Franciacorta Brut Rosé Ricci Curbastro

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
8


Erano un po’ di anni che colpevolmente, nonostante conosca il suo proprietario da molto tempo, da prima che rivestisse la carica (dal 1993 al 1999) di Presidente del Consorzio Vini a Denominazione d’Origine Franciacorta (ora, dal 1998, è invece Presidente della FEDERDOC Confederazione Nazionale dei Consorzi di Tutela dei Vini a Denominazione di Origine, oltre che, dal 2009, di Valoritalia Società per la certificazione delle qualità e delle produzioni vitivinicole italiane s.r.l., ente di controllo e certificazione dei vini a Denominazione italiani creato da Federdoc e CSQA Certificazioni) che non facevo visita, nella bella azienda agricola familiare di Capriolo (sede anche di un bel Museo agricolo e del vino, e della boutique d’antiquariato Granaio verde, oltre che di un accogliente agriturismo) a Riccardo Ricci Curbastro.
Classe 1959 sicuramente uno dei personaggi, è anche presidente della EFOW, la European Federation of Origin Wines, più rappresentativi del panorama franciacortino, conduttore con il padre Gualberto di una tenuta di 27,5 ettari vitati che produce circa 200 mila bottiglie, il 55 per cento delle quali Franciacorta Docg.
E’ stato dunque interessante ritornarvi, in compagnia della carissima amica Elisabeth Babinska Poletti, grande appassionata e competente ambasciatrice dei vini italiani di qualità nella sua terra polacca, e prendere visione non solo di una cantina moderna e innovativa e attenta all’ambiente, grazie ad un impianto di pannelli solari che la rende autosufficiente da un punto di vista energetico, ma di una realtà dove si fa sperimentazione e ricerca con risultati qualitativi, tradotti nel progetto MR, Museum Release (di cui vi parlerò diffusamente presto) davvero sorprendenti.
A testimonianza di una crescita di cui i consumatori, anche quelli esteri (Ricci Curbastro è una delle aziende franciacortine che esporta maggiormente, un 35% della produzione, il dodici per cento solo in Germania) si stanno accorgendo.
Merito del lavoro di Riccardo e dei suoi collaboratori, tra i quali vale la pena ricordare gli enologi Alberto Musatti e Annalisa Massetti, mentre in passato aveva lungamente collaborato con l’azienda addirittura un wine maker australiano Owen J. Bird.
Svariate le cuvée prodotte, a partire dal Franciacorta Brut non millesimato, non commercializzato prima di una permanenza di 36 mesi sui lieviti, al Brut Satèn (40 mesi sui lieviti), all’Extra Brut (42 mesi minimo) al Dosaggio Zero Gualberto (60 mesi minimo) al Démi Sec (20 mesi). Pur essendo stato conquistato dalle particolari selezioni di Franciacorta Satèn M.R, (2004 con sboccatura marzo 2010 e 2003 con dégorgement giugno 2008) e di Franciacorta Extra Brut M.R. (2003 con sboccatura marzo 2010 e 2002 con sboccatura giugno 2008), vini che mostrano la piena corrispondenza di un risultato qualitativo indiscutibile e facilmente percepibile ad un progetto ambizioso, quello di conferire più freschezza e vita e capacità di evoluzione positiva ai vini.
Devo confessare, da grande appassionato di quella particolare difficile tipologia che è il Rosé, di essere rimasto molto ben impressionato, dalla versione targata Ricci Curbastro di questo vino. Soprattutto per la scelta di rinunciare alle comode scorciatoie della facilità e di una certa “ruffianeria” piaciona adottate invece da altri produttori di rosé franciacortini.
Un Franciacorta Rosé non solo buono, come dirò, ma bello a vedersi grazie al packaging consistente in una confezione che ha puntato su una bottiglia bianca satinata, con etichetta trasparente studiata dalla Zowart di Roma che consente “di penetrare la satinatura rivelandone l’elegante color salmone”.
Un Rosé dove la matrice di Pinot nero, una quota dell’80 per cento proveniente dal vigneto Bosco Basso in Capriolo, mentre lo Chardonnay residuo arriva da vigneti posti a Capriolo e Iseo, è evidente e prevede che l’uva borgognona compia una breve sosta in pressa a contatto con le bucce per estrarre il colore necessario, per poi compiere la fermentazione in vasca d’acciaio e, in primavera, il tiraggio con l’inizio di una lenta rifermentazione in bottiglia con permanenza sui lieviti di almeno due anni.
Dopo la sboccatura con l’aggiunta di una liqueur estremamente secca compie un ulteriore affinamento in cantina di qualche mese. Il periodo totale di maturazione è dunque di almeno 36 mesi.
Un Rosé ben secco, quattro grammi di zucchero litro, di cui ho apprezzato un esemplare dalla sboccatura 2010, che ho trovato decisamente ben fatto, calibrato, assolutamente piacevole e di grande godibilità. Per usare la simpatica definizione presente nella scheda aziendale, un Rosé “grintoso e persistente, ma nel contempo fresco ed elegante; il Don Giovanni dei Franciacorta che ben si accompagna a tutti i cibi: dal delicato al piccante, dal pesce alla carne, dai salumi ai formaggi”. Ma a mio avviso eccellente anche come aperitivo.
Colore rosa salmone pallido-buccia di cipolla, mostra un perlage sottile e continuo, con bollicine di una certa finezza, ed un profumo dove la componente sapida, minerale, nervosa, incisiva e una fragrante florealità prevalgono sulla componente di piccoli frutti, anche se in evoluzione emergono note molto delicate di mirtillo e ribes nero più che di fragoline di bosco o ciliegia.
Molto coerente a questa impostazione anche la bocca, diritta, affilata, nervosa, di buona struttura e sostanza, dove una moderata fruttuosità riceve slancio e verticalità da una calibrata acidità che spinge, da una sorta di petrosità, non appuntita, ma precisamente avvertibile, che esalta le doti di freschezza, la pulizia ed il nerbo sapido del vino, che si fa bere con grande piacere e lascia il palato perfettamente pulito.
Un Franciacorta rosé molto elegante, di carattere, una lettura del Rosé franciacortino, strutturato ma agile, che condivido in toto.

2 commenti

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2 commenti

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  2. Davide

    giugno 9, 2011 alle 5:12 pm

    Io sono rimasto sorpreso anche dal demisec della medesima azienda. Qualcun altro ha assaggiato?

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