“Spumanti” italiani: per Martelli (Assoenologi) non contano le tipologie di prodotto. Basta che siano bollicine…

Spiace rilevare che quando la discussione cade su quel tema assolutamente spurio e privo di costrutto che sarebbe “lo spumante italiano” spesso persone anche dotate di grande esperienza e titoli professionali dalla quali sarebbe lecito attendersi parole saggie sull’argomento finiscono con il sostenere tesi del tutto insostenibili.
L’ennesima riprova di questa forma di “condanna” la si ha dalle lettura dell’articolo dal titolo “Lo spumante ha fatto il botto?” a firma di Gianluca Ricci, pubblicato sul numero di giugno della vivace rivista La Madia diretta da Elsa Mazzolini.
L’autore dell’articolo prende le mossa dalla “notizia”, se così la si può definire del “sorpasso” dell’Italia sulla Francia, in materia di bollicine, strombazzata (e da me prontamente tacciata di falsa informazione) dalla Assoenologi e dal suo potente direttore Giuseppe Martelli.
Registrata la posizione del tutto contraria a questo tipo di informazione del Presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella, secondo il quale “il sorpasso dello spumante italiano è frutto per la maggior parte di un prodotto anonimo che deve le sue fortune solo ed unicamente ai prezzi bassi. Si fa un fascio unico di tutte le bollicine e poi lo si confronta con una denominazione”, l’autore dell’articolo ha passato la parola a due persone che di bollicine e di denominazioni dovrebbero saperne.
Sto parlando di Giampietro Comolli, una lunga carriera nel mondo dei consorzi, attualmente direttore di Altamarca, e del già citato direttore di Assoenologi, nonché Presidente del Comitato Nazionale Vini.
Comolli nelle sue dichiarazioni sembra partire prendendo le distanze da una stupida informazione che blatera di sorpasso del Prosecco sullo Champagne (un po’ come il sorpasso di una Panda nei confronti di una Ferrari) sostenendo che “paragonare gli spumanti italiani allo Champagne è una grande porcata.
La parola “spumante” declinata al singolare in realtà non esiste: esistono piuttosto diverse tipologie di spumanti, ognuna con le sue caratteristiche e le sue prerogative.
Se proprio volessimo divertirci a confrontarci con lo Champagne, dovremmo farlo con i suoi simili, per lo meno dal punto di vista produttivo, ovvero Franciacorta, Trento o Altalanga, per di più uno per volta”.
Ciò detto il buon Comolli, ricordandosi di lavorare per un’associazione che “propone e sostiene azioni di valorizzazione necessarie per garantire una evoluzione ed uno sviluppo economico delle produzioni tipiche e del turismo nelle sue diverse formule” di una “area collinare e pedemontana della provincia di Treviso compresa tra Borso del Grappa e Cordignano, dai Colli Asolani e il Montello alla Vallata e Valmareno, da Valdobbiadene a Pieve di Soligo, da Revine Lago fino a Fregona, dal Vittoriese e Coneglianese a Montebelluna”, ovvero per un un’entità che è “la patria e la capitale di prodotti leaders come il Conegliano Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore Spumante, Asolo Docg Prosecco Superiore Spumante, Prosecco Doc, Colli Asolani Montello Doc, Colli di Conegliano Doc con Passito Refrontolo e Torchiato di Fregona, e Verdiso Igt”, ha cominciato a fare marcia indietro e contraddirsi.
Contraddittoria rispetto a quanto affermato in precedenza è la sua affermazione secondo la quale “un ipotetico confronto solo la denominazione Prosecco oggi potrebbe reggerlo: si tratta di un’area delimitata e disciplinata, proprio come lo Champagne, anche se per metodo produttivo, tipologia del vitigno, impianti di vigneto, affinamento e imbottigliamento siamo davvero agli antipodi”.
A parte la sottolineatura dell’essere, la zona del Prosecco, “delimitata e disciplinata”, come se in Franciacorta e Trentino regnassero l’anarchia e non vi fossero confini ben precisi alla zona di produzione e regole severe da rispettare, non si capisce perché ci si ostini a paragonare allo Champagne qualcosa che si dice chiaramente esserne completamente diverso.
Comolli torna a ricordare, a proposito del “sorpasso”, che “dati e numeri presentati non sono certo omogenei (…) la produzione infatti è un dato certo solo per i vini doc e docg mentre per gli spumanti generici non esistono informazioni veramente attendibili”, ma poi non resiste ancora a difendere i colori del Prosecco vino identitario dell’Altamarca: “altro sarebbe stato mettere a confronto tra loro Champagne e Prosecco, l’unico prodotto in grado di resistere alla contesa. Per questo sarebbe auspicabile lavorare tutti insieme per rendere l’Altamarca la risposta italiana allo Champagne”.
Al che un premio a lui per la coerenza del discorso e per la consequenzialità delle diverse affermazioni parte immediatamente. Senza discussioni.
Ancora peggio fa però il direttore degli enologi e, cosa ancora più grave, presidente di quell’ente di nomina governativa che è il Comitato nazionale vini, quello che s’incarica di ammettere nuove denominazioni.
Cosa sostiene Martelli? Ribadisce la liceità del parlare di sorpasso dello “spumante italiano” sullo Champagne, visto che in termini numerici le bottiglie di spumante italiano sono state qualche milione in più rispetto a quelle delle bollicine francesi, ma poi, pur ammettendo che “si tratta di dati meramente quantitativi”, e aver ricordato che il metodo classico in Italia “è confinato in una nicchia di consumo” (nicchia che riguarda comunque 23-25 milioni di bottiglie…), incurante del detto latino “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, reitera la stanca litania del “sorpasso”.
E dimostrando che per lui basta che siano bollicine, il resto non conta, se ne esce dichiarando” ciononostante, le bollicine italiane pur nella loro estrema eterogeneità, hanno comunque superato in produzione quelle francesi. E non serve a nulla sindacare sulle tipologie di prodotto”.
Fare chiarezza, distinguere tra cose profondamente diverse e non riconducibili ad unità, che non possono essere confuse in un calderone qualsiasi è per lui “sindacare”, fare i capziosi, esprimere giudizi critici su persone o cose. In altre parole rompere le scatole e cercare il pelo nell’uovo. E sarebbero questi i cosiddetti “esperti” cui sono affidate le sorti del vino italiano? Povera Italia: del vino e non!

