18 – 40 – 13: terno secco sulla ruota di Bari. Beppe Schino, ristoratore al Sud ed il Franciacorta…

Ho chiesto a Beppe Schino, patron del ristorante-vineria Perbacco, posta nel cuore di Bari, e dotata di un’ampia carta dei vini dove hanno ampio spazio anche i vini lombardi, il punto di vista di ristoratore del Sud su uno dei vini simbolo dell’enologia settentrionale, il Franciacorta Docg. Questo considerando che mi raccontava di averne in carta oltre una decina.
Ecco le sue stimolanti riflessioni, che mi auguro possano stimolare un vivace dibattito. Buona lettura!

“Ho fatto per 18 anni l’architetto, occupandomi essenzialmente di problematiche di carattere ambientale. A 40 anni, per una serie di circostanze, ho cambiato vita. Da 13 anni faccio il ristoratore.
Ecco chiarito il mistero dei 3 numeri, che spero portino fortuna a chi volesse giocarseli.
Cabala a parte, uno dei motivi che hanno provocato il cambio di attività è il piacere da sempre provato per il buon cibo e, in particolare, per il bere bene. Il nome del mio ristorante PerBacco, chiarisce bene il concetto.
Nel corso di questi 13 anni, la mia carta dei vini è cresciuta direi quasi in maniera esponenziale, passando dalle 40 etichette dell’esordio, alle circa 370 attuali.
Avendo basato la carta, confesso la debolezza, più sui miei gusti che sulle mode o sui cataloghi, ed essendo un amante delle bollicine, una parte rilevante è dedicata a queste, sia italiane che d’oltralpe.
Tra le italiane la parte del leone, o meglio, vista la provenienza, della Leonessa, la fa il Franciacorta, in quasi tutte le tipologia previste dal Disciplinare: non dosato, Brut, Satèn, Rosè, Millesimato.
Da ristoratore devo dire con personale soddisfazione che è una tipologia di prodotto in crescita nelle richieste della clientela e che oramai ha superato quello che prima era l’utilizzo più diffuso e cioè un vino legato al “cin cin” iniziale, al benvenuto, per poi passare ai vini fermi.
Adesso gli ospiti più attenti accompagnano sempre più spesso l’intero pasto, definendo di frequente quest’ultimo in funzione della bollicina scelta che di suo offre ampie possibilità selettive.
Va aggiunto che, a mio avviso, l’apprezzabile lavoro sul campo svolto dal Consorzio di tutela ha fatto sì che trovare un Franciacorta che non sia “almeno” buono è veramente difficile. Senza parlar poi delle eccellenze produttive che assurgono a vini di altissimo valore assoluto.
Un prodotto perfetto dunque? Forse. Da appassionato, e non da ristoratore, devo dire che spesso, se pur, ribadisco, assolutamente buoni, molti dei Franciacorta “base” da me degustati sono risultati pressoché uguali tra loro, quasi fatti a cliché.
Rigidezza del disciplinare? Scarsa propensione a caratterizzare anche i prodotti base? Non lo so e non dico ciò per amor di polemica ma solo come constatazione su quel che ho bevuto, precisando che ho assaggiato vini di 15 differenti produttori, di cui non mi pare sia il caso di fare il nome.
Lo ritengo un campione sufficientemente rappresentativo. O no? Buone bollicine a tutti!
Beppe Schino, proprietario del ristorante – vineria PerBacco di Bari”.

57 commenti

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57 commenti

  1. Siria

    luglio 27, 2011 alle 12:57 pm

    Mi spiace ma non sono d’accordo su un’affermazione. Di Franciacorta “cattivi” in giro ce n’è a josa. Purtroppo ne sono stata sovente vittima, anche con bottiglie di una certa pretenziosità.

    • Franco Ziliani

      luglio 27, 2011 alle 12:58 pm

      nessuna denominazione é immune da vini meno convincenti di altri. Poi ci sono denominazioni che vantano un livello medio più elevato di altre denominazioni. Lascio a Siria intendere a chi mi riferisca… 🙂

      • Siria

        luglio 27, 2011 alle 1:34 pm

        Egregio Ziliani, quello del livello “medio” è un discorso meno banale di ciò che potrebbe sembrare ad una lettura superficiale. E tutto sommato, come appassionata, preferisco un territorio caratterizzato da alti e bassi – ovviamente conoscendo gli uni e gli altri – piuttosto che un territorio dove tanti prodotti “medi” sono di una noia mortale, insipidi e insipienti, e tante cosiddette “punte” alla prova dei fatti non si rivelano affatto tali, anche alla luce di prezzi esorbitanti.

        • Franco Ziliani

          luglio 27, 2011 alle 1:47 pm

          Beh, se il territorio cui lei fa riferimento é quello cui penso io la invito ad indicarmi dove siano gli alti. Io per quella zona di alti ne vedono pochini, quasi mosche bianche, e tanti bassi, tristi e noiosi. Per quell’altra zona, cui forse stiamo pensando entrambi, la sua valutazione non coincide affatto con la mia. Ma questo é ormai chiaro…

          • Siria

            luglio 27, 2011 alle 2:42 pm

            Sa, ho avuto la ventura un giorno di chiacchierare amabilmente con Jean-Pierre Valade, enologo champagnotto che lavora per varie aziende spumantistiche italiane. Col suo consueto fare tranchant, mi disse che il 98% dello Champagne è scadente. Curioso, non trova? I bassi di cui lei parla li definirei sì tristi; non li definirei noiosi ma scadenti e mal eseguiti. La noia la riserverei a certe fotocopiate bottiglie sgasate della sua terra preferita.

