Trento DOC Brut Balter

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8


C’è un dinamismo, l’ho riscontrato trascorrendo due giorni intensi in quel di Trento, che non si vedeva da tempo nel mondo del Trento Doc.
Come ho raccontato in questo articolo, pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., accanto ai nomi classici e più noti cresce il numero dei protagonisti, piccole e medie aziende agricole che alla produzione di TrentoDoc si sono accostate con il savoir faire e l’esperienza maturata sui vini fermi e con una volontà, un impegno, un attaccamento, una convinzione davvero evidenti.
E che spesso dimostrano di puntare con forza su questa particolare tipologia. Uno dei nomi che è emerso molto bene dalla mia degustazione, rigorosamente effettuata alla cieca, di 57 vini proposti da 30 aziende diverse, vini non millesimati, millesimati da annate dal 2007 al 2001, Brut, Extra Brut, Dosaggio Zero, Rosé, Riserva, in larghissima parte a base di Chardonnay, ma anche qualcuno con una percentuale anche del 40 e 60% di Pinot nero, è stato sicuramente il TrentoDoc Brut di un produttore noto anche in qualità di presidente della battagliera Associazione dei Vignaioli del Trentino.
Sto parlando di Nicola Balter, proprietario di un’azienda agricola di dieci ettari in un unico accorpamento posta sulla sommità di una collina a 350 metri di altezza sopra Rovereto, con una splendida vista sulla Vallagarina. Azienda familiare creata da Francesco Balter nel 1872 e dal 1990 condotta da Nicola e Barbara Balter.
Produttori di apprezzati Sauvignon e poi di rossi base Merlot, Cabernet e Lagrein i Balter hanno progressivamente aumentato la produzione di Trento Doc raggiungendo oggi quota 35 mila pezzi riferiti ad un Brut base affinato tre anni sui lieviti e poi ad un Brut riserva, creato in piccola quantità dal 1995 (3000 esemplari) che fa un lunghissimo affinamento di sette anni.
Per produrre i suoi Trento Doc Balter segue una precisa filosofia che così riassume sul sito Internet aziendale: “la raccolta del frutto non è anticipata, il sostegno acido è comunque garantito dal microclima permettendo così di ottenere un grado di maturazione ideale per conferire al prodotto sapore, struttura e miglior predisposizione a lunghi affinamenti. La presa di spuma è ottenuta in un ambito di pressione atmosferica all’interno delle bottiglie leggermente inferiore ai normali standard determinando così caratteristiche di spumante da consumarsi anche a tutto pasto”.
Un modo di lavorare favorito anche dalla posizione dei vigneti “in leggero declivio con esposizione a sud” che godono dell’influenza dei raggi del sole dal mattino fino alla sera senza mai essere ostruiti dalle montagne che ne incorniciano i vigneti; l’influenza dei venti rovenienti dal vicino Lago di Garda. Importante anche la composizione dei terreni, di origine morenica, con una buona presenza di scheletro su rocce calcaree.
Nel corso della mia degustazione ho provato entrambi i vini, il Brut non millesimato, con sboccatura 2011, e la riserva 2004 con sboccatura 2010, il primo ottenuto da sole uve Chardonnay e il secondo da Chardonnay e un venti per cento di Pinot nero provenienti da una serie di vigneti aziendali allevati in parte a Guyot e in parte a pergola trentina modificata.
La vinificazione per il primo spremitura soffice dei grappoli interi, fermentazione parte in acciaio, parte in piccole botti di rovere, maturazione per 8 mesi sui proprio lieviti, separati solo al momento della cuvée e affinamento sui lieviti di almeno 36 mesi, mentre la Riserva l’affinamento sui lieviti si protrae sino a 6 anni. In entrambi i TrentoDoc un quarto dei vini base sono maturati in piccoli botti di rovere.
Buono il mio riscontro sulla Riserva 2004, caratterizzata da una bellissima vivacità e brillantezza di colore, un paglierino oro ancora con venature verdognole, dai profumi intensi, maturi forse un po’ evoluti con qualche leggero accenno ossidativo, e con una bocca ancora integra, con acidità nervosa che spinge e grande freschezza, che regalano un’ottima piacevolezza salata e bella persistenza verticale, ma mi ha molto più convinto, senza se e senza ma, il Brut a base di Chardonnay.
Colore paglierino di buona intensità, con leggeri riflessi ramati, mostra un naso intrigante fresco, vivo ben articolato, con note agrumate in evidenza, accenni di frutta secca, miele e fiori bianchi, una precisa vena di mandorla e una buona mineralità. L’attacco in bocca è molto secco, incisivo, nervoso, di bel dinamismo con buona articolazione e notevole freschezza, ottimo equilibrio tra tutte le componenti, grande piacevolezza, con un finale lungo e salato che lascia ben pulita la bocca.
Un TrentoDoc che si raccomanda come ottimo aperitivo e in abbinamento ad antipasti freddi.

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