Champagne Rosé Première Cuvée Bruno Paillard

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay

Giudizio:
9


Non so voi, ma io resto sempre tremendamente ammirato quando mi trovo a degustare una bottiglia di Rosé perfettamente riuscita. Mi sembra di trovarmi proiettato come per incanto nel regno della perfetta misura, dell’equilibrio e dell’eleganza assoluta, dove ogni elemento è perfettamente al proprio posto e come per incanto quello che bevi è così buono, mirabilmente riuscito, che andresti avanti a bere – essendo già passato dalla fase della pura degustazione a quella della beva – sino ad esaurimento. Della bottiglia purtroppo.
Una sensazione del genere, quel tipo di confidenza che nasce dal trovarsi di fronte ad un bicchiere dove tutto collima, tutto corrisponde ad un’ideale unità stilistica, mi è capitata stappando non una cuvée de prestige, ma uno dei vini “base”, per i quali vale la definizione di Champagne multi millésimés, quindi vini non millesimati, ma frutto di una calibrata cuvée di più annate, di quell’eccellente produttore e gran conoscitore della scena della Champagne che è Bruno Paillard.
Maison con la quale ho avuto modo di tornare in contatto lo scorso Vinitaly, grazie ad una degustazione e ad una conversazione con la deliziosa figlia di Bruno Paillard, Alice, presso lo stand del loro importatore e distributore italiano Cuzziol.
Per gli Champagne multi millésimés Paillard – che è sostenitore di una ben precisa teoria sull’evoluzione del vino in bottiglia dopo la sboccatura e che commercializza addirittura una collection di anciens dégorgements, che testimoniano l’evoluzione e la trasformazione dei vini in bottiglia, utilizza da un 20 ad un 50% di vins de réserve conservati in acciaio e in legno, e questi vini di riserva presentano percentuali varianti di vini di riserva dell’annata precedente.
Il loro Rosé Première Cuvée non sfugge a questa regola ed è un vino di « assemblage » composto essenzialmente da uve Pinot Noir, vinificato con l’uso esclusivo della prima pigiatura, più una parte significativa di Chardonnay della Côte des Blancs che apporta un tocco di freschezza, composto per un 15 per cento minimo di vins de réserve a seconda delle annate.
Per quanto riguarda il Pinot noir, è presente nell’assemblage in due forme: come vino bianco con una pigiatura rapida e la separazione del succo dalla buccia e come vino rosso con una macerazione prolungata di una piccola parte del mosto sulle bucce (proveniente dai villaggi di Verzenay, Bouzy, Mailly o Les Riceys secondo gli anni).
La permanenza sui lieviti è di 36 mesi, il vino, un Brut, ha da 8 a 9 grammi di zucchero residuo per litro, e questo Rosé riposa in cantina dopo la sboccatura e prima della commercializzazione per un periodo dai 3 ai 4 mesi. Presentato dal produttore come vino ideale da tutto pasto, e a mio avviso perfetto anche come aperitivo, questo Champagne Rosé Première Cuvée (dégorgement dichiarato novembre 2010) mi ha stupito, come dicevo, per il suo assoluto non forzare, per il proporsi, con la forza dell’evidenza come un prodotto assolutamente appealing senza per questo essere compiacente o ruffiano o ricercare strade o scorciatoie comode per farsi apprezzare.
Un po’ come la bellezza naturale di certe donne, che non hanno bisogno di trucchi, belletti, artifici, di esagerare con il look ed il modo di vestire e che sono naturalmente belle, eleganti, affascinanti e ti lasciano a bocca aperta, ammirato, per la loro grazia intrinseca. Frutto di classe, che o la si ha o non la si può inventare…
All’insegna della grazia dunque già dal colore, un rosa antico pallido, scarico, buccia di cipolla, con leggeri riflessi ramati, per continuare con un perlage di stupefacente finezza, con bollicine piccolissime di grande energia e vivacità nel bicchiere, per continuare con il naso, finissimo, suadente, di assoluta sapidità e mineralità, dove la componente fruttata  (fragoline di bosco e accenni di pesca bianca, più che ribes) è presente, ma non protagonista e dove sono piuttosto sentori floreali, di rosa, violetta, e accenni leggermente agrumati, di mandorla e nocciola non tostata e di cipria a scandire il ritmo del vino, a sancirne la delicatezza, la fragranza totale.
La bocca amplifica ed esalta questa impressione di delicatezza e finezza, con la sua assoluta precisione e freschezza, la grande pulizia e immediatezza, la morbidezza cremosa che avvolge e accarezza il palato, l’acidità perfettamente calibrata, che regala una bella profondità e verticalità al vino, una piacevolezza assoluta, con una bella persistenza salata e viva, che fa sì che la bottiglia si vuoti rapidamente e inviti a stapparne, soprattutto se in felice compagnia, una seconda.
Una sensazione di grande armonia che evoca Baudelaire e la sua Invitation au voyage: “Là, tout n’est qu’ordre et beauté, luxe, calme et volupté”…

 

 

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook