La Nova Scotia scopre la via degli sparkling wines. The next big thing “bollicinara”?

Dinamico come non mai il mondo degli sparkling wines, delle bollicine prodotte con la “méthode champenoise” in giro per il mondo!
Non si fa in tempo ad abituarsi all’idea che in Cina possano produrre sparkling (con savoir faire e know how francese), che sparkling wines britannici e non Champagne siano stati serviti al “Royal wedding”, che la Casa Reale inglese possa addirittura prodursi da sé il proprio regale metodo classico, o che sparkling wines possano diffondersi ulteriormente in India o in Brasile, che subito una possibile next big thing bollicinara si annuncia altrove.
Come si apprende da un articolo del wine writer americano Rémy Charest pubblicato sul sito Internet Palate Press la nuova frontiera degli sparkling wines si annuncia ora in un Paese che da un punto di vista vinicolo eravamo soliti abbinare agli ice wine.
Sto parlando del Canada, con la nuova “moda” dei vini “méthode champenoise”, da vitigni classici, ma anche da varietà locali e ibridi, prodotti nella Nova Scotia, provincia federale del Canada posta sull’Oceano Atlantico a nord est del Maine e insieme a Nuovo Brunswick e all’Isola del Principe Edoardo una delle tre provincie marittime canadesi. In Nova Scotia la viticoltura sta conoscendo un momento di buon sviluppo, e la produzione di sparkling wines, avviata nel 1989 dall’azienda Sumac Ridge’s, cresce, esprimendo, scrive l’autore, “grapes with good flavors, high acid and moderate alcohol, the region, according to many, shares many parameters with the best-known sparkling wine region in the world: Champagne”, uve con un buon contenuto aromatico, alta acidità e alcol moderato, con molti parametri simili a quelli della Champagne.
Charest cita i casi di alcune wineries locali, che producono con piccoli numeri ma esprimendo vini ai quali il giornalista non lesina complimenti, tipo “Fresh, crisp, intense, a true brut with an absolutely exceptional mineral backbone, the 2004 Brut Reserve is up there with some top grower champagne, in my opinion”.
Del resto girando un po’ per Internet raccogliendo i suggerimenti espressi da Charest nel suo articolo, si scopre subito che anche se i numeri restano piccoli nella Nova Scotia l’idea di poter essere una nuova zona da sparkling in terra canadese piace molto.
Basta leggere il sito Internet Bring my wine, dedicato al fenomeno del “Bring Your Own Wine” con l’elenco dei ristoranti che consentono ai clienti di portarsi il vino da casa e gustarselo a tavola per scoprire, qui, tutte le notizie utili sugli sparkling wines canadesi.
E poi visitare i siti Internet di alcune wineries, tipo Summerhill Pyramid, Sumac Ridge, 13thStreet Winery, Benjamin Bridge e Lacadie Vineyards per scoprire come la bubblies winemaking art stia prendendo piede “benefiting from a cool and long growing season”.
Uno sviluppo che induce Charest a concludere il proprio articolo con questa valutazione molto positive: “Drinking L’Acadie Brut in the meantime is by no means a consolation prize”.
Sarà davvero, questa della Nova Scotia, la next big thing “bollicinara”?

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