8 commenti

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8 commenti

  1. Cantastorie

    luglio 6, 2011 alle 2:39 pm

    …non c’entra nulla con il vino ma ho sentito che quest’anno la produzione di cozze (mitili) ha superato quella delle ostriche della Bretagna… incredibile!!

  2. enrico togni viticoltore di montagna

    luglio 7, 2011 alle 7:25 am

    credo che freud si divertirebbe tantissimo in questa situazione, avete presente la storia della sindrome!?
    INCREDIBILE

  3. Enrico

    luglio 7, 2011 alle 10:27 am

    Gentile Sig. Ziliani,
    Mi permetta la provocazione, se la politica commerciale di alcuni “spumanti italiani” è quella del basso prezzo, non sarebbe più lecito confrontarli con le vendite del CAVA? Da quel che mi risulta è il vino più venduto al mondo e, uno dei motivi , è proprio il basso prezzo.

  4. Lino - c.

    luglio 7, 2011 alle 11:30 am

    Il numero delle bottiglie,mi ricordano il treno

    I Francesi sono la motrice,e noi le carrozze.

    • Mario Crosta

      luglio 7, 2011 alle 8:16 pm

      E quando il treno va in salita, noi scendiamo a spingere, mentre quando va in discesa i francesi tirano il freno…

  5. Lino - c.

    luglio 8, 2011 alle 2:20 am

    @ Mario esattamente quello che intendevo dire,
    ciò che vale è la locomotiva, non le carrozze.
    La locomotiva può fare il bello ed il brutto,
    ma le carrozze,gioco forza si devono adeguare.

  6. Mario Crosta

    luglio 8, 2011 alle 8:12 am

    Sei forte, Lino!

  7. Lino - c.

    luglio 8, 2011 alle 9:45 am

    da una persona gentile,che sa quel che scrive,
    la competenza che dimostra,mi fa anche piacere.

    Grazie. Mario

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