aver visto il video con l’intervista dei due fratelli ho pensato che avrebbero fatto meglio a valutare meglio alcune dichiarazioni, un po’ superficiali, che hanno fatto

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