Oltrepò Pavese Moscato Doc La Versa

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: Charmat
Uvaggio: Moscato

Giudizio:
7


Ce ne dimentichiamo spesso, ma non c’è solo il Moscato d’Asti (e l’Asti Docg) quando si parla di vini ottenuti da quella fantastica uva che è il Moscato, nel nord Italia.
Buoni e talora eccellenti Moscato, perfetti per l’accompagnamento all’intera gamma dei dolci, dalla pasticceria da forno, a primaverili ed estive crostate a base di frutta, sino al panettone natalizio e alla colomba pasquale (io consiglio l’abbinamento anche agli squisiti Canestrelli Antica Genova della premiata Pasticceria Genovese Grondona che si possono trovare anche all’Esselunga) vengono prodotti, in un’area di produzione molto più piccola rispetto a quella, forte di 53 Comuni in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo ed estesa per quasi 10.000 ettari, suddivisa tra oltre 6800 vignaioli, del Moscato d’Asti e dell’Asti, anche in quella terra celebrata generalmente più per i suoi generosi vini rossi (dalla Barbera alla Bonarda al Pinot nero) che è l’Oltrepò Pavese.
Qui in provincia di Pavia ci troviamo di fronte ad una superficie denunciata intorno agli 800 ettari, che nell’ambito della superficie a D.O.C. dell’Oltrepò Pavese interessano solo il cinque per cento, che si esprime in due diverse denominazioni, Oltrepò Pavese Moscato e Oltrepò Pavese Moscato spumante, dove l’uva Moscato, dal caratteristico inebriante aroma, è presente da diversi secoli, tanto che fu proprio con uva Moscato, negli ultimi anni del 500, il milanese Giovan Battista Croce, bottigliere di Casa Savoia, mise definitivamente a punto quella che oggi conosciamo come tecnica di preparazione dei vini dolci aromatici.
La Denominazione di Origine Controllata Oltrepò Pavese Moscato risale al 1970 e può contare su alcune aree di assoluta elezione come quella dell’Alta Valle Versa, dove accanto al Pinot nero anche quest’uva a bacca bianca aromatica per antonomasia esprimi vini che abbinano fragranza dei profumi e finezza e una succosa dolcezza delle uve da cui si ottengono vini facilissimi da bere e quanto mai piacevoli nella stagione estiva.
E splendida bevanda dissetante, che si può magari fare assaggiare, consentendo loro un esordio bacchico, anche ai più piccoli, in ragione del bassissimo tenore alcolico, solitamente contenuto in 5-6 gradi, molto più naturale e sana di tanti stupidi beveroni gasati industriali.
E così per concedermi il piacere di un Moscato oltrepadano, ho scelto di testare la versione proposta per la Grande Distribuzione dalla più importante e storica delle cantine operanti in Valle Versa, La Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, nota anche per la sua produzione di Oltrepò Pavese metodo classico rigorosamente base Pinot nero, che nel periodo precedente a Pasqua era proposta ad un prezzo assolutamente popolare di 2,99 euro.
Un Moscato di cui l’azienda scrive sulle proprie pagine Web “che si differenzia dagli altri della categoria soltanto per l’aspetto dell’etichetta, riservata al canale della grande distribuzione” e che presenterebbe un “profumo intenso che si avverte in Alta Valle Versa, di strada in strada, di filare in filare, al momento della vendemmia”.
In effetti la qualità aromatica di questo Moscato è davvero peculiare, al punto da far pensare ai fiori d’arancio, “e Fior d’Arancio era una particolare varietà di Moscato diffusa in Valle Versa, così chiamata per il suo aroma che ricordava appunto i fiori d’arancio”, forse merito della particolare vocazione delle vigne di proprietà dei vignaioli di La Versa, allevate a spalliera su colline bene esposte, in terreni bianchi calcareo-marnosi, con una resa di 90 quintali di uva per ettaro.
La vinificazione è di stampo classico, “in bianco” con pigiatura soffice e presa di spuma, che parte direttamente dal mosto fiore ricchissimo di zuccheri, che avviene in autoclave a temperatura e pressione controllata, con ceppi di lieviti esclusivi di La Versa. Processo che viene poi arrestato con un repentino abbassamento della temperatura per lasciare al vino uno spiccato residuo zuccherino naturale.

