Rosati di Franciacorta a confronto: Colline della Stella vs. Camossi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
9

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
9


E’ sicuramente uno dei grandi temi in discussione, in quel work in progress che è la Franciacorta che festeggia i primi cinquant’anni delle sue bollicine metodo classico, la definizione di uno “stile” per quella particolare tipologia di Franciacorta Docg, che tale deve rimanere come ha dichiarato un grande personaggio franciacortino, l’enologo Mattia Vezzola, in questa intervista che mi ha concesso e che potete leggere qui, che è il Rosé.
Cresce anno dopo anno il numero dei Franciacorta… en rose, e a parte la discutibilissima variabilità cromatica, con una gamma che va dalla buccia di cipolla, rosa pallido sino ad un cerasuolo rubino scarico quasi da Lago di Caldaro, per tacere dei vini color lampone, sul rosato si sta esercitando, a mio avviso in maniera scomposta e molto criticabile, la fantasia e la creatività (definiamola così) di cantinieri ed enologi che sul Rosé dimostrano di avere idee piuttosto confuse.
Una eterogeneità cromatica e stilistica che diventa purtroppo anche eterogeneità del gusto, con vini molto buoni, eleganti, bella espressione di quel Pinot nero che è uno degli elementi caratterizzanti dei vini (che prevedono una presenza variabile di quella grande uva, affiancata o meno dallo Chardonnay), e vini di discutibile valore quando non assolutamente (purtroppo mi è capitato di incontrarne qualcuno del genere) impresentabili. O paradossali, per usare un eufemismo.
Due aziende, piccole, determinate, che mostrano di avere le idee chiare sui Rosé, di avere una loro idea ben precisa, e di essere in procinto di determinare uno stile dei loro Franciacorta Rosé sono indubbiamente (e peccato che si tratti di piccole produzioni, 2500-3000 a seconda dell’annata per il primo vino, 4500 per il secondo) che i potenziali clienti devono letteralmente conquistarsi) due veri récoltants manipulants come Andrea Arici alias Colline della Stella a Gussago e i fratelli Dario e Claudio Camossi di Erbusco, del cui Satèn ho scritto recentemente qui.
Le idee chiare queste due piccole, combattive, esemplari realtà produttive, entrambe seguite dal team di Terra uomo cielo, alias l’enologo Nico Danesi e il wine talent scout Giovanni Arcari, dimostrano di averle già dalla scelta della materia prima su cui lavorare per i lavoro Rosé.
Una scelta coraggiosa e ambiziosa, perché entrambi hanno deciso di lavorare esclusivamente con uva Pinot nero, con pressatura diretta.
Arici con il proprio stile testardamente e rigorosamente all’insegna del “Pas Dosé”, del non dosato, per fare risaltare al massimo la mineralità, la forte presenza di calcare nei terreni dove sono collocati i vigneti, terrazzati, sostenuti da muretti a secco, posti da 150 a 350 metri di altezza, nella zona di Gussago, quindi Franciacorta nord-est, da cui provengono le uve.
Uno stile che conduce a realizzare vini con uno zucchero residuo massimo di 1,5 grammi litro, nel caso del Rosé affinato da 18 a 22 mesi sui lieviti, porta addirittura ad avere un vino completamente secco.
Vini che possono dividere, che o piacciono, come nel caso mio o possono lasciare sbalorditi.
Camossi invece preferisce uno stile meno estremo, più abbordabile e colloquiale (senza peraltro diventare “ruffiano”) contrassegnato anche da un dato tecnico come i cinque grammi di zuccheri residui che rendono i vini più morbidi e cremosi e meno “tranchant” come i vini di Arici.
