Talento o TrentoDoc? Per Claudio Rizzoli, AD di Rotari, il marchio prevale sul territorio

Costituisce un’evidenza, credo, la tendenza dell’Amministratore delegato della nota casa spumantistica trentina Rotari Claudio Rizzoli, figlio d’arte di Fabio, tuttora nume tutelare della Cantina Mezzacorona della cui galassia Rotari fa parte, di raccontare il mondo del vino, soprattutto quello delle bollicine, con una certa creatività.
Non certo perché racconti bugie, cosa che un personaggio del prestigio e dell’importanza di Rizzoli junior non farebbe mai nemmeno sotto tortura,  non facendo peraltro parte della sua natura, ma perché la sua visione delle cose lo porta ad interpretarle sotto una visuale molto personale che fa pensare a lui come ad un artista mancato, con creatività e fantasia da vendere, più che ad un esponente, di rilievo, del mercato del vino di quella regione, il Trentino, dove la triade delle mega cantine sociali nel cui universo non tutto peraltro luccica, fanno tuttora il bello ed il cattivo tempo.
Ho già raccontato come in qualità di presidente dell’Istituto Talento Italiano, quando questa cosa ormai dimenticata da tutti è stata riesumata, Claudio Rizzoli abbia dimostrato una bella dose di coraggio e una certa quale dosa di “spudoratezza” nel favorire una comunicazione che afferma che il “Talento rappresenta l’eccellenza spumantistica italiana”.
Questo conoscendo bene i nomi delle aziende associate – che potete leggere qui – dove le autentiche “eccellenze” non arrivano a comprendere le dita di una mano e dove sono invece le aziende di secondo piano, o sconosciute, o di nessuna importanza nel mondo della produzione di metodo classico a dominare.
E sapendo benissimo che tra i “talentisti” manca anche “l’azionista di maggioranza” del TrentoDoc, ovvero le Cantine Ferrari, e la zona universalmente considerata più importante, in termini qualitativi e come numero di protagonisti, ovvero la Franciacorta, perché come ho già scritto lo scorso settembre altrove, e come recita chiaramente all’articolo 3 il Decreto del Talento del 30 dicembre 2004 (ora sostituito dal decreto del 13 maggio 2010) “la menzione «Talento» di cui all’art. 1 non è utilizzabile per la designazione e presentazione delle partite del V.S.Q.D.O.P. Franciacorta”. Eppure l’Istituto Talento Italiano che assicura avere “lo scopo di «promuovere la notorietà e l’immagine del Talento quale spumante di sicura origine italiana”, di formare, anche se le aziende aderenti le si trova dal Piemonte al Friuli alla Toscana “una tipologia omogenea di oltre 20 milioni di bottiglie”, di essere “un patrimonio nazionale a disposizione di tutti i produttori italiani” – molti dei quali non ne vogliono assolutamente sentire parlare e se ne tengono accuratamente alla larga, anche se si tratta, dicono, di “un marchio di certificazione che aiuta a definire una tipologia di prodotto ed una categoria merceologica precisa a tutto vantaggio del consumatore finale” continua a diffondere una vulgata del tutto fantasiosa .
Basta visitare sul sito Internet dell’Istituto la sezione “I territori del Talento” per leggere difatti che “delle quattro denominazioni italiane riservate agli spumanti metodo classico, due sono in Lombardia, che in Oltrepò Pavese, “con la denominazione Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg, il Talento Rosé, chiamato anche Cruasé, è il leader incontrastato”, mentre “l’altra denominazione lombarda riservata agli spumanti metodo classico, la Franciacorta, pur essendo di fatto un Talento, ha scelto di focalizzare la propria comunicazione esclusivamente sul nome territoriale e non utilizzare il nome collettivo Talento così come non riporta in etichetta nemmeno l’indicazione spumante”.
Ma come diavolo si fa, se non si è degli artisti, dei creativi della parola com’è il dottor Claudio Rizzoli, a definire la Franciacorta “di fatto un Talento”, se lo sanno anche i bambini, ma non l’AD di Rotari evidentemente, che “in considerazione del Regolamento dell’Unione europea, che riconosce al Franciacorta il valore intrinseco della denominazione legata indissolubilmente al metodo ed al territorio, e della rinomanza acquisita a livello nazionale ed internazionale” la “menzione «Talento» di cui all’art. 1 non è utilizzabile per la designazione e presentazione delle partite del V.S.Q.D.O.P. «Franciacorta» “.

