Un nome per gli Sparkling wines inglesi? Talento o Cruasé evitare accuratamente, please…

Era destino che anche agli inglesi prima o poi potesse capitare. Il morbo rappresentato dalla spasmodica necessità (o piuttosto avvertita come tale) di trovare un nome comune per le English bubbles ha insidiosamente cominciato a diffondersi anche in terra d’Albione.
Come si legge in un’ampia e dettagliata cronaca della wine writer Amy Wislocki pubblicata nell’edizione on line della celebre rivista Decanter il mondo dei “méthode champenoise” prodotti in UK sta cominciando ad interrogarsi se sia necessario e utile andare oltre alla generica, e fin qui fortunata, definizione di “English sparkling wines” per approdare ad un “category name” con il quale presentarsi non solo in patria, dove questi metodo classico vanno incontrando crescente fortuna (pur rimanendo il Regno Unito, con 35,5 milioni di bottiglie il primo mercato estero in assoluto dello Champagne) ma anche all’estero.
Contratto il “morbo” ecco subito le prime un po’ originali proposte. Un produttore attivo nell’Hampshire, Coates & Seely, ha subito coniato per i suoi “Méthode Britannique” il termine Britagne. Termine che andrebbe pronunciato non si sa bene se Britannia, oppure Britanie (“brit-an-ye”) piuttosto che com’è scritto, cosa che causerebbe una rima non si sa bene quanto opportuna o desiderata con Champagne…
Ogni morbo che si rispetti nella sua fase iniziale è particolarmente pericoloso e vivace ed ecco spuntare subito, non bastando la sola proposta Britagne, un secondo ipotetico category name: Merret.
Avanzata da Mike Roberts, responsabile della trade association English Wine Producers (EWP), principale associazione dell’industria del vino britannica, la proposta mira a presentare gli sparkling wines made in UK con il nome del fisico e scienziato Christopher Merret che nel 17esimo secolo fu il primo a documentare e proporre l’aggiunta di zucchero ai vini per la produzione di “spumanti”.
Roberts è anche fondatore, direttore e winemaker della Ridgeview Wine Estate nel Sussex, azienda che attualmente detiene i diritti per l’utilizzo del termine Merret per gli sparkling, e dichiara di essere disposto a mettere a disposizione il trademark per un utilizzo pubblico, puntando a dare all’English sparkling wine movement regole come quelle in funzione nella Champagne, se non addirittura più severe.
Roberts é però consapevole che non tutti i produttori accetterebbero di assegnare in questa operazione un ruolo centrale all’EWP e quindi la proposta rischia di naufragare subito dopo essere stata avanzata.
Ma sono i diretti protagonisti, i produttori di sparkling wines britannici a mostrarsi scettici, come testimoniano i punti di vista registrati dalla Wislocki nel suo articolo, sulla necessità di darsi un nome collettivo. Oltre che sui due nomi proposti.
In Cornovaglia Bob Lindo, proprietario della Camel Valley winery, esclude di poter utilizzare per i suoi sparkling un qualsivoglia category name, perché, dice “non vogliamo essere confusi con vini di varia qualità avendo speso vent’anni per arrivare dove siamo arrivati oggi”.
A suo avviso un nome generico comune può essere valido per un soggetto fresco di entrata sul mercato non per un marchio consolidato. A suo dire “Bollinger is more about Bollinger than it is about Champagne”.
Quanto al nome Britagne, Lindo ha qualche dubbio che non possa causare qualche problema con i signori dello Champagne, quale che possa essere la pronuncia del nome: “I wouldn’t take it for granted that Champagne will be comfortable with that, however it is pronounced”.
A suo avviso meglio puntare sul nome della regione dove gli sparkling wines britannici vengono prodotti.
Anche un altro personaggio interpellato nell’inchiesta di Amy Wislocki si dimostra scettico sull’utilità del category name, Stephen Skelton, master of wine e consulente della English wine industry.
Come annota, “look at Cava, Sekt and Cap Classique – none of those confer the notion of prestige that are meant to. We should put our marketing emphasis on the product, and on showing that it can be every bit as good as Champagne”.
In altre parole esclude che Cava, Sekt o Cap Classique (il termine utilizzato in Sud Africa per designare gli sparkling wines prodotti nella zona del Capo) conferiscano quel prestigio che vorrebbero dare ai vini. Occorre concentrarsi invece sul prodotto e dimostrare come gli sparkling wines inglesi possano essere buoni come degli Champagne.
Questi, in sintesi, i temi trattati nell’inchiesta di Decanter, che vi invito a leggere integralmente qui.
Due cose emergono con ogni certezza dall’articolo. Che, “impallinati” a parte, sono pochi i produttori inglesi che vogliono seguire la strada del Cava spagnolo.
Ed in secondo luogo che, guarda caso, nella news di Decanter non sono stati citati, perché evidentemente sconosciuti, i vari tentativi fatti anche in terra italiana per arrivare ad un category name che designi i metodo classico a denominazione d’origine e non prodotti in diverse regioni.
Per cui cari amici britannici, andate pure, se proprio lo ritenete utile e necessario, alla ricerca di un nome comune per designare i vostri metodo classico e non limitarvi a chiamarli English sparkling wine.
Chiamateli come volete, ma evitando accuratamente le ipotesi Classese, Cruasé, “spumante” o quella cosa che ci si ostina a tenere in vita, quando è invece morta e defunta, che è il Talento. Con “soluzioni” del genere l’insuccesso è assicurato…

4 commenti

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4 commenti

  1. Franco Ziliani

    luglio 4, 2011 alle 4:19 pm

    al tema del “category name” per gli English Sparkling wines si é interessato, in questo articolo, anche il Daily Mail:
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-2011025/The-bottle-Britagne-English-sparkling-wine-producers-battle-drink.html?ITO=1490

  2. delphine

    luglio 4, 2011 alle 4:53 pm

    Caro Franco,
    un nome è già stato dato e annunciato dalla presidente del Consorzio dei sparkling wines inglesi in una conferenza pubblica a Vinitaly ed è “Cornwall sparkling”. C’est facile, non?!

  3. Pingback: Miracoli enoici: a medaglia l’89% dei vini inglesi partecipanti al Decanter World Wine Award | Blog di Vino al Vino

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