Il Franciacorta Docg continua a crescere anche in tempo di crisi


Superata la quota dei dieci milioni di bottiglie commercializzate

Il Consorzio Franciacorta comunica:
“Sono state 10.377.195 le bottiglie di Franciacorta commercializzate, fra Italia e il mondo, nel corso del 2010, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Il dato rappresenta un primato assoluto in Italia per una denominazione prodotta con il metodo della rifermentazione in bottiglia.
“Siamo orgogliosi di aver superato questa soglia che non è solo simbolica – ha commentato Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio – nonostante la crescita quantitativa sia stata sempre un obiettivo decisamente secondario rispetto all’incremento qualitativo medio della produzione.
A questo si aggiunge la congiuntura economica globale, che anche nel 2010 ha visto una ripresa molto modesta.
Nonostante questo, la politica dei prezzi delle nostre aziende è stata coerente e stabile: i nostri produttori non si sono fatti spaventare dal momento e hanno scelto di continuare a puntare sull’eccellenza del prodotto”.
Le aziende associate al Consorzio per la tutela del Franciacorta sono oggi 104, 7 in più rispetto a un anno fa e la rappresentatività del Consorzio è oggi al 97% sul totale della produzione del territorio.
Il 2010 è stato un anno di grande importanza anche perché ha visto l’ulteriore revisione del disciplinare di produzione. Nonostante fosse già il più severo al mondo per la produzione di vino a rifermentazione in bottiglia, è stato nuovamente rivisto aggiungendo nuovi paletti per i produttori con il fine di garantire al consumatore un ulteriore miglioramento della già consistente qualità del Franciacorta, riconosciuta anche quest’anno dalle principali guide dei vini.
Nel 2011 il 65% dei vini “metodo classico” premiati con i massimi riconoscimenti sono infatti Franciacorta”.
Fino a qui il comunicato stampa.
Di fronte a questi numeri tanto eloquenti e chiari mi chiedo solo se i soliti “fenomeni” da baraccone che tendono a liquidare il “fenomeno Franciacorta” come “roba da industriali del vino”, da invenzione a tavolino di imprenditori che hanno inventato una tradizione di vino di qualità in una zona senza nessuna storia (cosa che è in sé un complimento), o peggio ancora cianciano di zona che non può contare su nessun terroir vocato, avranno ancora il coraggio di parlare. A vanvera.
Oppure se staranno finalmente zitti, sconfitti dall’evidenza di una realtà che solo gli stolti, gli intellettualmente disonesti, i prevenuti, o quelli che purtroppo per loro non ci arrivano (e sono parecchi, anche nel campo dell’informazione sul vino) possono avere l’impudenza, anzi, la faccia di tolla di negare.

45 commenti

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45 commenti

  1. il chiaro

    febbraio 9, 2011 alle 11:06 pm

    Ziliani, cado nella sua provocazione: cosa mi dice del terroir da cui si ottiene tavernello? Bastano dieci milioni di bottiglie per avere un gran terroir?
    Anche oggi ho imparato qualcosa di nuovo, sono felice.

    Le racconto un piccolo aneddoto: un paio di settimane fa seduti a un tavolo di ristorante si son trovati 4 venditori di vino (tutti hanno in catalogo almeno un franciacorta), un enologo franciacortino, un produttore franciacortino, e un paio di appassionati bevitori.
    Bottiglie rigorosamente alla cieca, risultato finale: un disastro!
    Da dieci milioni di bottiglie.

    • Franco Ziliani

      febbraio 9, 2011 alle 11:35 pm

      no comment, simili uscite da “fenomeni” si commentano da sole e non meritano che si perda tempo a chiosarle…

  2. CavoloVerde

    febbraio 9, 2011 alle 11:43 pm

    Senza entrare nelò merito della qualità del vino, quello del Franciacorta è stato un capolavoro di marketing

    • il chiaro

      febbraio 10, 2011 alle 12:23 am

      sono completamente d’accordo.

