Cosa cambierà in Franciacorta con una Guido Berlucchi sempre più franciacortina?

da sx: Arturo, Paolo, (il sottoscritto), Franco e Cristina Ziliani

C’è un aspetto oggettivamente importante che credo emerga dalla conversazione – intervista, che potete leggere integralmente qui, sul sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers, che il patron della Guido Berlucchi di Borgonato di Cortefranca, Franco Ziliani, mi ha recentemente concesso.
In occasione di una triplice serie di circostanze: gli 80 anni che il grande imprenditore compirà il prossimo 21 giugno, i primi cinquant’anni di storia come elaboratrice di bottiglie (furono tremila in quel lontano 1961) di metodo classico della “Maison” di cui la famiglia Ziliani è a capo, ed il primo mezzo secolo di attività come zona produttrice di bollicine prodotte con quello che è storicamente noto come “méthode champenoise”, della Franciacorta stessa.
Accanto ai ricordi relativi alle origini della sua attività di “spumantista” in terra franciacortina Franco Ziliani ha risposto alla mia domanda sulle modalità di riavvicinamento dell’azienda alla causa della Franciacorta (ricordo che il core business aziendale è rappresentato dai 4,5 milioni di bottiglie prodotte con una cuvée di uve provenienti non solo da Franciacorta, ma anche da Oltrepò Pavese, Trentino e Alto Adige) e sul perché la Guido Berlucchi, già proprietaria dell’Antica Fratta (azienda agricola franciacortina proprietà della famiglia Ziliani), abbia deciso di intensificare la produzione di Franciacorta Docg.
Ad esempio con i tre Palazzo Lana, nome che la Guido Berlucchi ha voluto dare ad una serie di nuovi prodotti, e con la linea Franciacorta 61.
La risposta vale la pena di essere riletta e ponderata nella sua interezza. Il riavvicinamento è “cominciato 10 anni fa, deciso dai miei figli, che hanno fissato la strategia anche dal punto di vista commerciale, perché non era giusto abbandonare di colpo una strada che ha sempre funzionato. Io sarei entrato anche prima…
Noi ormai siamo tutti indirizzati verso la Franciacorta ed il Franciacorta, sono anni che realizziamo la cuvée utilizzando sempre meno le uve delle altre zone da cui ci siamo tradizionalmente riforniti. Oggi acquistiamo qualcosa come 60-70 mila quintali di uva qui in Franciacorta: siamo partiti da 5000 quintali e siamo cresciuti con gli anni. Sono almeno 3-4 anni che le cose vanno così.
E quindi vuoi dire che…

Dico che nel giro di un paio d’anni i vini della Guido Berlucchi saranno al cento per cento prodotti con uve Franciacorta facendo a meno delle uve dell’Oltrepò e del Trentino. Se le uve di qui non fossero abbastanza per noi e per tutti gli altri, ma con 3000 ettari ci siamo.
Il Consorzio ha scelto di fare 100 quintali ad ettaro, anche se sarebbe meglio determinare il numero di piante per ettaro e puntare su quello. In Oltrepò abbiamo fatto un impianto di pigiatura, da cui portavamo via il mosto. Se troviamo l’uva qui non andiamo più a comprare fuori.
Il cambiamento è stato reso possibile dal miglioramento generale qui in Franciacorta, dal cambiamento dei vigneti, delle tecniche enologiche, eccetera. Non è avvenuta di colpo”.

