Franciacorta Palazzo Lana Brut 2004 Guido Berlucchi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
8


Procede senza incertezze e a tappe forzate il percorso di rientro nel territorio franciacortino deciso, come ampiamente annunciato nell’intervista che il suo patron recentemente mi ha concesso, e che potete leggere qui, della prima, storicamente parlando, delle aziende produttrici di quello che siamo ormai abituati a chiamare Franciacorta Docg. Parlo della Guido Berlucchi di Borgonato di Cortefranca, che dopo essere stata la prima, nel 1961, cinquant’anni fa, a produrre un Pinot di Franciacorta, rivelando la vocazione “spumantistica” della zona vinicola bresciana, e dopo la scelta, dettata dall’impossibilità di conciliare la logica di sviluppo dell’azienda con la disponibilità, all’epoca di sufficienti quantità di uve, di rinunciare a lavorare esclusivamente con uve locali scegliendo giocoforza di produrre le proprie cuvée anche con uve provenienti da Oltrepò Pavese e Trentino Alto Adige, oggi, quando ormai dispone di circa 90 ettari di vigneti in Franciacorta, e quando la zona conta ormai su 2000 ettari vitati, con un commercio di uve ormai fiorente, sta progressivamente tornando a casa.
E sta trasformando in altrettanti Franciacorta, prodotti esclusivamente con uve franciacortine, i propri metodo classico.
Come già annunciato in questo articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., nel corso del Vinitaly è stata annunciata la significativa novità riguardante il Cellarius, prodotto creato nella seconda metà degli anni Novanta per destinarlo ai canali horeca mentre la classica Cuvée Imperiale continuava ad essere destinata soprattutto alla Grande Distribuzione, vino che cambia profondamente identità.
E da VSQ (Vino spumante di qualità), prodotto con una cuvée da uve selezionate, provenienti da vigneti DOC scelti in zone vocate della Franciacorta, del Trentino (centro di pressatura Berlucchi a Lavis, Trento) e dell’Oltrepò Pavese (Centro di pressatura Berlucchi a Casteggio, Pavia), cuvée le cui percentuali  potevano variare leggermente da un anno all’altro, restando mediamente Chardonnay (70%) e Pinot nero (30%) si è trasformato in Franciacorta Docg.
Tappe precedenti di questa completa “rifondazione” in senso franciacortino della propria produzione – che conta, non va dimenticato, anche i vini di un’altra azienda di famiglia, l’Antica Fratta di Monticelli Brusati, erano state la presentazione dei tre Franciacorta ’61 e dei tre Franciacorta Palazzo Lana. Una linea che si potrebbe definire di particolare pregio, voluta fortemente dall’enologo di famiglia, Arturo Ziliani, alla fine del 2004, alla fine di una vendemmia giudicata di particolare valore.
In quell’anno una severa selezione dei migliori grappoli, le spremiture soffici e progressive, l’uso del fior fiore dei mosti (35 litri ogni cento chilogrammi d’uva, nonché, un “utilizzo moderato della piccola botte” dettero vita a vini base eccellenti che valeva la pena valorizzare.
Pertanto nella primavera del 2005 furono creati particolari assemblaggi che contribuirono a sviluppare in ciascuna tipologia, Brut, Satèn e Blanc de Noir nel caso dell’Extrème, quella che l’azienda definisce “eleganza distintiva e ampiezza aromatica durante il lungo affinamento in bottiglia”.
Tra i tre vini ho concentrato la mia attenzione sul Palazzo Lana Brut, ottenuto da uve provenienti dalle migliori porzioni dei vigneti di proprietà a Corte Franca: vigna Piazze (Chardonnay), Mancapane (Chardonnay) e Brolo (Pinot Nero), vigne “localizzate su terreni di origine morenica fluvioglaciale con suoli mediamente profondi, ben esposte su versanti di piccola pendenza adatti a produrre uve sane, dorate e aromatiche”, oltre alla vigna San Carlo (Chardonnay), “collocata su terra argillosa, fredda e profonda, originata dal ritiro del ghiacciaio del Sebino e particolarmente adatta a produrre uve fresche, con elevato tenore acido”.
