Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2002 Cà del Bosco

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero

Giudizio:
10


Credo anch’io, come hanno espresso con assoluta chiarezza i lettori intervenuti sul tema lanciato dal blog Terra uomo cielo di Giovanni Arcari e poi ripreso dal sito Internet Gourmet di Angelo Peretti, che farebbe benissimo e si meriterebbe i nostri applausi convinti quel Consorzio o quell’associazione di produttori di metodo classico italiani che volesse mettersi come fiore all’occhiello l’aver preso la decisione di rendere obbligatoria l’indicazione della data di sboccatura (o dégorgement) delle bottiglie che state per stappare e godervi.
Questo per completezza e chiarezza dell’informazione, essere messi a conoscenza di quando sia stata “sboccata” quella bottiglia di bolle che stai per stappare, “perché da quella data dipende lo stadio evolutivo del vino che ti troverai nel bicchiere”, perché puoi sapere se quello a cui ti trovi di fronte possa essere un fondo di magazzino magari conservato male.
Non ha assolutamente senso logico e costrutto, come qualcuno ha affermato intervenendo nelle discussioni, vivaci il giusto, sviluppatesi sui due siti/blog sopra indicati, sostenere che i tempi per fornire questo tipo di informazione siano “ancora troppo prematuri”.
E che “a fronte di una crescente disinformazione del mercato del vino, tutto ciò potrebbe generare ulteriore confusione a scapito, come sempre, della qualità”.
Al consumatore deve essere detta la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, evitando di dirgli erroneamente, come si legge nella voce di Wikipedia relativa al “metodo champenoise” e alla “sboccatura”, che “Gli spumanti, come gli champagne, dovrebbero essere consumati entro un anno o poco più dalla sboccatura”, cosa che si scontra non solo contro il comune buon senso, ma contro ogni esperienza di degustazione, che racconta come certe “bollicine” migliorino decisamente dopo un “periodo di assestamento” in bottiglia dopo quello che un grande champagnista come Bruno Paillardleggete qui ancora su Terra uomo cielo – definisce nientemeno che “un intervento chirurgico, più precisamente un trapianto, che necessità di un periodo di degenza prima che il vino possa tornare al suo pieno stato di forma, questo rappresenta il degorgement.
Gli Champagne di Paillard, alcuni dei quali ho avuto il piacere di degustare al Vinitaly, nello stand del suo distributore italiano, Cuzziol, “escono in commercio dopo un periodo che varia dai cinque mesi ai due anni, a seconda dell’età del “degente”.
E se l’intervento viene effettuato su vini mediamente giovani, il tempo di recupero sarà breve, al contrario per quelli più vecchi come il suo 1999, un Blanc de Blanc che non è ancora in commercio nonostante sia sboccato da diversi mesi”.
Mi auguro quindi di ricevere presto la comunicazione che a cambiare radicalmente le cose rispetto ad ora, quando è praticamente lasciato all’arbitrio o alla maggiore o minore sensibilità di ogni soggetto produttivo, se fare menzione o meno di questo elemento in retroetichetta, un Consorzio di un metodo classico a denominazione d’origine prenda la saggia decisione, che sarebbe anche chiara scelta di comunicazione e di trasparenza nei confronti dei consumatori, di rendere obbligatoria questa indicazione. Nell’attesa, persuaso come ho già detto che per le grande bottiglie il tempo non sia tiranno e che certi vini possano solo migliorare, acquisire ulteriore complessità e fascino, se stappati anche a 24, 36 e più mesi dall’epoca di sboccatura, dopo aver celebrato – leggete qui – la grandezza di una riserva di TrentoDoc annata 2002 degustata a due anni dalla sua sboccatura, eccomi a dedicare un’altra standing ovation ad un Franciacorta Docg, dello stesso millesimo, stappato a ben tre anni dalla data di dégorgement puntualmente ricordata in retroetichetta.

