Oltrepò Pavese Brut Cruasé Fiamberti

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
5


C’è ancora un bel po’ da lavorare, nonostante la buona volontà e l’impegno profuso dai vari protagonisti, a partire dal Consorzio Vini Oltrepò Pavese che su questa particolare tipologia di vini ha impegnato molti sforzi proponendolo come l’ideale punta di diamante della produzione a base di Pinot nero, sul progetto Cruasé.
Nome che, lo ricordiamo, nasce dalla fusione di “cru” (selezione) e “rosé”, ed indica uno spumante ‘naturalmente’ rosé, ottenuto direttamente da una macerazione sulle bucce di uve nere.
E per quanto nell’imminenza del Vinitaly si possano leggere sul sito consortile proclami altisonanti secondo i quali “l’Oltrepò Pavese, terza Denominazione italiana forte di oltre 13mila ettari di vigneti, si presenterà a Vinitaly come una delle più importanti zone vitivinicole europee e mondiali per la produzione di spumanti di qualità e il più grande punto di riferimento italiano per il Pinot nero”, ricordando che “al salone di Verona, nel “quartiere Oltrepò Pavese” del padiglione Lombardia, il protagonista sarà il Cruasé, Metodo Classico Docg, purissima espressione rosa del Pinot nero, il marchio collettivo territoriale riservato ai soci del Consorzio che identifica nel suo nome vino e territorio”, siamo ancora lontani da  risultati soddisfacenti.
E sebbene si assicuri che “il mercato italiano sta premiando l’operazione Cruasé, non a caso le aziende che spumantizzano, in Oltrepò Pavese, stanno crescendo di numero e in volume d’affari trainando le produzioni storiche di un “terroir” che ha molto da dire”, di questa affermazione, ahimé, fuori dai confini oltrepadani non si ha decisamente traccia.
Al punto di pensare che la “realtà aumentata”, con il relativo “innovativo progetto sviluppato in sinergia con la Poligrafica San Faustino, dedicato alle bollicine e allo charme del Cruasé”, più che “un sistema di grafica interattiva che permette di intervenire su un flusso di immagini video live, modificando la realtà con l’aggiunta, in tempo reale, di contenuti ed animazioni virtuali. In altre parole il pubblico del salone veronese potrà guardarsi in uno schermo ritratto accanto al nobile spumante rosé”, sia il consueto modo di comunicare del Consorzio, dove i sogni ed i trionfalismi si scontrano purtroppo con la realtà, meno entusiasmante, di tutti i giorni.
Non sono molti, e mi spiace dirlo, i Cruasé che dimostrano, nei fatti, non a parole, che il progetto è a buon punto.
Ho recentemente parlato molto bene, come meritava, del Cruasé dell’azienda agricola Bruno Verdi, e prima di Natale altrettanto avevo fatto con quello di Mazzolino.
Poi ne assaggi altri, come mi è capitato nel corso di un bellissimo incontro conviviale con alcuni produttori nella splendida e golosa cornice del Ristorante Prato Gaio di Montecalvo Versiggia, e ti accorgi che c’è ancora molto da fare, per mettere davvero a fuoco un prodotto che, come viene detto, sia simbolo, in positivo, della produzione vinicola nel territorio oltrepadano.

Un senso d’incompiutezza, che ti farebbe voglia di dire al produttore di non accontentarsi, che si può e si deve fare di più e di meglio, di dare più personalità e carattere ai vini, più mordente, senza accontentarsi della scorciatoia rappresentata da una dolcezza morbidosa, che mi ha preso, ad esempio, assaggiando il Cruasé dell’azienda agricola Fiamberti di Canneto Pavese, 15 ettari di vigneto, che al Cruasé sembra credere molto visto che sul suo sito Internet rivendica di essere “stata tra le prime a credere in questa DOCG promossa dal Consorzio, che sta diventando il simbolo della spumantizzazione in Oltrepò Pavese”.
Nella descrizione aziendale “il Pinot Nero in purezza regala una bollicina fresca e decisa, piacevolmente equilibrata tra aromi fruttati ed evoluti. Grazie alla rifermentazione lunga più di 24 mesi il vino si affina aprendosi in una varietà di sentori possibili solo partendo da uve perfette, di una qualità e di un corpo che solo il Pinot Nero riesce a dare”.
Ambizioni giuste, ma il vino, pensato come aperitivo e dotato di una struttura in grado di accompagnare “tutto il pasto con predilezione per il prosciutto crudo tagliato al coltello e i crostacei”, vede pregiudicate le proprie ambizioni, perché per essere davvero vino da tutto pasto dovrebbe mostrare ben altra “ciccia” rispetta a quella da me riscontrata, più nerbo e soprattutto non quel carattere smaccatamente “dolcino”, morbido e rotondo, dato da un dosaggio di dieci grammi di zucchero litro che è sicuramente quanto si chiede ad un vino che debba sostenere una cucina ricca di sapori come quella oltrepadana.
Bello il colore, buccia di cipolla, rosa antico, molto vivace ed esuberante la presa di spuma, sottile, aereo, fresco, e poco espressivo il naso e una bocca che quanto a materia lascia proprio a desiderare e non desta sensazioni tali da essere ricordate.
Un produttore serio e capace, una scoperta voglia di fare bene, ma ancora molta strada da percorrere, prima di arrivare, come si vorrebbe, alla giusta quadratura e caratura del prodotto…

Azienda agricola Giulio Fiamberti
Canneto Pavese PV
sito Internet http://www.fiambertivini.it/
e-mail info@fiambertivini.it

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