Le vigne sono allevate ad altissima densità, 10.000 ceppi per ettaro, a cordone speronato permanente. Come ricorda la dettagliata scheda tecnica del vino, “numerosi sono stati gli interventi manuali nel vigneto: la potatura con una bassa carica di gemme, la rigida selezione manuale dei migliori germogli primaverili, la leggera sfogliatura sui filari che favorisce l’ingresso dei raggi solari e diminuisce l’umidità mattutina, un ulteriore diradamento dei frutti a giugno che ha limitato la resa a soli 4/5 grappoli per pianta, e infine un’accurata vendemmia con la selezione già in vigna dei migliori grappoli”.
Quella 2004 fu anche in Franciacorta un’annata “particolarmente generosa, con temperature estive medio-basse alternate a isolate piogge che hanno consentito di giungere senza particolari stress idrici fino alla piena maturazione degli acini, in modo molto scalare a seconda delle caratteristiche delle vigne. Le giornate ventilate e soleggiate, ma tuttavia fresche, di agosto, hanno garantito maturazioni omogenee e progressive e la raccolta nel momento ideale nelle singole vigne.
Il 18 agosto, data d’inizio della vendemmia, i vinaccioli erano ben maturi, gli zuccheri non eccessivi, l’acidità perfettamente bilanciata e le uve, grazie alle fresche sere estive, leggermente aromatiche: ottimi presupposti per un millesimo significativo”.
Il comportamento in cantina fu altrettanto meticoloso: “uve raccolte a mano, sono state riposte in cassette da 18 chili e, trasportate rapidamente in cantina, collocate manualmente in presse a membrana. Spremitura soffice e progressiva che, grazie all’incremento lento e graduale della pressione esercitata sull’uva, ha permesso il frazionamento dei mosti, ossia l’estrazione selettiva del succo: dapprima il più qualitativo, presente nella parte centrale dell’acino, poi quello in prossimità della buccia e infine quello meno interessante, che circonda i vinaccioli”.
Vennero utilizzate esclusivamente le primissime frazioni di pressatura, le teste di fiore, pari a non più di 35 litri ogni 100 chili di uva. A seguire una prima fermentazione alcolica in serbatoi d’acciaio inox alla temperatura di 18 grado e al termine alcune delle migliori partite di Chardonnay e Pinot Nero vennero trasferite in barrique di rovere Allier di secondo e terzo passaggio, dove hanno terminato la fermentazione e iniziato l’affinamento sur lies per 8 mesi, fino all’assemblaggio definitivo; le restanti sono state affinate a contatto dei lieviti nobili e, se questi di grande qualità, sottoposte al batonnage. “L’assemblaggio definitivo è stato creato in primavera: dopo aver selezionato le migliori partite, sono state effettuate le prove di cuvée in laboratorio.
I vini base scelti per la creazione di questo Brut (Chardonnay 75% e Pinot Nero 25%) provengono dalla combinazione di ben diciannove selezioni”. L’imbottigliamento avvenne nell’aprile 2005, seguito da un affinamento a contatto dei lieviti per almeno 48 mesi. Dopo la sboccatura le bottiglie hanno riposato in cantina per almeno altri 4 mesi prima della spedizione.
Il tutto per una produzione di 11.490 bottiglie, i cui dati analitici parlavano di un estratto secco netto 22 g/l, di Zuccheri 8,0 g/l, pH 3,05, acidità totale 7,5 g/l.
Cosa mi ha detto l’assaggio? Di trovarmi di fronte ad un buon Franciacorta, sicuramente di livello, ma non ancora speciale. Paglierino oro intenso il colore, notevole spuma e perlage piuttosto sottile, si propone con un naso molto secco, compatto, di buon complessità, che abbina note di frutta secca (netta la mandorla) a ricordi floreali, accenni di miele e crema pasticcera, una vena agrumata, ad una notevole presenza di frutta matura, prugna gialla, frutta esotica in particolare, a comporre un insieme ricco, di buona fragranza e cremosità.
La bocca è ampia, succosa, larga, piena, con una certa vinosità, una buona ricchezza di frutto, acidità ben calibrata e non aggressiva, gusto, largo, pieno, ben polputo. Un vino molto rotondo, con una vena leggermente dolce, di buona freschezza e sapidità, che si fa bere molto bene, ma cui manca un quid, un filo in più di carattere, per raggiungere l’eccellenza.

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