Oltrepò Pavese Pinot Nero Extra Brut “Nature Ecru” 2005 Anteo

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
7


Ispirandomi a Pirandello e ad un suo celebre capolavoro teatrale rappresentato per la prima volta nel 1917, mi verrebbe proprio voglia di proclamare “Così è se vi pare”, nel riferirmi alla realtà, inconoscibile, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che non può coincidere con quella degli altri, dei metodo classico integralmente base Pinot nero dell’Oltrepò Pavese.
Inutile pretendere dalle bollicine nobili di questa bellissima zona vinicola (ricca di attrattive anche da un punto di vista paesaggistico) le caratteristiche, di maggiore finezza, morbidezza, fragranza, dei metodo classico di altre zone a denominazione d’origine dove l’uva cardine è lo Chardonnay e dove il Pinot nero è sì presente, ma non è praticamente mai protagonista assoluto come lo è in terra oltrepadana.
Così è se vi pare dunque, e se vi piacciono i vini dove la struttura, la componente vinosità, la potenza, la spalla, prevalgono sulla morbidezza un po’ suadente e setosa, vini che richiedono obbligatoriamente la loro proposta a tavola, più che in qualità di aperitivo o di fresca sottolineatura di antipasti e preparazioni non particolarmente impegnative, allora in Oltrepò troverete senza dubbio una vasta gamma di vini del vostro “privilegio” ed in grado di soddisfare le vostre aspettative.
Una delle aziende maggiormente in grado di andare incontro alle vostre aspettative, se è Pinot nerocentrico il metodo classico che più vi aggrada è, a Rocca de’ Giorgi, l’azienda Anteo dei fratelli Antonella e Piero Cribellati, che hanno raccolto il testimone dal padre Trento, “imprenditore per i casi della vita ma poeta di vocazione”, fondò quasi per gioco nel 1981, assieme ad altri soci, sulle vestigia di un’antica fattoria di religiosi questa realtà produttiva che oggi conta su 30 ettari di vigneto posti nel cuore dell’Oltrepò, in una zona ai confini con la Valle Versa che viene considerata come il cru più vocato dell’intero Oltrepò Pavese per il vitigno Pinot Nero.
Quattro i metodo classico prodotti, il Brut, il Rosé millesimato, la Riserva del Poeta millesimato, dedicata a Trento Cribellati (producono anche tre Charmat ed un Moscato).
Io, in attesa di parlarvi presto anche degli altri, ho per ora concentrato la mia attenzione sul vino forse più intimamente e autenticamente oltrepadano del lotto, il Nature Ecru Extra Brut millesimato, prodotto solo nelle annate favorevoli ed esclusivamente da Pinot nero proveniente da vigneti posti su marne calcaree eoceniche esposti a Sud/Sud-Ovest in territorio alto collinare di Rocca de’Giorgi. Vigneti (da 2900 ceppi ettaro nei vecchi vigneti a 5000 ceppi ettaro nei nuovi impianti) posti su terreno inerbito, procedimento introdotto pioneristicamente nei primi anni Ottanta, che serve a salvaguardare il terreno da erosioni e smottamenti che provocherebbero perdita di sostanza organica ed inquinamento della falda acquifera, riducendo nel contempo la quantità prodotta, con trattamenti a base solo di prodotti naturali a bassa tossicità.
Come scrivono i Cribellati, questo metodo classico viene prodotto in annate “durante le quali l’andamento climatico ci concede la raccolta di uve dalla maturazione eccellente. Il vino base deve essere infatti pressoché perfetto: la mancanza della liqueur d’expédition renderebbe evidente anche la minima manchevolezza. Abbiamo aggiunto l’aggettivo ecru a sottolineare l’assoluta purezza ed integrità di questo Metodo Classico”.
Loro stessi lo definiscono un “metodo Classico a base di uve a bacca nera, meno facile ed accattivante dei metodo Classico italiani a base di uve a bacca bianca, che però non sono in grado di esprimere un’analoga struttura” e ne decantano le doti “di grande struttura e complessità, con straordinaria persistenza gusto-olfattiva”, che lo renderebbero, dicono, ottimo come aperitivo, “ma soprattutto ideale a tutto pasto con accostamenti anche molto audaci”.

