Degustazione collettiva di TrentoDoc: tutti tranne uno che non accetta il confronto

Voglio portarvi a conoscenza, ritenendolo significativo e meritevole di un discorso di carattere più generale, un episodio che mi è recentemente capitato.
Come ho raccontato ampiamente in questo articolo, grazie alla preziosa collaborazione degli amici dell’Istituto TrentoDoc e di Trentino Marketing Spa, che mi hanno organizzato in maniera impeccabile la giornata, contattando le aziende (già sensibilizzate non poco da un bel post della collega Francesca Negri pubblicato sul suo blog Geisha Gourmet) e invitandole ad inviare i campioni, recentemente ho potuto recarmi a Trento per una degustazione, un campione molto rappresentativo di 57 Trento Doc, proposti da qualcosa come 30 aziende produttrici di vini di questa denominazione.
Vini non millesimati, millesimati da annate dal 2007 al 2001, Brut, Extra Brut, Dosaggio Zero, Rosé, Riserva, in larghissima parte a base di Chardonnay, insomma una gamma ampia, rappresentativa, in grado di offrirmi un’idea ampia ed esaustiva dello status quo del TrentoDoc oggi.
A questa degustazione hanno partecipato con i loro vini, in alcuni casi con due o tre vini, aziende significative come Ferrari, Abate Nero, Cesarini Sforza, altre più piccole come Letrari, Balter, Maso Martis, Pisoni, Revì, Endrizzi, Pedrotti, Methius, Istituto di San Michele, Conti Wallenburg, la Cantina di Aldeno, Moser, Vivallis, San Michael, Roberto Zeni, Simoncelli, Madonna delle Vittorie, l’ottima Cantina d’Isera e poi la Cavit, di cui non sono notoriamente un fan e di cui ho spesso criticato scelte e strategie e decisioni in materia commerciale, a mio avviso sbagliate.
Tutte queste aziende, pur sapendo che non attribuisco punteggi e premi per guide, che non ho il potere che avevano negli anni d’oro Wine Spectator e Robert Parker e che non apro la via ai mercati asiatici come dice di poter fare Giacomino Suckling, forse per merito dei miei 26 anni di esperienza nel mondo del vino, del fatto che mi interesso al metodo classico da molto tempo, che ho inventato da novembre questo blog, l’unico del genere, dedicato al mondo delle bollicine, hanno “pacificamente” accettato di mettermi in condizioni di lavorare.
Ovvero di mettermi a disposizione perché li assaggiassi, sapendo che l’avrei fatto rigorosamente alla cieca e rispettando scrupolosamente i responsi emessi dall’assaggio, le loro cuvée, perché ne scrivessi su questo blog, sul sito Internet dell’A.I.S. (così come in passato ne avevo scritto per la defunta rivista dell’A.I.S. De Vinis) e su eventuali altre testate cui mi fosse capitata l’opportunità.
Hanno fatto questo fidandosi evidentemente della mia professionalità (e magari in alcuni casi rispettandola e apprezzandola), ritenendo che fosse giusto sottoporre il loro lavoro all’esame (senza nessuna pretesa di farne una prova verità o di pronunciare un parere che non fosse esclusivamente il mio soggettivo parere) di un professionista non sconosciuto e meritevole di fiducia.

L’hanno fatto tutti dicevo, tranne un’unica azienda, che seppure invitata a presentare i propri campioni non ha inviato nulla.
Sto parlando, visto che sono solito fare nomi e cognomi e non nascondermi dietro ad un dito, anche e soprattutto se l’azienda è potente, della Cantina Rotari emanazione spumantistica dell’ancor più potente cantina cooperativa Mezzacorona di Mezzocorona nella piana Rotaliana.
Non conosco, loro non le hanno rese note né a chi chiedeva i campioni per la degustazione, né tantomeno a me, le motivazioni per questa loro scelta, che seppure legittima (però so che i campioni per le degustazioni delle guide li mandano) è da un punto di vista offensiva nei miei confronti e decisamente strana. E non particolarmente intelligente.

