Il Prosecco blocca gli impianti e fissa un limite alla produzione. Una saggia decisione

Non so come la prenderanno i più esagitati teorici della crescita continua finalizzata a realizzare il “sorpasso”, nella “guerra” esistente solo nella fantasia delle menti più immaginifiche, del Prosecco sullo Champagne,  ma a me questa misura, che a loro potrà apparire un freno a me sembra solo una buona dimostrazione di buon senso.
Una misura necessaria, anzi indispensabile. Questo visto che a chiederlo era lo stesso mondo produttivo, preoccupato, come si legge in una notizia pubblicata sulla news letter “Tre bicchieri” del 25 luglio, dalla speculazione in corso, cui bisognava mettere un limite al più presto, considerato che “la quantità di vitigni messi a dimora tra Veneto e Friuli negli ultimi due anni è letteralmente smisurata”.
Sto parlando, potete leggere la notizia per esteso qui, sul sito della Regione Veneto, dei decreti, firmati dalla Regione e annunciati dal suo presidente Luca Zaia, “con i quali si stabilisce che fino alla campagna 2013/2014 i vigneti della DOC Prosecco non potranno superare la superficie complessiva di 20 mila ettari, di cui 16.500 ricadenti nel Veneto e 3.500 nel Friuli Venezia Giulia.
In base alle intese con la stessa Regione Friuli Venezia Giulia, quindi, raggiunto tale limite, l’iscrizione di vigneti di Glera da destinare alla DOC Prosecco è sospesa temporaneamente fino al 2014”.
Al momento attuale gli ettari destinati a Prosecco/Glera sono 17mila, con una produzione complessiva prevista per il 2011 di 280 milioni di bottiglie che potrebbero salire a 350 milioni nel 2012.
Lo capivano anche i bambini che procedendo con questo ritmo folle ad essere fatalmente penalizzati sarebbero stati i viticoltori, che si sarebbero visti pagare le uve prodotte una miseria, e le aziende, perché con l’eccesso di offerta i prezzi sarebbero calati ancora più di quanto siano già calati, come ha puntualmente documentato questo blog, già ora.
Aveva parlato chiaro in tal senso il presidente della Confederazione agricoltori del Veneto, Daniele Toniolo: “chiudere i rubinetti alla produzione di Prosecco, rappresenta molto di più di una manovra di economia agricola”.
Come ha riferito Zaia, le cui decisioni una volta tanto non fanno una piega e sono pienamente condivisibili, “il Consorzio di tutela del Prosecco lo scorso mese di giugno ha chiesto di istituire un limite temporaneo all’iscrizione dei vigneti ai fini dell’idoneità alla rivendicazione della DOC Prosecco.
La domanda del Consorzio è supportata da uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di ricerca sulla viticoltura e l’enologia dell’Università di Padova, che tiene conto anche dei risultati dell’Osservatorio del distretto del Prosecco, sulla potenzialità produttiva della denominazione, sul livello quantitativo e qualitativo dei vini, sulle possibili dinamiche di crescita del mercato, al fine di tutelare il consumatore e garantire equilibrio nel processo produttivo”.
Questo studio aveva chiaramente evidenziato “che l’aumento degli impianti di viti, conseguente all’enorme successo riscosso nei mercati nazionali e internazionali dal Prosecco, anche a seguito del consolidamento dell’immagine del prodotto dovuta all’istituzione della DOCG, produrrà un incremento progressivo della disponibilità della materia base notevolmente superiore all’incremento che si ipotizza possa realizzarsi nei consumi, nonostante l’apertura di nuovi mercati in estremo oriente.
I limiti che abbiamo adottato, quindi, si basano su una corretta procedura, determinata dalla proiezione delle produzioni in relazione all’evolversi del mercato”.
Il mondo produttivo del Prosecco dimostra maturità e lungimiranza adottando una decisione che dimostra la chiara volontà di, parole ancora di Zaia, “governare la denominazione, trovando il giusto equilibrio tra produzione e consumo, affinché il Prosecco continui il cammino di espansione a livello internazionale avviato da tempo con uno strepitoso successo, assicurando nel contempo la giusta remunerazione alle migliaia di viticoltori che hanno investito in questa produzione”.
Il Presidente della Regione Veneto, già ministro delle Politiche Agricole, grande sostenitore (anche per motivi elettorali) della causa del Prosecco – altrove l’ho più volte definito “propagandista del Prosecco” – ha ricordato che “ogni iniziativa che assumiamo è frutto della costante collaborazione tra la Regione, le organizzazioni professionali di categoria e l’intera filiera del Prosecco.
Con loro e ancor prima con il Consorzio di tutela, qualora si verificassero evoluzioni non previste, potremmo decidere, sempre in accordo con la Regione Friuli Venezia Giulia, di sospendere anticipatamente il blocco che abbiamo fissato oggi, purché sia assicurato il mantenimento degli equilibri di mercato”.
Intanto questa misura di “controllo della produzione di Prosecco”, Docg e Doc fa capire chiaramente come la corsa sfrenata alla produzione di questo vino rischiasse seriamente di rovinare un “giocattolo” che funzionava. Ma che rischiava di rompersi…

4 commenti

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4 commenti

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  2. Cantastorie

    luglio 26, 2011 alle 10:09 am

    ……Era il minimo che potessero fare!! …anche se, come al solito, si chiude la stalla dopo la fuga dei buoi….

  3. Luca ferraro

    luglio 27, 2011 alle 3:35 pm

    torno a dire che secondo me 20.000 ettari totali è un dato errato, ne sono stati piantati più di 15000 solo negli ultimi 10 anni + quasi 3000 di reinnesti.
    Penso che questa chiusura dei rubinetti andasse fatta l’anno scorso, anche un anno e mezzo fa. Solo l’anno scorso si parla di 3900 ettari piantati e in un paio d’anni si raddoppieranno i milioni di bottiglie prodotte.
    E’ sempre brutto autocitarsi ma ne parlavo in tempi non sospetti, se volete questo è il link
    http://www.belecasel.it/wp/2011/05/dieci-anni-di-crescita-degli-impianti-di-prosecco/

  4. Pingback: In Friuli il mondo cooperativo non accetta limiti alla produzione di Prosecco! Strategie sbagliate o pura miopia? | Wine-Italy blog

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