Sono d’accordo sull’idea di questo Nature Ecru Extra Brut annata 2005, come vino gastronomico, da proporre su una gamma di piatti piuttosto ampia, e rimando all’idea di partenza, del così è se vi piace, per la proposta come aperitivo, che non collima con il mio gusto.
Per questo millesimato figlio dell’annata 2005, le pratiche di vinificazione prevedono caricamento in pressa dell’uva intera tramite nastro trasportatore, pressatura soffice in bianco con utilizzo del solo mosto fiore (resa del 40% circa). Fermentazione in acciaio a temperatura controllata (18 °C) con lieviti selezionati e lunga permanenza sui lieviti visto che il vino da me degustato presentava una sboccatura dichiarata del settembre 2010.
I dati analitici parlano di un grado alcolico di 12,65°, acidità totale di 5,90 per mille, 3.32 di Ph, 25 per mille di estratto secco ed un residuo zuccherino molto basso, da vero Extra Brut, di 2-3 grammi litro.
Cosa mi ha detto il mio assaggio? Di trovarmi di fronte ad un tipico, paradigmatico Blanc de noir oltrepadano, colore paglierino oro, carico e splendente, nel bicchiere, dove si evidenzia un perlage continuo ma non di particolare finezza, e ad un vino dal carattere deciso sin dal bouquet, molto intenso, maturo il giusto, ben strutturato, che evidenzia dapprima sentori burrosi per poi aprirsi su un bouquet abbastanza variegato dove le note di frutta secca, di crosta di pane, cioccolato bianco, si completano con sfumature di fiori e frutta gialla e di agrumi, pompelmo soprattutto e un vago ricordo di frutta esotica.
Bocca molto ampia, con un attacco ben secco, deciso, maschio, ben sostenuto, e un gusto intensamente vinoso che evidenzia spalla salda, una buona grassezza e consistenza e una nota leggermente amara (classica nei Pinot nero oltrepadani in purezza) sul finale.
Nulla da dire sulla costruzione, sulla larghezza, ma con una quota di Chardonnay a bilanciare tutta la possanza, il carattere tosto del Pinot nero, il gusto non risulterebbe forse più equilibrato e appealing ed il vino non finirebbe con il piacere forse non solo ai cultori del Così è se vi pare di stile oltrepadano?

Azienda Agricola Anteo
Località Chiesa – 27040 Rocca de’ Giorgi (PV)
tel +39.0385.99073 – fax +39.0385.951814
email: info@anteovini.it
sito Internet http://www.anteovini.it/

14 commenti

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14 commenti

  1. Mario Crosta

    maggio 5, 2011 alle 10:44 am

    Assolutamente tipico ed un vero ambasciatore di quelle colline. Bel pezzo, Franco, che fa sognare.
    Milanesiii!!! Andate lassu’ a godervi una bella gita, una bella mangiata, un bel week-end e soprattutto usate l’acqua a dovere, cioe’ solo per lavarvi. Per ogni sete a qualsiasi ora bevetevi questo pinot nero, che a Rocca de’ Giorgi esprime il meglio in quanto a forza. Portatevi a casa qualche bottiglia da destinare in estate alle grigliate di agnello in giardino, non c’e’ abbinamento migliore! Anche pesce grigliato, ma questa non e’ certo una sorpresa per nessuno. Invece e’ proprio con la carne che troverete le migliori soddisfazioni, in alternativa soltanto con Buttafuoco storico.