Per il resto Pinot nero in purezza, che per il 90% arriva dall’area di Paratico (estremo ovest Franciacorta) ed il 10% da Provaglio d’Iseo (Fantecolo) su terreni con caratteristiche diverse, Fantecolo argillo – calcareo, Paratico medio impasto – calcareo con ampio scheletro, e un affinamento sui lieviti di 24 mesi, con sei mesi del mosti lasciato in acciaio sulle proprie  fecce prima del tiraggio, ed una tecnica di estrazione del colore che prevede una breve macerazione dei grappoli interi in pressa.
Terroir diversi quindi, che si traducono in due Rosé, entrambi eccellenti, profondamente diversi, ognuno dei quali in grado di grado di soddisfare consumatori dai gusti diversi e andare incontro a diverse modalità di servizio e abbinamento.
Decisamente più un Franciacorta da aperitivo quello di Colline della Stella, più “gastronomico” e più vino da abbinamento a tavola quello di Camossi. Entrambi i vini figli di una precisa “filosofia” secondo la quale “ogni vino anche quelli considerati “base”, debbano essere figli di una sola annata e non di un gioco di cuvée di diverse vendemmie”. Entrambi i rosati di cui parlerò sono espressione esclusiva di uve dell’annata 2007.
Delineate le loro caratteristiche tecniche, ecco le loro rispettive note di degustazione.
Cominciamo con il Franciacorta Dosage Zero Rosé Colline della Stella (sboccatura ottobre 2009) colore rosa tenue, cerasuolo scarico, buccia di pesca, perlage sottile e continuo nel bicchiere, di bella finezza, naso intensamente vinoso, di gran carattere, con note appena accennate di ribes e lampone, un leggero ricordo di fragola di bosco ma soprattutto note di nocciola, nocciolo di pesca noce, mandorla, biancospino ed in evoluzione di agrumi in evidenza abbinati ad un’intensa, dominante, nervosa e ben salata nota di pietra focaia che dà slancio e mineralità al bouquet.
La bocca è diritta, nervosa, con un’acidità che spinge con grande energia, il gusto vivo, ben salato, intensamente vinoso (quasi un’impressione di rosso con le bollicine sul palato), di carattere schietto e “maschio”, con una lunga persistenza esaltata da un’acidità viva e scattante, da una mineralità sapida e petrosa di grande nerbo.
Diversa la personalità del Franciacorta Brut Rosé di Camossi, color cipria cerasuolo scarico, perlage sottile e persistente, dal bouquet improntato ad una fragrante eleganza, di assoluta finezza, profumato di mandorla, accenni di confetto, frutti rossi, pesca bianca, erbe aromatiche, un lieve accenno di agrumi e nocciola e un ricordo di gelsomino, a comporre un insieme assolutamente fine, intrigante.
Bocca viva, cremosa, bolla di esemplare croccantezza, con un ammirevole equilibrio tra tutte le componenti, una polpa giustamente succosa, un’acidità calibrata, un accenno minerale che rende il vino assolutamente godibile, con persistenza lunga e morbida e grande piacevolezza salata.
Degustazione con due vincitori e nessun vinto talmente convincenti mi sono apparsi entrambi i vini, ma con una certezza: è attraverso Rosé come questi, di sicura personalità, di carattere spiccato, che passa la via per la definizione di un Rosé style franciacortino.
E di una leadership nel campo dei rosati metodo classico italiani che solo qualche rarissimo campione oltrepadano (e Lemillebolleblog ne ha proposti già alcuni) o altoatesino (l’Excellor di Arunda ad esempio) più che trentino può mettere in discussione…

