Nuovo Calice Franciacorta: bello, elegante, raffinato, ma il perlage dov’é?

Lo ricorda l’antica saggezza popolare che l’abito non fa il monaco e che quindi è indispensabile essere cauti perché l’apparenza delle cose può non corrispondere alla realtà.
Di conseguenza non facevo altro che ripetermi questa evidenza, e dirmi che forse mi trovavo di fronte ad un’illusione ottica, ad un trucco che c’era ma non si vedeva, dinnanzi allo spettacolo di un nuovo bicchiere, bellissimo, elegante, ben bilanciato nel peso, studiato, così dice la presentazione, “per poter meglio liberare le microbollicine verso l’alto nel bicchiere e apprezzarne così la persistenza, gli aromi e i profumi”, grazie ad “un punto perlage volutamente più profondo”, dove i vini versati, due Franciacorta Docg ed un TrentoDoc top, finivano ineluttabilmente per apparire privi di bollicine o quasi.
Bollicine che invece, dispettosamente più che magicamente, ricomparivano una volta versati gli stessi identici vini, nella stessa identica quantità, in un altro bicchiere. Lo stesso calice ufficiale che veniva utilizzato per le degustazioni dei vini di quella denominazione prima che il nuovo calice venisse ufficialmente e orgogliosamente presentato.
Mi spiego meglio, lo faccio vincendo le perplessità ed una certa difficoltà che mi prende nel dovere raccontare quanto non mi sono immaginato, ma ho empiricamente sperimentato.
Sto parlando del nuovo Calice Franciacorta, che ho già presentato qui e che mi sono ripromesso, come ho fatto, di mettere alla prova, di testare, per verificare, alla prova assaggio, come funzionasse.
Un calice che, come scrivevo, piace immediatamente al primo sguardo e soppesandolo in mano, “forma classica e slanciata a tulipano arrotondato, gambo molto sottile con grande equilibrio delle forme e ottimo bilanciamento nella mano del degustatore, design ricercato di grande eleganza, ben leggero e maneggevole e dotate di specifiche tecniche che parlano di 42 cl, 87,2 mm di diametro e 237 millimetri di altezza”.
Un calice indubbiamente ben studiato e scelto dopo opportune verifiche da parte del produttore, la Rastal, e di una commissione tecnica del Consorzio Franciacorta, formata da tecnici, enologi, produttori. Gente che di vino, di degustazioni, di bicchieri, ne mastica e ne sa, mica dei pinco pallo qualsiasi.
E per cominciare a prendere le misure di questo nuovo calice, che al primo impatto mi era piaciuto senza se ne ma, per entrare in confidenza con lui, non ho scelto dei vini qualsiasi, ma ho scelto due Franciacorta di primissima fascia, due autentiche cuvée de prestige prodotte dalle più celebrate maison franciacortine, entrambe con cantina in quel di Erbusco.
Parlo del Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti 2004 Bellavista, di cui ho scritto qui, e di un altro pezzo da novanta, il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2002 Cà del Bosco, di cui ho celebrato di recente i fasti del millesimo 2003 qui.
E per soprannumero, anche se si tratta di un Calice Franciacorta, studiato per i Franciacorta Docg, ho pensato, un po’ malignamente, di metterlo alla prova anche con un vino della “concorrenza”, nientemeno che con un TrentoDoc, uno di quelli con i contro fiocchi in grado di reggere senza alcun problema il confronto con le bollicine della zona vinicola bresciana.
Non il Giulio Ferrari, che pur nel cor mi sta anche quando magari gli muovo qualche critica, bensì l’altrettanto rinomato TrentoDoc Riserva 976 Riserva del Fondatore annata 2000 (con dégorgement agosto 2010) di Letrari, di cui ho scritto più volte. Ad esempio qui o sull’oggi scomparsa rivista dell’A.I.S. De Vinis.
Accanto al nuovo Calice Franciacorta ho pensato di utilizzare, in una sorta di comparazione di contenitori e di relative sensazioni, persuaso che ogni vino, particolarmente un grande vino di territorio come un Franciacorta, necessiti del giusto bicchiere per esaltarsi, per dare completamente il proprio meglio, per tirare fuori la propria magia e la capacità di emozionare, il vecchio calice utilizzato nelle degustazioni dal Consorzio Franciacorta.
Questo nella convinzione che un bicchiere sbagliato, o quantomeno non completamente adatto, finisca per penalizzare il vino, per “comprimerlo”, per non consentire al suo “genio” di uscire dalla lampada.
Ciò che devo dire è che nel caso di tutti e tre i vini il nuovo calice Franciacorta mi è sembrato esercitare una sorta di “incantesimo” sul vino, di blocco, consentendo sicuramente alle tonalità di colore di apparire ancora più smaglianti e brillanti e ricche di vivacità e ai vini più strutturati, come ad esempio la Cuvée Annamaria Clementi, di mostrarsi ancora più voluminosi, strutturati, esaltando la componente vinosa, la grassezza, la “burrosità”, l’ampiezza, il peso. E valorizzando la “fruttuosità” del vino.
Ma questo lo si ottiene pagando un duplice scotto: penalizzare, dato il volume più ampio del bicchiere, le note più fresche, sapide, minerali, le sfumature aromatiche che costituiscono un elemento ulteriormente prezioso del bouquet e danno la misura, soprattutto nel caso di un vino come la Riserva Vittorio Moretti, dell’eleganza naturale.
E soprattutto, per me che non sono un tecnico, ma un semplice consumatore-comunicatore del vino, convinto che l’esame visivo di un metodo classico non debba fermarsi alla pura contemplazione del colore, all’apprezzamento della vivacità e brillantezza delle tonalità di paglierino – oro, ma estendersi a quello spettacolo che è la visione del tripudio di bollicine che si scatena, fin dal primo istante che lo si versa, nel bicchiere, nella contemplazione del perlage.
Nella valutazione della sua finezza e persistenza, della consistenza della sua grana, nella visione dei percorsi imprevedibili, zigzaganti, tutti elementi che concorrono a definire la qualità e la finezza e la meticolosità della tecnica di “spumantizzazione” utilizzata.
Fa indubbiamente parte del nostro percorso di valutazione di un metodo classico, quale che sia il bicchiere che viene utilizzato per la degustazione, dalla flûte ad un calice più ampio, concentrare l’attenzione sul percorso imprevedibile e magico che la spuma e le bollicine fanno nel bicchiere. Ed è impensabile, anche se ci fosse un disegno preciso in tal senso, rinunciarvi. Bene, con il nuovo, bellissimo, Calice Franciacorta, almeno nella mia esperienza, fatta con tre bicchieri, tutto questo aspetto spettacolare, effimero, illusionistico se volete, viene decisamente meno ed i Franciacorta ed il TrentoDoc degustati finivano con l’apparire più meravigliosi, raffinatissimi vini fermi, che spumeggianti metodo classico.
Non sono un tecnico lo ripeto, ma ho la strana impressione che questo nuovo calice in qualche modo “strozzi” le bollicine e che sia un bicchiere bello da vedersi, ma che non si presta più di tanto per degustazioni tecniche, permane.
Invece nel vecchio calice Franciacorta, quel perlage che nel nuovo calice bisognava in qualche modo immaginarsi ritornava, in ognuno dei tre vini degustati, magicamente a manifestarsi, a soggiogare lo sguardo con il suo itinerario tutto fantasia ed estro.
Non so se si possa trattare di un punto perlage dalla sezione troppo piccola, e troppo conico come forma e se si tratti di altri aspetti produttivi – i calici, il vecchio ed il nuovo, erano stati lavati e asciugati nello stesso identico modo – che non mi è dato conoscere.
Resta l’impressione di un contenitore che in qualche modo cambi le carte in tavola e che se valorizza alcuni aspetti finisce con il penalizzarne inesorabilmente altri.
Questa la testimonianza della mia esperienza, condivisa anche con altre persone che di metodo classico e di Franciacorta ne sanno e che sono come me rimaste perplesse dalla performance offerta dal nuovo calice.
Agli amici del Consorzio Franciacorta e a chiunque abbia già sperimentato, al Vinitaly o nell’Anteprima del Festival Franciacorta che si è svolta lunedì 18 in Versilia, ora la parola, per capire meglio come stiano le cose e quali siano effettivamente pregi e limiti di questo nuovo bicchiere. E la sua “filosofia” che a me al momento sfugge.
Io, come cronista e osservatore del mondo delle bollicine, come autore di questo blog “bollicinaro”, penso di aver fatto il mio dovere riferendo le mie perplessità e i miei dubbi.

