TrentoDoc Rosé 2007 Pedrotti

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
8


Guardate la foto (in apertura, ma diverse altre le trovate sul sito Internet aziendale, qui) della cosiddetta “Grotta dello spumante”: come non desiderare di fare visita al più presto alla cantina?
Alla Pedrotti spumanti di Nomi, produttore di TrentoDoc e non solo che ha iniziato la propria attività nel 1901, le bollicine vengono difatti conservate in un ambiente suggestivo rappresentato da quella che inizialmente era solo una grotta, ma che poi nell’imminenza del primo conflitto mondiale venne ampliata dall’Impero Austroungarico per ordine dell’Imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo per ospitarvi in sicurezza gli alti comandi militari sul fronte lagarino del confine tra Italia ed Austria.
Un qualcosa che veniva ufficialmente definito “fortificazione campale di carattere provvisorio” e che in realtà, come si legge sul sito aziendale, riguarda “un complesso scavato nella roccia con un corridoio centrale, due ingressi/uscite, e caverne laterali. Questa fortificazione campale faceva parte delle retrovie austro-ungariche dietro il fronte principale della Val di Loppio-Mori-Rovereto-Zugna. Era a prova di bomba, la copertura di roccia resisteva anche ai colpi dei calibri più grossi”.
Nel corso della seconda guerra mondiale “la fortificazione divenne rifugio antiaereo per la popolazione del paese e, subito dopo, acquisita dai Pedrotti, divenne l’ottimale sala delle pupitres per le bollicine Pedrotti. I proprietari hanno ora arredato ed attrezzato la “Grotta”, adibendola a suggestivo luogo di degustazione”.
Detto dell’ambiente suggestivo, dobbiamo ora parlare del lavoro dei Pedrotti, di Paolo e delle figlie Donatella e Chiara, che proseguono l’attività iniziata da Emanuele Pedrotti, fondatore dell’Azienda, proseguita da Italo, figlio di Emanuele e quindi dal figlio Paolo, che vi si dedicò dopo aver terminato gli studi presso la scuola di enologia all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.
Un lavoro di ottimo livello, che ha come cuore pulsante la cantina situata a Nomi, piccolo centro medioevale nel cuore della Vallagarina, lungo la Strada del Vino e dei Sapori la viticoltura è l’elemento cardine dell’economia del paese, ma che è possibile soprattutto grazie alla dotazione di vigneti situati in alcune delle zone più vocate della provincia di Trento. Vigneti da cui provengono le uve Chardonnay e Pinot nero utilizzate.
Due i vini della Pedrotti che mi hanno colpito nel corso della mia ampia degustazione di TrentoDoc fatta a Trento in maggio.
Un TrentoDoc Rosé millesimato 2007 e un TrentoDoc Brut millesimato 2006.
Comincio dal Rosé, uvaggio 75% Chardonnay 25% Pinot nero e affinato 30 mesi sui lieviti. Poca, a mio avviso, la quota di Pinot nero, eppure il vino riesce a raggiungere una sua indubbia piacevolezza.
Colore rosa pallido antico, con una bella presa di spuma e un perlage sottile, naso ricco, intenso complesso, di buona maturità ma anche fresco, con un bel mix floreale-fruttato (lampone e fragola) sapido, una bella vena minerale e una nota di crosta di pane tostato in evidenza.
Bocca croccante, sapida nervosa, con una salda costruzione una bella articolazione e una certa consistenza fruttata succosa e viva ed un finale salato assai piacevole e pulito.
Ben saldo e tecnicamente ineccepibile anche il Trentodoc Pedrotti Brut Millesimato 2006, a base di un 90% di Chardonnay e un 10% di Pinot nero, affinamento, anche in questo caso, di trenta mesi sui lieviti.
Colore paglierino verdognolo di media intensità e brillantezza, mostra un naso molto fitto e compatto, maturo con uno spiccato carattere secco senza concessioni, note agrumate, di crosta di pane tostato e accenni di frutta secca. La bocca è piena e succosa, con una certa maturità di frutto in evidenza che dà larghezza e peso al bicchiere, buona la freschezza e vivace l’acidità. Ha persistenza e lunghezza ma gli manca un qualcosa in termini di personalità, che serva a caratterizzare il vino e farlo ricordare…

Pedrotti Spumanti
via Roma 2 Nomi TN
tel. 0464 835111
e-mail info@pedrottispumanti.it
sito Internet www.pedrottispumanti.it

 

21 commenti

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21 commenti

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  2. Chiara

    luglio 21, 2011 alle 11:24 am

    Che piacevole sorpresa questa mattina nel leggere questa bella recensione, grazie!
    Uno stimolo in più che alimenta la nostra passione per il Trentodoc e la cura dei dettagli…
    Appuntamento alla Grotta dello Spumante quindi!

