Oltrepò Pavese metodo classico Extra Brut Pinot nero Cruasé Docg 2007 Bruno Verdi

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Incredibile ma vero, nuovo convincente exploit di un produttore oltrepadano che vince la prova piacevolezza ed equilibrio anche con la più ambiziosa delle tipologie delle bollicine della terra d’Oltrepò, quella che ci era stato detto, da un direttore di Consorzio che ufficiosamente non dovrebbe essere più tale, doveva rappresentare il vertice, il meglio del meglio, la punta di diamante della piramide qualitativa oltrepadana, il metodo classico Rosé, o per meglio dire il Cruasé.
Dopo avermi convinto, come ho raccontato qui, con il suo O.P. Brut Vergomberra 2006, Paolo Verdi, alias azienda agricola Bruno Verdi, ottiene da Lemillebolleblog una promozione piena, senza se e senza ma, con il suo Oltrepò Pavese metodo classico Extra Brut Pinot nero Cruasé Docg 2007.
Un vino, a differenza dal Brut, dove entrava in gioco un salvifico e utilissimo 30% di Chardonnay, prodotto, da vero Blanc de Noir, da uve Pinot nero in purezza.
Scegliendo la tipologia Extra Brut con uno zucchero residuo non superiore a 4 grammi. Un vino, il Cruasé, dice Verdi, nel fare il quale “ho trasferito l’esperienza accumulata nell’Oltrepò metodo classico, cercando di fare però un prodotto diverso. Nel passato qualche prova l’avevo già fatta poi quando è arrivata la docg ho subito colto l’occasione”.
Ha solo un grosso difetto questo Cruasé, che esce dalla cantina intorno ai 16 euro: una produzione estremamente ridotta e confidenziale, forse per testare la risposta del mercato, di 1500 bottiglie.
Per il resto, con il Pinot nero proveniente da vigneti in Broni e Canneto Pavese, allevati a spalliera tradizionale con potatura Guyot semplice (resa uva ad ettaro di 80-90 quintali), ottiene un mosto che macera a freddo per qualche ora sulle proprie bucce, acquisendo un colore rosa naturale.
Tiraggio in aprile maggio successivo alla vendemmia e permanenza sui lieviti di 30 mesi.
Il risultato è un vino che mi ha veramente convinto, testato in due occasioni, nella mia recente degustazione, anche di altre bollicine oltre padane presso l’eccellente ristorante Prato Gaio di Giorgio Liberti (una vera e propria garanzia di qualità), e mettendolo alla prova su una preparazione a base di pesce chez moi.
Splendido il colore, un rosa con sfumature di buccia di pesca bianca tendente al cerasuolo, ma pallido, e incisivo, fragrante, aperto, nervoso il giusto il bouquet, che richiama il pompelmo rosa la pesca, le fragoline di bosco, ma con una componente minerale molto presente e avvertibile.
Ancora meglio al gusto, ben secco ma non asciutto, con un attacco preciso, una spalla salda, una bollicina croccante e viva, una vena salata lunga e precisa ed un perfetto equilibrio di tutte le componenti, da vino indubbiamente strutturato, ma di grande piacevolezza, elegante, godibilissimo, che si fa bere golosamente, con una perfetta dosatura di tutte le componenti (l’alcol dichiarato è di 13 gradi e mezzo ma è perfettamente bilanciato), come raramente accade in terra oltrepadana.
Averne di bollicine dell’Oltrepò, e di Cruasé, come questi!

Azienda agricola Bruno (Paolo) Verdi
via Vergomberra 5 Canneto Pavese (PV)
tel.0385-88023
sito Internet www.brunoverdi.it
e-mail info@brunoverdi.it

14 commenti

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14 commenti

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  2. Siria

    marzo 24, 2011 alle 2:49 pm

    “Dove entrava in gioco un salvifico e utilissimo 30% di Chardonnay”. Non sapevo questo fosse un blog comico.

    • Franco Ziliani

      marzo 24, 2011 alle 3:12 pm

      e io pensavo e penso tuttora di avere dei lettori intelligenti, che capiscono perfettamente cosa intendessi dire. Ovvero che una quota significativa di Chardonnay viene ad equilibrare la quantità di Pinot nero, che utilizzata da sola in Oltrepò Pavese produce vini che, salvo eccezioni, sono clamorosamente, tristemente, malinconicamente “gnucchi”. Che sono pesanti, squilibrati, e soprattutto non si fanno bere…

  3. Daniele

    marzo 25, 2011 alle 12:03 pm

    Buongiorno Sig. Ziliani,
    Giusto per farmi un’idea e avere dei termini di paragone, visto che conosco ancora poco la tipologia in questione… alcuni giorni fa mi è capitato di assaggiare il Cruasè dell’Az. Travaglino, in questo caso mi sembra pinot nero in purezza, Le chiedo se lo conosce come lo valuta, grazie.