Altra domanda: ma quando le Cuvée della Guido Berlucchi diventeranno Franciacorta, che senso avrà avere anche i Franciacorta della Guido Berlucchi e i Franciacorta dell’Antica Fratta?
La risposta di Ziliani: “secondo me è giusto che si concorra tutti a divulgare il nome Franciacorta. Ognuno nei propri canali. Non faremo bottiglie in più. Avremo una gamma diversificata, il 61, Palazzo Lana, un nuovo vino che uscirà tra qualche tempo e tra alcuni anni la Cuvée Imperiale diventerà Franciacorta mantenendo il proprio nome. Resterà il nome, il vino è già progressivamente cambiato negli ultimi anni. Potremo già fare tutta la Cuvée Imperiale con uve Franciacorta, ma anche volendolo fare, bisogna rispettare i tempi, perché i tempi di affinamento sui lieviti sono diversi, e occorre rispettare il disciplinare, che é molto più stretto e rigoroso rispetto ai tempi di maturazione che ci davamo con la Cuvée.
E’ un processo che viene da lontano, che è partito dieci anni fa. Il problema è stare in questa zona, crederci, senza il nome Franciacorta tagli via una qualità percepita. Anche se c’è la forza del marchio Guido Berlucchi che è una garanzia per molti”.
Ad altre due domande Franco Ziliani ha risposto in maniera tale da non lasciare spazio ad equivoci: a quella sui tradizionali conferitori di uve in Oltrepò e Trentino, che “ci sono rimasti un po’ male, ma hanno capito che i tempi sono cambiati, che dobbiamo smantellare tutto, che in Franciacorta c’è uva a sufficienza. E poi da un punto di vista logistico non c’è paragone, possiamo controllare i vigneti, vediamo la vegetazione, lo sviluppo dei vigneti, la quantità di uva. E con queste uve Arturo ha potuto mettere bene a punto la nuova linea dei Franciacorta Palazzo Lana”.
E la domanda sull’ipotesi che le caratteristiche della Cuvée Imperiale possano cambiare: “pian piano, come dice Arturo, anche il Pinot nero sta diventando interessante anche qui. Quanto alla Cuvée, il cambiamento è stato graduale e progressivo e pochi se ne sono accorti, ma hanno detto che la Cuvée stava migliorando”.
La portata dell’annuncio contenuto nell’intervista a Franco Ziliani credo possa essere chiaro a chiunque. Nei prossimi anni (diciamo al massimo entro il 2015, ma potrebbe essere anche prima) la produzione di Franciacorta, che attualmente si attesta intorno a poco più di dieci milioni di bottiglie potrebbe raggiungere quota 14-15 milioni di pezzi con i 4-5 milioni di bottiglie di Cuvée Imperiale e di Cellarius che da semplici “spumanti” metodo classico mix di uve franciacortine-trentine-oltrepadane diventeranno a tutti gli effetti dei Franciacorta Docg prodotti, come il disciplinare prevede, esclusivamente da uve franciacortine.
Franciacorta Docg che non si aggiungeranno solo alle oltre trecentomila bottiglie di Franciacorta Docg dell’Antica Fratta e al numero più piccolo di speciali selezioni franciacortine targate Guido Berlucchi, ma si aggiungeranno ai dieci milioni attuali e andranno soprattutto a sconvolgere i rapporti di forza oggi esistenti in Franciacorta. Dove due sole aziende, Cà del Bosco e Bellavista, superano il milione di pezzi, mentre tutte le altre vantano produzioni che raggiungono al massimo le quattrocentomila-cinquecentomila bottiglie.
Che tipo di ingresso sarà quello di un colosso come la Guido Berlucchi nel “salotto buono” delle aziende franciacortine e quale influenza avrà sulla politica del Consorzio, sulle “alleanze” che si sono formate nel tempo?
E da un punto di vista più concreto e spiccio, cosa cambierà nella politica commerciale dei Franciacorta Docg con l’ingresso dei milioni di pezzi targati Guido Berlucchi?
Quest’ultima continuerà a privilegiare, come ha storicamente fatto con la Cuvée Imperiale (il Cellarius e le successive selezioni sono stati i vino con cui si è cercato l’inserimento nel campo dell’Horeca) il canale della Grande Distribuzione Organizzata, oppure tenterà di piazzare una parte dell’ex “spumante” ora diventato Franciacorta Docg nel canale della ristorazione?
E se accadrà questo, gli spazi per i tradizionali protagonisti, per le aziende franciacortine già presenti nelle carte dei ristoranti e sugli scaffali delle enoteche, cresceranno o rischieranno di restringersi?
E cosa cambierà (anzi è già cambiato) in Franciacorta nelle quotazioni e nel mercato delle uve dopo il progressivo sempre più importante impegno della Guido Berlucchi?
Come si vede sono numerosi e non ancora chiarissimi gli scenari che si delineano dopo la decisione della famiglia Ziliani (inutile precisarlo: nessun rapporto di parentela, purtroppo, con il sottoscritto…) di dare un’identità sempre più Franciacorta e sempre meno “spumante generico” alle proprie bollicine?

