TrentoDoc Mach riserva del fondatore 2006 Istituto Agrario San Michele all’Adige

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
9


Quando si parla di quella cosa speciale che è l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige Fondazione Edmund Mach e ci si riferisce alla sua lunga storia, che parte nel gennaio del 1874 quando la dieta Regionale Tirolese di Innsbruck deliberò di attivare a San Michele una Scuola Agraria con annessa Stazione Sperimentale, ognuna delle quali doveva congiuntamente cooperare alla rinascita ed al progresso dell’agricoltura del Tirolo, Scuola agraria nel 1919 passata alle competenze della provincia di Trento, ci si dimentica spesso che oltre ad essere un fantastico centro di formazione, sperimentazione e di ricerca su tutti gli aspetti del mondo agricolo, l’Ismaa è anche un’azienda agricola che produce.
Una Azienda agricola “composta da circa 100 ettari di terreni coltivati a vite e melo, da una cantina e da una distilleria. Essa non svolge solo attività produttive e di trasformazione, ma esercita anche un ruolo di supporto per le attività sperimentali, didattiche e dimostrative condotte dagli altri centri dell’istituto”, una azienda agricola gestita in modo da realizzare un modello di agricoltura sostenibile, adottando tecniche e fattori di produzione non problematici dal punto di vista agronomico e poco impattanti dal punto di vista ambientale”.
E oltre che un’azienda agricola è anche una cantina “ospitata nel monastero agostiniano risalente al XII secolo, dotata di una moderna e tecnologica cantina di vinificazione e di un reparto per la produzione di spumante secondo il metodo classico. Presso la cantina si trasformano solo le uve provenienti dai migliori vigneti aziendali, perseguendo l’obiettivo di produrre una gamma di vini che fungano da esempio e che rappresentino l’intero panorama enologico della provincia di Trento”.
Responsabile di questa cantina è un tecnico, un enologo stimato e rispettato da tutti, e non solo in Trentino, Enrico Paternoster, uno dei quattro saggi recentemente incaricati di delineare delle strategie di rilancio per il vino trentino.
Nella cantina dell’Istituto si producono, compresi in più linee, un po’ tutti (tanti) i vini classici che formano la variegata di vini in provincia di Trento, vini monovarietali (dai Pinot ai Marzemino al Riesling allo Chardonnay al Teroldego e al Rebo), uvaggi in versione bianco e rosso, selezioni particolari e, compreso nella linea denominata “vini speciali”, il vino di una tipologia che a Paternoster sta particolarmente a cuore, e sulla quale ha dato anche altrove, in consulenze come quella per la cantina Dorigati Methius, ampi esempi di saperci fare.
Parlo del metodo classico o meglio TrentoDoc, che Paternoster concepisce spesso con il ricorso all’affinamento di parte delle uve in legno. E vede con altrettanto piacere come riserva in grado di avere importanti evoluzioni nel tempo.
All’Istituto di San Michele Paternoster produce una riserva di TrentoDoc millesimato dedicata al fondatore dell’Istituto, Edmund Mach, a base di Chardonnay e Pinot nero, da uve provenienti da Maso Togn, situato a 700 m di altezza sulla parte apicale del conoide di Faedo, esposizione a ovest.
Un terreno da deposito morenico a mineralogia marnoso-calcarea, sub-alcalino, tessitura franco-limosa, ricco di scheletro e con buona dotazione di sostanza organica, piantato nel 1987 con una densità di 6000 ceppi ettaro, con forma di allevamento a spalliera con potatura a doppio guyot. La vinificazione è tradizionale in bianco, con fermentazione condotta parte in acciaio e parte in barriques di rovere.
La primavera successiva alla vendemmia avviene la presa di spuma e la maturazione e la permanenza sul lievito è generalmente di tre anni.
Nella mia degustazione di TrentoDoc è stato uno dei vini che maggiormente mi hanno colpito con la loro personalità, nella versione millesimato 2006 dove le percentuali dichiarate erano per il 70 per cento di Chardonnay e 30% di Pinot nero.
Paglierino verdognolo molto scarico, perlage sottile e continuo, si propone con un naso di sorprendente freschezza ed incisività, non di grande ampiezza, ma molto preciso diretto, nervoso, direi petroso e fortemente minerale, con una bella vena di mandorla precisa che dà nerbo al tutto e poi note di pietra focaia, fiori bianchi, leggeri accenni agrumati, il tutto a costituire un insieme decisamente sapido.
Eccellente equilibrio al palato, bocca di grande suadenza cremosa e avvolgente, sin dal primo sorso, largo, pieno e consistente, di grande finezza con un modo molto elegante e sapido di disporsi sul palato. Bella persistenza lunga e salata e acidità ben calibrata.
A differenza da passate versioni, dove a mio avviso la presenza del legno era per il mio personale gusto eccessiva, in questo caso la piacevolezza è assoluta ed il vino invita senza esitazioni al bere.
Potrete servirlo, se vorrete, come aperitivo, ma di quelli importanti, ma io vi consiglio di gustarlo a tutto pasto servito sui piatti, di pesce ovviamente, ma anche a base di carni bianche, più impegnativi. Non vi deluderà assolutamente, la stoffa e la tempra ci sono tutte.

3 commenti

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3 commenti

  1. Lino - c.

    luglio 25, 2011 alle 4:30 pm

    L’istituto Agrario di San Michele all’Adige,
    in migliori mani non poteva andare a finire.
    Del resto figlio dello stesso Istituto, grande
    competenza,estro un pò di pazzia,quanto basta.

  2. Paolo Bernardi

    agosto 2, 2011 alle 7:21 pm

    Grande l’Enrico, uno che i vini li sa fare di sicuro!

  3. roberta sembenotti

    aprile 5, 2012 alle 2:21 pm

    Estro e competenza e un briciolo di pazzia ritengo siano connotati di un Enologo decisamente all’altezza del ruolo e se a questi si aggiunge l’aspetto legato ai risultati allora i prodotti, come nel caso di specie, non possono che essere di caratura elevata.

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