  2. Siria

    maggio 5, 2011 alle 12:38 pm

    E dagli con questa menata dello chardonnay…

    • Franco Ziliani

      maggio 5, 2011 alle 12:42 pm

      … e dagli con questi commenti banali! Si renda conto che un sacco di consumatori trovano troppo duri i metodo classico oltrepadani a base esclusivamente Pinot nero. Il gusto oltrepadano non é necessariamente quello di altri consumatori che si trovano maggiormente a loro agio con metodo classico di altre denominazioni dove é lo Chardonnay piuttosto che il Pinot nero protagonista…

  3. Mario Crosta

    maggio 5, 2011 alle 1:43 pm

    C’e’ da tagliare la testa al toro, Franco, altrimenti non se ne esce piu’.
    Ogni zona ha dei vitigni che si sviluppano particolarmente bene nel suo clima e sui suoi suoli, anzi seleziona col tempo dei propri cloni locali e ottiene dei miglioramenti notevoli nei vini che producono.
    In Oltrepo c’e’ stato un tempo dove si e’ impiantato anche fin troppo riesling italico piuttosto che riesling renano, dove si e’ impiantato anche fin troppo pinot grigio in terreni e su portainnesti mica troppo per la quale.
    Una volta impiantati, pero’, visto che come vini tranquilli rimanevano invenduti anche molto piu’ tempo del previsto, una parte si e’ deciso di destinarla alla spumantizzazione prima di espiantare le vigne o si e’ deciso di aggiungerla alle altre uve normalmente spumantizzate.
    Diciamo che finalmente in Oltrepo, dopo le grandi intuizioni e le grandi battaglie del duca Denari sono stati impiantati e vengono attualmente impiantati anche dagli altri degli ottimi cloni di pinot nero da spumantizzazione in bianco (un po’ diversi dagli altri cloni di pinot nero piu’ adatti alla vinificazione in rosso), grazie alla ricerca, alla passione ed al miglioramento in genere delle vinificazioni.
    Percio’ finalmente non si ritrovano piu’ nei metodo classico oltrepadani quelle miscele strane che ti facevano incazzare (eh… sì, me lo ricordo bene quante battaglie hai fatto anche tu!), o se ne trova comunque molto di meno, ma si comincia a bere qualcosa di piu’ serio, di piu’ territoriale, che ha preso senza dubbio una via diversa da Franciacorta, Trento, Alto Adige dove lo chardonnay dona quelle finezze che la’ sono richieste dai produttori, ma l’ha presa perche’ qui il gusto che si richiede e’ diverso.
    L’Oltrepo’ ha culture, tradizioni, cucine, paesaggi, gente, climi diversi e infatti anche gli altri vini rossi e bianchi nelle gamme di queste cantine non sono certo paragonabili agli altri vini delle cantine delle tre zone di cui sopra.
    Hanno ciascuno un loro carattere che si sposa bene con il proprio territorio.
    Certo che tu fai bene a mettere ancora altre pulci all’orecchio, altri tarli nel cervello, per esempio lo chardonnay in cuvée nel metodo classico, ma non ha torto neanche chi continua a far ricerche sul pinot nero da spumantizzazione in bianco perche’ e’ convinto che ci sia ancora molta strada da fare con questo gioiellino. Intanto ne esce un vino molto indicato con pesci e carni arrosto, grigliate, che rifuggono la finezza e pretendono la muscolarita’. Certo, forse sono meno commerciabili di quegli altri, ma io sostengo che la biodiversita’ e’ una ricchezza da mantenere e sviluppare, mentre fare dei prodotti troppo simili aumenterebbe soltanto la concorrenza a discapito dei piu’ piccoli.
    Insomma, poi dicono che le bollicine sono tutte uguali… e invece quanto sono diverse! E ben venga la diversita’.
    E poi ripeto: Rocca de’ Giorgi vale la gita, il pernottamento, il pranzo e la cena in zona, il tutto innaffiato abbondantemente di questo bel vino metodo classico. Chi ci va poi sara’ in grado di scriverti qui i suoi commenti. Vedrai che belle sorprese!

  4. Siria

    maggio 5, 2011 alle 2:41 pm

    Concordo in pieno con il sig. Crosta. Secondo me questo Nature Ecrù complesso, minerale 3e maschio ma tutt’altro che privo di finezza merita molto più di tre misere stelle e mezzo.Fatto salvo uil diritto di avere le proprie opinioni.

