TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 vs Cuvée Annamaria Clementi 2003 Cà del Bosco

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero

Giudizio:
10


Prevengo subito le obiezioni, cosa hanno in comune uno Chardonnay in purezza del Trentino del 2001 e una Cuvée di Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco del 2003 della Franciacorta? Semplicissimo, sono i due metodo classico a denominazione d’origine italiani più prestigiosi. I più costosi. I più ambiziosi.
Quelli che, generalmente, regalano agli appassionati le emozioni più… emozionanti.
Sto parlando del TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari delle Cantine Ferrari di Trento, di cui ho testato l’ultima annata in commercio, la 2001, e del Franciacorta Docg Cuvée Annamaria Clementi della Cà del Bosco di Erbusco, che ha idealmente lanciato la “sfida” al “Giulio Ferrari”, come normalmente siamo abituati a chiamarlo con il millesimo 2003.
Fuoriclasse a confronto quindi, in una sfida all’ultima bollicina, e con prezzi che, in enoteca, si mantengono sempre sostenuti, intorno agli 80 euro (per 42.000 bottiglie prodotte) il Giulio Ferrari, 70-75 euro per 46.000 bottiglie prodotte la Cuvée Annamaria Clementi.
Qualche notizia sui vini prima di riferire del cimento, fatto rigorosamente alla cieca, con la collaborazione di una persona, Elisabeth Babinska Poletti, grande appassionata e conoscitrice di metodo classico e ambasciatrice dei vini italiani in terra polacca, che mi ha servito in forma assolutamente anonima i due campioni. E li ha degustati insieme a me.
Uno Chardonnay in purezza, figlio del vigneto posto ai 5-600 metri di altezza del Maso Pianizza, in alto sopra Trento, vigna esposta a sud ovest. Maturazione di nove anni su lieviti selezionate in colture aziendali. Prima annata di produzione il 1972.
Una Cuvée, lo dice il nome stesso, l’Annamaria Clementi di Cà del Bosco, un mix di Chardonnay (55%), Pinot nero (20%) e Pinot bianco (25%), uve provenienti da 16 vigne diverse con circa 40 anni di età.
Vendemmia anticipata rispetto a quella, settembrina, del Giulio Ferrari, avvenuta nella seconda decade di agosto 2003, con resa media per ettaro di 5.400 chilogrammi /2.600 litri e dati analitici delle uve che dicono: Chardonnay: Zuccheri 195 grammi/litro; pH 3,04; Acidità Totale 8,50 grammi/litro, Pinot Bianco: Zuccheri 187 grammi/litro; pH 3,02; Acidità Totale 8,20 grammi/litro, Pinot Nero: Zuccheri 198 grammi/litro; pH 3,05; Acidità Totale 8,00 grammi/litro.
La vinificazione prevede che i vini base si ottengano “esclusi­vamente con la fermentazione alcolica dei mosti di primissima frazione (circa il 40% del peso dell’uva) che avviene direttamen­te in piccole botti di rovere, dove si affinano per circa 7 mesi.
Solo i migliori vini base, di almeno 16 diverse partite, vengono in seguito assembla­ti per dare origine alla cuvée. Tiraggio avvenuto nel marzo 2004 con una permanenza sui lieviti di un periodo medio di 6 anni e 6 mesi.
Il dosaggio alla sboccatura parla di 7,5 millilitri di liqueur per bottiglia, con dati analitici, sempre alla sboccatura, che dicono alcool 12,5% Vol.; pH 3,05; Acidità Totale 5,80 grammi/litro; Acidi­tà Volatile 0,38 grammi/litro.

TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001
Partiamo con il Giulio Ferrari, un vino che ho sempre particolarmente amato per le sue esemplari doti di freschezza, per la sua complessità, per la capacità di essere facilmente leggibile, decodificabile, godibile.
Un “must del metodo classico”, un caposaldo, come l’ho definito in questo articolo del 2009.
Colore paglierino oro intenso e squillante, perlage finissimo e continuo, ma subito, fin dal primo impatto, questo 2001 mi si è proposto con qualche differenza rispetto a come l’ho sempre conosciuto e apprezzato.
Un naso molto compatto, ricco, intenso, piuttosto maturo, giocato su note calde, mediterranee, di grande intensità, con note di frutta esotica matura, agrumi (pompelmo in primis), salvia, e sentori di zucchero di canna (una liqueur in eccesso?) in evidenza.
Bocca parimenti ricca, piena, di grande e ampia struttura, avvolgente, di grande effetto, decisamente più largo e voluminoso che verticale, potente e quasi muscolare.
Un vino buonissimo, non c’è dubbio, ma cui manca però quella multidimensione, quell’esprit de finesse, quello scatto, la capacità di prendere la rincorsa e raggiungere quell’extra dimensione gustativa, che fanno di un metodo classico un fuoriclasse.
Quel fuoriclasse che ho sempre considerato il “Giulio”.

Franciacorta Docg Cuvée Annamaria Clementi 2003
Sorprendente invece, come se non si trattasse di un vino espressione della caldissima annata 2003, ma di un’annata più bilanciata, la Cuvée Annamaria Clementi, il cui dégorgement risale all’autunno 2010.
Paglierino verdognolo di grande brillantezza e vivacità il colore, perlage spettacolare per finezza delle “bulles”, continuità, zigzagante modo di disporsi nel bicchiere, naso ricco, strutturato, eppure finissimo, di “musicale” eleganza, e freschezza sorprendente (ma è davvero un 2003 ci chiedevamo?), con perfetta interazione tra note floreali e fruttate, e striature di biancospino, agrumi, crème brulée, crema pasticcera, mandorle, agrumi, alloro, una leggera speziatura a rendere dinamico, fresco, complesso, scattante il bouquet.
Bocca altrettanto viva, croccante, articolata sin dal primo sorso, struttura importante e spalla salda, una materia ricca e succosa, ma un modo delicatissimo, pieno di energia, tutto freschezza e scatto, di disporsi sul palato e conquistarlo, regalando, anche grazie ad una magnifica acidità, perfettamente calibrata, una persistenza lunga, sapida, di gran nerbo.
Vino ancora giovanissimo, in salita, con ottime possibilità di evoluzione, eppure già super godibile.
Due grandissimi metodo classico, con ogni probabilità davvero i migliori (o quantomeno tra i migliori 4-5) “méthode champenoise” prodotti oggi in terra italiana.
Ma questa volta il confronto vede la Franciacorta prevalere sul Trento Doc, la Cuveé Annamaria Clementi prevalere sulla sempre mitica Riserva del Fondatore.

5 commenti

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  2. Mario Crosta

    marzo 21, 2011 alle 3:03 pm

    A parita’ d’annata non so come sarebbe andata a finire. Nel 2001 era difficile anche soltanto farlo, il vino. Non per togliere i giusti meriti al Franciacorta, ma ti inviterei, Franco, nel fare i confronti, a tener conto anche dell’annata, come si fa con tutti gli altri vini. Certo che pur di vedere “scontrare” dei giganti del genere, bevendoseli pure (altro che… degustare e basta!), si puo’ tranquillamente affermare che oggi vince l’uno e domani vince l’altro ma e’ comunque il vino rifermentato in bottiglia alle sue massime espressioni che ne esce sempre e omunque vincitore.
    Come vi ho invidiato……….

  3. Luca

    aprile 19, 2011 alle 12:49 pm

    Confermo il giuizio per la Cuvée Annamaria Clementi 2003 anche se a mio parere l’acidità e la freschezza non sono “magnifiche”. Certo se si considera l’annata lo sono: ad esempio il Sublimis 2003 ha sofferto di più in termini di acidità. Ad ognimodo stiamo parlando di vini eccezionali, difficilmente raggiungibili dagli altri anche nelle annate migliori

  4. fabio

    febbraio 24, 2013 alle 2:25 pm

    Concordo due fuoriclasse ma bisogna paragonarli sempre con la stessa annata!!!

  5. fabio

    febbraio 24, 2013 alle 2:29 pm

    Concordo due autentici fuoriclasse ma da paragonare alla stessa annata!!

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