Non presentare i propri campioni in una degustazione collettiva di Trento Doc per il semplice fatto che il giornalista che li assaggerà, in forma anonima, non è uno di quei giornalisti che porta Rotari e la sua politica in palmo di mano, avendo criticato il fatto che per loro il marchio prevale sul territorio, che arrivano a vendere il loro Brut base anche a prezzi da Prosecco, che usano una tecnica di comunicazione molto discutibile, e pur avendo riesumato il “cadavere del Talento”, continuano a chiamare i loro vini (che sono dei Trento Doc) “spumanti”, assume il puro significato di una sorta di ritorsione nei miei confronti e dimostra quale considerazione abbiano a Rotari Mezzacorona della ruolo dei giornalisti.
Che vanno bene solo quando ti lodano (magari ricordandosi che questa grossa cantina investe molto in pubblicità sulle riviste…) e diventano “nemici” quando fanno il loro mestiere di osservatori indipendenti, che quando c’è da formulare delle critiche lo fanno.
Non presentare i propri campioni, perché chi li degusterà non è schierato automaticamente a favore, è una prova anche di ingenuità, la rinuncia a priori a “rischiare” di veder scrivere bene di quei vini (cosa che avrei ovviamente fatto se quei TrentoDoc mi fossero piaciuti) un giornalista che si pensa che invece critichi a priori.
Una prova anche di poca correttezza nei confronti degli altri produttori di TrentoDoc che hanno invece accettato di proporre i loro vini in assaggio e si sono prestati alla logica del libero confronto.
Una logica che alla Rotari Mezzacorona evidentemente non è gradita o non appartiene al sistema di pensiero di chi pur producendo TrentoDoc evidentemente non credendo nella denominazione e nel marchio TrentoDoc preferisce presentarsi al consumatore come Talento…

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  2. Giampi Giacobbo

    giugno 1, 2011 alle 10:28 am

    Forse è un atto di onestà loro in realtà sanno che fanno Charmat …. 🙂

    • Franco Ziliani

      giugno 1, 2011 alle 10:35 am

      non scherziamo Giampi, producono metodo classico, mica Charmat… Non credo che abbiano molto sense of humour i Rizzoli…

  3. Athos CavoloVerde

    giugno 1, 2011 alle 4:41 pm

    Oh Franco, forse quelli della Rotari non sanno chi sei 😀

    maremma…

    • Franco Ziliani

      giugno 1, 2011 alle 4:56 pm

      può essere un’ipotesi.. Così dici, mando loro un mio C.V. ? 🙂

  4. Athos CavoloVerde

    giugno 1, 2011 alle 6:27 pm

    Ma scherzi a parte che avrebbero da perderci? E’ una scelta, rispettala.

    • Franco Ziliani

      giugno 1, 2011 alle 6:29 pm

      una scelta poco intelligente, e una ritorsione da bambini dell’asilo…

  5. Angelo da Trento

    giugno 7, 2011 alle 4:52 pm

    Ciao Franco,
    “che se ne parli bene, che se ne parli male, purchè se ne parli!” mi pare regola che si conferma “aurea”. Cosa sarebbe costata una pubblicità del genere, ammesso e (non) concesso che sia comunque utile? Il pensiero corre a quei 30 incamminati lungo la strada maestra senza cercare facili scorciatoie, confortati dal riconoscimento per l’esame superato o dallo sprone a far meglio. Bravi loro!

  6. GeishaGourmet

    giugno 17, 2011 alle 2:10 pm

    Grande Franco, mi sa che hai bevuto bene anche con un assente, o no?;) visti i giudizi che ho letto negli altri post mi pare proprio di sì…Grazie per il lavoro che hai fatto, non so se qualcuno te lo ha detto…

    • Franco Ziliani

      giugno 17, 2011 alle 2:20 pm

      grazie a te Francesca! Beh, ringraziamenti mi sono arrivati da alcuni dei produttori di cui ho sinora scritto, ma non da tutti… Forse sono troppo impegnati alcuni per dire qualcosa, anche due semplici parole, su quanto ho scritto dei TrentoDoc e dei loro vini in particolare… Ma non importa, io scrivo per i miei lettori, non certo per le aziende

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