  2. Mario Crosta

    luglio 27, 2011 alle 3:22 pm

    State parlando in modo troppo criptico. I vini cui vi riferite sono troppo diversi per fare dei paragoni. Come confrontare un’Ancellotta del Mantovano con un San Colombano al Lambro, tanto per restare nella nostra Lombardia. Certo che si puo’, ma soltanto finche’ si resta nel generico, nel sommario. Ognuno ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Ci si puo’ innamorare dei pregi, ma si deve saper convivere con i difetti, almeno con quelli ineliminabili e questo e’ il segreto del buon matrimonio. Veronelli definì l’abbinamento di un vino come un matrimonio d’amore. Io un Oltrepo Pavese DOCG del posto non lo cambierei mai con un Franciacorta DOCG divino, stellare, fantastico se volessi gustare pienamente le buone pietanze locali del Prato Gaio di Montecalvo Versiggia (PV), ne’ cambierei mai un Franciacorta DOCG con niente al mondo se volessi gustare le meraviglie di pesce del Ringo di Travagliato (BS).
    Ma non siete proprio capaci di sfidarvi, oltre che a parole, a bicchieri veri, sempre pieni e sempre vuoti?

    • Franco Ziliani

      luglio 27, 2011 alle 3:25 pm

      Mario, sfide con sconosciuti o sconosciute non ne faccio. Si palesi Madame Siria (sulla cui identità ho qualche mia idea) con nome e cognome e sarà un piacere sfidarci in una degustazione cieca: tre campioni scelti da me e tre da lei e poi vediamo cosa salterà fuori…

  3. Siria

    luglio 27, 2011 alle 7:24 pm

    Sig. Mario, non le pare quantomeno curioso intervistare un ristoratore pugliese per elevare i consueti peana alla Franciacorta? C’è qualcosa che non mi torna. Senza dimenticare che sono parecchio scettica di natura.

    • Franco Ziliani

      luglio 28, 2011 alle 12:05 am

      Siria, penso che ora abbia superato la misura tollerabile. Non devo rendere conto a lei delle mie scelte editoriali, di cosa scrivo e chi intervisto. Ho spiegato perché abbia dato la parola ad un ristoratore pugliese che ha in carta, cosa rara per un ristorante pugliese, parecchi Franciacorta. Se lei non capisce, problemi suoi. E se qualcosa non le torna, come dice, non so proprio che farci. Se questo blog non la convince, “scettica di natura” come dice di essere, si rivolga pure altrove.

  4. Mario Crosta

    luglio 28, 2011 alle 8:43 am

    Siria,
    se lo desidera io potrei citarle l’opinione di un ristoratore del piu’ grande albergo internazionale a cinque stelle di Varsavia rispetto ad un mio articolo in polacco sulla maggior rivista polacca di bevande alcoliche per poter presentare il vino dell’Oltrepo Pavese in quel Paese del Baltico… ma voglio troppo bene a questa terra per scriverglielo. Erano solo due parole con un punto interrogativo.
    Invece di litigare, datevi da fare a organizzare la degustazione cieca, magari al Prato Gaio!

    • Franco Ziliani

      luglio 28, 2011 alle 8:45 am

      Mario, io con quella persona, dopo quel commento di ieri non intendo avere nulla a che fare. Che vada a commentare e provocare altrove

      • Siria

        luglio 28, 2011 alle 1:05 pm

        Com’è suscettibile, Ziliani. Solo perché facendo due conti 7 degli ultimi 10 post sono dedicati alla Franciacorta?

        • Franco Ziliani

          luglio 28, 2011 alle 2:48 pm

          non sono suscettibile Siria, é lei che ormai é arrivata al limite dell’arroganza. Io non devo rendere conto a lei delle mie scelte editoriali. E con questo ho chiuso. Se vuole leggere legga, se non leggerà più questo blog, beh, me ne farò una ragione…

  5. Mario Crosta

    luglio 28, 2011 alle 9:18 am

    Capisco, Franco.
    Tuttavia ti auguro di riuscire a portare ancora pazienza.
    Io non mi permetterei mai di mettere in discussione le scelte editoriali tue ne’ di chicchessia, ma avrei due domande da farti, magari per indirizzare la tua attenzione verso due particolari non insignificanti.
    Come mai in home page non tutte le volte sono segnalati i tre ultimi commenti? E poi perche’ solo tre quando su vinoalvino sono cinque?

  6. Siria

    luglio 28, 2011 alle 3:23 pm

    Perché dovrei smettere di leggerla, egregio? Io non le ho chiesto affatto di “rendere conto” delle sue scelte editoriali. Funziona così: lei pubblica ciò che le pare, gli utenti sono liberi di leggere e commentare, giusto? Mi limito ad osservare che la Franciacorta ha più spazio di tutte le altre zone spumantistiche messe insieme, e che non ho mai letto (ma forse m’è sfuggita) una recensione negativa di un Franciacorta. Tutto qui. E ciò mi stupisce da parte di un blogger che, come dice giustamente lui stesso, rifugge le logiche da “todos caballeros”. Non mi interessa essere polemica in modo sterile.

