Vorrebbe chiamarlo Talento, ma per spiegare cosa sia lo chiamano ancora “spumante”


Mi è già più volte capitato di sottolineare l’assoluta aporia rappresentata dal modo di comunicare di quella strana cosa che é l’
Istituto Talento Italiano che si presenta con la mission di «promuovere la notorietà e l’immagine del Talento quale spumante di sicura origine italiana ottenuto in conformità al Decreto del Talento del 30 dicembre 2004 (ora sostituito dal decreto del 13 maggio 2010)» e che per fare questo non esita a definirlo lo “champagne italiano”.
Anche se il progetto di dare un nome unico a tutta la variegata galassia dei metodo classico italiani, a denominazione d’origine e non, é clamorosamente fallito. L’ennesima dimostrazione di questo modo di comunicare che non comunica viene dall’annuncio di un’iniziativa programmata per domani, sabato 9 aprile nel contesto del Vinitaly 2011.
Di scena, come si legge sul sito Internet dell’associazione, “dieci Talento, in rappresentanza di Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli”, con la presenza annunciata del presidente dell’Istituto Talento Italiano Claudio Rizzoli, che interverrà “per introdurre le specificità del Talento e le opportunità che questo marchio di certificazione offre alla spumantistica italiana”. Eppure, nel comunicato stampa e invito che mi é arrivato, e come a me ad altri addetti ai lavori, che dovrebbero sapere che Talento é o vorrebbe essere sinonimo di metodo classico made in Italy, per annunciare questo viaggio nei “territori del Talento” non si altra scelta che scrivere che si tratterà di una “presentazione e degustazione guidata di 10 spumanti dell’Istituto Talento”.
Ma se all’Istituto Talento per presentare una loro iniziativa non sono convinti che basta annunciare che si tratta di una degustazione di 10 Talento, e basta, e devono spendere la vecchia parolina che non vuole dire proprio niente “spumanti”, come possono pensare di comunicare che Talento é il nome del metodo classico di casa nostra ai consumatori?
Perché aderire dunque all’Istituto Talento e scegliere di condividerne gli obiettivi e le “strategie” (parola grossa) quando anche ai poco talentosi talentisti non sembra che basta chiamare Talento le loro bollicine per fare capire di che tipo di tipologia di vino si tratti?

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