Paesi maggiori consumatori di “sparkling wines”: tre Paesi dell’Est nei primi dieci

Molto interessanti le statistiche relative ai consumi di “sparkling wines” (vini con le bollicine, mousseux, “spumanti”) rese note da Vinexpo, il grande “salon International du vin et des spiritueux” che si svolgerà in quel di Bordeaux dal 19 al 23 giugno.
Come ci ha raccontato anche il wine writer americano W. Blake Gray sul suo ottimo wine blog The Gray Market Report, la classifica dei “Top 10 Sparkling Wine Drinking Countries” dei Paesi maggiori consumatori di “sparkling wines” non vede ancora la presenza della Cina nelle prime posizioni, ma fa registrare delle sorprese.
Era notorio che al primo posto ci fosse la Germania, che fa “strage” soprattutto dei vini più risparmiosi, Sekt, Cava e Prosecco, seguita dalla Francia, e quindi da Russia, Stati Uniti, Italia, Regno Unito, Spagna, Australia. Però che in questa graduatoria , oltre che la Russia al terzo posto, figurassero al nono e al decimo rispettivamente Ucraina e Polonia, questo costituisce davvero una sorpresa.
“Bollicinisti” italiani, produttori di Asti (che secondo I numeri del vino, leggete qui, vende 26 milioni di bottiglie dei 37 milioni complessivi di “spumanti”, con una progressione rispetto all’anno precedente del 100%), Prosecco, ma anche di metodo classico da zone a denominazione d’origine, e se fossero i mercati dell’Est, magari quelli più dotati di una cultura europea del vino come la Polonia (per la Russia e l’Ucraina vale assolutamente il fattore basso prezzo) la nuova frontiera da esplorare? Altro che Cina…

3 commenti

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  1. Mario Crosta

    marzo 15, 2011 alle 6:27 pm

    Ma io te l’avevo scritto gia’ tante volte che ad Est si vende tanto metodo classico! E che la domanda sta crescendo! Sono Paesi con delle cucine che non si adattano molto a gran parte dei nostri rossi e dei nostri bianchi, tanto che il comune amico Marek Bienczyk ha scritto in un suo libro gia’ quindici anni fa che “agli Italiani piace tutto cio’ che pizzica in bocca” (wszystko to, co pyszczy w gebie), mentre le bollicine sono perfette. Quasi un terzo del vino venduto in quei Paesi e’ metodo classico o metodo charmat. Chiedete a Bosca che ne produce pure in Lituania…
    Sei stato molto acuto e dunque bravissimo a sollevare il tema, caro Franco.
    Ne approfitto per aggiungere una cosa. Alcune aziende adottano nei confronti dei Paesi dell’Est delle politiche commerciali con gli stessi metodi che sono soliti usare nei Paesi occidentali. Tanto per non far nomi, una della piu’ grandi della Franciacorta, storicamente la prima. Non si fidano del rappresentante sul posto neanche quando e’ serio e preparato (sarebbe meglio scrivere: seria e preparata, visto che la conosci) e non s’immaginano neanche quanto lavoro si debba fare per trovare un importatore giusto, che sia una persona ammodo, che non abbia pretese assurde, che paghi, che abbia una politica commerciale valida sul posto nei confronti dei ristorantini e dei negozietti a cui rivende. Vorrebbero firmare addirittura dei contratti di rappresentanza di sei mesi rinnovabili altri sei o un anno, quando ce ne vogliono almeno due o tre di anni per trovare la persona giusta che non ti riservi poi delle spiacevoli sorprese. Insomma, signori produttori, cercate di non far finta di non sapere che l’Est ha delle caratteristiche commerciali ancora completamente diverse, appena liberate dal comunismo ma con dei comportamenti spesso rimasti a quell’epoca, delle leggi che penalizzano i creditori, delle reti distributive che non godono di buona salute come le nostre, in Stati dove la nomenklatura e’ stata sostituita dai ricchi con un picolo esercito privato perche’ lo Stato e’ ancora debole. E che oggi ci sono e vendono vino e domani all’improvviso spariscono o vanno a vendere televisori altrove a migliaia di km di distanza e senza avvertire prima. Come certe reti ucraine, polacche, ungheresi, russe che ho conosciuto quindici anni fa, ed erano (allora) consigliate dall’ICE o dall’addetto commerciale dell’ambasciata!!!
    Se volete partecipare all’ampiamento del loro mercato, dovete guardarlo con occhi diversi, dando fiducia e mezzi ai vostri agenti sul posto.

  2. GR

    luglio 26, 2011 alle 1:15 am

    Mario, parlo da produttore che sta scoprendo ora le mille problematiche del vendere ad Est.
    E’ molto bello quello che hai scritto e mi ci ritrovo appieno, ma trovare un agente sul posto competente e preparato è ancora più difficile che trovare un buon importatore !
    Il problema dei produttore troppo spesso è “di chi fidarsi?”.

  3. Mario Crosta

    luglio 26, 2011 alle 8:31 am

    Guarda che non ce ne sono pochi, di seri, in Polonia. Una volta Collegium Vini aveva una lista dei piu’ affidabili nella Home Page, che poi ha deciso di togliere. Ma posso dirti che ce ne sono tanti, adesso. Il problema e’ che non avendo grosse risorse a disposizione, perche’ il loro mercato e’ ancora piccolo, non possono tenere in catalogo i vini di tutti i 1600 esportatori italiani ed e’ dura percio’ trovarne uno competente e preparato che ne abbia gia’ a sufficienza e non voglia esagerare con la sua gamma d’offerta, mentre e’ piu’ facile trovarne altri meno competenti e preparati, a volte anche meno affidabili, che ti saltano addosso per approfittare di te. Un problema ancora piu’ grave in Russia. La mia mail la trovi su Enotime, rubrica Speciale Est Europa, cliccando sotto il mio ritratto. Ma se vuoi una mano davvero prova a contattare in inglese la sorella di Tibor Gal, Helga, che produce e commercia vino ungherese in tutto l’Est e gode di molti agganci fra i vari ministeri. Puoi contattarla tramite il sito della cantina degli eredi di Tibor (figlio e moglie, per esempio), http://www.galtibor.hu/kapcsolat-3.html

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