Trentodoc Brut Riserva 2005 Endrizzi

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
8


Una novità interessante emerge dal panorama sempre più ampio e diversificato del TrentoDoc, le bollicine metodo classico che hanno tutta la potenzialità di rappresentare al meglio quanto il Trentino del vino ha oggi da offrire al consumatore.
A produrre bottiglie di buona e ottima qualità non sono più soltanto le aziende spumantistiche specializzate tipo Ferrari, Cesarini Sforza, Abate Nero, Pedrotti, Revì, oppure grandi cantine, basta citare Cavit che peraltro continuano a produrre indifferentemente anche “spumanti” metodo charmat, in un quantitativo ben superiore rispetto a quello dei vini prodotti con la tecnica della rifermentazione in bottiglia.
Con la “méthode champenoise” si cimentano bene, anzi, sempre meglio fior di realtà produttive trentine che sono eccellenti distillatori come nel caso di Pisoni, oppure produttori di vini fermi (bianchi e rossi).
Basta citare aziende come Letrari, Maso Martis, Roberto Zeni, Balter, Moser, la cantina dell’Istituto di San Michele Adige, oppure cantine cooperative come quella Cantina di Isera di cui conto di parlare presto, che seppure non possano proporre numeri importanti contribuiscono ad animare e rendere più interessante un panorama ogni anno più articolato.
Al novero delle aziende vinicole trentine produttrici di TrentoDoc da tenere in considerazione si è aggiunta da qualche tempo, con risultati decisamente confortanti, un’azienda il cui nome, per la collocazione geografica a San Michele all’Adige nel cuore della Piana Rotaliana, e per la sua specializzazione in questo vino simbolo del Trentino vinicolo in rosso è sinonimo di Teroldego.
Sto parlando di una cantina storica come la azienda Endrizzi oggi condotta da Paolo Endrici e dalla moglie Christine, eredi di una dinastia familiare enoica che risale al 1885, quando a San Michele all’Adige, località dove i monaci Agostiniani dell’Abbazia furono promotori della cultura della vite già nel Medioevo arrivarono gli Endrici (anticamente “de Enrici” oppure “Endrizzi” in dialetto locale) allora sudditi dell’Impero Austro Ungarico sotto Francesco Giuseppe.
Francesco Endrici, bisnonno degli attuali proprietari, introdusse da vero pioniere già all’inizio del Novecento i vitigni più pregiati del mondo quali il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Naturalmente dedicò le sue cure anche ai vitigni locali più importanti quali il Teroldego e il Lagrein. Nella famiglia Endrici non sono mancate personalità importanti nella storia della comunità trentina, come Romano, che fu anche Presidente della Provincia di Trento ed il nipote Franco che presiedette il Comitato Vitivinicolo Trentino per un ventennio.
La quarta generazione degli Endrici ha continuato e incrementato la tradizione familiare nell’ambito dei vini di qualità dedicando una particolare attenzione al Teroldego, vino esplorato in varie declinazioni, anche rosato e passito (Gran Masetto) e poi lavorando su varietà quali Chardonnay, Pinot grigio, Lagrein, Pinot nero, Moscato rosa, Müller Thurgau, Gewürztraminer, oltre a dare vita a cuvée particolari come il Masetto bianco, a base di diverse uve bianche aromatiche e non, ed il Masetto rosso a base di Cabernet, Merlot, Lagrein, Teroldego.
Grandi ambizioni qualitative anche per il TrentoDoc, che producono in versione millesimato riserva, da uve Chardonnay (60%) e Pinot Nero (40%), da vigneti dalle rese contenute in 60 ettolitri ettaro posti nell’area vocata di Pian di Castello, un terrazzo inclinato nelle vicinanze del Castello di Monreale – Könisberg tra i 350 ed i 420 metri di altezza.
Un vino, io ho provato l’edizione 2005, per il quale hanno scelto la via della morbidezza visto che il residuo zuccherino dichiarato è di 9,9 grammi litro, ma che al mio assaggio mi ha convinto per la sua bella intensità di colore, un paglierino oro antico vivo, per il naso molto fresco, elegante, sapido, con note di frutta secca e agrumi in evidenza, accenni di fieno e fiori secchi, una leggera vena tra l’anice e la liquirizia.
Bene anche la bocca, molto ricca, piena, di salda struttura e lunga persistenza, per un TrentoDoc di grande ampiezza ma anche di buona verticalità, importante, strutturato, ma senza sacrificare in alcun modo freschezza e piacevolezza con acidità che spinge ancora.
Il prezzo in enoteca dovrebbe essere intorno ai 20 euro, e questa riserva 2005 suscita una sola perplessità, legata alla indicazione “da non invecchiare più di due anni” che appare sulla scheda tecnica anche sul sito Internet aziendale.
Ammesso e non concesso che una metodo classico non possa essere apprezzato, perché evolve positivamente, anche dopo qualche tempo dal dégorgement, come si fa a seguire i consigli di servizio, se sulla bottiglia non appare la data di sboccatura?

4 commenti

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4 commenti

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  2. delphine

    giugno 3, 2011 alle 11:44 am

    Caro Franco,
    concordo con te sulla grande qualità e eleganza di questo trentodoc che ho avuto anche io la fortuna di commentare e votare un paio di giorni fa. La sboccatura non c’è come non c’è in 98% dei casi in Champagne e lo sai! Credo molto nella serietà di questo domaine. Direi basta chiedere! … come l’ho fatto per anni in Champagne. Cheers! Delphine.

    • Franco Ziliani

      giugno 3, 2011 alle 12:18 pm

      cara Delphine, una francese, patita dello Champagne, che si fa garante di un TrentoDoc é proprio una notizia! Quanto alla data di dégorgement, in Franciacorta di recente hanno deciso di rendere obbligatoria l’indicazione dell’anno. Peccato non abbiano deciso di indicare anche il mese lasciandolo facoltativo

  3. delphine

    giugno 3, 2011 alle 3:34 pm

    Non sono garante di nessuno!!! Degusto l’Italia per il mio nuovo lavoro e rimango una Champagnista “pour la vie”. Si, mi piace il TrentoDoc perchè è un vino come lo è lo Champagne. Tout simplement!

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