Andrea Arici Colline della Stella
Via Forcella, 70 25064 Gussago (BS)
sito Internet http://www.collinedellastella.com
e-mail info@collinedellastella.com

Azienda Vitivinicola Camossi
Via Metelli, 5 25030 Erbusco (BS)
sito Internet www.camossi.it
e-mail info@camossi.it

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  3. Siria

    luglio 14, 2011 alle 1:02 pm

    Assaggiato jersera un banale e stucchevole rosé Camossi, che non è 100% pinot nero neanche se lo vedo al gascromatografo. Arici ha tutt’altra personalità.

    • Franco Ziliani

      luglio 14, 2011 alle 1:07 pm

      cara Siria, il Franciacorta Rosé di Camossi é “banale e stucchevole” come io posso essere juventino, di sinistra e fumatore. Difatti sono interista, convintamente di destra (la mia idea di destra) e non ho mai messo in bocca una sigaretta in vita mia.
      Resto dell’idea che dobbiamo fare un summit per confrontare la nostra idea sulle bollicine, soprattutto quelle a base Pinot nero.

    • Giovanni Arcari

      luglio 14, 2011 alle 1:49 pm

      Che non ti piaccia e che tu lo possa trovare stucchevole mi va bene, che tu dica che non è 100% pinot nero no. Se non lo fosse, non avremmo avuto problemi a dichiararlo.
      Certo che Arici el ga n’altra personalità: lù el sta a Gussago e el se ciama Andrea, ioter i se ciama Camossi Dario e Claudio e i stà a Erbusco e le egne, iè a Erbusco, a Paratic e a Proese.
      Iè dò robe diferente. tanto diferente, a parter dai nom.

      • Franco Ziliani

        luglio 14, 2011 alle 1:51 pm

        un Giovanni in versione vernacolare mi mancava proprio… Ta ghet resù…

    • francesco.piantoni

      luglio 14, 2011 alle 4:38 pm

      al gascro… che? 😉
      Arici e’ favoloso, per quanto “estremo” e di non facile approccio: bisogna amare quella tipologia di vino, io la adoro e quel rose’ resta ai vertici della zona (per me Arici e’ il migliore in Franciacorta, semplicemente). Camossi: non ho ancora assaggiato nulla e spero di poter colmare la lacuna appena tono in Italia.
      Arcari sui rose’ e rosati ha un grandissimo manico, poi possono non piacere ci mancherebbe. Trovo pero’ ingiusto dubitare di quel che dichiara.

      • Franco Ziliani

        luglio 14, 2011 alle 4:47 pm

        di questo passo aspettiamoci la prossima “sparata” dell’ineffabile Siria: che in Franciacorta per fare i loro Rosé comprano Pinot nero in Oltrepò Pavese… Per la serie “la barzelletta dell’anno”..

  4. Siria

    luglio 14, 2011 alle 6:02 pm

    Signor Arcari, prendo atto. Molto divertente la parte in dialetto. Quel rosé non mi ha dato alcuna emozione, ecco tutto. Lei collabora con entrambe le aziende, dico bene?

    Egregio Ziliani: no comment.

    • Franco Ziliani

      luglio 14, 2011 alle 6:21 pm

      bene Siria, non commenti: ha già detto la eno-sciocchezza del giorno.. Definire banale e stucchevole il Franciacorta Rosé di Camossi é un assoluto non senso. Premetto che non ho business in corso con questa azienda: mi limito ad apprezzarne, e molto, i vini e la filosofia

      • Siria

        luglio 14, 2011 alle 6:34 pm

        Prendo atto del fatto che per lei, Ziliani, le opinioni altrui sono sciocchezze. Del resto lei è quello che è.

        • Franco Ziliani

          luglio 14, 2011 alle 6:38 pm

          e brava Siria, ha detto l’ennesima banalità: io sono quello che sonoM come lei é quello che é, come Mario é quello che é, ecc.
          Non é affatto vero che per me tutte le “opinioni altrui sono sciocchezze”: reputo una sciocchezza il giudizio, superficiale, che ha espresso sul Franciacorta Rosé di Camossi.

          • Siria

            luglio 14, 2011 alle 6:49 pm

            Guardi, il mio accompagnatore di ieri sera, circa il Rosé di Camossi, è assolutamente d’accordo con lei. Sarò io quella fuori onda.

          • Franco Ziliani

            luglio 14, 2011 alle 6:52 pm

            ossignur! Non vorrei che a causa del Franciacorta Rosé di Camossi una meravigliosa storia avesse fine… Magari quelli fuori onda sono il suo fortunato accompagnatore ed il sottoscritto Siria…

    • Giovanni Arcari

      luglio 15, 2011 alle 3:07 am

      La parte in dialetto è una costola allargata del suo “jersera”. Lo so che è divertente, ma spero che per lei sia pure esaustiva. D’accordo per la “steriità d’emozioni” che le ha suscitato il vino in questione… è una sua opinione e a questo non posso porre rimedio. Il mio dissenso era per la sua lapidaria sentenza sul pinot nero 100%. Quando vuole posso dimostrarle che -come si dice- “ha pestato una merda”.
      Si, collaboro con entrambe le aziende e le posso dire che quei due vini sono identici per quanto concerne la tecnica applicata per ottenerli, ma diversi per parti di territorio e per gli uomini che ne seguono vite.
      Siria, ma perché tutto questo acidume? Non mi veda come uno che si occupa di vino, mi idealizzi per un attimo in un suo ascoltatore: a parte il vino, che c’è che non va? il lavoro? l’amore? cosa?