Franco Ziliani patron della Guido Berlucchi

Sarebbe interessante, a questo punto, conoscere il punto di vista non solo dei diretti interessati, ma anche di voi semplici appassionati, su queste molteplici problematiche.
Un’arma in più per la Franciacorta avere una Guido Berlucchi sempre più schierata con i propri colori o altro? I vostri punti di vista saranno i benvenuti qui su Lemillebolleblog…

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  2. Mario Crosta

    marzo 1, 2011 alle 11:56 am

    Hanno fatto il passo giusto, quello che aspettavo da quarant’anni.
    Il ruolo di traino e di stimolo al mercato che ha quest’azienda e’ sicuramente un’arma vincente per tutte le aziende della Franciacorta.
    A ben vedere ci guadagneranno tutte quante, grandi, medie e piccole e non soltanto in termini d’immagine, ma anche per i miglioramenti qualitativi della base produttiva.
    Era quello che mancava per far decollare il pianeta Franciacorta e non posso che gioire di esser riuscito a vedere questa svolta cui anelavo appunto fin da ragazzino.
    Il futuro del vino e’ nelle bollicine, c’e’ una domanda mondiale in continua ascesa, c’e’ un’apertura di mercati orientali enorme, vi si deve entrare col piede giusto e con valori e volumi importanti.
    Bravi, complimenti!
    Dovrebbero pero’ studiare meglio i nuovi mercati dei vari paesi dell’Est, che non vanno trattati con la stessa mentalita’ fondata su modelli affermati nei mercati occidentali abituali. Auspico un sostegno ed una curiosita’ maggiore per i loro agenti sul posto.
    In ogni caso, la mia felicita’ e’ tanta…

    • Franco Ziliani

      marzo 1, 2011 alle 11:59 am

      eh, sì Mario, hai perfettamente ragione: i mercati dell’Est e tu lo sai bene vivendoci, hanno logiche diverse che andrebbero capite. Magari affidandosi alle persone che queste logiche ben conoscono…

  3. Giuseppe

    marzo 1, 2011 alle 12:36 pm

    mi sa che lei crede alle favole Ziliani (parlo al giornalista non al produttore) se pensa che i produttori franciacortini verranno qui a dire come la pensano su una Guido Berlucchi sempre più impegnata nella loro terra…
    A me sembrano, anche le aziende più blasonate, terrorizzate alla sola prospettiva che la leadership, produttiva e non solo, possa passare all’azienda di Borgognato di Cortefranca… Figuriamoci se vengono ad esporsi qui, in questo blog tanto seguito…

