Champagne Prestige Brut Corbon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Meunier

Giudizio:
10


Non ci sarebbe molto da aggiungere, a quello che ho già scritto qui parlando del fantastico Brut d’Autrefois, e soprattutto a quello che ha scritto, con osservazioni molto acute anche sulla dimensione economica-sociale del vigneron champenois, l’amico Giovanni Arcari, sul suo blog Terra uomo cielo, dopo una bellissima serata di degustazione e conoscenza degli Champagne e dell’universo Corbon cui abbiamo partecipato recentemente a Milano.
I Corbon, Claude e Agnès Corbon, padre e figlia, sono davvero degli esempi meravigliosi di un’idea di Champagne artigianale, espressione delle uve del terroir, uno Champagne da vignaioli, da récoltant-manipulant, che elaborano i vini esclusivamente dalle uve provenienti dai propri vigneti e nelle loro bottiglie ci mettono veramente tutta la passione possibile. Anzi, l’anima.
E riescono a trasmettere attraverso la loro piccola produzione, cui dedicano tutte le cure possibili e senza fretta, basta pensare che Claude Corbon non ha ancora commercializzato né la versione 1996 né la 2001 del suo millesimato e che ha venduto il 2003 prima del 2002, tutta la verità della loro terra dei sei ettari di vigneto situati in un viaggio, Avize, posto nella Côte de Blancs e classificato al 100% nella classifica dei Crus e uno dei soli 17 Grand Crus champenois, che da solo costituisce la più ampia garanzia di qualità.

Oggi voglio presentarvi un altro “Champagne artisanal, issu du raisin de notre terroir : un vrai Champagne de vignerons. Reflet de leurs terroirs, de notre savoir-faire. Ils sont aussi le fruit d’un long processus de création depuis les raisins jusqu’à la flûte“, ovvero uno Champagne artigianale, espressione delle uve del nostro terroir, uno Champagne da vignaioli, frutto di un lungo processo di creazione che va dall’uva sino al bicchiere.
Parlo di quello che sino a poco fa si chiamava Cuvée Prestige e che oggi figura in etichetta come Prestige Brut (una cuvée 50% Chardonnay di Avize, 25% rispettivamente di Pinot noir e Pinot Meunier) che conosce un lungo affinamento, tra i quattro ed i cinque anni, sui lieviti.
Uno Champagne, che ho avuto modo di degustare, o meglio, bere con assoluto piacere e che vi consiglio di stappare in una grande occasione condividendolo con la persona cui tenete di più, quella che vi fa davvero battere il cuore e con la quale vorreste bere questa e tante altre bottiglie del genere (perché bere un grande Champagne è un’emozione, berlo con la persona amata lo è ancora di più), per il quale le iperboli non sono eccessive e che ho trovato perfetto, esemplare, splendido da ogni punto di vista.
Colore paglierino oro squillante, pieno di riflessi dorati, luminosissimo, perlage sottile, continuo, zigzagante secondo percorsi misteriosi nel bicchiere, naso ben secco inizialmente, poi progressivamente deciso, invitante, finissimo, di strepitosa eleganza, complesso eppure facilmente decodificabile, immediato, con variegate note di frutta secca (soprattutto mandorla ma anche una vena di nocciola fresca), di miele, fieno e fiori secchi, fiori d’arancio (meglio ancora zagara), un accenno di albicocca secca.
Meglio ancora, se possibile, la bocca, di assoluta cremosità e avvolgenza, larga, piena, con un’ampia spalla ben sostenuta, eppure freschissima, straripante di energia e di croccantezza, con un equilibrio perfetto di tutte le componenti, una suprema pulizia e immediatezza e una beva strepitosa, su una salatissima, nervosa vena di mandorla.
Un vero capolavoro, uno di quei vini che ti salvano e ti rendono più lieve e più inebriante la vita…

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