    • Franco Ziliani

      maggio 5, 2011 alle 2:42 pm

      se vuole giudicarli lei i vini Siria, perché non apre un suo blog e ci racconta il suo punto di vista sul vino? Questo é il mio e i giudizi, se mi consente, li do ancora io, e ci metto la faccia

      • Siria

        maggio 5, 2011 alle 3:11 pm

        Non ho tempo per aprire un blog.Commento su quegli degli altri e se mi consente scrivo anche quando non sono d’accordo col bloggaro.

        • Mario Crosta

          maggio 5, 2011 alle 3:58 pm

          A me sono undici anni che piacciono molto invece i giudizi di Franco sui vini che assaggia. Anche quando non gli piacevano certi vini che oggi invece gli piacciono (ma perche’ sono i vini che sono migliorati e non e’ escluso che abbia influito proprio la sua critica).
          I produttori hanno bisogno dell’onesta’ intellettuale di un degustatore come Franco. Troppi lecchini in circolazione. Troppi pennivendoli. Troppe classifiche con iscrizione a pagamento.
          Detto questo, cara Siria, che andava scritto, sulle bollicine oltrepadane bisogna aggiungere inoltre che non e’ mai facile completare una critica con tutti i carismi. Si tratta di vini che risentono molto piu’ di altri del fattore annata, perche’ molto contadini, molto sinceri, molto generosi, molto vivi (ed e’ questo che ne fa, per me che amo i vini di una volta e che faccio una fatica boia a trovarli, anzi sono molto deluso speso e volentieri da cio’ che circola anche strapremiato oggi…). Ricordo a lei ed a tanti, che per ben due anni di fila trent’anni fa il metodo classico del duca Denari, cioe’ della Cantina Sociale di Santa maria La Versa, venne giudicato in tutt’Italia come il miglior metodo classico del nostro Paese. Un risultato eccezionale, che permise a tanti vignaioli in Oltrepo di credere finalmente nelle produzioni di qualita’ e non solo del metodo classico, di investire nei vigneti, nelle attrezzature di cantina. Attorno a quello splendido esempio di gran vino fiorì tutta una serie di attivita’ che permisero di amare di piu’ questa terra eccezionale ed i frutti della fatica della sua gente.
          Un vino per giudicarlo ha bisogno di tempo, va assaggiato in tante annate, vanno studiate tutte le varianti e valutati tutti gli interventi che di anno in anno il buon produttore introduce alla ricerca del meglio.
          Non e’ facile.
          Penso di essere stato l’unico, all’inizio degli anni ’80, a sconsigliare Antinori (tramite Loris Scaffei) dal produrre il Gran Cremant ed a consigliarlo d’investire piuttosto in Franciacorta. In privato, ovviamente, ma se fosse esistito il blog di Franco gliel’avrei scritto anche in pubblico. Passarono molti anni, ma alla fine una delle sue figlie adesso e’ nel posto giusto. E ci vorranno tanti altri anni per fare qualcosa di veramente grande.
          Il vino non e’ un prodotto industriale che in quattro e quattr’otto si mette insieme e si ottiene il meglio. E’ un prodotto vivo, ha bisogno di essere accompagnato a crescere e Franco nel suo essere sincero e’ uno dei pochi in grado di farlo.
          Io no. Sono innamorato di alcuni vini, di alcune vigne, percio’ anche nelle annate peggiori, anche quando tutti storcerebbero il naso me ne vado dritto per la mia strada continuando a glorificarle. Per amore. Non sarei mai un buon giudice.
          Bevetevi questo 3 stelle e mezzo che per me potrebbero anche essere 7, piuttosto, e poi ne riparliamo. Ma non a stomaco vuoto. Datemi retta: agnello alla griglia!

          • Siria

            maggio 5, 2011 alle 8:49 pm

            Egregio signor Crosta, la ringrazio della cortesia.Credo che il signor Ziliani sia molto contraddittorio nelle sue degustazioni. Da una parte si batte contro l’introduzione di vitigni “migliorativi” nelle denominazioni storiche,dall’altera insiste sullo chardonnay da inserire negli spumanti di un territorio da sempre vocato per il pinot nero.E poi esalta uno spumante loffio e scontato come l’Annamaria Clementi al confrontol del quale il Giulio Ferrari è un gigante. Mah!!!!!

