Oltrepò Pavese Doc Testarossa 2005 La Versa

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
7


Quale sia il mio pensiero sulle bollicine dell’Oltrepò Pavese, senza “prevenzioni” di sorta, ma in base ad una conoscenza del territorio e ad un’esperienza di degustazione prolungata nel tempo è abbastanza noto.
Ci sono vini che mi convincono, soprattutto quando raggiungono un equilibrio e una piacevolezza favoriti anche dalla presenza di una quota di Chardonnay accanto al Pinot nero dominante – ma su questo blog ho parlato più che bene anche di vini base Pinot nero in purezza, ad esempio qui – e ci sono vini che non mi convincono e non mi piacciono del tutto dove è il Pinot nero a dominare.
E poi ancora vini dove il contributo di Chardonnay non basta a risollevare la situazione e dove ci si trova alla consueta eccessiva struttura tipica dell’Oltrepò style.
Un esempio di questi vini, a mio modesto avviso, è rappresentato dall’Oltrepò Pavese Doc Testarossa 2005 della Cantina La Versa di cui ho già parlato, così così’, del Brut Carta Oro, e piuttosto bene invece del Testarossa Rosé.
Francamente da un vino top di gamma, nella serie di Blanc de noir di La Versa, secondo solo al Testarossa Principio Docg, prodotto con uve 95% Pinot Nero e 5% Chardonnay a formare una “cuvée speciale caratterizzata dalla capsula di colore rosso vivo”, con 48 mesi di permanenza sui lieviti mi aspettavo, soprattutto dopo l’assaggio  del Testarossa Rosé, qualcosa di più in termini di equilibrio, fragranza, eleganza.
Caratteristiche che, oltre alla sua salda struttura, mi avevano fatto apprezzare senza esitazioni il Rosé futuro Cruasé.
Invece da questo vino, degustato con sboccatura quarto trimestre 2010 dichiarata in retroetichetta, ho avuto la conferma di quelli che personalmente, in base al mio gusto (che qualcuno troverà troppo “chardonayzzante”) costituiscono gli oggettivi limiti di vari metodo classico oltrepadani.
Struttura a volontà, nerbo robusto, potenza, ma una carenza di quell’equilibrio che assicura la piacevolezza ed il fatto che una bottiglia stappata per essere bevuta e non semplicemente degustata (come dovrebbe essere la “mission” di ogni metodo classico degno di questo nome) venga effettivamente vuotata.
E che non richieda effettivamente per trovare un maggiore bilanciamento di essere abbinata ai cibi e portata a tavola. Un grande metodo classico perfettamente riuscito lo si gusta anche in sé conversando, come aperitivo e su preparazioni fresche e semplici e non solo su piatti di una certa importanza.
Ciò detto devo dirvi di aver avuto da questo vino, i cui dati analitici parlano di 13 gradi alcolici, acidità di 6,5 grammi litro, PH di 3,15, e zuccheri residui, un po’ elevati secondo il mio parere, di 13 grammi litro questo riscontro: colore paglierino brillante luminoso con vivaci riflessi metallici, perlage molto sottile e continuo, naso largo, maturo, ben secco che richiama ananas e pompelmo, fiori secchi, una vena di miele e soprattutto mandorla e una nota minerale di pietra focaia.
Un bouquet più largo e maturo che delicato. La bocca è ampia ricca, molto secca, per un gusto largo, strutturato e pieno, ma un po’ carente di finezza e non molto articolato, con acidità nervosa che spinge, finale leggermente amaro più che mandorlato che esalta la componente vinosa del vino che emerge progressivamente a bottiglia aperta e bicchiere versato.
Un Oltrepò Pavese decisamente gastronomico, che ho trovato un po’ carente di dinamismo e tensione e che tende a sedersi. Un vino sicuramente strutturato, che non ha grande slancio e articolazione e non ha e particolare profondità e freschezza.

6 commenti

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6 commenti

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  2. Siria

    giugno 29, 2011 alle 2:07 pm

    More solito.

  3. Roberto Morelli

    giugno 30, 2011 alle 4:46 am

    E’ stata l’ultima bottiglia di vino che ho bevuto prima di lasciare l’Italia per il Canada (per qualche anno). Ci sono affezionato. Tuttavia devo condordare con il giudizio qui espresso almeno per il 2005. Davvero l’ho trovato “gnucco”. Ma ora, in Canada, mi manca tanto come tutto dell’Italia.

    PS:
    Per un problema tecnico strano non riesco a leggere i commenti relativi a Siria donna o uomo che Vi siete scambiati. Ma alla fine? Uomo o donna? Mi stavo innamorando di lei …bello stile, tosta, arguta, caparbia…

    • Siria

      giugno 30, 2011 alle 1:39 pm

      Qualcuno, forse per invidia o per stoltezza, deve aver detto all’egregio Ziliani che sono un uomo. Ma in fondo che importa? Ciò che importa è parlare di bollicine, quindi viva questo blog. Circa il Testarossa 2005 concordo sul fatto che sia troppo dosato, e non parlo solo di zuccheri. Temo che l’improvvido sboccatore abbia appesantito uno spumante che comunque non definirei gnucco.

      • Roberto Morelli

        luglio 1, 2011 alle 7:57 am

        Gentile Siria, e’ vero le bollicine sono e devono essere l’argomento di discussione. Anche se e’ bello sapere che i commenti provengono da persone che non si nascondono o si fingono altro. Ziliani ci mette la firma e la faccia (ed il cuore): e’ giusto che anche chi condivide questo suo spazio sia autentico. Ma, ora parola ai vini…(L’ammirero’ in silenzio e da lontano…)

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