Bollicine a confronto: Trento Doc Perlé Nero 2004 Ferrari vs Extra Brut Rosé 2008 Bruno Giacosa

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
7

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
9


Tema intrigante quello del Pinot nero come unica materia prima per bollicine metodo classico.
Uva fantastica e difficile quella di origine borgognona e lavorare in purezza è sempre un esercizio sul filo del rasoio.Per queste “bollicine a confronto” di oggi ho voluto degustare in parallelo due vini espressione di zone dove il Pinot nero è presente ma vanta un radicamento ed una storia ben diversi.
Il Trentino, dove il Pinot nero è minoritario rispetto allo Chardonnay, l’uva dominante e quella che fornisce la spina dorsale di larga parte dei TrentoDoc, e l’Oltrepò Pavese, dove un produttore simbolo di Langa come Bruno Giacosa si approvvigiona da una vita, per realizzare le sue bollicine. Ovviamente in etichetta leggiamo TrentoDoc nel caso del primo vino e quella generica (che a me non piace affatto) di Spumante metodo classico per il Rosé di Bruno Giacosa, anche se, come già scrivevo su Vino al Vino nel dicembre 2009, a rigore credo che anche se imbottigliato in quel di Neive dove Giacosa ha le sue cantine, abbia le identiche caratteristiche o addirittura le credenziali di un Oltrepò Pavese Metodo classico Docg, visto che le uve Pinot nero provengono dalla celebre zona vinicola lombarda che ha deciso di porre al vertice della propria piramide qualitativa i propri metodo classico. Sfida dunque tra un Pinot Nero in purezza, un Blanc de Noir millesimato, il TrentoDoc Perlé Nero 2004 delle Cantine Ferrari di Trento, da uve selezionate nei migliori vigneti della famiglia Lunelli ed un Pinot nero rosé come quello del grande négociant-manipulant con cantina a Neive, terra di Barbaresco.
La scheda tecnica del Perlé nero 2004 (la prima annata di produzione fu il 2002) parla di sole uve Pinot nero, provenienti dalle aziende agricole di Villa Margon, Maso Orsi e Maso Valli, raccolte con vendemmia manuale a metà settembre, permanenza di sei anni sui lieviti selezionati “in proprie colture” . Per l’Extra Brut di Giacosa provenienza dalle zona classica dell’Oltrepò dove Bruno si rifornisce da anni, macerazione di 8-12 ore, permanenza sui lieviti limitata a soli 18 mesi.
Cosa ha detto la mia degustazione, che ancora una volta non ho fatto da solo ma in compagnia di una cara persona del cui palato e della cui competenza in materia di “bollicine” mi fido totalmente?
Che non sempre il vino più blasonato e costoso (60 euro orientativi in enoteca per il Ferrari contro 25-30 del Rosé di Giacosa) è più buono.
Che non sempre lungo affinamento è sinonimo di piacevolezza di beva.
Che l’eleganza è una materia prima rara, che o la si possiede nel Dna o non la si può improvvisare.
Che la struttura di un vino è importante, ma che l’equilibrio è fondamentale, soprattutto quando si lavora con il Pinot nero.
Ecco dunque le note di degustazione dei due vini

TrentoDoc Perlé Nero 2004 Ferrari

Colore giallo dorato oro intenso, naso molto compatto, alla Ferrari piace definirlo “materico”, ricco, strutturato, potente.
Sicuramente complesso, “un profumo che non ti lascia in pace e ti sollecita continuamente”, con le sue sfumature di agrumi (pompelmo in particolare), pesca bianca, frutta esotica, lieviti, crosta di pane, accenni di vaniglia e di tostatura, ma con note evolutive che difettano un po’ di freschezza e tendono, quando la temperatura del vino si alza, a sedersi.
In bocca il Perlé Nero si conferma TrentoDoc di grande ricchezza e struttura, vino di notevole ampiezza, lunhezza e persistenza, ma nella sua ansia da prestazione, nella sua dichiarata volontà di apparire importante dimentica che la freschezza, lo scatto, lo slancio, un certo equilibrio tra tutte le componenti, sono elementi fondamentali.
E così, anche se imponente, il vino finisce per apparire troppo duro e crudo, bloccato da un eccesso di legno che in bocca appare ancora più presente che a naso, e per di più condizionato da un alcol che appare leggermente sbilanciato.