    • Mario Crosta

      marzo 1, 2011 alle 1:37 pm

      Giuseppe, guardi che i franciacortini sono tutti imprenditori di razza che al vino sono arrivati poi. Ed e’ anche un fatto che il primo a far conoscere il miglior prodotto della loro zona sia stato proprio Berlucchi. Non scriveranno, ma non ha nessuna importanza. A loro importa che scriviamo noi su di loro; e’ per noi che fanno quel vino ed e’ sul nostro gradimento che contano. Il quale aumenta sempre: e’ dal 1978 che li seguo e devo ammettere che stanno facendo passi da gigante, anzi con questo ci sara’ un vero e proprio salto di qualita’.
      Abbiamo la fortuna di assistere durante la nostra vita (e non grazie ai libri oppure ai racconti dei bisnonni) alla nascita, all’adolescenza di una zona inventata di sana pianta dove c’era solo qualche vigna mezzo secolo fa e neanche sempre ben curata. Investimenti di imprenditori che hanno fatto una scommessa. Risultati ogni volta sempre piu’ sorprendenti, grazie alle idee chiare ed alle regole buone. Ma critichiamoli come si vuole, rompiamogli anche i coglioni, pero’ si ammetta che sta nascendo lì un territorio con i fiocchi ed i controfiocchi e che il loro vino sta conquistandosi i palati di tutti quelli che non l’avevano mai conosciuto prima.
      Diciamoci la verita’: quanti vini metodo classico beviamo a pasto?
      O piuttosto non siamo abituati a bere sempre e soltanto vini fermi con le prelibatezze, ma soltanto perche’ sembrano avere un prezzo piu’ abbordabile?
      Ma non ci vergognamo neanche un po’? I Francesi, invece, appena possono si rifugiano nell’ottava meraviglia del mondo… anche su una tartina al burro bruciacchiata malamente nel tostapane!
      Provate un Franciacorta con qualsiasi cosa vi capiti, dalle alici salate alle aragoste alla catalana, dal pane e salame mantovano al carpaccio, dall’arrosto d’agnello al porcetto alla brace, dal cantuccio fino alla torta al limone della nonna.
      Cominciate, almeno!
      E poi non e’ necessario che scriviate subito quel che si prova. Va bene anche fra dieci, fra vent’anni. Ma alla fin fine lo riconoscerete tutti che qualcosa su quelle morene del lago d’Iseo e’ successo. Qualcosa.
      E tanto mi basta.
      Il resto, nel 2050…

  4. Nic Marsèl

    marzo 1, 2011 alle 2:20 pm

    Mario, scrivi che “i franciacortini sono tutti imprenditori di razza che al vino sono arrivati poi”. Non è necessariamente una colpa ma forse il peccato originale sì. E hai ragione anche quando affermi che non c’è nulla di più versatile a tavola di un metodo classico, ma non è detto che debba essere franciacorta.

  5. Giovanni Arcari

    marzo 1, 2011 alle 2:45 pm

    Senza dubbio una riflessione di spessore, la tua.
    Credo che cambierà molto a livello consortile. Come sappiamo il sistema democratico della macchina consortile non è lo specchio della società, nella quale ogni testa ha lo stesso peso politico, cioè dove ogni voto vale un punto.
    Chi produce più uva o chi imbottiglia di più, versa una quota proporzionale superiore rispetto al contadino che ha dieci ettari e di conseguenza anche il valore del suo voto ha un peso diverso.
    Cambieranno gli equilibri e si assottiglierà ancora di più il ruolo del contadino? Staremo a vedere. Di certo i numeri, in relazione con i pesi che saranno messi in campo, non appaiono come un vantaggio per i piccoli produttori (parlo in chiave politica e decisionale).
    Dal punto di vista meramente commerciale, penso che accrescere la massa critica di prodotto targato Franciacorta, possa essere un vantaggio per tutti perché aiuterebbe a far conoscere a più persone il territorio, stimolando il turismo e il mercato legato al vino.
    Un altro vantaggio derivato dalla crescita “dell’economia del vino”, è il peso che il consorzio dovrà far sentire alle amministrazioni comunali (di qual si voglia colore o simbolo) nei confronti delle decisioni che dovranno essere prese per urbanizzazione e cementificazione. Il consorzio già si è mosso, ma ora deve dimostrare all’opinione pubblica che fa sul serio. Deve dimostrare che ci tiene davvero a questo territorio e non solo per vendere “quattro bottiglie”. Mi aspetto questo nel prossimo futuro, soprattutto da chi gestirà oltre un terzo di quello che sarà prodotto nel territorio.
    A Mario Crosta vorrei tanto dare ragione, quando dice che “i franciacortini sono tutti imprenditori di razza”. Quel “tutti” risuona come la batteria di Lars Ulrich durante l’Ave Maria. Il fatto che “…sono arrivati poi al vino” non sempre è un valore aggiunto, anzi(e non mi sto di certo riferendo al patron della Guido Berlucchi).

