Franciacorta Rosé Brut vs Franciacorta Pas Dosé Pas Rosé 2006 Il Mosnel

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay, Pinot bianco

Giudizio:
8

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
9


Ho già scritto recentemente, qui, che cresce anno dopo anno il numero dei Franciacorta Docg… en rose, caratterizzati da una discutibilissima variabilità cromatica, in una gamma che va dalla buccia di cipolla, rosa pallido sino ad un cerasuolo rubino scarico quasi da Lago di Caldaro, per tacere dei vini color lampone.
Eterogeneità anche stilistica e di visioni su questa tipologia in crescita, ricca ancora di ingenuità, che diventa purtroppo anche eterogeneità del gusto, con vini molto buoni, eleganti, bella espressione di quel Pinot nero che è uno degli elementi caratterizzanti dei vini (che prevedono una presenza variabile di quella grande uva, affiancata o meno dallo Chardonnay).
Uno dei produttori che mostrano di avere idee chiare sui loro rosati, al punto di produrne ben due, e di saper conferire loro la giusta personalità, è sicuramente, cantina in quel di Camignone di Passirano, l’azienda agricola Il Mosnel (toponimo dialettale di origine celtica che significa pietraia, cumulo di sassi, adottato dal 1976) condotta esemplarmente dai fratelli Lucia e Giulio Barzanò, cresciuti alla scuola di quella grande figura della storia franciacortina che è stata la loro mamma Emanuela Barzanò Barboglio, scomparsa nel 2007.
Quaranta ettari vitati, una produzione, in larga parte destinata a Franciacorta, di 250 mila bottiglie, il Mosnel – di cui ho celebrato recentemente il valore del Pas Dosé, ha da tempo scelto una propria via al rosé dove il Pinot nero ha un ruolo centrale, al punto che è prevista una percentuale minima del 40% per il Rosé Brut non millesimato (quindicimila bottiglie) e una del 70 per cento per il più ambizioso e impegnativo Pas Dosé Pas Rosé millesimato.
Un recente assaggio di entrambi mi ha convinto una volta di più di trovarmi di fronte non solo ad una delle aziende più interessanti e in crescita del panorama franciacortino, ma a due degli esempi più validi di come si possa coniugare eleganza e struttura e assicurare piacevolezza, quell’elemento che non deve mai mancare in un metodo classico rosato.
Il primo vino degustato è la versione più “semplice” dei due, il Franciacorta Rosé Brut, mix di 40% Pinot Nero – 40% Chardonnay – 20% Pinot Bianco, provenienti dal Comune di Passirano, pedecollina di Monterotondo e Fantecolo con esposizione Est – Sud/Est, su terreno morenico, di media fertilità, sciolto, con scheletro di media profondità.
Le operazioni in cantina prevedono una vinificazione in rosato per le uve Pinot Nero, con macerazione pellicolare di alcune ore per donare il caratteristico colore rosa alla Cuvée. Chardonnay e Pinot Bianco vengono vinificati in maniera tradizionale, in pressa pneumatica con separazione della I e II spremitura. Fermentazione e successivo affinamento di circa 7 mesi avvengono parte in vasche d’acciaio termocondizionate (80%) e parte in piccole botti di rovere (20%) dove avviene anche la fermentazione malolattica. L’affinamento sui lieviti è di 20-24 mesi.
Conoscendo il mio interesse per l’evoluzione dei vini dopo la sboccatura Giulio Barzanò mi ha proposto una versione un po’ estrema di questo Rosé, con dégorgement risalente nientemeno che all’ottobre 2008. Eppure… Eppure che magnifica tenuta e brillantezza il colore buccia di cipolla cerasuolo scarico, quale eleganza e fragranza di fragoline di bosco e di lampone, di grande freschezza e sapidità ed energia, e quale croccantezza e nerbo intatto ancora oggi, perfetta pulizia, grande ricchezza e stupefacente integrità di frutto, con bocca viva e salata e grande spinta, ed un perfetto equilibrio e assoluta piacevolezza, tale da far gustare, non più degustare, un secondo bicchiere di questo vino, una volta passati a tavola.
Ovviamente più importante e strutturato il Franciacorta Pas Dosé Pas Rosé 2006 dove il Pinot Nero è presente al 70% accompagnato da un 30% di Chardonnay.
Prodotto per la prima volta nel 2001, e disponibile in un quantitativo inferiore della metà al Rosé Brut, vede ancora provenire le uve dai vigneti di Passirano, esattamente dai vigneti denominati Roccolino, Giardino e Tesa, ma la vinificazione prevede l’utilizzo solo del mosto fiore (la prima frazione del 50% di succo).
Il Parosé deve la sua tenue colorazione al Pinot Nero che subisce una lieve macerazione pellicolare. La fermentazione primaria è avvenuta in piccole botti rovere (da 225 lt), che hanno ospitato il vino per cinque mesi, fino alla primavera successiva. Assemblaggio e imbottigliamento con “sciroppo di tiraggio” precedono l’accatastamento per la rifermentazione in bottiglia con affinamento minimo di 30 mesi.
L’azienda designa il Parosé come “un vino da tutto pasto, che si sposa in maniera ottimale con i piatti di pesce, ma accompagna tranquillamente anche le carni rosse e rosa”.
Colore caratteristico, splendente, misterioso, una sorta di “oro barocco”, si propone con un naso sottile, suadente, elegantissimo, perfetto mix tra il fruttato (lampone, mirtillo e fragoline di bosco) e floreale, con una vena di cipria e di pietra focaia che si sviluppa, accanto ad un perlage molto sottile e continuo, nel bicchiere.
In bocca emerge subito la presenza caratterizzante del Pinot nero, la natura ampia e carnosa di questo Pas Rosé, anche se il vino manifesta una precisa vena sapida e nervosa che gli conferisce verticalità e freschezza, un perfetto equilibrio tra frutto e acidità (ben calibrata), una grande finezza, di vino strutturato, ricco di materia, ma assolutamente godibile e freschissimo.
Uno di quei Rosé, senza alcun dubbio, che fanno la nobilitate, in rosato, della Franciacorta di oggi.

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