    • Franco Ziliani

      marzo 25, 2011 alle 12:13 pm

      lo valuto molto meno equilibrato e convincente rispetto al Cruasé di Bruno Verdi. Mi é capitato di degustare recentemente anche la Gran Cuvée dell’azienda oltrepadana che cita, trovando il vino troppo “gnucco”, pesante, assolutamente carente di equilibrio e piacevolezza. Problema che riguarda parecchi metodo classico oltrepadani purtroppo…

      • Luca Miraglia

        marzo 27, 2011 alle 7:52 pm

        I Pinot Neri dell’Oltrepò sono effettivamente un mondo a parte, forse per ragioni legate al clima ed alla composizione dei terreni.
        Io ho trovato molto gradevole, fra i “fermi”, il Casè di Alberto Anguissola e, fra i Cruasè, quello dell’azienda Piccolo Bacco dei Quaroni.

  4. Antonio

    marzo 27, 2011 alle 10:04 am

    Appoggio incondizionatamente l’espressione “salvifico” !
    Lo Chardonnay è in grado di “ammorbidire” certi caratteri dei Pinot Neri dell’Oltrepò che i produttori si ostinano a dichiarare “caratteristici” del vitigno ma che non si capisce come poi non si ritrovino in altri Pinot Neri di altre zone (alludo in particolare ad un finale amaro quasi generalizzato nei brut lombardi.
    Grazie Franco per la segnalazione di questo prodotto.

    • Mario Crosta

      marzo 27, 2011 alle 4:10 pm

      E’ una questione di cloni di Pinot Nero diversi. Le barbatelle di Pinot Nero non sono tutte uguali. Ci sono quelle piu’ adatte a produrre dei rossi e quelle piu’ adatte a produrre dei metodo classico “blanc de noirs”. Nei vivai te lo chiedono sempre, se vuoi questo o se vuoi quello, perche’ poi per 35 anni ti tieni un vigneto sul groppone e non puoi estirpare e rifare ogni volta che fai un vino che non ti soddisfa in pieno.
      E poi c’e’ qualcuno che mette ancora, mannaggia a lui, perfino del pinot grigio qua e la’… cioe’ ci sono produttori che si mettono a recuperare le briciole in produzioni che invece dovrebbero essere le piu’ prestigiose.
      Un vino invece va progettato, non e’ che si deve fare con le uve che ti ritrovi in vigna e che fino a ieri usavi per fare altri vini che il mercato non vuole piu’ e allora le butti in un altro prodotto. Soprattutto un metodo classico. Tanto le “tirano” che e’ un piacere…
      Dom Perignon ha dapprima inventato le cuvées, proprio perche’ non si fa il migliore vino rifermentato in bottiglia con dei vini qualunque, ma si deve raggiungere prima un taglio perfetto, equilibrato, che e’ poi quello che elimina con le fecce tutto cio’ che non si desidera. Questo e’ il vero segreto. Come sempre, in vigna prima che in cantina…
      Non e’ stato lui a inventare il remouage, che fu opera invece della Veuve Clicquot Ponsardin che buco’ il tavolo di legno massiccio della sua cucina per farlo, per la prima volta, facendo così quell’opera di maturazione e di pulizia delle fecce che ha reso perfetto lo Champagne.

  5. Stefano Rossi

    aprile 9, 2011 alle 11:03 pm

    Bravissimo Ziliani,gli spumanti di Paolo Verdi sono i prodotti che più mi hanno entusiasmato a Verona.Il Rose’ e’ eccezzionale forse tra i primi tre in Italia.
    Buonissimo anche il Rose’ di Antica Fratta.
    Grandissimo il Parose’ di Mosnel.
    Cosa pensi di Borgo la Gallinaccia. grazie

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  8. elena

    aprile 12, 2012 alle 11:26 pm

    Ragazzi parlate e scrivete dopo aver bevuto TESTAROSSA bianco e rosè
    LA VERSA
    oltre c’è il mare.

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