  7. Mario Crosta

    luglio 28, 2011 alle 4:43 pm

    Siria, io ci riprovo ancora, forse il fatto che lei sia un commentatore (o una commentatrice) oltrepadano mi fa portare un po’ piu’ di pazienza di quella che sta perdendo l’amico Franco. Nell’Antico Piemonte purtroppo siete capaci di andare in disaccordo perfino a letto, figurarsi sul vino!
    Franco scrive e commenta quel che gli pare e fa scuola a tanti, mi creda. Una volta aveva una rubrica nel portale Oltrepopavese di Patrizio Chiesa e se lei fosse tanto fortunata da rileggersi i testi delle sue degustazioni (le chieda direttamente a Patrizio che ce le ha registrate da qualche parte anche se il tempo per ripristinare l’archivio per intero non lo trova mai…) capirebbe quanto franco ami l’Oltrepo.
    Forse meno di lei e di me, ma notevolmente, glielo assicuro. E criticare dei vini he potrebbero essere eccezionali ma gli manca sempre qualcosa non e’ facile: lei ed altri la vedete come una polemica, invece e’ amore, perche’ bisognerebbe spaccargli anche i marroni a certi fissati del tank in vetroresina, delle vigne sul fondo delle tenute vicine al fiume o allo stagno, delle botti piccole, dell’estrazione esagerata, di questo e di quest’altro. In Oltrepo, lo sa anche lei, si fa vino dalla notte dei tempi, ciascuno e’ maestro in casa sua, non si ascoltano neanche fra vicini, ognuno per se e con testardaggine. Ecco il perche’ di tante buodiversita’ e tanti livelli qualitativi diversi anche in una sola tipologia di vino. In Franciacorta, invece, il Metodo Classico lo si fa da pochi decenni e sono tutti industriali, gente che non e’ venuta dalla campagna ma dall’industria per fare il metodo classico in campagna, in grandissima parte. Quindi con una cultura imprenditoriale molto piu’ omogenea, sono piu’ capaci di andare d’accordo, di fissare delle regole, di uniformare molto i prodotti, da qui la poca differenza di livello e di doti, quel cliche’ di cui ha parlato appunto Beppe Schino. Il maggior spazio che dice lei e’ frutto di un lavoro piu’ omogeneo nel vigneto Franciacorta, dove si distinguono i terroir prima dei vitigni. Invece, purtroppo per lei e per me, non esiste ancora un vigneto Oltrepo, ma tante vigne oltrepadane, dove l’impronta del vitigno e’ preponderante sul terroir.
    Smettetela di prendervi a cuscinate. Non e’ bello leggervi in questo modo. Andate a ubriacarvi insieme da qualche parte e vedra’ che lei potra’ sfruttare maggior spazio per parlare lei del suo Oltrepo. Mica e’ obbligato a farlo sempre e soltanto il buon Franco!

    • Franco Ziliani

      luglio 28, 2011 alle 4:50 pm

      Mario, io degusto e non mi ubriaco. E se caso mai dovessi decidere di farlo, lo farei con un vero amico/a non certo con le misteriose Siria di turno…

  8. Mario Crosta

    luglio 28, 2011 alle 4:53 pm

    Peccato che ero rinchiuso dove sai tu, quando sei venuto a Varsavia! Senno’ ci raccoglievano con il cucchiaino all’alba dopo aver cantato tutta la notte a squarciagola con le bottiglie in mano sempre piene e sempre vuote…

  9. Klara

    luglio 28, 2011 alle 5:22 pm

    Che bello..ragazzi!!
    Simpatica questa diatriba….
    Franco…..”suvvia” come si dice da noi in toscana!

  10. Cantastorie

    luglio 29, 2011 alle 2:53 pm

    …Il sig Mario ha fatto due istantanee delle due zone che rasentano la perfezione. complimenti!

  11. Mario Crosta

    luglio 29, 2011 alle 4:03 pm

    Grazie, Cantastorie, ma non mi chiami “sig Mario”, che va meglio semplicemente Mario. Lei avra’ anche capito che il cuore mi tira da una parte, ma il cervello da un’altra. E non e’ facile, mi creda. Ci vorrebbe un altro Duca Denari…

  12. Roger Marchi

    luglio 29, 2011 alle 6:07 pm

    Buongiorno a tutti,
    sono un bresciano che vive da più di 20 anni a Pavia, quindi mi inserisco ben volentieri in questa discussione, che vede ancora una volta protagonisti la Franciacorta e l’Oltrepò Pavese.
    L’intervista a Beppe Schino evidenzia il favore che i Metodo Classico franciacortini incontrano in tutta Italia, indicando anche due ragioni del loro successo (il fatto di essere per il ristoratore e per il cliente un prodotto ‘sicuro’, cioè affidabile, riconoscibile e con una buona qualità media e l’opera di controllo e coordinamento del Consorzio). Ve ne sono poi tante altre sulle quali ci si potrà dilungare in questo blog.
    Ora…a me piacerebbe fare alcune domande a Beppe Schino “amante delle bollicine” e titolare di un locale la cui carta dei vini, dedicata in modo “rilevante alle bollicine italiane e d’oltralpe”, dà “ampio spazio anche ai vini lombardi”. Mi piacerebbe sapere da Schino se ha in carta qualche Metodo Classico oltrepadano. E se non li ha, mi incuriosirebbe moltissimo sapere quali sono i motivi dell’esclusione (scarsa qualità in assoluto, rapporto qualità/prezzo insodddisfacente, carattere ‘gnucco’ del Pinot Nero, mancanza di promozione, mancanza di distributori ecc.). E naturalmente queste domande le vorrei rivolgere anche a tanti addetti ai lavori lombardi (e addirittura pavesi e oltrepadani) e di altre parti d’Italia.
    Il tutto per capire come mai le storiche bollicine oltrepadane (l’azienda Giorgi di Vistarino vanta di aver prodotto nel 1865 il primo Metodo Classico) abbiano perso tutto questo terreno.
    E in attesa che l’Oltrepò diventi co-protagonista della scena insieme alla Franciacorta, vogliamo almeno fargli fare un cameo in queste carte dei vini?

    • Franco Ziliani

      luglio 30, 2011 alle 8:41 am

      ottimo intervento e chiarissima la domanda: perché i ristoratori, ad esempio Beppe Schino a Bari, ma mi é capitato anche in un altro eccellente locale a Brindisi, l’Araba Fenice, mettono in carta svariati Franciacorta e qualche TrentoDoc, soprattutto quello dell'”azionista di maggioranza” della denominazione e tendono, salvo casi rarissimi, ad ignorare invece i metodo classico oltrepadani? Colpa dei ristoratori che non li conoscono o li “boicottano” (chissà mai perché?), o piuttosto colpa associata dei produttori che non sanno guardare al di fuori dell’ombelico oltrepadano e dei vini che, salvo rari casi,sono tutt’altro che appealing? Sarebbe interessante che non solo qualche ristoratore, ma anche qualche produttore di metodo classico oltrepadano, e non la “solita” Siria, intervenisse qui a dire la sua..