          • Franco Ziliani

            maggio 6, 2011 alle 9:55 am

            “loffio e scontato” é solo il suo “commento”, se così lo possiamo definire, Siria.
            @ pepe: ci illumini su questi “conflitti d’interessi”, ci faccia capire e faccia nomi e circostanze

  5. pepe

    maggio 6, 2011 alle 8:21 am

    Brava Siria
    Troppi conflitti di interessi “come si dice oggi”!!
    Tra i giornalisti poi bloggari e non…… Conosco la corporazione……e in questi meandri vinicoli….accidenti se ce ne sono!!!

  6. Mario Crosta

    maggio 6, 2011 alle 12:57 pm

    Siria, mi permetta di riferirmi a quella sua frase che definisce l’Oltrepo “un territorio da sempre vocato per il pinot nero”.
    Se dovessi giudicare dall’eccellenza dei vini rossi tranquilli fatti da uve pinot nero in Oltrepo, nonostante il genio e la preparazione di alcuni produttori che si contano sulle dita di una sola mano devo confessarle che la vocazione e’ tutt’altro che provata.
    Le zone veramente vocate ai vini rossi tranquilli da uve pinot nero sono la Borgogna, alcune valli del Cile e, in Italia, l’Alto Adige prima della Franciacorta. Devo onestamente confessarle pero’ che riconosco una crescita qualitativa in Oltrepo e dunque questo fenomeno va ancora incoraggiato e seguito. Ai posteri l’ardua sentenza…
    Per fare un vino davvero buono devono passare 200 anni, disse Philippine de Rotschild (e il suo famoso Chateau ancora non li ha compiuti, pensi!).
    Per quanto concerne invece i cloni di vitigni pinot nero adatti a produrre vini da spumantizzazione in bianco (che non sono gli stessi adatti ai rossi), questa e’ una delle zone certamente piu’ vocate del mondo. Ha gia’ dato qua e la’ ed in certe annate degli ultimi decenni qualche prodotto davvero eccezionale. Sia detto per inciso: amo il pinot nero metodo classico oltrepadano forse piu’ del Franciacorta, ma perche’ corrisponde meglio ai miei gusti personali, a cio’ che preferisco mangiare (per esempio voglio vedere chi riesce a gustarsi meglio le acciugone salate diliscate e pulite a mano e messe qualche ora sott’olio extravergine e cipolla bianca…), alla mia storia (non mi perdevo i week end in Oltrepo in bicicletta quando abitavo a Milano) e a 40 anni di osservazione e degustazione sul territorio fin dai tempi della buonanima dell’Ing. Venco e del duca Denari.
    Sono buttafuoconatum e narbustoeducatum, ecco… e vorrei morire cruasetum!
    Ma quando ho incrociato la mia penna con quella di Franco, 11 anni fa, ho scoperto che abbiamo dovuto battagliare tutti e due (anzi tre con Patrizio Chiesa) insieme contro certe mentalita’ oltrepadane molto ristrette, cui non fregava niente di tenere il vino in vetroresina, di mettere pinot grigio e pinot nero insieme a spumantizzare, di indebolire la Bonarda che da certi produttori era un gran vino (a livello quasi dei Barbacarlo…) fino al piscio che se ne fa oggi. E via con altre pirlate che conoscera’ senz’altro anche lei.
    Non ultimo l’imbottigliamento dei DOC a centinaia di chilometri di distanza, dove occhio non vede.
    Insomma, dopo un po’ di anni lei non sa quanta gente ha gia’ perso la speranza di una rivoluzione nell’Oltrepo per tornare ai fasti del dopoguerra e riproporre una rinascita a quell’enologia piu’ unica che rara.
    Anche con vitigni nuovi, stia certa, non siamo mica dei talebani della tradizione. La tradizione per me e’ una sperimentazione a suo tempo ben riuscita e col tempo consolidata, ma all’inizio era anch’essa una sperimentazione.
    Ecco perche’ ai consigli di Franco non risponderei mai prendendoli sottogamba o sfottendoli, come puo’ apparire da certi toni di certe frasi che gli si rivolgono in modo un po’ troppo scostante.
    C’e’ chi fa oggi un riesling renano davvero ottimo e deve ringraziare un’intuizione di Franco. C’e’ chi ha razionalizzato le proprie vigne grazie alle intuizioni di Franco.
    Io vi inviterei tutti ad usare questo blog con piu’ costrutto che vena polemica, ecco, in modo da contribuire davvero alla curiosita’ del lettore ed al contributo di qualche produttore. I produttori oltrepadani si sono visti chiudere molti spazi culturali, vuoi perche’ lo stile comunicativo del loro Consorzio non e’ dei piu’ efficienti, vuoi per carattere, percio’ all’estero non si sa nemmeno che esistono eppure a Milano sbancano con prodotti buoni ad ogni livello della filiera, perfino in damigiana!
    Se vogliamo bene all’Oltrepo dobbiamo essere piu’ sinceri anche noi che ne scriviamo, non temere di fare critiche costruttive, pensare alla rifioritura di quelle colline come lo meritano.
    Bisogna percio’ aprire spazi di confronto culturale e ho la speranza che questo blog venga usato per questo e non per tirarsi le frecciate…