  6. Giuseppe

    marzo 2, 2011 alle 10:20 am

    ha visto Ziliani? Come avevo previsto nessun commento di produttori franciacortini al suo post. Erano tutti impegnati o sono invece tutti allineati e coperti? E dire che l’argomento da lei proposto li tocca da vicino,no?

    • Giovanni Arcari

      marzo 2, 2011 alle 10:43 am

      Giuseppe, io rappresento due piccole aziende e sono certo di aver espresso le stesse idee che portano in seno i contadini che seguo.
      I produttori della Franciacorta non si sono espressi nemmeno per questioni decisamente più importanti quindi non c’è da prendersela, sono fatti così.
      Piuttosto, esprima lei come la pensa. Se non scrivono, di certo leggono…

      • Franco Ziliani

        marzo 2, 2011 alle 10:48 am

        caro Giovanni, non voglio togliere la parola a Giuseppe, ma condivido le sue perplessità e mi é venuto il dubbio che oltre a non scrivere molti produttori non abbiano nemmeno letto questo post… E che se l’hanno letto… preferiscano tacere…
        Cose già viste anche in altre celebri zone di produzione, diciamo del Centro Italia, diciamo in Toscana, dove nonostante succedano cose turche che li riguardano i produttori, nella loro stragrande maggioranza, preferiscono tacere… Ma lì siamo nella rossa toscana, qui siamo in terra di Franciacorta, in Lombardia, accidenti!

  7. Marco T.

    marzo 2, 2011 alle 8:28 pm

    Entro nel vivo della questione per smuovere un po’ le acque di questa omertà e sudditanza al gigante.
    Qualcuno di chi legge e scrive ha notato i prezzi al pubblico di questo ultimo Natale della Cuvee Imperiale della Guido Berlucchi ?
    Sui giornali sono state pubblicate offerte a 6,50 € e qualcuno è anche sceso oltre.
    Bene, cosa succederà all’immagine della zona quando questi milioni di bottiglie saranno Franciacorta ?
    Siamo sicuri che questo sarà “un’arma vincente per tutte le aziende di Franciacorta” come scrive il Sig. Mario Crosta ?

    • Giovanni Arcari

      marzo 3, 2011 alle 11:08 am

      Gentile Marco,
      ci sono aziende che vendono -da tempo- franciacorta DOCG sotto i 5 euro e non nel periodo natalizio. Gente nata ieri con decorrenza domani che per ignoranza, sia nei confronti del vino che del territorio, crea da tempo danni ingenti al sistema territoriale. Purtroppo ad accorgerci di questo e a dirlo pubblicamente siamo in pochi.

      • Franco Ziliani

        marzo 3, 2011 alle 11:11 am

        vediamo di sottolineare queste cose, perché una cosa, assurda e sbagliata, del genere non abbia a ripetersi. Sono persuaso, conoscendolo le persone, che ai vertici del Consorzio questi sistemi non garbano. E che si siano già attivati perché comportamenti del genere vengano di fatto ostacolati. Parlando e dialogando e facendo capire le cose…

        • Giovanni Arcari

          marzo 3, 2011 alle 11:54 am

          Scusami Franco se mi permetto di linkare un ennesimo post dal mio micro blog. Mi indigno di fronte a queste cose, lo dichiaro ma in pochi mi ascoltano. Uno addirittura mi ha minacciato via mail(chiaramente in forma anonima, questo eroe)dicendomi che ognuno vende al “cazzo di prezzo che vuole”. Commercialmente ha ragione, ma in chiave etica è evidente la sua profonda stupidità.
          Di certo al consorzio non garbano e mi rendo conto che trovare strumenti per contrastare la “piaga degli ignoranti” non è cosa semplice, però ci vuole una netta presa di posizione.