Una Cuvée top, cuvée de prestige, di cui ho celebrato recentemente l’annata 2003, ma il cui millesimo 2002, messo alla prova ora, e testato sia nel vecchio che nel nuovo, e un po’ discusso, Calice Franciacorta, mi è sembrato davvero in forma spettacolare e all’altezza delle più ampie aspettative di chi si attenda grandi cose da una bottiglia ambiziosa, importante, blasonata e costosa.
La Cuvée in oggetto è l’Annamaria Clementi, dedicata ad Annamaria Clementi, fondatrice della Ca’ del Bosco e madre di Maurizio Zanella che dell’azienda di Erbusco è il deus ex machina, intesa sin dalla sua creazione come Franciacorta “assoluto”, come vino senza “nessun compromesso e nessuna concessione”, con la selezione unicamente delle migliori uve dei vari cru predestinate a questo vino simbolo. Prodotto, ça va sans dire, solo nelle annate migliori.
Franciacorta ottenuto con vinificazione meticolosa e lunghissimo affinamento in bottiglia che si protrae per almeno sette anni a contatto con i lieviti, con un mix, per l’annata 2002, con vendemmia nella terza decade di agosto, di Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25% e Pinot Nero 20% provenienti da 16 vigne di età media di 38 anni.
La dettagliatissima scheda tecnica di questa Cuvée, disponibile sul sito Internet aziendale, parla di una resa media per ettaro di 5.300 chilogrammi / 2.500 litri, con dati analitici delle uve che dicono Chardonnay: Zuccheri 190 grammi/litro; pH 3,06; Acidità Totale 8,80 grammi/litro. Pinot Bianco: Zuccheri 186 grammi/litro; pH 3,02; Acidità Totale 8,50 grammi/litro. Pinot Nero: Zuccheri 195 grammi/litro; pH 3,08; Acidità Totale 8,20 grammi/litro. La vinificazione prevede che i vini base si ottengano “esclusivamente con la fermentazione alcolica dei mosti di primissima frazione (circa il 40% del peso dell’uva) che avviene direttamente in piccole botti di rovere, dove si affinano per circa 8 mesi.
Solo i migliori vini base, di almeno 10 diverse partite, vengono in seguito assemblati per dare origine alla Cuvée. Tiraggio effettuato nel maggio 2003, permanenza sui lieviti per un periodo medio di 6 anni e 5 mesi e dosaggio alla sboccatura di 7,5 millilitri di liqueur per bottiglia e dati analitici alla sboccatura che parlano di alcool 12,5% Vol.; pH 3,10; acidità Totale 6,10 grammi/litro; acidità Volatile 0,36 grammi/litro.
Il risultato è un Franciacorta stellare che degustato, o per meglio dire bevuto golosamente e con piena soddisfazione a quasi nove anni dalla vendemmia lascia letteralmente basiti per la perfetta sintesi tra complessità, salda costruzione, vinosità e mirabolante freschezza, per la sua capacità di farsi bere e decodificare immediatamente senza alcun problema.
Colore paglierino oro squillante per brillantezza, per luminosità e riflessi smaglianti nel bicchiere, mostra un perlage finissimo e sottile, continuo e imprevedibile e subito, sin dal primo impatto olfattivo, un carattere spiccatamente solare, mediterraneo, un’esplosione di frutta esotica e tropicale, che poi lascia progressivamente emergere, quasi in controluce, sottili e ben delineate increspature, più che sfumature, di fiori bianchi e fieno di montagna, di mandorla tostata e pan grillé, di burro e pesca noce, di cioccolato bianco, chiodi di garofano e spezie e una vena di noce, a comporre un insieme di grande impatto, assertivo, giustamente maturo, pieno, ma di grande finezza ed eleganza.

La bocca si rivela subito importante, molto ampia, voluminosa (elemento avvertibile soprattutto nel nuovo calice, che esalta la componente vinosa e fruttata e sembra quasi amplificarla e renderla più densa), con una consistenza cremosa e quasi burrosa, la pienezza di un vino rosso, eppure  con un dinamismo, una spinta, consentita anche da un’acidità assolutamente calibrata e quasi “indomita”, che dà verticalità, nerbo assoluto, freschezza e una sensazione di “croccantezza” al palato, che resta perfettamente pulito, nervoso, meravigliosamente vivo e salato, ricco di energia, in ogni momento. Franciacorta “gastronomico” quant’altri pochi, da abbinare alla più ampia gamma di piatti, ovviamente a base di pesce, in preparazioni importanti, anche salsate, ma anche di carni bianche.
Perché non sperimentarlo, oltre che su branzini, orate, San Pietro e saraghi, o su crostacei preparati secondo fantasia ed estro, anche su una succosa, tenera cotoletta di vitello alla milanese con l’osso, alta almeno tre centimetri?
Ma anche da solo, purché stappato in compagnia della persona in grado di apprezzarla e di farsi conquistare dalla sua grandezza e magari di farti sognare, questo meraviglioso Franciacorta Cuvée farà sicuramente miracoli…

5 commenti

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5 commenti

  1. Giovanni Arcari

    maggio 4, 2011 alle 10:25 am

    Franco, ecco che cos’hanno deciso, a dimostrazione che, o non hanno capito nulla, oppure a qualcuno fa comodo non indicare questo dato per ragioni commerciali.

    http://terrauomocielo.org/2011/05/04/approvata-l’indicazione-obbligatoria-della-data-di-sboccatura-per-i-franciacorta-ma-bastera-precisare-l’anno/

  2. Pingback: Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2002 Cà del Bosco | Wine Italy Blog

  3. Joseph

    maggio 4, 2011 alle 9:47 pm

    Buonasera.
    E’ un po’ che la leggo, ma, parla sempre e solo di Bellavista e Cà del Bosco?!?!?!
    Sà quante altre cantine ci sono in Franciacorta…???Fino alla nausea…ecco…facciamocela venire!!!

  4. paolo

    aprile 20, 2014 alle 10:15 pm

    provato oggi…lascia di stucco perchè…è perfetto! sembra giapponese…nel senso, studiato a tavolino quasi si trattasse di un prodotto tecnologico. non è un prodotto, a mio avviso, da bere tutti i giorni…abituarsi a questi livelli può essere “pericoloso” :)…

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