  13. Mario Crosta

    luglio 29, 2011 alle 7:11 pm

    Buongiorno Roger.
    Che “… abbiano perso tutto questo terreno” non direi. Non ne hanno guadagnato in immagine, in successo ed in milioni di euro come hanno saputo fare gli industriali lombardi che hanno investito in Franciacorta. Avrebbero potuto farlo se avessero proseguito nell’opera meritoria del Duca Denari, invece di andare in confusione nell’illusione che il loro mercato fosse sempre e solo quella gran vacca grassa da mungere che era Milano.
    A bottiglioni, a damigiane, a taniche, a serbatoi di vetroresina ben in vista, a cisterne che esportano vini DOC da imbottigliare a centinaia di km di distanza… e poi ognuno con la “sua” concezione del “suo” vino del “suo” poderino e crepino pure tutti gli altri che fa bene al “suo” portafoglino.
    Il mondo era ben oltre Milano e le liti tra campanili e cortili andavano bene con la Sampo’, Tortora e Mike Bongiorno, non certo in una zona vinicola che volesse diventare moderna.
    Ci sono ancora oggi gli eredi dei gran signori di una volta, lungimiranti, ma purtroppo la mentalita’ di troppi oltrepadani e’ ancora ristretta e mira al soldino facile e immediato. Me lo perdoneranno, perche’ e’ controbilanciata comunque da ben altre qualita’, ma purtroppo se le nuove generazioni non si daranno una mossa… altre zone ancora bagneranno il naso all’Oltrepo.
    Il metodo classico e’ un vino impietoso: se non e’ piu’ che buono non lo vuole nessuno e si e’ fatto un’immagine strana fra la gente, che in gran parte ancora non lo apprezza pasteggiando come fa con gli altri vini, ma lo considera un optional da ricchi e da snob. E’ nell’abinamento alle pietanze ed al territorio che l’Oltrepo

    • Mario Crosta

      luglio 29, 2011 alle 7:16 pm

      puo’ fare il salto di qualita’, ma deve esserci un “territorio” compatto, unito, determinato. Qui di territori ce ne sono uno per ogni fazzoletto di terra e lo sa anche lei che ci vive, non c’e’ forza collettiva, per ora. Hanno chiamato un Direttore del Consorzio da fuori perche’ in zona non ne trovavano uno disposto a sopportarsi rogne e magagne anche dei suoi vicini di casa.
      Spero che partoriscano un altro Duca Denari, perche’ un capo locale ci vuole, che abbia prestigio e soprattutto polso.
      (Scusi il commento spezzato da una cliccata sbagliata).

  14. Roger Marchi

    luglio 30, 2011 alle 4:59 am

    Buongiorno a lei, Mario e grazie della sua articolata e competente risposta.
    Nel mio commento però io non volevo fare confronti sulla qualità dei Franciacorta e degli altri Metodo Classico italiani (e in particolare oltrepadani), questione ripetutamente dibattuta qui e in precedenti discussioni.
    Quindi, chiedendomi come mai l’Oltrepò Pavese ha “perso terreno”, non intendevo “sul terreno della qualità”, ma (appunto) sul terreno “dell’immagine e del successo”, misurata per esempio sulla presenza delle bollicine oltrepadane nelle carte dei vini della ristorazione (a tutti i livelli). Soprattutto mi chiedo se ci sono Metodo Classico OP in quei locali nei quali il gestore non bada solo alle richieste della clientela, ma ha una passione e una curiosità enoica che cerca di trasmettere ai propri clienti, magari sfidando i loro pregiudizi o pigrizie (come nel caso – mi pare – di Beppe Schino).
    E me lo chiedevo partendo appunto dal dato storico innegabile di una tradizione centenaria (ho citato l’esempio di Vistarino) e di momenti di riconosciuto prestigio e popolarità. Ma me lo chiedo ancor di più in una fase di tentativo di rilancio del Metodo Classico OP con l’arrivo della DOCG e l’avvio dell’operazione Cruasé.
    Lei mi ha già fornito una prima risposta con motivi storici, commerciali e direi anche antropologici.
    Io vorrei citarle qualche esempio: in questi mesi ho avuto modo di mangiare in ristoranti bresciani, piacentini e toscani nelle cui carte dei vini (sezione bollicine) non ho trovato nessuna referenza oltrepadana. Ma senza spingerci fuori provincia, restiamo a Pavia: quando lei entra in alcuni bar con adeguato servizio di vini, la prima cosa che vede (Prosecco a parte) è (spesso) un bel Ca’ del Bosco Cuvée Prestige o un Villa Sparina Brut. Perché non trovo (come sarebbe naturale) una magnum di Monsupello o di Anteo o di Vistarino o un Cruasé? E perché certi validissimi Martinotti oltrepadani non riescono a contrastare nemmeno in minima parte la moda del Prosecco? Oltre a un nuovo Duca Denari, bisognerebbe trovare anche molti gestori appassionati al loro territorio che si facciano ‘mediatori culturali’. Su questo blog si è già parlato del cocciuto Giorgio Liberti, che da sempre ha una carta dei vini dedicata solo a vini del territorio, con una trentina di bollicine oltrepadane (oh, per non parlare solo del buon Liberti, spero che qualche altro ristoratore oltrepadano si faccia sentire).
    Vorrei aggiungere – e chiudo qui – che le recenti iniziative del Consorzio miranti alla “riconquista” della città di Pavia (Millebolle sul Ponte Coperto e Pavia Wine) sono da valutare in modo assai positivo. Speriamo che si insista su questa strada (a Pavia e altrove). E speriamo naturalmente (e qui faccio sì riferimento alla qualità) che i Metodo Classico OP si rivelino sempre di più bollicine all’altezza della loro storia. Se poi il pubblico le troverà ‘gnucche’ (come capita a volte a Franco Ziliani), alzeremo bandiera bianca, come quell’altro Franco.