  3. il chiaro

    febbraio 10, 2011 alle 12:21 am

    vede Ziliani, l’impressione che da è quella di chi vuol tener su le braghe a qualcuno per chissà quali motivi.
    Siccome io non credo che dietro a questa sua strenua difesa del Franciacorta lei abbia interessi reconditi, perchè non viene in quel ristorante, stagnola alla mano, e proviamo a vedere cosa succede. Suvvia, 8 persone, 2 bottiglie a testa e tagliamo la testa al toro

    • Franco Ziliani

      febbraio 10, 2011 alle 7:05 am

      Chiaro, io di braghe tengo su solo le mie e meno male che anche una persona come lei, che non é certo un amico, me lo riconosce

  4. enrico togni viticoltore di montagna

    febbraio 10, 2011 alle 7:45 am

    da produttore sposto la discussione su un altro campo.
    fatto salvo che ci sono Franciacorta e Franciacorta, che il territorio (come tutti i territori) ha vocazioni maggiori e minori, che ci sono produttori e produttori, lancio un sasso nello stagno senza nascondere la mano:le bottiglie sono aumentate, le rese per ettaro diminuite, i prezzi delle uve drasticamente crolllati.
    si parla di 0.85 € al kg per le uve docg contro 1,40 € di qualche anno fa, secondo me è un dato allarmante sul quale il consorzio deve assolutamente fare qualcosa altrimenti l’intero territorio ne pagherà le conseguenze nel prossimo futuro.
    Ricordiamoci sempre che il vino lo si fa con l’uva e che dal lavoro di chi coltiva la terra per fortuna non si può prescindere, per cui è quello che deve essere valorizzato per valorizzare l’intero territorio.
    Auspico che i coltivatori di uva franciacortini ne prendano atto e provino, visto la lungimiranza che da sempre contraddistingue questa parte del territorio bresciano, a creare ciò che in champagne e in Francia esiste da secoli, un consorzio di coltivatori che faccia muro contro le pretese dei trasformatori al fine di garantire al contadino la giusta remunerazione del proprio faticoso lavoro.

    • Filippo (pippuz)

      febbraio 11, 2011 alle 5:01 pm

      Nella discussione sul GR segnalata da Franco (vedi sotto) fanno notare che se le rese calano e aumentano le bottiglie c’è qualcosa che non torna.

      • Franco Ziliani

        febbraio 11, 2011 alle 5:03 pm

        non é che MAGARI é aumentata la superficie vitata e sono entrati in produzione nuovi vigneti? Elementare Pippuz…

        • Filippo (pippuz)

          febbraio 11, 2011 alle 5:06 pm

          MA VA ?!?!?!?!?! 🙂
          Quindi ci si può aspettare che tra qualche anno tutta la pianura padana diventi Franciacorta DOCG. Tanto è tutta “vocata”.

          • Franco Ziliani

            febbraio 11, 2011 alle 5:08 pm

            dobbiamo ridere di fronte a cotanta intelligentissima battuta?

      • Filippo (pippuz)

        febbraio 11, 2011 alle 5:12 pm

        No c’è poco da ridere, c’è solo una differenza di vedute (rispetto alla mia) del concetto di zone vinicole di qualità. A Montalcino l’allargamento della DOCG sta facendo dei disastri (vedere le prossime decisioni del consorzio) visto che si trovano con tonnellate di Sangiovese di scarsa qualità.
        Poi se vendono sono contento per loro, alla fine fanno parte dell’economia della mia regione.

        • Fable

          febbraio 11, 2011 alle 6:18 pm

          CAPITALISTA!

  5. Gremul

    febbraio 11, 2011 alle 1:00 pm

    Grazie per il fenomeni da baraccone!

  6. Gremul

    febbraio 11, 2011 alle 1:13 pm

    ah, grazie anche per i disonesti, i quelli che non ci arrivano, gli stolti, i prevenuti….e complimenti per l’understatement!!

    • Franco Ziliani

      febbraio 11, 2011 alle 1:18 pm

      ho forse fatto nomi Gremul? Non mi sembra proprio, quindi é lei che si riconosce nella mia descrizione generale, non io che avrei fatto riferimento a lei. Sta facendo tutto lei. E poi io dell’understatement me ne frego altamente, io dico e scrivo quello che penso, in assoluta libertà

  7. Franco Ziliani

    febbraio 11, 2011 alle 2:05 pm

    agli stolti, agli intellettualmente disonesti, ai prevenuti, a quelli che la Franciacorta ed il Franciacorta Docg non lo digeriscono proprio, a diversi commentatori di questo thread http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&t=104848, consiglio la lettura, su questo importante sito Internet polacco, Vinisfera http://www.vinisfera.pl dell’ottimo articolo di un italiano che vive da anni in Polonia ed é un grande esperto di vini, Mario Crosta.
    In questo articolo – link http://www.vinisfera.pl/wino,979,149,0,0,F,news.html – titolo “Franciacorta to nie szampan”, Crosta dice una cosa chiara sin dal titolo, ovvero la Franciacorta non é la Champagne, e ricorda che “il Franciacorta non è né peggiore né migliore dello Champagne è semplicemente diverso”.
    L’hanno capito in Polonia, potrebbero capirlo anche in Italia, no?