  5. Mario Crosta

    luglio 14, 2011 alle 6:10 pm

    Non c’e’ bisogno che te lo “spari” Siria, caro Franco. Te lo “sparo” io, così ci sara’ piu’ pace fra di voi, che meritate di discutere su posizioni anche discordanti, ma non di meritate certo di accapigliarvi. Il Franciacorta c’e’ almeno un produttore che comprava e forse compra ancora in Oltrepo. Ma non ne ha mai fatto, ne’ fa, Franciacorta, bensì ha sempre agito correttamente distinguendo bene quell’altro prodotto dal Franciacorta e per questo e’ per me ancora un esempio di grande valore. Anzi, in quel prodotto, peraltro ottimo, ci finisce anche qualche cosa dal Trentino e pure dall’Alto Adige. Non c’e’ solo l’Oltrepo…

    • Franco Ziliani

      luglio 14, 2011 alle 6:22 pm

      caro Mario, l’azienda era ed é la Guido Berlucchi, che come ho più volte scritto sta riconvertendo la propria produzione e nel giro di un anno o poco più produrrà solo Franciacorta Docg. Con buona pace di Siria…

      • Mario Crosta

        luglio 14, 2011 alle 6:33 pm

        Perfetto. Con buona pace di tutti, anche da chi come me sta aspetrtando da decenni questa benedetta riconversione che rende omaggio ad una casa che ha fatto davvero la storia della Franciacorta e spero proprio che otterra’ grandi successi in Italia ed all’estero. Gente onesta che lavora bene. Di questi tempi non e’ poco…

  6. Mario Crosta

    luglio 14, 2011 alle 6:50 pm

    Mi spiace, io ce l’ho messa tutta, ma vedo che avete assolutamente bisogno di incontrarvi e di suonarvele fino all’alba…

    • Franco Ziliani

      luglio 14, 2011 alle 6:54 pm

      una bella Signora caro Mario, non si “suona” nemmeno con un fiore… E l’intrigante Siria, anche se a volte gioca a fare la provocatrice, merita ancora più rispetto…

      • Mario Crosta

        luglio 14, 2011 alle 7:03 pm

        Come fai a dire provocatrice e non provocatore?

        • Franco Ziliani

          luglio 14, 2011 alle 7:06 pm

          una che scrive “il mio accompagnatore di ieri sera” può essere solo una donna Mario, no?

          • Mario Crosta

            luglio 14, 2011 alle 7:09 pm

            Con i tempi che corrono, caro Franco, ne sei proprio certo?

      • Siria

        luglio 14, 2011 alle 7:08 pm

        Ci mancherebbe altro signor Crosta! Stiamo parlando di vino, dopotutto. Il nettare degli dei. Non si preoccupi per il mio accompagnatore egregio Ziliani, ormai sono cinque anni che ci frequentiamo, anche se non assiduamente.

        • Franco Ziliani

          luglio 14, 2011 alle 7:17 pm

          ne sono felice Siria (sicura che come secondo nome non si chiami Antonella?)

          • Siria

            luglio 14, 2011 alle 8:12 pm

            Vuole che non sappia come mi chiamo, egregio Ziliani? La saluto brindando con un Testarossa Rosé, che mi convince più del Camossi. Del resto lei scrive, a proposito di questo spumante: “femminile, ma di una femminilità ben determinata e grintosa, da donna manager o da signora abituata ad imporre la propria volontà anche ai più recalcitranti maschietti”. Ecco, direi che ci siamo! A Bientot!