  15. Mario Crosta

    luglio 30, 2011 alle 8:32 am

    Il “cocciuto Giorgio Liberti” del Prato Gaio non si trova ad ogni angolo delle belle strade dell’Oltrepo. Questione anche di famiglia. Quando gli altri litigavano, loro facevano da pacieri, sempre, in qualsiasi questione. Molti pranzi domenicali a tavoli uniti da loro siglavano chiarimenti e strette di mano che altrove, senza anfitrioni come i Liberti, con quel carattere dal polso fermo ma silenzioso e col guanto di velluto, non avvenivano. Chieda pure in giro, lei che ci andra’ senz’altro a godere della loro ospitalita’, che opinione ne hanno i vicini. In Oltrepo ci sono tante, troppe, litigiosita’ da galletti e sono poche le autentiche colonne dell’oltrepadanita’ come fede e bandiera sociale della stessa pasta dei Liberti. Loro hanno sempre ragionato da mediatori culturali, come dice bene lei, proponendo ai forestieri il meglio che avevano di tutti i vicini come punto di lancio di un’identita’ collettiva, del posto. Un’idea di una modernita’ incredibile, visto il successo del km zero che e’ proprio recente. Non sono gli unici, per carita’, ma sono rari e sono quelli che piu’ porto nel cuore, proprio per questo. Lei ha entrato il bersaglio, da buon bresciano che il vino lo mette anche nel caffe’: “trovare anche molti gestori appassionati al loro territorio che si facciano mediatori culturali”. E’ la via giusta, e’ la via di Patrizio Chiesa, e’ quella che Franco ha sempre indicato fin dall’inizio dei suoi raids in Oltrepo, ma mica solo lui: penso a Soldati, a Brera, a veri giganti inascoltati.
    Purtroppo, tutti forestieri. Uno in luogo, dopo il Duca denari, bisogna ancora che si faccia avanti. Non dico che non c’e’. Ma che si faccia avanti, che si carichi sulle spalle anche le rogne dei vicini, di tutti i suoi compaesani, degli oltrepadani come popolazione, che non tema di dover combattere contro le brutte abitudini che conosce benissimo. Certo che con il sostegno dei ristoratori come i Liberti gli sarebbe tutto almeno piu’ piacevole, anche se non dico piu’ facile.
    Bravo, Roger. Porta questa bandiera in giro tu, che io sono purtroppo lontano! E mi rivolgo a Siria: meno frecciatine a Franco e piu’ fiducia in se stessi. Quando si dice che un altro e’ piu’ bravo non lo si fa certo per fiaccare chi non c’e’ ancora arrivato, ma per stimolarlo a raggiungerlo e (perche’ no?) a bagnargli anche il naso…

  16. Siria

    luglio 30, 2011 alle 6:40 pm

    Egregio Roger (ma si chiama davvero così? Sa, su questo blog alle volte pare aver più importanza il nome di una persona rispetto a ciò che scrive), non vorrei parlare di strategie di mercato ma di vino. Secondo lei, sono davvero così poche le bollicine oltrepadane degne d’essere bevute, come sostiene il padrone di casa? E sarà davvero così alta la media franciacortina? Sa, io sarò magari sfortunata, ma al ristorante, in tutti questi locali dove in effetti di italiano si trova solo Franciacorta, di questi ultimi ne ho assaggiati sì alcuni buoni, naturalmente, qualcuno eccellente, ma anche parecchi banali, o molli, o loffi, o proprio mediocri tout court.

    • Franco Ziliani

      luglio 30, 2011 alle 6:58 pm

      la fantomatica ed ipotetica Siria di fronte agli interrogativi posti dal vero Roger, che esiste in carne e d’ossa e non si nasconde dietro a nickname, scantona e si arrampica sui vetri. Risponda, se é capace, e spieghi perché quegli “sprovveduti” di ristoratori si ostinano a mettere in carta svariati Franciacorta e rarissimi (vere mosche bianche) Oltrepò Pavese Docg. Perché non capiscono niente di vino, perché sarebbero “abbindolati” dagli “industriali” franciacortini, perché non colgono la grandezza delle bollicine oltrepadane, per colpa del destino “cinico e baro”, per una sorta di lotta fratricida tutta lombarda che premia i bresciani e penalizza i pavesi, o per una specie di congiura? I ristoratori tendono a scegliere Franciacorta perché i franciacortini sanno vendere meglio o perché, molto semplicemente, pensano che piacciano più le bollicine metodo classico bresciane (e alcune trentine) di quanto arrivino a piacere le bolle, spesso gnucche, targate O.P.? Provi a rispondere a questi precisi interrogativi fantomatica Siria e non divaghi!

      • Siria

        luglio 30, 2011 alle 9:19 pm

        Fantomatica e ipotetica? Ma Ziliani, perché vuole essere così villano nei miei confronti? Sono qui, in carne ed ossa, nella veranda della mia abitazione, tutt’altro che fantomatica e ipotetica, con il mio VERO nome e un cognome che ometto perché ho validi motivi per farlo! Ma lei dovrebbe essere contento della presenza di persone che animano questo blog che, invero, mi paiono piuttosto pochine! Roger Marchi esiste davvero? Me ne compiaccio, si vede che lo conosce di persona come il sig. Mario, ma se anche si chiamasse Arfenio o in qualsiasi altro modo ciò non avrebbe alcuna influenza su di me. O lei vuole un blog fatto solo di persone che la omaggiano e la venerano? L’ho forse offesa mai? Posso dire la mia? Sì, i franciacortini sanno vendere meglio, questo è indubbio! E se lei vuol bere a 23 euro quella roba che si chiama Ca’ del Bosco Cuvée Prestige, faccia pure, ci mancherebbe!