Claudio Rizzoli

Ma come si fa a dichiarare, come faceva tempo fa in un’intervista Rizzoli, “che io sappia nulla vieta che un produttore di Franciacorta Docg usi la dizione Talento per il suo mercato estero”, quando è materialmente e legalmente impossibile, anche se ad un produttore di Franciacorta andasse di volta il cervello, che si possa realizzare una cosa simile?
Però Rizzoli non demorde, lui deve credere all’operazione Talento – magari con l’obiettivo inconfessabile che tante piccolissime aziende “spumantistiche” (non importa se abbiano tradizione, vocazione territoriale, savoir faire, nobilitate, storia) si rivolgano alla Rotari, al suo mega spumantificio sotto utilizzato costato decine di miliardi di lire di soldi pubblici, per farsi realizzare le proprie bollicine, tanto poi basta cambiare il marchio ed il gioco è fatto – e deve accreditare la leggenda di un Talento che possa porsi come terza forza tra l’Asti Docg ed il Prosecco Doc e Docg, di un qualcosa, un “marchio che si espanderà moltissimo”.
Così testardamente impegnato a perseguire questo assurdo progetto, con il marchio Talento che dovrebbe andare a sostituire la dicitura “metodo classico”, che Rizzoli non ha mai chiarito se le bollicine di Rotari siano ancora da considerarsi TrentoDoc, se insomma Rotari si considera ancora parte del TrentoDoc o se ne chiama fuori.
Capita così di leggere, in un puntuale resoconto dal Vinitaly dedicato al trio delle potentissime (una, Lavis, in verità oggi decisamente meno) cantine cooperative trentine, scritto dalla giornalista Francesca Negri sul suo blog Geisha Gourmetleggete qui – che nonostante il mondo politico trentino critichi implicitamente la “strategia” di Rotari di puntare sul Talento – “Il comparto vino vive la montagna ancora come un handicap più che come un’opportunità, mentre le istituzioni sono disponibili a credere in questo vantaggio.
E poi, il Trentino del vino ha bisogno di unità», bacchetta l’assessore all’agricoltura Tiziano Mellarini. Il presidente della Camera di Commercio di Trento, Adriano Dalpez, non è da meno: «Credo che potremmo interpretare il nostro territorio molto meglio. Il Trentino deve essere rappresentato dai prodotti della sua terra, ma per farlo occorre un grande progetto territoriale, che va dalla pianificazione urbanistica alla produzione alimentare. Il tutto partendo da una certezza: il TrentoDoc”, Rizzoli continui a proseguire imperterrito sulla via del marchio e non della denominazione.
E confermando la sua natura di straordinario “creativo”, di fantasioso affabulatore, l’AD di Rotari interpreti assolutamente in maniera personale la svolta della più grande azienda produttrice di metodo classico italiani, la Guido Berlucchi, che compiendo un percorso di rientro nel territorio – leggete qui e poi ancora qui e infine qui – ha deciso di far diventare progressivamente Franciacorta Docg la propria Cuvée Imperiale, tradizionalmente prodotta con uve provenienti anche da Trentino – Alto Adige e Oltrepò Pavese.
Cosa dice invece Claudio Rizzoli nel racconto fatto da Francesca Negri? Dice che “l’oggetto della “singolar tenzone” è Berlucchi, che tra poco «toglierà il termine metodo classico dalle sue etichette», annuncia Claudio Rizzoli, ad di Nosio.
«Questo – spiega – vedrà la fine definitiva di questa nomenclatura e bisognerà cercane un’altra». Quale? Ça va sans dire: «Talento. Molte cantine trentine stanno rivedendo le loro posizioni di estraneità a questa definizione. Penso che a breve il marchio si espanderà moltissimo», chiosa Rizzoli in veste di presidente dell’Istituto Talento, ente che raggruppa attualmente 22 cantine spumantistiche italiane di varie regioni, dal Piemonte all’Alto Adige”. Ma dove sta scritto, se non nella fantasia, scalpitante, di Rizzoli junior, che il termine “metodo classico” sparirà dalle etichette e che verrà sostituito, anche se lui farebbe di tutto purché accadesse, dalla parola “magica” Talento?

Perché non racconta correttamente, quando viene intervistato, che la trasformazione dei metodo classico della Guido Berlucchi in Franciacorta denota una scelta chiara e netta per l’opzione completamente opposta a quella del Talento, che è quella del legame e dell’identificazione di un vino con il proprio territorio e non certo quella dell’adozione di un marchio commerciale?
Perché raccontare la favola di un mondo spumantistico trentino pronto a passare armi e bagagli sotto le insegne, tutt’altro che sicure, del Talento, quando anche gli amministratori pubblici trentini, quelli che tra l’altro hanno salvato e commissariato la Cantina LaVis, dicono che ogni “progetto territoriale” deve giocoforza partire da una certezza, ovvero il TrentoDoc e non si sognano affatto di parlare di Talento?
Con la sua azione testarda in favore del Talento, possibile che non si accorga di sabotare oggettivamente l’immagine, la credibilità, la capacità di comunicazione del TrentoDoc?

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