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  3. ivan

    aprile 20, 2011 alle 12:14 pm

    hai perfettamente ragione Franco…il calice è indubbiamente molto bello e “slanciato”..ma il perlage è strozzato; praticamente hanno messo le bollicine in fila indiana!

  4. Angelo da Trento

    aprile 20, 2011 alle 12:45 pm

    Dai ragazzi (e ragazze), non facciamoci del male. Bravi coloro che hanno presentato il nuovo bicchiere, “nuovo”, appunto. Magari ancora un pò “unto” e senza le fondamentali micro spigolosità interne indispensabili alla rottura dell’equilibrio fra anidr. carbonica disciolta ed atmosfera, con liberazione delle… bollicine. E’ un semplice principio fisico che si attiva graffiando il fondo del bicchiere o … usandolo molto, senza ricorrere al brillantante dopo il lavaggio. Percontro, si spina la birra previa bagnatura del boccale proprio per evitare l’eccesso di spuma. Tutto qua. Cin, cin!

    • Franco Ziliani

      aprile 20, 2011 alle 1:15 pm

      mi piace molto che intervenga a dare “consigli” sul nuovo Calice Franciacorta un trentino che conosco da anni e che ricordo tra gli animatori della promozione del TrentoDoc e dei vini trentini. Guarda Angelo che il problema, come ho scritto, l’ho riscontrato anche nella Riserva del Fondatore 2000 di Letrari, non solo su due autentici fuoriclasse franciacortini…

  5. Luca

    aprile 20, 2011 alle 12:50 pm

    Se 2 indizi fanno un sospetto…
    Confermo “in toto” quanto scritto da Ziliani.

    Ripeto quanto scritto in un commento a un articolo precedente.

    Ho partecipato all’Anteprima del Festival Franciacorta in Versilia e ho avuto modo di provare il nuovo bicchiere.
    Vero: bicchiere che esalta il carattere dei Franciacorta ma penalizza (e di molto) il perlage.
    Già dai primi assaggi con bicchiere pulito il perlage era piuttosto scarso, dopo il 4-5 assaggio è sparito del tutto. Abbiamo cambiato bicchieri ma le bollicine non sono più tornate.

    Sottolineo che i Franciacorta degustati non erano gli ultimi della classe: Vittorio Moretti, Sublimis, Annamaria Clementi, ecc.

    Bicchiere con una silhouette molto bella, efficace scelta di marketing, ma questo difetto va sistemato.

    • A Z

      aprile 20, 2011 alle 2:00 pm

      Ho messo una fotografia del calice nuovo (di cartone) con tanto di Riserva VM 2004 sulla mia pagina FB dove si riesce a vedere il perlage…effettivamente un pò esiguo.

      Alessandro Zingoni

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