Eppure questo Oltrepò Pavese Moscato è qualcosa di più e di meglio di un semplice vino dolce da accompagnare a dolci e dessert e sia per la vocazione dei vigneti della Valle Versa sia per la tecnica collaudata della cantina produttrice, finisce per essere un qualcosa di semplice, immediato e piacevole, non impegnativo, che si sorseggia con piacere quando si ha sete e fuori splende il sole.
Colore paglierino oro squillante, molto brillante e luminoso nel bicchiere (che io consiglio comunque di preferire alla scomoda e ormai desueta coppa) mostra una delicata presa di spuma e un perlage, non finissimo, di buona intensità.
Decisamente aperto, fresco e vivo, con buona intensità di frutto – note di frutta gialla e agrumi – e soprattutto una  spiccata fragranza floreale (note molto piacevoli e fresche di fiori bianchi, biancospino, fiori d’arancio e una vena di salvia) con notevole aromaticità e una spiccata dolcezza, ravvivata da una bella vena salata.
Note positive anche passati all’assaggio, ma che dico, alla beva, con una bocca abbastanza ampia e succosa di buona cremosità freschezza e nerbo, un gusto dolce ma senza eccesso con una bella grana ampia e una buona lunghezza e persistenza e una spiccata vena agrumata, il tutto in una cornice di sicuro equilibrio e piacevolezza, con una chiusura fresca e sapida. Considerati i tre euro scarsi pagati, come non parlare per questo Oltrepò Pavese Moscato Doc La Versa di un vino dolce non solo ben fatto, ma dall’ottimo equilibrio prezzo – qualità?

4 commenti

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4 commenti

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  2. maurizio gily

    aprile 27, 2011 alle 10:45 am

    Hai ragione Franco, di moscati buoni ce ne sono parecchi e non solo in Piemonte. Infatti i grandi industriali dell’Asti farebbero bene a preoccuparsi non tanto che in Emilia piantino il moscato, ma che facciano vini più buoni di loro. Per mantenere il primato bisogna impegnarsi decisamente di più, a partire da una maggiore differenziazione dei prezzi delle uve. Il contratto interpofessionale ha garantito i produttori ma ha livellato verso il basso la qualità.

  3. filippo

    aprile 27, 2011 alle 12:32 pm

    @Maurizio: concordo in parte con te. Perché messa giù così sembra che la qualità del Moscato d’Asti e dell’Asti docg sia, in media, indirizzata “verso il basso”. Non è così e i piemontesi dovrebbero smetterla di darsi della sonore martellate sulle… ginocchia. Vero che di moscati ottimi ce ne sono anche in altre parti d’Italia (mancherebbe, io poi sono di origine siciliana, per cui…); vero che i piemontesi devono avere il coraggio di diversificare uve e prezzi, ma dopo decenni di ammassamento e di “godiamo tutti insieme”, avallato anche da certe politiche pseudosociali, è più facile a dirsi che a farsi; vero che l’accordo interprofessionale ha garantito reddito e stabilità (quest’anno, nonostante le polemiche, tra Asti e Moscato sono stati venduti 100 milioni di bottiglie); ma non è vero che abbia trascinato verso il basso la qualità. Perdonami, ma l’affermazione mi pare un tantino populista (e so che tu non lo sei). Se ci sono, come ci saranno certamente, Asti o Moscato di qualità non eccelsa, la colpa non è degli accordi, ma delle normali dinamiche del mercato, che coinvolgono tutti i vini, a volte molto più diffusamente che l’Asti o il Moscato piemontesi…

  4. Lino - c.

    aprile 28, 2011 alle 10:10 am

    sono perfettamente d’accordo con Maurizio,se c’è un vino Piemontese,che può essere di gran lunga migliore,è proprio il Moscato di Canelli non perchè non lo sanno fare,tutt’altro,ma perchè parecchi anni fa,sono state fatte delle scelte
    sbagliate,con dei cloni che premiavano solo i grandi grappoli,questo ha un nome e cognome si chiama alte rese,e non grande qualità.

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