    • Mario Crosta

      luglio 30, 2011 alle 8:20 pm

      In una polemica sul vino come quella che fa sempre lei, contro i Franciacorta in qualsiasi occasione le capiti di parlarne, caro (o cara) Siria, l’anonimato potrebbe anche coprire un concorrente che approfitta del blog per fare concorrenza sleale. Per questo e’ importante il nome e cognome vero. Qualcuno ha il dubbio, in questi mesi di frecciatine che lei continua a tirare, che in realta’ lei sia un concorrente (o una concorrente) sleale, che non ha coraggio di mostrare il suo vero volto perche’ avrebbe la coda di paglia. Scusi se glielo dico pari pari, ma io che ho provato tante volte ad essere gentile con lei e a chiedere a Franco di portare piu’ pazienza di quella che ha non potevo non essere piu’ che sincero anche con lei. Se non capisce questo, caro (o cara) Siria, mi sa proprio che sara’ difficile anche per me poterla pienamente capire.

  17. Roger Marchi

    luglio 30, 2011 alle 7:19 pm

    Cara Siria,
    quando Franco Ziliani farà in Oltrepò esaustive degustazioni analoghe a quelle che gli hanno proposto altrove, allora avremo modo di confrontarci tutti sulla qualità delle bollicine oltrepadane, in coda alle varie recensioni, che mi auguro numerose.
    Mi pare poi che Ziliani più che sostenere che sono pochissimi i Metodo Classico OP di qualità, sostenga che sono pochissimi i Metodo Classico OP che incontrano il suo gusto. Non mi pare per esempio che abbia detto che il Nature Ecru di Anteo presenti difetti tecnici, ma solo che è un esempio di uno stile che a lui non piace. Anche su questo punto, però, rimando le mie opinioni a occasioni future.
    Io ho posto una questione diversa, direttamente legata all’articolo sull’enoteca di Beppe Schino, e a quella mi atterrò.
    Pertanto, cara Siria, visto che ha informato i lettori di questo blog di avere un “accompagnatore”, ci dica dove questo gentiluomo le offre pranzi e cene, se e quante bollicine oltrepadane trova in questi locali e se ha mai chiesto al titolare perché le tiene (o non le tiene).

    • Siria

      luglio 31, 2011 alle 3:41 pm

      Egregio Roger, il gentiluomo (ma non solo lui) mi accompagna in locali di vario genere, da oneste trattorie a locali stellati, in varie parti d’Italia. Bollicine oltrepadane non se ne trovano quasi mai (neanche gli altri vini, del resto). Con qualche eccezione: da Caino a Montemarano c’è Anteo, dal Bolognese a Roma Monsupello, per esempio. Sì, qualche volta mi è capitato di chiedere perché, e la risposta standard è che non le conoscono. Non è quindi questione di qualità in sé: è il territorio che non interessa e non si propone, a quanto pare. Ed è quindi evidente che questo territorio ha grandi colpe in merito.

      • Franco Ziliani

        luglio 31, 2011 alle 3:46 pm

        certo, diciamo che “non le conoscono” per addolcire la pillola amara… Sarà anche così (e qui emerge l’incapacità del mondo produttivo oltrepadano di farsi conoscere oltre Voghera e al massimo oltre Milano), ma resta il fatto che molti ristoratori quando le conoscono le evitano. Perché alla maggior parte dei consumatori, non oltrepadani, quel gusto non garba…

        • Mario Crosta

          luglio 31, 2011 alle 4:23 pm

          Io dell’Oltrepo mi berrei invece tutti i metodo classico, anche quello che i ristoratori evitano perche’ non giudicano facili da mettere sulla tavola. Ma soltanto perche’ non devo mantenere la famiglia con i guadagni del ristorante e posso percio’ incuriosirmi anche per gli eventuali difetti oppure per gli aromi e i sapori diversi da quelli di altre zone, prima per poter capire da dove escono e scriverlo al produttore con la sincerita’ del consumatore (visto che adesso le e-mail costano praticamente solo il tempo e la voglia di scriverle).
          E’ nel rapporto consumatore-produttore e nel rispetto reciproco che si migliora la qualita’. Se il rapporto e il rispetto non ci sono, hai voglia Nanaaa’…

          • Siria

            luglio 31, 2011 alle 5:21 pm

            Caro Mario, qui intervengo perché, come ho già detto, bevo in pratica solo bollicine (che NON produco e NON commercializzo, lo ribadisco per l’ultima volta). Ma ho seguito, senza intervenire, molte polemiche di Ziliani con varie persone, sull’altro blog. E va sempre a finire nello stesso modo, alla Marchese del Grillo.

  18. Siria

    luglio 31, 2011 alle 12:55 am

    Caro Mario Crosta, io NON produco alcunché in campo vinicolo, io assaggio, degusto e bevo praticamente solo bollicine. Ma quale concorrenza, leale o sleale! IO non ho ho alcun interesse economico nel mondo del vino, IO, sia chiaro. Porca paletta! E’ così difficile da capire? Nessun consorzio mi finanzia e men che meno nessun produttore!

    • Mario Crosta

      luglio 31, 2011 alle 8:10 am

      Lei puo’ dire giustamente quel che di se stessa lei vede, ma deve anche capire che un altro lettore da un anonimo non puo’ prendere per vero tutto, perche’ una ragione per cui lei difende il suo l’anonimato sicuramente ci sara’ e dal modo di scagliarsi contro il Franciacorta che lei fin qui ha adottato qualcuno puo’ essere autorizzato a pensare quello che le ho scritto. Se poi sia vero oppure no… non basta affermarlo, ma va dimostrato: con nome, cognome e indirizzo e-mail. Altrimenti le sue son soltanto chiacchiere.

      • Franco Ziliani

        luglio 31, 2011 alle 8:22 am

        non solo chiacchiere, ma anche e soprattutto inutili illazioni. Velenose e senza fondamento alcuno

      • Siria

        luglio 31, 2011 alle 3:45 pm

        Tutto ciò che si scrive in un blog, egregio Mario, in fondo sono chiacchiere. Il sig. Ziliani ha la mia mail. Poi, pensi pure ciò che vuole. Buona domenica.