  8. Fable

    febbraio 11, 2011 alle 2:13 pm

    Mi scusi sig. Ziliani, ma leggendo l’articolo si lancia secondo me un messaggio davvero sbagliato, la vocazione di un determinato territorio non la si valuta in base alle bottiglie prodotte o vendute, altrimenti per assurdo il messaggio dell’utente il chiaro è totalmente pertinente.

    • Franco Ziliani

      febbraio 11, 2011 alle 2:20 pm

      ha ragione Fable, può passare questo tipo di messaggio ed é bene precisare. La vocazione della Franciacorta a produrre… Franciacorta Docg di qualità, ed il fatto di disporre di una serie di innegabili terroir, non é testimoniata dalla crescita del numero di bottiglie prodotte, ma dalla qualità di un numero crescente di vini. La sottolineatura della crescita, di uno sviluppo continuo e ordinato di questa zona vinicola, era invece da me fortemente voluta per rispondere a quelle persone (le ho già definite e non mi ripeto) che continuano a parlare di Franciacorta come un fenomeno puramente industriale, come un’operazione di marketing, come il risultato di un massiccio investimento finanziario, mentre é invece la storia di un sogno, di un’avventura, resa possibile dall’unità da tanti uomini e donne che sanno sognare insieme. E che hanno grandi ambizioni e hanno raggiunto risultati impensabili. Che solo i miopi si rifiutano di riconoscere. Che riconoscono all’estero (si veda anche un articolo di Richard Baudains sul supplemento Italy 2011 di Decanter), ma che qualche italiano con la puzzetta sotto il naso, malato di esterofilia, fa finta di non vedere… Peggio per lui e per loro…

  9. Elisabeth

    febbraio 11, 2011 alle 2:19 pm

    Finalmente si dicono le cose, anzi si scrivono, come dovrebbero essere capite da sempre.
    Io da parte mia faccio questi sforzi da un po’ di tempo ormai, ma non mi ritengo un’esperta e non potrò mai paragonarmi ad una persona come Mario Crosta la cui esperienza e conoscenza é da prendere in considerazione perché é un maestro che può insegnarci molte cose sul vino e non solo ed ha una grande trasparenza nell’esprimere i suoi giudizi in modo semplice e sincero. Grazie Mario per un altra bella conferma che può servire da lezione a molti.
    Un grandissimo saluto, Elisabeth

  10. Mario Crosta

    febbraio 11, 2011 alle 3:19 pm

    Un abbraccio a tutti, a Franco ad Ela e a Gregorio!!!!!!!!
    Le divergenze sono come le bollicine. Salgono, salgono, persistono, persistono, schiumano, schiumano, ma poi soddisfano tutti e scompaiono…

    • Franco Ziliani

      febbraio 11, 2011 alle 3:24 pm

      BENTORNATO tra noi Mario, un fortissimo abbraccio. Mi hai fatto proprio un bellissimo regalo, non solo con il tuo grande articolo, ma con questo tuo commento. Grazie

      • Mario Crosta

        febbraio 11, 2011 alle 4:52 pm

        Gregorio e’ stato in Polonia con me a Katowice, gli abbiamo organizzato una degustazione apposta per l’occasione sui vini delle Marche a lui ed ai suoi colleghi all’enoteca Burgundia, con una quarantina di enoappassionati, ecco perche’ nonostante le divergenze ritengo che sia una persona dalle convinzioni forti, ma e’ molto sincero, ha senz’altro la testa sulle spalle e non ha peli sulla lingua. State facendo come Peppone e Don Camillo…. simpatici comunque entrambi, ognuno nel suo ruolo.
        Il problema e’ che ci sono persone dalle quali mi lascerei portare a casa in carriola anche ubriaco fradicio (di Franciacorta o di Champagne): Gregorio, Ela e Franco sono tutti e tre fra queste.
        E poi fra trent’anni i nostri figli e nipoti berranno qualcosa di diverso da quel che beviamo adesso, quindi a meno di parlare di prodotti davvero da scartare, di metodi da abbandonare, il resto e’ tutto opinabile e andra’ comunque al posto giusto al momento giusto. E’ per questo che ho questa fiducia anche in chi non la pensa come me, purche’ non sia uno che pesca nel torbido e fa il provoatore dall’alto della sua superbia enoica, allora puo’ andare tranquillamente affanculo. Come sai bene chi.
        Cercate di discutere senza tirarvi i cuscini addosso. Hurra’ Inter!!!

