Vinitaly: da Bollicine d’Italia a Sparkling Italy: cambia il nome identica la confusione

Incredibile ma vero! Dopo lungo e laborioso travaglio all’Ente Fiera di Verona, organizzatore del Vinitaly è riuscito il “miracolo”.
In altre parole la trasformazione delle Bollicine d’Italia, nome con il quale, come avevo scritto ad inizio marzo qui, doveva essere presentata all’universo mondo enoico una speciale rassegna, con “tutte le tipologie, dal metodo classico allo charmat” insieme appassionatamente, nientemeno che, tenetevi forte perché l’effetto sorpresa potrebbe sconvolgervi, in Sparkling Italy.
Ovvero, come viene scritto, “territori di produzione e cantine, informazioni sui metodi di vinificazione e degustazioni curate da sommeliers professionisti: questo è Sparkling Italy, l’ultima novità firmata Vinitaly. In un’area, riservata agli operatori professionali, saranno presenti tutte le tipologie: dal metodo classico allo charmat; un percorso di conoscenza, formazione e degustazione che verrà realizzato anche grazie ad innovativi supporti informatici”.
Come si vede, nome inglese a parte – in un mese di tempo, magari grazie a corsi accelerati ad Oxford, si è riusciti a portare a casa questo brillante risultato – non cambia assolutamente nulla.
Confuso embrassons nous bollicinaro era e resta, anche se, come ci è stato raccontato in un altro comunicato stampa, che potete leggere qui, si tratterà di un “nuovo appuntamento che vuole essere un focus in particolare per gli operatori esteri, che così possono degustare e mettere a confronto metodi di produzione e territori di origine. Originale la formula adottata: nuove tecnologie e sommelier professionali”.
E per i visitatori, esclusivamenteoperatori esteri, giornalisti e operatori italiani preregistrati”, sarà proposta, con tanto di “card con microchip”, una “nuova degustazione professionale”, durata massima di un’ora, che permetterà di “sviluppare una conoscenza delle varie tipologie di prodotto in relazione alla loro origine e al metodo adottato”.
Inoltre, ci viene detto, ci saranno “postazioni di degustazione, informatizzate e accessibili con la card personalizzata di ogni visitatore” che “permettono di scegliere su touch screen quali etichette degustare e di esprimere il proprio voto. Alla fine del percorso si riceve la stampata dei vini degustati, con l’indicazione dello stand del produttore e le votazioni espresse.
I vini vengono serviti e spiegati da sommelier professionali. Al termine delle degustazioni, il visitatore può mettere subito alla prova le conoscenze acquisite nella categoria brut, con un blind tasting proposto da un sommelier”.
Cose che sulla carta possono anche apparire simpatiche, non c’è che dire, ma che sembrano però più interessanti per un normale visitatore, un normale appassionato di “bollicine” disposto a “giocare” che ad un operatore professionale, soprattutto estero, che magari sarebbe stato interessato ad assaggiare professionalmente una serie di vini a denominazione d’origine delle due tipologie produttive, metodo classico e charmat, tenute ben distinte, che a destreggiarsi, come un neofita, con touch screen, microchip e verifica delle “conoscenze acquisite”.
Ricordato questo, viene da chiedersi, come chiedevo, ovviamente senza ricevere alcuna risposta, lo scorso 14 marzo, qui, quando ancora la rassegna si chiamava “Bollicine d’Italia”, chi ci sarà a Sparkling Italy, ambientato nel viale fra i padiglioni 8 e 10, con apertura alle 10.30 e chiusura alle 17.30? Il comunicato stampa degli organizzatori ci dice “presenti tutti i consorzi di tutela delle zone vocate alla produzione, ordinate secondo un percorso che permette di evidenziare le peculiarità e le differenze tra le varie tipologie di vino”, ovvero “Consorzio Tutela Prosecco DOC, Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG, Consorzio Tutela Alta Langa Metodo Classico, Consorzio Tutela Vini d’Acqui, Trento DOC, Consorzio per la Tutela del Franciacorta, per quasi 150 aziende che rappresentano il meglio della produzione nazionale”.
Il tutto senza nemmeno prestare un minimo di attenzione a distinguere bene, nell’elencazione delle adesioni, tra Consorzi produttori di una o dell’altra tipologia.
E dimenticandosi, anche se si è scritto che saranno “presenti tutti i consorzi di tutela delle zone vocate alla produzione”, di un’assenza di un certo rilievo, quella del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, che non si può certo dire, anche se larga parte dei metodo classico prodotti non sono certo entusiasmanti, che sia uno sconosciuto che gli organizzatori di Sparkling Italy posso tranquillamente dimenticare.
Contare su una presenza di 150 aziende, sulle circa “600 cantine circa in cui vengono prodotte le bollicine italiane” annunciate nel comunicato originario di “Bollicine d’Italia”, non mi sembra proprio un successone.
E anche scorrendo l’elenco delle presenze, consorzio per consorzio, mi sembra che aver avuto l’adesione di 12 produttori di Prosecco Doc, di 26 di Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg, di 14 di Asti Docg, di 12 di produttori di Acqui, 34 di TrentoDoc, 31 di Franciacorta (alle circa 150 annunciate facendo i conti ne mancano una trentina…), aziende che potranno essere rappresentate ognuna da uno o due vini liberamente scelti, non mi sembra costituire, per Vinitaly ed Ente Fiere Verona, un risultato da appuntare all’occhiello.