        • Mario Crosta

          luglio 31, 2011 alle 4:31 pm

          Buona domenica anche a Lei, Siria, grazie. Spero che con Franco possiate avere una fruttuosa corrispondenza a quell’indirizzo e-mail. Forse vi spieghereste anche meglio che sotto gli occhi impietosi di tutti. In bocca al lupo!

  19. Cantastorie

    luglio 31, 2011 alle 8:55 pm

    …ormai spumatizzano per ogni dove, dalle terre bergamasche a quelle padovane, dalle salentine alle irpine, dal sulcis al campidano… alcune sono bevibili, altre un pò più “banali”, altre uno spreco d’intenti…
    queste diatribe lasciano il tempo che trovano, ho sentito che anche in Francia ci sono produttori che fanno dumping in Nord Europa e in Canada per vendere i resti dei loro champagne…

  20. Roger Marchi

    agosto 1, 2011 alle 3:31 pm

    Alla fine di questo primo giro, le posizioni mi sembrano chiare. Mi permetto di sintetizzare il discorso, in attesa di leggere altre opinioni di produttori, ristoratori e appassionati.
    Siria ritiene che molte bollicine targate OP hanno le carte in regola per godere di una maggiore diffusione e di un maggior prestigio, ma l’inerzia dei produttori/distributori, i problemi del territorio (che ci ha ben illustrato Mario) e la pigrizia dei titolari di locali appiattiti su una proposta ‘comoda’ ne ostacola la diffusione.
    Franco Ziliani ritiene invece che anche con un Oltrepò compatto impegnato a promuovere in ogni dove le proprie bottiglie, le cose non cambierebbero, perché è proprio il carattere poco ‘appealing’ delle bollicine OP che alla fine ne ostacolerà sempre il successo.

    Ora, Franco è in buona compagnia, perché di recente mi è capitato di parlare di Cruasé con Nicola Bonera, pluripremiato sommelier del “Due Colombe” di Cortefranca (BS), che mi ha manifestato tutto il suo scetticismo verso questo prodotto dopo le degustazioni da lui fatte fin qui: secondo Bonera il Cruasé riesce troppo gnucco ed è privo dell’eleganza e della soavità di una vera bollicina.

    Io però lascio volentieri Bonera a Franco, e mi ‘prendo’ metaforicamente Siria. Da circa quindici anni, vivendo tra Brescia e Pavia, mi diverto a far assaggiare vini dell’Oltrepò Pavese ai bresciani, per il gusto di sfidare pregiudizi ostinati, e anche per affetto verso il territorio che mi sta ospitando da tanto tempo. Ora, in tanti anni, raramente ho riscontrato obiezioni da parte dei miei amici bresciani sullo stile delle bollicine oltrepadane o su una loro ‘pesantezza’. Mentre molte volte ho ricevuto apprezzamenti (l’ultimo per un Berté e Cordini Cuvée Tradizione…100% Pinot Nero!)
    Anche nelle mie partecipazioni come ‘aiutante di campo’ di amici produttori a manifestazioni enologiche ho incontrato una percentuale molto alta di favore e curiosità verso le bollicine oltrepadane (tanto per fare due esempi e due nomi, il Millesimato di Cà del Gè a Vinitaly ha strappato più di un “Cacchio!” di sorpresa, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo, e il “Profilo” Millesimato 1994 di Andrea Picchioni ha ricevuto tempo fa a Cortina moltissimi elogi, fra i quali anche quelli della blogger Maria Grazia Melegari: http://www.soavemente.net/soavemente/2010/07/cortina-spumanti-2010-bollicine-top-line.html).

    A Franco vorrei dire ancora che in realtà i primi a non bere le bollicine oltrepadane sono proprio i pavesi. Pertanto mi chiedo: ma insomma…si può sapere chi le beve queste benedette bollicine d’Oltrepò? 🙂

    • Franco Ziliani

      agosto 1, 2011 alle 3:44 pm

      ma che domanda Roger: se le beve tutte Siria, no? 🙂

      • Roger Marchi

        agosto 1, 2011 alle 4:09 pm

        Qualcuna anch’io…:-)
        Ieri sera – manco a farlo apposta – ne ho bevuta una proprio gnucca (avevo taciuto per amor di patria adottiva).
        Comunque mercoledì sera sarò a cena da Vittorio Fusari con un’amica francese e quindi si parlerà di bollicine a 360°…spero di potervi riportare l’opinione di Fusari.

        • Franco Ziliani

          agosto 1, 2011 alle 4:12 pm

          conosco l’opinione di Vittorio, ma sarò felicissimo di pubblicarla se ce la farai conoscere Roger!

  21. anonimo

    agosto 2, 2011 alle 9:19 am

    a parte Ziliani che ogni tanto sborda piccato (ma più tolleranza no? in fin dei conti Siria non ha offeso nessuno anzi, è stata molto perseverante ed educata nel perorare la causa dell’oltrepo)è stato un grande passaggio su lemillebolleblog di Siria e di Mario.
    addendum
    il 98% degli champagne fa schifo.
    Siria hai un grande fan da oggi.

    Concludendo: per me ha sempre ragione Ziliani
    e la gara franciacorta-oltrepo finisce sempre 10-1.

    • Franco Ziliani

      agosto 2, 2011 alle 9:21 am

      anonimo, non ci tengo ad avere “sempre ragione”, tanto meno per un lettore che posta commenti qualunquisti (assurdamente anti-Champagne) come il suo

  22. anonimo

    agosto 2, 2011 alle 9:51 am

    cit. “con Jean-Pierre Valade, enologo champagnotto che lavora per varie aziende spumantistiche italiane. Col suo consueto fare tranchant, mi disse che il 98% dello Champagne è scadente”

    come si evince da quanto sopra a diffondere qualunquismo non sono l’unico, evidentemente.

    forse perchè sia io che il sig Valade di champagne scedenti ne abbiamo bevuti a decine e di buoni pochissimi?

    ribadisco, Ziliani ha sempre ragione, e lo dico non sarcasticamente ma convintamente, e lo ringrazio delle recensioni sul blog, ma è troppo permaloso.