        • Franco Ziliani

          febbraio 11, 2011 alle 5:04 pm

          Mario, guarda che ti aspetto anche dall’altra parte, dove manchi ormai da TROPPO tempo…

        • Gremul

          febbraio 15, 2011 alle 10:54 am

          Ciao Mario, un abbraccio!!

  11. Stefano

    febbraio 11, 2011 alle 4:21 pm

    Mi chiedo solo come faccia il consorzio ad essere in possesso di tutti i dati di vendita già adesso, visto che molte aziende non li hanno forniti. Che si basino sul numero di fascette docg ritirate? Si narra(mica tanto poi) che di queste fascette ci siano ingenti ritiri negli ultimi mesi dell’anno, proprio per “far quadrare i conti” come già successo in altri territori italiani.
    Non è che potrebbero dirci su cosa si basano, per far saltare fuori queste cifre?
    la ringrazio

    • il chiaro

      febbraio 11, 2011 alle 6:12 pm

      e poi basterebbe farsi un giro in certe cantine franciacortine per vedere quqanto invenduto è rimasto, ma tanto ci pensa Timot…. ehm se le bevono loro :-))))

  12. il chiaro

    febbraio 11, 2011 alle 6:10 pm

    Scusi Ziliani, ma non è che siccome la Franciacorta è diversa dallo Champagne allora per forza deve avere una dignità enoica.
    Perchè altrimenti anche il vino che faceva mio nonno con quei due filari che avevo nel cortile dovrebbe provenire da terroir vocato.
    Io credo che una zona sia vocata quando, in maniera numericamente massiccia e continua anno dopo anno, si sfornino vini di valore assoluto.
    Avere ogni anno 3 vini potabili e quasi sempre diversi da quelli dell’anno precedente non mi sembra garanzia di alta vocazione vitivinicola, ma soltanto frutto del caso e della clemenza del clima di stagione.
    Ripeto: incrociamo le nostre stagnole e le nostre “sabre a champagne” e poi tiriamo le somme, altrimenti stiamo solo usando una tastiera di PC e nulla più.

    • Franco Ziliani

      febbraio 11, 2011 alle 6:23 pm

      Chiaro, ma secondo lei si può seriamente prendere in considerazione l’opinione di una persona, lei, che testualmente afferma “avere ogni anno 3 vini potabili e quasi sempre diversi da quelli dell’anno precedente non mi sembra garanzia di alta vocazione vitivinicola, ma soltanto frutto del caso e della clemenza del clima di stagione”?
      La Franciacorta ridotta a soli tre vini “potabili” che cambiano ogni anno non é un giudizio serio, é, nel migliore dei casi, una barzelletta…

      • il chiaro

        febbraio 12, 2011 alle 5:45 am

        E allora vediamolo questo elenco numerosissimo che con costanza ogni anno, da decenni ci sbalordisce.
        Ci vogliono le stagnole Ziliani, non le prese di posizione per difendere l’indifendibile. Io di stagnola ne ho consumata a km, soltanto dopo ho formulato un giudizio.
        L’invito resta valido.

        • Giovanni Arcari

          febbraio 12, 2011 alle 8:37 am

          Chiaro, però ci vuole anche un senso dentro quei chilometri di stagnola… Sbaglio? 😉

  13. Roberto Morelli

    febbraio 12, 2011 alle 6:48 am

    Fuori tema: erano esattamente 2 mesi che il simpatico e arguto Mario Crosta non interveniva più su questo blog o su Vino al vino! Bentornato davvero! Ne sono lieto e riesco anche a “sopportare” i continui riferimenti all’Inter…
    Saluti

  14. Francesco

    febbraio 12, 2011 alle 11:19 am

    Guardi Ziliani, io, personalmente mi metto a ridere di tutta questa recente faccenda sulla Franciacorta, da lei così ben pubblicizzata. Mi metto a ridere perché sinceramente non si può sentire da uno che per anni ha condannato con forza i “vini seriali, vini marmellata, vini industriali, vini “commodity” costruiti a tavolino per compiacere il mercato”, ora si mette ad esaltare un vino prodotto da un’azienda che produce più di DUE MILIONI DI BOTTIGLIE all’anno e i cui vini ricalcano alla perfezione il modello di cui sopra.