  7. Mario Crosta

    luglio 14, 2011 alle 7:23 pm

    Non perdete tempo inutile! Crediate nel colpo di fulmine, crescete e moltiplicatevi. Gli altri possono essere solo dei buoni, degli ottimi amici. 5 anni? 2.000 giorni o giu’ di lì… mammamiaaa!!!

  8. Mario Crosta

    luglio 15, 2011 alle 8:43 am

    Bellissima quella rase di Arcari “ma diversi per parti di territorio e per gli uomini che ne seguono vite”. Puoi usare le stesse uve, le stesse tenologie, ma escono vini diversi perche’ hanno un’anima del territorio diversa ed un diverso genio del vignaiolo. Chissa’ se c’e’ ancora qualcuno che vuol confondere Franciacorta e Oltrepo o, peggio, contrapporli.

    • Franco Ziliani

      luglio 15, 2011 alle 1:04 pm

      non c’é nulla da confondere né da contrapporre Mario: sono zone, terroir, vini e filosofie e ambizioni completamente diverse…

      • Mario Crosta

        luglio 15, 2011 alle 1:59 pm

        E’ proprio questa verita’ sacrosanta che in due parole hai condensato tu che invece viene completamente ignorata dai cosiddetti culi di pietra, quelli dello “spumante italiano” che confonde appunto le lucciole con le lanterne e che appiattendone i valori mettono le due DOCG una contro l’altra, invece che alleate nella promozione sui mercati che non le conoscono. Se tu sapessi che fatica spiegare, all’estero, in mercati molto ricettivi per le bollicine classiche, cosa sono queste due splendide zone e cosa rappresentano!
        Il Consorzio del Franciacorta, come sai, un’iniziativa importante a Varsavia ce l’ha in programma a novembre. Per la prima volta, e’ gia’ qualcosa. Speriamo he si muova anche l’altro Consorzio, e poi quello del Trento DOC e poi quello del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG. Ma le istituzioni del commercio con l’estero, invece, come mai non si muovono nella stessa direzione? Se si vuole avere successo bisogna supportare i Consorzi e le aziende che esportano. Ci guadagna il Paese intero. Mantenere delle sedi all’estero, con lo stuolo delle segretarie e delle interpreti che sappiamo tutti, con i rimborsi spese, con le spese vive, costa un casino. Che promuovano almeno i nostri migliori prodotti! Non mi sembra pretendere la luna…

        • Franco Ziliani

          luglio 15, 2011 alle 2:04 pm

          non “pretendi” nulla di speciale caro Mario, eppure é tutto così difficile…
          Quanto all’evento di novembre cui accenni ho fondatissimi motivi di pensare che andrà molto bene e che sarà un successo. E tu sai bene perché…

          • Mario Crosta

            luglio 15, 2011 alle 2:10 pm

            Certo che lo so. Cherchez la femme…

  9. Klara

    luglio 16, 2011 alle 10:52 am

    Mario…Franco!!!!
    Che misteri!!!!
    Cherchez la femme…???
    Ce qui n’est pas faite par les femmes
    Klara

    • Franco Ziliani

      luglio 16, 2011 alle 11:11 am

      je suis d’accord avec vous Klara: ce qui n’est pas fait par les femmes c’est pas gran chose… Ce sont les femmes qui donnent un sens à tout…

  10. Klara

    luglio 16, 2011 alle 11:31 am

    si vous êtes gentil et serviable plus … droite?
    Messieurs!

  11. Mario Crosta

    luglio 16, 2011 alle 6:28 pm

    Klara, il mistero semmai e’ lei, che non si firma con nome e cognome. Come Siria. Franco ed io invece siamo sempre chiarissimi. L’iniziativa di Varsavia del prossimo novembre per presentare come si deve il Franciacorta ai Polacchi si puo’ dire che e’ stata colta al volo, poi ben preparata, quindi gagliardamente difesa e alla fine si trova in corso di realizzazione grazie ad una donna. Se non c’era lei, nisba!
    Se lei sapesse quant’e’ brutto per me rispondere ad un anonimo forse rinuncerebbe a questo suo diritto (un invito che rivolgo anche a Siria) e farebbe parte di questa piccola comunita’ di enoappassionati che ci mettono la faccia con le opinioni che scrivono e non si nascondono mai dietro un nick.
    Ci pensi, almeno.