    • Franco Ziliani

      luglio 21, 2011 alle 1:16 pm

      Chiara, a me piace pensare che possiate ribattezzarla, più correttamente, “Grotta del TrentoDoc”…

      • Chiara

        luglio 21, 2011 alle 6:22 pm

        Giusto!
        Il Trentodoc del resto è lo spumante della montagna… e in questo caso in un certo senso direttamente dal cuore della montagna, dalla “Grotta del Trentodoc”…

  3. Siria

    luglio 21, 2011 alle 11:43 pm

    Al di là di Pedrotti che è un ottimo produttore, che ne dice Ziliani di farsi promotore di una legge europea con l’obbligo dell’indicazione di sboccatura sul metodo classico?

    • francesco.piantoni

      luglio 22, 2011 alle 9:47 am

      secondo me approverebbero solo l’indicazione dell’anno, se proprio ci va di lusso.

      • Siria

        luglio 23, 2011 alle 12:25 am

        Ma non è importante, possono fare anche cuvée di annate diverse. La sboccatura, invece, è fondamentale. Non voglio comprare uno spumante che è stato 3 o 4 anni sullo scaffale di un’enoteca.

        • Franco Ziliani

          luglio 23, 2011 alle 8:17 am

          “spumante” Siria? E che cos’é? 🙂

          • Siria

            luglio 23, 2011 alle 11:50 am

            Non so, Ziliani… me lo dica lei!

          • Franco Ziliani

            luglio 23, 2011 alle 12:21 pm

            adorabile Siria, io conosco i TrentoDoc, i Franciacorta Docg, gli Alta Langa Docg, gli Oltrepò Pavese Docg, con o senza Chardonnay, gli “spumanti” non li conosco, non so proprio cosa siano…

  4. Mario Crosta

    luglio 23, 2011 alle 4:32 pm

    Franco, ma sei proprio una schiappa! Con tutti i soldi che hanno speso per farti studiare non sai ancora che cos’e’ quel vero fenomeno dello “spumante” (mi raccomando “italiano”) che sta “sorpassando” lo Champagne francese soprattutto grazie al “prosecco”? Ma allora sei proprio duro, eh? Ma vai a ripetizione, vai, da Giuseppe Martelli, che se fai il bravo e ripeti bene la sua lezioncina magari ti da’ in premio anche una bella DOCG “Birgum de hura”…

    • Mario Crosta

      luglio 23, 2011 alle 4:53 pm

      Alla cara Siria vorrei dire che quand’ero in vacanza in Sardegna ad Alghero facevo il bagno nel Mar Mediterraneo (non nel Mar di Sardegna, in sardo màre de Sardìgna o màri de Sardìnnya) e anche al Poetto di Cagliari l’ho fatto nel Mar Mediterraneo (non nel Canale di Sardegna) oppure in Corsica ad Ajaccio ho fatto il bagno nel Mar Mediterraneo (non nel Mar di Corsica). Ma potrei dire la stessa cosa riferendomi sempre al Mar Mediterraneo per quanto riguarda per esempio la Puglia: a Taranto ho fatto il bagno nel Mar Mediterraneo (non nello Ionio Settentrionale) e a Vieste sempre nel Mar Mediterraneo (non nell’Adriatico Meridionale). E via dicendo.
      Se l’EuroMeteo, per essere precisa e dare indicazioni mirate ai naviganti, ha distinto meritoriamente il Mar Mediterraneo in ben 25 settori (http://www.eurometeo.com/italian/meteomed), perche’ il presidente dell’assoenologi non vuole usare la stessa precisione e dare indicazioni mirate agli enoappassionati distinguendo le bollicine col nome e cognome della denominazione d’origine?
      Cominciamo almeno noi a cercare di farglielo capire…

  5. Siria

    luglio 23, 2011 alle 4:53 pm

    Non vorrà mica che ogni volta si ripeta tutta la pappardella delle denominazioni, nevvero? “Metodo Classico” le basta?

    • Siria

      luglio 23, 2011 alle 4:54 pm

      Però non mi ha risposto nel merito.

      • Franco Ziliani

        luglio 23, 2011 alle 5:24 pm

        Siria, ma lei pensa che abbia il potere e la capacità di farmi ascoltare? Facciamo così, mi aiuti a buttare giù un’ipotesi di intervento sul tema che mi ha proposto e proverò, tramite qualche contatto, a sentire cosa ne pensano in Champagne e nel mondo del Cava… Ci conto?