          http://terrauomocielo.org/2010/01/19/franciacorta-tra-prezzi-al-ribasso-e-qualita-dellindustriarisposta-a-un-quesito-non-esplicito/

          • Marco T.

            marzo 3, 2011 alle 9:43 pm

            Gentile Giovanni,
            i prezzi che ho indicato si riferiscono a prezzi al pubblico nella grande distribuzione, non prezzi applicati a chi rivende e tiene per se il maggior margine.
            La percezione della Franciacorta con i milioni di bottiglie della Guido Berlucchi crescerà sulla massa.
            Sarà difficile spiegare ai consumatori come mai alcuni Franciacorta avranno un prezzo al pubblico di 15, 20, 25 € ed il marchio più conosciuto dalla massa a 6,50 €, meno di qualche Prosecco.
            In Francia succede l’opposto, i grandi marchi, Moet Chandon in prima fila, sorreggono il mercato ed i prezzi, mentre i piccoli e sconosciuti, usano l’unica risorsa a loro disposizione, il prezzo, sempre sfruttando il blasone potente e riconosciuto “Champagne”.
            Questo rischia di vanificare gli enormi sforzi di quei pochi marchi (due/tre) che in questi anni hanno fatto crescere la Franciacorta e decine di piccoli produttori.

  8. lorenzo gatti

    marzo 2, 2011 alle 9:07 pm

    Ciao Franco ciao Giovanni (le persone che conosco nei commenti). Sono un produttore di Franciacorta dal 1986 insieme a mio cognato Enzo. Cosa dire del futuro franciacortino? Innanzi tutto mi auguro che questo benedetto consorzio difenda veramente il territorio da selvagge cementificazioni. Per poco non si realizzava una speculazione edilizia (vedi laghetto del Sala).Che è stato fermato più da lega ambiente che dal consorzio. In merito a Berlucchi, che si mettano a fare tutto Franciacorta, lo trovo un normale corso della storia di questa terra. Essendo stati i primi a fare methode champenoise. Il peso che avranno come ha detto Giovanni è sicuramente il punto che più mi fa pensare.Ovviamente confido nell’intelligenza della maison (lo spero) non possano fare il bello e cattivo tempo in consorzio.

    • Franco Ziliani

      marzo 2, 2011 alle 9:13 pm

      sono felice di registrare il tuo commento caro Lorenzo! Un caro saluto a tutti e ci si vede presto (abbiamo sempre una visita in ballo da tempo…)!

  9. Giovanni Arcari

    marzo 4, 2011 alle 11:12 am

    @ Marco T.
    Produrre metodo classico di grande qualità ha gli stessi costi sia in Champagne, che in Franciacorta.
    In Francia, le grandi Maison non stabiliscono il prezzo delle uve che andranno ad acquistare.
    Se in una bottiglia, oltre ai costi di produzione, devi pure aggiungere 5 euro per l’uva impiegata, risulta inverosimile trovare champagne di “grandi marchi” a 10 euro, cosa invece che un anonimo piccolo produttore, con vigneti di proprietà, può permettersi.

    Nel Prosecco(quello storico) le uve costano più del doppio che in Franciacorta e con costi di produzione decisamente inferiori.
    L’unico modo per evitare che qualcuno possa permettersi di spacciare fischi per fiaschi e per non concedere a nessuno di vendere al di sotto dei costi di produzione, è quello di innalzare i prezzi delle uve.