  7. Siria

    maggio 7, 2011 alle 2:26 pm

    Infatti caro Crosta quando parlavo della vocazione mi riferivo alle basi spumante già piantate dal conte Vistarino nell’800.Per il resto sono quasi del tutto d’accordo con lei,incluse le critiche sulla deficitaria comunicazione.Sa, io bevo solo bollicine.

  8. Mario Crosta

    maggio 7, 2011 alle 3:43 pm

    Beata lei che vive nella zona giusta, dunque! Ma allora perche’ non scrive un po’ piu’ spesso di quelle bollicine? Noi incrociamo opinioni, e’ vero, ma spesso sulle opinioni facciamo anche delle inutili polemiche e ci neghiamo il piacere di confrontare le conoscenze. Immagino che lei abbia tante conoscenze, notizie, storie, fatti, dati, da raccontare. Tenga conto che tutti noi ne abbiamo bisogno e che spesso sono proprio queste confidenze che ci fanno amare di piu’ i luoghi e la gente che ci rallegra con le sue bollicine.
    Chi ci legge spesso non e’ del posto. Come vuole che venga voglia di conoscerlo, questo posto, di venire a mangiare, bere, ristorarsi, ricostituirsi, fare spese di specialita’ e di curiosita’ locali, dormire su una panchina fra gli alberi intorno ad una rocca se chi ci abita non ne parla?
    Poi possiamo anche avere opinioni diverse o addirittura contrastanti, ma intanto faciamo base omune sulla promozione territoriale. Il vino e’ il miglior ambasciatore del proprio territorio. Anche quando lo critichiamo, secondo me, non possiamo mai dimenticare le fatiche fatte per produrlo da persone che lavorano dall’alba al tramonto in modo pesante (sano, senz’alcun dubbio, ma faticoso), che vanno a lavorare in vigna anche quando hanno la febbre e gli altri se la curano a letto, anche la domenica e le feste che gli altri passano ben vestiti a divertirsi. Ho conosciuto anziani vignaioli che non hanno mai visto un ghiacciaio alpino ne’ una spiaggia sul mare…
    C’e’ bisogno di commenti di alto contenuto e non di frecciate, proprio perche’ il vino unisce, non divide.
    Se poi lei beve solo bollicine, e non e’ la prima persona che mi dice la stessa cosa, avra’ anche un bagaglio notevole da sciorinare a chi magari le beve soltanto con la Saint Honore’ a qualche pranzo dopo una prima comunione, a qualche matrimonio, a mezzanotte di San Silvestro (per giunta col botto…).
    Gli faccia venire la voglia di comprarsi piu’ bottiglie con la gabbietta invece dei vini tranquilli!

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