    • Franco Ziliani

      agosto 2, 2011 alle 10:00 am

      se davvero Monsieur Valade ha fatto un’affermazione del genere (per il momento sappiamo solo che ce l’ha riferita tale Siria..) sono stupefatto. E preoccupato che un francese si lascia andare a giudizi tanto qualunquistici e, chiaramente, privi di fondamento.
      P.S. non voglio avere “sempre ragione”, egregio “anonimo”…

  23. Klara

    agosto 2, 2011 alle 10:03 am

    Che carattere..Franco!!
    Un poco permaloso si lo è!!!

  24. anonimo

    agosto 2, 2011 alle 10:50 am

    purtroppo Ziliani e la “ragione” vanno a braccetto. Lo dico con una punta d’invidia perchè anche a me piacerebbe coglierlo in fallo.
    finora non è successo (se escludiamo i giudizi a volte fin troppo benevoli sui vini francesi; ma io non faccio testo e non sono sicuramente un critico di fama nazionale).

    anche a me pare strano che un francese abbia espresso tale giudizio, ma forse è stato colpito da un eccesso di sincerità, proprio per questo apprezzabile e comunque da me condivisibile.

    addendum

    se posso dare un suggerimento a Ziliani è questo.
    non sia così suscettibile con i commentatori. Trovare una persona solare e sincera come Siria, anche se un pochetto talebana è la fortuna di blog come questo.

    • Franco Ziliani

      agosto 2, 2011 alle 12:12 pm

      grazie per il suggerimento “anonimo”, ma a me quelli che si trincerano dietro ad un nick name stanno poco simpatici… E poi “solare e sincera” Siria? Giuro che non mi ero mai accorto di questi suoi pregi… 🙂

  25. Roger Marchi

    agosto 4, 2011 alle 3:36 pm

    Come promesso, vi riporto l’esito della mia chiacchierata con Vittorio Fusari, al termine di un’ottima cena alla “Dispensa Pani e Vini” di Torbiato di Adro.

    Come mai in un locale così attento alle eccellenze italiane non si trova nella carta dei vini una sola bollicina dell’Oltrepò Pavese? Fusari, uno degli chef bresciani più importanti degli ultimi 25 anni che ha accompagnato la crescita del territorio con “Le Maschere” e “Il Volto” di Iseo, mi ha spiegato con molta verve la sua filosofia, che spero di aver ben inteso e di riportare qui correttamente.
    Fusari non ha dubbi nell’affermare che il territorio italiano più vocato per il Metodo Classico sia la Franciacorta, ormai arrivata a grandi livelli qualitativi. Questo risultato, però, non deve far sentire i franciacortini “arrivati”, ma deve spingerli a confrontarsi sempre con gli Champagne, che restano hors catégorie.
    Fusari, inoltre, non ritiene degno qualunque Franciacorta di comparire nella carta del suo locale solo perché targato Franciacorta DOCG: mi dice testualmente che “il 50% dei Franciacorta che mi propongono qui non entra”.
    Nell’altro 50% Fusari invece riscontra qualità e “anima”. Molto interessante secondo me questo punto, soprattutto considerando molti post anti-Franciacorta apparsi su questo blog: all’immagine della Franciacorta ‘industriale’ tutta strategie di mercato e immagine, Fusari contrappone una Franciacorta fatta di storie di passione e amore per la terra e per il vino.
    E’ pertanto giusto e coerente che la sua carta dei vini offra un’ampia selezione del meglio del suo territorio.
    Tuttavia, come mi segnala lui stesso, in carta – oltre agli Champagne e altre bollicine francesi – ci sono anche altre bollicine italiane (Trento DOC, per esempio). Perché dunque il Trento DOC sì e nemmeno una bollicina oltrepadana (che oltretutto è anche lombarda)? Anche del Cruasé “ricercatissimo marchio consortile registrato…che spicca nelle carte dei migliori ristoranti” (cito dalla pagina Facebook del Consorzio OP) nessuna traccia. La risposta di Fusari è emblematica: da un lato, le sue esperienze degustative passate gli hanno fatto scrivere alla casella Oltrepò Pavese “territorio vocato, ma tecniche enologiche inadeguate” e quindi gli hanno fatto perdere la curiosità verso quel territorio; dall’altro nessuno negli ultimi anni gli ha proposto occasioni per conoscere e degustare le bollicine oltrepadane.
    Fusari però si dichiara ben disposto ad assaggiare Metodo Classico OP ed eventualmente a metterlo in carta, a patto di ritrovare nella bottiglia qualità e anima.
    Ho scritto che questa risposta è emblematica, perché secondo me il problema delle bollicine (e dei vini in generale dell’Oltrepò Pavese) è proprio questo: esperienze negative del passato fanno mettere la croce sul territorio agli addetti del settore, così che un “giudizio” si cristallizzi pian piano (e anche involontariamente) in un “pregiudizio”. Ma se i migliori produttori dell’Oltrepò Pavese non si fanno conoscere, non si propongono, non si sottopongono a degustazioni magari comparate ecc., i pregiudizi aumenteranno o diventeranno più duri da scalfire.
    A questo punto, mi verrebbe da organizzare alla “Dispensa” più che una sfida “Oltrepò Pavese vs Franciacorta”, una serata culturale del tipo “Alla riscoperta dell’Oltrepò Pavese”. Franco Ziliani non potrà mancare, mentre Siria (che vuol restare anonima) la lasceremo a casa 🙂

    • Siria

      agosto 5, 2011 alle 3:02 pm

      Se mi offre la cena, egregio Roger, potrei anche venire. 🙂

    • Franco Ziliani

      agosto 5, 2011 alle 11:02 pm

      Roger, ma perche’ vuoi andare ad organizzare una cosa del genere nel cuore della Franciacorta? 🙂

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