Extra Brut metodo classico Relio Bisol vs. Pas Dosé metodo classico 2001 Bisol

Denominazione: Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
Metodo: classico
Uvaggio: Glera

Giudizio:
6

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo:
Uvaggio: Pinot nero, Pinot bianco, Chardonnay

Giudizio:
8


Sono andato assolutamente senza alcun tipo di arrière pensées e con la più totale disponibilità a farmi conquistare dal vino venerdì mattina al Vinitaly allo stand della nota casa spumantistica Bisol (di cui vi invito a visitare il nuovo elegante sito Internet) all’appuntamento, peraltro già annunciato qui, con un nuovo vino presentato come in grado di “innalzare la percezione del Prosecco”.
Parlo del Prosecco Extra Brut metodo classico Relio, dedicato alla memoria di Aurelio Bisol, che ha dedicato tutta la vita alla vigna creando un’eccezionale simbiosi con i vigneti della famiglia Bisol, ottenuto da una rifermentazione in bottiglia e non nella classica autoclave del vitigno Glera, anima del Prosecco Superiore Docg tradizionalmente allevato nelle colline di Valdobbiadene.
Ero curioso di capire cosa avrebbe dato di più e di diverso ai tradizionali aromi del Prosecco, vino che i Bisol onorano con una serie di cru molto apprezzati dagli estimatori, la scelta, frutto di “25 anni di ricerca, prima con Eliseo e poi con Desiderio”, di usare la metodologia tradizionale per “tentare di raggiungere il difficile equilibrio tra i profumi varietali e quelli secondari, ossia tra il fruttato classico tipico del prosecco e i sentori del lievito e della sua lisi”.
Ci era stato promesso un prodotto innovativo, da uve della vendemmia 2006 selezionate, lasciate sulla pianta il più a lungo possibile, da vigneti posti a 270-300 metri di altezza, vendemmiate a fine settembre – inizio ottobre, e con dati tecnici che parlano di gradazione alcolica di 12 gradi, gradazione zuccherina di 3,5 grammi per litro, 5 di acidità totale, 20 di estratto secco. Un vino che il produttore suggerisce “eccellente come aperitivo”  e adatto a tutti i piatti di pesce.
Queste le promesse/premesse, ma alla mia prova assaggio il vino, seppur bello a vedersi con un giallo paglierino scarico, luminoso e brillante ed un buon perlage, ha cominciato subito a deludermi. O quantomeno a non comunicarmi grandi emozioni.
Poca fragranza, un ricordo da andare a cercarlo con il lumicino di crosta di pane e di “evoluzione fine in bottiglia” ed una sensazione, tutt’altro che delicata, di frutta surmatura, di mela quando tende verso l’ossidazione, e con poca riconoscibilità del classico carattere varietale del vino.
Anche la bocca lasciava piuttosto a desiderare, molto verde, cruda, essenziale, con il dominio di un’acidità tagliente non bilanciata dal frutto e da una materia che desse equilibrio e piacevolezza al tutto.
Sconcertato da questa prima prova del Relio ho allora cercato “consolazione” in un altro vino che i Bisol producono, con assoluto savoir faire, da anni.
Parlo del metodo classico Pas Dosé, 2001 il  millesimo da me degustato, ottenuto da un miix di Pinot nero, Chardonnay e Pinot bianco, da vigneti posti a 300 metri di altezza allevati a cordone speronato.
Tre anni di permanenza sui lieviti, nessuna aggiunta di liqueur d’expédition, e dati tecnici che parlano di raccolta scalare delle uve dal 25 agosto al 10 settembre, gradazione zuccherina di due grammi per litro, acidità di 6, estratto secco di 21 grammi litro. Vino di cui viene consigliato l’abbinamento a preparazioni a base di pesce e a crostacei.
Cambia completamente la musica con questo vino!
Colore paglierino scarico, naso complesso, vivo, nervoso di bella freschezza ed energia, con note di frutta secca, fieno e fiori di montagna a dominare, accenni di crosta di pane ed una leggera vena minerale.
Altrettanto nervoso, energico, verticale al palato, con medio corpo, acidità molto viva ma bilanciata, una nitida vena di mandorla ed un finale forse leggermente amaro, ma ancora di grande freschezza, piacevolezza e nerbo. Un bel metodo classico, una tipologia che mi fa pensare che al momento venga compresa e padroneggiata dai Bisol più con i loro “Talento” (sorprendentemente l’azienda aderisce a questo Istituto impegnato nella definizione di un nome collettivo che non ha assolutamente costrutto) che con un Prosecco, rifermentato in bottiglia, ancora totalmente alla ricerca di una convincente identità.

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