Sinora la partecipazione a Sparkling Italy è stata annunciata e commentata, salvo errore e riferendomi ai comunicati che ho ricevuto o di cui ho preso visione, da un solo Consorzio partecipante.
Con mia grande sorpresa si tratta del Consorzio che ero certo non avrebbe mai partecipato con i propri vini alle ex Bollicine Italiane, ovvero il Consorzio Franciacorta che, come annuncia “ha aderito con entusiasmo alla nuova iniziativa della fiera “Sparkling Italy”, volta a fornire un percorso di approfondimento in uno spazio dedicato, riservato esclusivamente ad operatori e giornalisti, attraverso l’assaggio guidato da sommelier.
Il Franciacorta avrà così una seconda area di degustazione tra i padiglioni 11 e 12. Per chi intende scoprire le novità del Franciacorta sarà ancora più facile quest’anno con due differenti aree espositive: Palaexpo – 2° piano Sparkling Italy – viale fra i padiglioni 8 e 10”.
Sicuramente la zona vinicola bresciana ed i suoi responsabili consortili avranno avuto le loro buone ragioni, che mi piacerebbe molto conoscere, per essere presente a questo appuntamento.
Sicuramente avranno ricevuto dagli organizzatori maggiori assicurazioni, rispetto a quelle che si possono avere leggendo il testo presente sul sito Internet del Vinitaly, che verrà fatta una rigida, chiara, e facilmente percepibile distinzione tra charmat e metodo classico presenti. Senza confusioni possibili.
Non posso credere che chi ha dimostrato sinora di voler orgogliosamente affermare una propria identità, chi ha detto a chiare lettere che non si può assolutamente parlare genericamente di “spumante italiano”, anzi che “il sostantivo “spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo”, abbia deciso, se non in presenza di sicurezze e dati concreti forniti dagli organizzatori, che valesse maggiormente la pena essere a Sparkling Italy piuttosto che starne alla larga.


Ma quale vantaggio verrà alla Franciacorta, all’immagine della Franciacorta, alla sua identità, al suo modo chiaro e coerente di presentarsi al consumatore che ha dimostrato sinora di credere in questa zona e al suo sviluppo, alla sua voglia di “correre da sola”, dal prendere parte con i vini di una trentina di aziende a Sparkling Italy?
Francamente, pur con tutta la buona volontà, non riesco a capirlo. Datemi pure del manicheo, del politicamente scorretto, del poco diplomatico, ma io sono persuaso che esserci sia un errore tattico e che sarebbe stato molto meglio rispondere all’invito a partecipare con un fermo, educato no grazie. E poi, perché mai lasciare all’Oltrepò Pavese la palma di unico Consorzio che ha saputo fare il “gran rifiuto”?

3 commenti

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3 commenti

  1. katja

    aprile 4, 2011 alle 4:34 pm

    🙂 Una domanda più semplice? :-))
    Ora rileggo il tutto..,molto attentamente, e poi se mi viene la risposta la scrivo ..

  2. Giovanni Arcari

    aprile 4, 2011 alle 6:06 pm

    Francamente non capisco questa scelta, soprattutto dopo il tanto “gridare” che Franciacorta è Franciacorta, che lo spumante italiano non esiste… C’è incoerenza, che rischia di scagliarsi come un boomerang sul territorio e su quanto si va dicendo da anni. mah…

  3. Cantastorie

    aprile 4, 2011 alle 6:28 pm

    …non vi viene in mente quando, trent’anni fa, nei “ristoranti” ti chiedevano:”bianco o rosso”?…..

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