Franciacorta Brut “Blanc de Noir” Majolini

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Ho già sottolineato, in un precedente articolo di qualche mese fa che potete rileggere qui, il carattere peculiare di quella parte della Franciacorta che corrisponde al territorio, ma aggiungerei anche al terroir, di Ome.
Una parte settentrionale della denominazione e dei suoi circa 2500 ettari vitati che si distingue per la sua particolare geologia, costituita com’é da stratificazioni di medolo, calcare bianco purissimo, in grado di donare mineralità e struttura ai vini ed in particolare ai Franciacorta qui prodotti.
Il borgo è inoltre ubicato in un’insenatura protetta ai piedi del monte Brione (800 metri) e, circondato da verdi colline, gode di un microclima unico all’interno della Franciacorta.
Quando si dice Ome si pensa naturalmente all’azienda che s’identifica con questo borgo antico, Majolini, una realtà da 24 ettari vitati attiva da trent’anni (é stata fondata difatti nel 1981), che ha raggiunto una produzione complessiva di 250 mila bottiglie, in larga parte bollicine. L’uva Chardonnay é anche qui, e non solo nel Satèn e nel Pas Dosé, ma anche nell’Electo, prevalente ed il Pinot nero, che pure qui sugli appezzamenti collinari di Ome e della vicina Rodengo Saiano ha trovato un suo ideale habitat, é dominatore soprattutto nei due Rosé, l’Altera dove é presente in purezza e nel Démi Sec, dove coesiste con un 50% di Chardonnay.
Però, come si sa bene, la sfida del Pinot noir in purezza é troppo forte per resistere e così anche in una zona in larga parte da uve bianche come la Franciacorta cresce il numero dei produttori che si cimentano con la difficile sfida del Blanc de Noir. Potevano forse non farsi contagiare anche i Majolini (il patron Enzo ed il nipote Simone e tutto lo staff tecnico dove spicca un nome ben noto come Cesare Ferrari) ai quali piace sempre mettersi alla prova con piccole produzioni confidenziali e non in vendita, fatte per provare, per farli testare agli amici, di cuvée e selezioni particolari?
Assolutamente no e pertanto, anche se disponibile solo in 2700 esemplari, da uve dell’annata 2008, affinato sui lieviti per 24 mesi, ecco, da Pinot nero provenienti da vigneti in Ome e Rodengo Saiano, un inedito, sperimentale Blanc de Noir non millesimato.
Da Pinot nero 100% pigiate in modo lento e soffice, con mosto ottenuto mantenuto a otto gradi per alcuni giorni e poi fatto fermentare a 18 °gradi. Ottima la scelta di contenere i grammi zucchero litro intorno alla soglia dei cinque.
Un vino, lo premetto subito, di cui posso vantare un solo assaggio per il momento fatto nientemeno che nel bailamme, variopinto ma sempre rumoroso di Verona. Colore paglierino di buona intensità e brillantezza, perlage fine, sottile e continuo, ottima fragranza aromatica subito al primo impatto, con una predominanza delle note agrumate su quelle floreali, e una classica vena sapida e nervosa, un accenno minerale e di frutta secca, tipico dei vini della zona.
La bocca é giustamente, trattandosi di un Pinot nero in purezza, ricca, piena, ben sostenuta e di ampia struttura, con bella pienezza fruttata e un allungo deciso, grande sapidità e nerbo e persistenza da Franciacorta di razza.
Vino ancora giovane (anche di sboccatura) con un eccellente potenziale di evoluzione e tenuta che dovrebbe rendere il vino ancora più appealing nell’autunno-inverno. Data la sua spalla ovvio pensare che il miglior modo di onorarlo sia portarlo a tavola e metterlo alla prova con carni bianche e rosse e perché no, persino con il classico spiedo bresciano.

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