TrentoDoc: forse è la volta buona per provare a diventare protagonista

C’è un dinamismo, l’ho riscontrato trascorrendo due giorni intensi in quel di Trento, che non si vedeva da tempo nel mondo del Trento Doc.
Ne ho avuto testimonianza parlando con diversi produttori, che continuano testardamente a chiamare “spumanti” i loro vini, evidentemente non essendo entrata nella loro testa la convinzione che sia sufficiente e doveroso chiamarli solo TrentoDoc e puntare su quel meccanismo di identificazione zona-prodotto che è stato il successo di altre importanti zone produttive, in Francia ed in Italia.
E poi partecipando nel pomeriggio del 23 maggio, nell’ambito della Mostra Vini del Trentino ospitata nella splendida sede del Castello del Buonconsiglio, ad un’istruttiva degustazione intitolata “Quando il TrentoDoc invecchia”, nel corso della quale sono stati proposti dieci TrentoDoc di annate dal 2004 sino al 1998. Molti dei quale davvero in splendida forma a dimostrazione che queste bollicine hanno la capacità di “invecchiare” bene.
Ma soprattutto testimonianza di questo fervore l’ho avuta, come ho scritto in questo primo ampio resoconto pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., grazie ad una degustazione rigorosamente alla cieca, un campione molto rappresentativo di 57 Trento Doc, proposti da 30 aziende (era praticamente presente tutto il corpus del TrentoDoc, tranne una singola azienda che ha deciso di snobbare la mia degustazione e di non volersi confrontare con le altre) che mi è stata cortesemente organizzata, in maniera impeccabile, dagli amici dell’Istituto TrentoDoc e di Trentino Marketing Spa. Vini non millesimati, millesimati da annate dal 2007 al 2001, Brut, Extra Brut, Dosaggio Zero, Rosé, Riserva, in larghissima parte a base di Chardonnay, ma anche qualcuno con una percentuale anche del 40 e 60% di Pinot nero, che mi hanno globalmente dato l’impressione di una denominazione in crescita, che soprattutto comincia a credere in se stessa e avendo raccolto il guanto di sfida della concorrenza si sta tirando su le maniche per fare sempre meglio.
Per dare testimonianza al consumatore, come ha detto il bravo enologo Luciano Lunelli dell’azienda Abate Nero un chiaro segno di riconoscibilità, un nitido carattere territoriale (in larga parte dato dalla freschezza, dalla sapidità, dal nerbo acido, dal naturale equilibrio dei vini, conferito dalle uve Chardonnay, soprattutto quelle provenienti dai vigneti di media e alta collina, posti a quote superiori ai 350 metri), ai vini. Una sorta di “timbro”, di “marchio di fabbrica” che il consumatore deve essere guidato a riconoscere e apprezzare.  Come segno di diversità, come caratteristica del territorio.
Magari anche da una comunicazione più dinamica dell’attuale, e meno autoreferenziale, dove si tende a considerare il Trentino un po’ “l’ombelico del mondo” del metodo classico italiano e dove talvolta si è portati a snobbare o ridurre al rango di puri “industriali” i competitors.
Dalla degustazione ho ricavato tutta una serie di indicazioni di cui farò tesoro per proporvi una bella serie di schede di degustazione dedicate a singoli prodotti che meritano l’interesse di voi lettori di questo blog e di ogni appassionato di metodo classico.
Questo TrentoDoc, con un livello medio dei vini che si è alzato, con una qualità che in diversi casi tende ad essere medio alta e alta, che ha nella piacevolezza di beva, nella freschezza, nel nerbo il proprio carattere distintivo (spesso meglio i vini più semplici di talune cuvée più ricercate, magari affinate in legno), dà l’impressione di aver finalmente deciso cosa fare da grande e di voler provare ad essere protagonista.
Resta pertanto un mistero, con una denominazione che punta alla Docg e ha raggiunto la ragguardevole quota di 34 associati, capire il perché alcuni produttori aderenti al TrentoDoc abbiano poi aderito all’Istituto Talento, scegliendo di porre in etichetta accanto al nome della denominazione anche un nome di fantasia adottato da un numero molto ristretto di soggetti produttivi e di zone di produzione.
Ma tutto questo è tipicamente trentino e forse si spiega, per citare un’espressione di un grande trentino, il professor Attilio Scienza, con il “genius loci”, che nel caso del Trentino comporta anche un pizzico di stravaganza…

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