    • Franco Ziliani

      luglio 23, 2011 alle 5:22 pm

      cara Siria, duecento volte meglio metodo classico, che designa una precisa tipologia di prodotto, del banale, caciarone, confusionario “spumanti”…

  6. Mario Crosta

    luglio 24, 2011 alle 12:08 pm

    Cara Siria, quale pappardella?
    Lei vive (che fortuna!) in un territorio particolarmente vocato al pinot nero da vinificare col metodo classico, l’Oltrepo Pavese. E’ stato anni ’60 e ’70 che queste belle uve, selezionate e vinificate dalla Cantina Sociale di Santa Maria La Versa sotto la guida del Duca Denari, hanno dato uno dei migliori metodo classico del nostro Paese, per almeno due volte riconosciuto come il migliore in assoluto alla fine degli anni ’70. Si e’ fatta, allora, una fatica boia a convincere i soci a fornire le uve piu’ sane, a raccoglierle e consegnarle il piu’ in fretta possibile alla cantina in piccole cassette per evitare principi d’ossidazione, a coltivare le vigne con criteri di resa inferiore e qualita’ superiore. Io ricordo riunioni su riunioni su riunioni e non tutti capivano immediatamente il progetto di qualificazione del vostro splendido vino, abituati a ben altro in precedenza… ma quelle teste dure sono state capaci di un miracolo.
    Perche’ dunque non ripetere la “pappardella Oltrepo Pavese DOCG”, con l’orgoglio del proprio nome e cognome per intero piuttosto che parlare frettolosamente di “spumante” d’Oltrepo, una genericita’ che lo ributta nella massa invece di farlo emergere come ha meritato e merita?
    Direi la stessa cosa per gli altri metodo classico di denominazioni davvero qualificate e cioe’ firmatevi per intero, a testa alta, che il vostro prodotto vale veramente tanto.
    Odio perfino la firma C.S.S.M.L.V. come tutte le altre sigle in etichetta, oppure la citazione del solo R.I. perche’ il buon vino non merita queste raffazzonate scorciatoie nell’individuare la zona ed il produttore. Siate fieri delle vostre “pappardelle”!

    • Franco Ziliani

      luglio 24, 2011 alle 12:22 pm

      caro Mario ecco una grande differenza tra le due zone metodo classico lombarde: in provincia di Brescia considerano un punto d’orgoglio ricordare che le loro bollicine sono Franciacorta Docg. In Oltrepò, dove la Docg per le bollicine é arrivata decisamente dopo, molti produttori preferiscono ancora definire, anche sui loro siti Internet, le loro bollicine “spumanti”. Si accontentano di questa definizione confusa e sbrigativa, invece di essere, come dici bene tu, “fieri delle loro pappardelle”…

  7. Mario Crosta

    luglio 24, 2011 alle 2:05 pm

    E’ per questo, caro Franco, che mi sono rivolto al cuore oltrepadano di Siria. La Docg in Franciacorta e’ arrivata prima perche’ i produttori franciacortini hanno trovato prima un punto d’intesa ed hanno fatto ordine prima nella loro denominazione. A far ordine in quella oltrepadana c’e’ voluto piu’ tempo, troppie greppie da sfasciare, troppe cattive abitudini da isolare, troppe mezze calzette dopo la morte del Duca Denari, troppa “bonarda style” per gli allocchi, pero’ alla fin fine almeno con il metodo classico ci si e’ riusciti anche lì.
    Io penso che debbano essere fieri delle loro “pappardelle”, promuovendole all’estero in abbinamento dei prodotti tipici delle loro campagne ed alla loro cucina, partendo dal principio che il vino e’ l’ambasciatore del suo territorio ed il territorio e’ stupendo.
    Non promuoverli all’estero e’ un crimine.
    Sì, la differenza c’e’, infatti a Novembre e’ il Franciacorta che andra’ a Varsavia a presentarsi come si deve e… come la Kawasaki stara’ sulla riva del mare ad aspettare l’Honda… quella dell’Oltrepo!
    Ma spero che ci leggano, oltre a Siria, anche gli altri produttori oltrepadani. Io ho presentato su Rynki Alkoholowe i loro vini in lingua polacca, mi risulta che altri qua e la’ ne abbiano scritto, ma che molti enoappasionati non abbiano trovato i loro vini ne’ nelle enoteche ne’ nei supermercati. Insomma, che si diano da fare con le loro “pappardelle”!
    Un Lino Maga con il suo spettacolare rosso Barbacarlo in Franciacorta non ce l’hanno, un Buttafuoco come quello della valle Scuropasso nemmeno! Ma che aspettano?

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