Extra Brut Rosé 2008 Bruno Giacosa

Cambia la musica con l’Extra Brut firmato da Bruno Giacosa e dal suo nuovo enologo Giorgio Lavagna (sboccatura novembre 2010), dal colore sangue di piccione e corallo pallido, più che buccia di cipolla, dotato di un perlage sottile (lo era anche nel caso del Perlé nero), di un naso succoso, molto elegante, ampio, strutturato, ma sempre sapido e nervoso, con note di ciliegia, fragoline di bosco, ribes in evidenza, sfumature floreali e di rosmarino, accenni di cipria, e una grande sapidità a dare slancio al tutto. E finezza.
Come già scrivevo a fine 2009, l’attacco è di grande energia, ben secco, incisivo, senza mediazioni, com’è nello stile delle “bollicine” di Giacosa, una bocca di bella profondità, con un’acidità viva che spinge, spalla salda, una certa ricchezza di espressione, una consistenza più croccante che cremosa, con un “sale” che conferisce al vino una persistenza lunga e verticale, e, mi ripeto e confermo anche nel caso di questa nuova annata, di una capacità di “restare in bocca” senza invaderla, che rende l’Extra Brut piacevolissimo, elegante eppure deciso, perfettamente armonico in tutte le sue componenti.
E fa sì che il vino venga bevuto, cosa che non accadeva nel caso del Perlé nero, dove era invece una certa fatica di beva a prevalere, copiosamente e allegramente.
Come dovrebbe essere la “mission”, la natura precisa di tutti i metodo classico, più che la spasmodica ricerca di una complessità e di un’importanza da “vorrei, ma non posso”…

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  2. Nic Marsèl

    febbraio 22, 2011 alle 10:17 am

    Una questione che mi lascia sempre perplesso : come si riesce a trasportare una gran quantità d’uva in vendemmia per così grandi distanze (dall’oltrepo’ a Neive) senza comprometterne le qualità organolettiche?

    • Franco Ziliani

      febbraio 22, 2011 alle 11:42 am

      evidentemente, dati i risultati, il problema non si pone!

  3. Roberto Morelli

    febbraio 23, 2011 alle 11:32 am

    Ho una curiosita’: Mi chiedo se sia tecnicamente corretto fare un confronto tra un bianco ed un rose’. Non sono “categorie” diverse e quindi difficiknente confrontabili?si fa anche nei testing panel organizzati? Grazie per la spiegazione.

  4. nemesi

    febbraio 28, 2011 alle 1:15 am

    Stessa curiosità: mi pare quanto meno velleitario un confronto tra un rosé e un blanc de noir. Francamente non lo trovo di alcuna utilità…

  5. Roberto Morelli

    marzo 3, 2011 alle 5:40 am

    Grazie per la non risposta. Era sicuramente una curiosita’ banale, la mia. Ma rispondere e’ cortesia. E qui e’ mancata. Cordialita’

    • Franco Ziliani

      marzo 3, 2011 alle 8:42 am

      il costo é intorno ai 65-70 euro. Mi scuso per non aver risposto prima

      • Roberto Morelli

        marzo 4, 2011 alle 7:27 am

        Grazie. Ma mi riferivo alla possibilita’ di fare degustazioni comparative tra rosato e bianco, che sembrano 2 tipologie di vino un po’ diverso. Il costo dello champagne era in altro post (costo peraltro decisamente affrontabile e che penalizza un po’ le bollicine franciacortine che sul prezzo – sempre alto-dovrebbero un po’ rivedere le strategie). Saluti

        • Franco Ziliani

          marzo 4, 2011 alle 8:53 am

          Roberto, ha rigore ha ragione lei, trattandosi di tipologie riverse. Ma ho pensato di poterle mettere ugualmente a confronto trattandosi in entrambi i casi di vini espressione del Pinot nero. Una piccola forzatura, ma il confronto ci stava. E ha portato al risultato che ho descritto

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