    Presta attenzione al silenzio che questa mia ultima affermazione sprigionerà. 🙂

    • Mario Crosta

      marzo 4, 2011 alle 12:03 pm

      Nessun silenzio: perche’ dovrebbe essere sempre il vignaiolo a prendersi le briciole? Con tutta la fatica che fa tutti i santi giorni, anche quando gli altri fanno festa e fanno i ponti, anche quando e’ malato, con la febbre, sempre a curare le vigne come si deve, come il padre, il nonno e il bisnonno. Una vita grama e col rischio della grandine, di perdere tutto in cinque minuti di follia della natura, con i debiti da pagare alle banche che t’ipotecano la casa.
      Le uve vanno pagate il giusto per premiare il buon lavoro in vigna, la qualita’ che nasce dalle uve sane e ben curate. Che i costi si riducano in cantina, dove si richiede soltanto un’igiene perfetta ma tutto il resto e’ un optional…

      • Giovanni Arcari

        marzo 4, 2011 alle 12:52 pm

        Appunto, perché dovrebbe essere il vignaiolo a prendersi le briciole?
        Non ti so dare una risposta, o meglio, ti posso dare la mia opinione.
        E’ pratica diffusa che in un’agricoltura inflazionata, il valore della materia prima, risulta al limite dei costi impiegati per produrla.
        Non si devono ridurre i costi, se non quelli superficiali, ma è necessario che il valore delle uve, come delle zucchine, delle arance e dei pomodori sia stabilito da chi produce e non da chi commercia.
        Non è una novità, caro Mario, che i commercianti facciano “cartello” per stabilire quanto deve valere il lavoro del contadino.
        Ci vorrebbe una presa di coscienza anche da parte di chi commercia al dettaglio(importatori, grossisti, enotecari). Servirebbe una loro presa di posizione a non acquistare vini, banane, cicoria ecc. che siano al di sotto di un degno prezzo di produzione, invece che tirare per la giacca i piccoli produttori con la scusa che le grandi aziende gli forniscono “lo stesso prodotto” alla metà del prezzo.
        Il piccolo vende una grande identità che si ritrova in ogni bottiglia, non un mediocre prodotto spacciato per il meglio.
        Riflettiamo su questo.

        • Mario Crosta

          marzo 4, 2011 alle 3:09 pm

          “una grande identita’ che si ritrova in ogni bottiglia”…
          Complimenti per questa bella definizione!

          • Giovanni Arcari

            marzo 4, 2011 alle 4:44 pm

            Non so se sia ironico o meno, ma io ritengo che questo pensiero sia la sintesi del valore della cultura contadina legata al vino(e non solo).
            Se non è stato ironico, la ringrazio. 🙂

          • Franco Ziliani

            marzo 4, 2011 alle 5:18 pm

            conoscendo Crosta, posso assicurarti che Mario non é stato ironico, Giovanni… Bella definizione la tua, é piaciuta anche a me

          • Mario Crosta

            marzo 4, 2011 alle 5:59 pm

            Non sono proprio capace in generale di fare dell’ironia, caro Arcari, specie sul lavoro faticoso del vignaiolo. La sua e’ veramente una gran bella frase che qualifica il suo pensiero molto meglio di cento discorsi.

          • Franco Ziliani

            marzo 4, 2011 alle 6:20 pm

            ciapa lì Gioan! Un complimento del genere da parte di Mario, che non regala niente a nessuno, é proprio un bel riconoscimento. Che ti meriti in pieno

        • Lorenzo Gatti

          marzo 5, 2011 alle 11:21 am

          Giovanni grande frase la tua .In questo mondo del vino pieno di falsi VITICOLTORI . Appunto riflettiamo su questo. Ciao

          • Giovanni Arcari

            marzo 7, 2011 alle 12:32 am

            Mi piace vederti attivo sui blog! 😉
            Grazie, Lorenzo!

  10. Giovanni Arcari

    marzo 4, 2011 alle 7:42 pm

    Grazie davvero a tutti e due, di cuore. 🙂
    Aiutatemi a far passare questo concetto ai consumatori, così che possano capire meglio cosa scegliere e ai produttori, così che capiscano meglio cosa fare.

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