  12. Siria

    luglio 17, 2011 alle 12:01 pm

    Egregio Mario, per quanto bizzarro possa sembrare, Siria è davvero il mio nome e deriva dalla passione di mio padre per l’astronomia. Ho buoni motivi per non utilizzare anche il cognome.

    A margine di questa interessante discussione, mi dispiace constatare come basti un Paul Bara Special Club 2002 (100% pinot noir) sorbito a Bergamo in Città Alta per riflettere seriamente sulle bollicine italiane, incluse quelle che costano il doppio.

  13. Mario Crosta

    luglio 17, 2011 alle 1:26 pm

    Bizzarro? Mai pensato. Ho un’amica che si chiama Siria, a Roma, di origine sarda. In quanto al nick (finche’ non c’e’ il nome e cognome vero, rimane un nick anonimo) lei ha certamente diritto all’anonimato. Mi sembra pero’ che sia giusto che almeno il titolare del blog, attraverso una corrispondenza privata verificabile, possa conoscerla. Per esempio… Nelle Nuvole la conosce solo lui, io non ho ancora avuto il piacere di sapere chi e’ perche’ non me lo dice, ma non me ne frega piu’ di tanto, perche’ e’ comunque una commentatrice molto acuta, seria, lavora nel settore. Pero’ non e’ piu’ completamente anonima. Il titolare del blog sa chi e’. Venendo a Siria, ci sono certe cose fra lei e Franco che possono risolversi soltanto davanti ad una buona cena, eco perche’ penso che sarebbe molto piu’ giusto conoscervi. Da qui la ragione del mio invito. Senno’ andrete avanti per secoli a prendervi a cuscinate ogni tanto. Ne converra’ anche lei: il dibattito ci soffre. O no?
    E così anche per Klara ed altri. Il diritto all’anonimato e’ sacrosanto, lungi da me ritorcervelo contro. Ma e’ piu’ bello sapere che dall’altra parte c’e’ una persona con intenzioni serie, perche’ alle volte (come lei puo’ ben vedere) certe polemiche sembrano pretestuose, nascondono interessi concorrenziali, sono fatte per offendere, colpire, mistificare. L’anonimato ingigantisce anche i toni (il che e’ deleterio in caso di differenza d’opinioni), una cosa che diventa invece impossibile nel caso si conosca (o almeno il titolare del blog conosca) la vera identita’ del titolare.
    Grazie della sua precisazione, ma spero che abbia capito dalla mia risposta che non e’ per curiosita’ che l’ho scritta, ma per migliorare i toni del dibattito, in modo da renderlo piu’ interessante.

    • Franco Ziliani

      luglio 17, 2011 alle 1:44 pm

      caro Mario, sono certo d’interpretare anche il pensiero di Siria nel dire che riusciremo agevolmente a sopravvivere anche se non ci conosceremo di persona… 🙂

      • Siria

        luglio 17, 2011 alle 3:03 pm

        🙂

  14. Siria

    luglio 17, 2011 alle 3:17 pm

    Caro Mario, secondo me non è importante questo genere di conoscenza. L’importante è dialogare. A questo proposito – lo dico al sig. Ziliani – per una deprecabile svista, alla mia e-mail ho messo finora per errore l’estensione .com invece che l’estensione .it.

  15. francesco.piantoni

    luglio 18, 2011 alle 3:14 pm

    secondo me possiamo tutti essere d’accordo su Paul Bara e sul 2002 in sciampagnia: bevuto sabato sera un Maurice Vesselle 2002 davvero buono. Siria, non sarai per caso anche una fans di Egly Ouriet?

    • Siria

      luglio 19, 2011 alle 4:20 pm

      Naturalmente, a partire dal fatto che mette la data di sboccatura. Ovviamente preferisco i blanc de noir; vorrei un rosé senza chardonnay e un meunier in purezza ancor meno dosato.

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