    Lei ha passato anni a prendere in giro quei giornalisti che premiavano certi vini costruiti e commerciali, e ora fa esattamente lo stesso. Mi sorge il dubbio che la sua era dunque solo invidia.

    • Franco Ziliani

      febbraio 12, 2011 alle 11:29 am

      Francesco, posso dirle che trovo il suo commento particolarmente “stupido”? Perché solo uno “stupido”, dal punto di vista puramente enologico, della conoscenza dei vini, perché sicuramente lei é super intelligente, anzi, un genio, e chi potrebbe mai dubitarne?, può fare un parallelo tra i “vini seriali, vini marmellata, vini industriali, vini commodity”, che ho sempre condannato e continuo a condannare, ed i vini, Franciacorta Docg in primis, prodotti dall’azienda che ha citato e di cui ha linkato un mio post relativo ad un Rosé che non esito a definire di straordinario livello. Di livello internazionale.
      Io non esalto affatto “vini costruiti e commerciali” e lei lo sa perfettamente, ma tutto preso dalla sua carenza di lucidità, mi fa passare quando celebro, come fanno in tanti, in Italia e all’estero, i Franciacorta di Cà del Bosco, per incoerente. O peggio ancora per “venduto”
      Affari suoi, contento lei…
      Sorvolo sulla “invidia” talmente ridicolo e indegno di qualsiasi risposta é il suo dubbio…

  15. il chiaro

    febbraio 13, 2011 alle 5:35 am

    Per Giovanni Arcari: cosa vuol dire che ci vuole anche un senso?
    Di quale senso parli?
    Io conosco solo un metodo per poter dare un giudizio sereno e non condizionato ed è quello della stagnola.
    Sicuramente conosci Camillo Donati, come conosci Mirko, fatti raccontare da loro che senso aveva quella sfilata di bottiglie di qualche settimana fa. E ti assicuro che quella è solo l’ultima manifestazione di una lunga serie dedicata al tema di cui si parla.
    Ribadisco: io, masochisticamente, son pronto a ripetere l’esperienza, ma non mi va di esser preso per uno che racconta barzellette solo perchè racconto quelle che sono le mie (cattive) esperienze francacortine.
    E siccome in passato mi hanno anche detto che magari avevo degli interessi commerciali ti assicuro che la cosa si fa pesante.

    • Franco Ziliani

      febbraio 13, 2011 alle 8:16 am

      basta non intervenire qui “il chiaro” e andare altrove a ripetere la sua stanca e prevedibile litania

      • il chiaro

        febbraio 13, 2011 alle 11:17 pm

        Ziliani, le litanie le fa lei quando fa intendere che di fronte alla vendita di oltre dieci milioni di bottiglie bisogna per forza esser al cospetto di un grande terroir.
        Lei veramente vuole dire che basta questo per fregiarsi del titolo di Grand Cru del metodo classico italiano?
        Se lei avesse detto che adora la maggior parte delle bollicine franciacortine non avrei ribattuto come ho fatto, ma solamente avrei tarato i suoi giudizi in merito al MC, ma lei nel suo post iniziale riporta un comunicato del consorzio e poi chiude con una provocazione che lascia intendere soltanto questo.

    • Giovanni Arcari

      febbraio 13, 2011 alle 10:37 am

      Chiaro, se per Camillo Donati intendi il produttore di Parma, conosco solo i suoi vini.
      Le degustazioni di quel genere, per me, hanno un senso solo quando si sono stabiliti i parametri nei quali sviluppare una sorta d’indagine conoscitiva.
      Non può essere un campione interessante per poter valutare l’andamento di un territorio, bere alla cieca 10-12 vini prodotti in annate diverse, con sboccature diverse di cui alcuni brut, altri dzero, extra brut… In una degustazione così puoi decidere quale vino ti piaccia di più, ma non puoi scolpire sulla roccia le verità assolute in merito a un intero territorio.
      Del resto, nella tua intenzione non era ben esplicito il fatto che si portassero solo brut “base”? Invece?
      p.s. non ho ben capito cosa si fa pesante e soprattutto per chi.

      • il chiaro

        febbraio 13, 2011 alle 11:05 pm

        Scusami Giovanni, un refuso, intendevo Danilo Donati.
        .
        Il problema della stagnola, come lo poni tu, serve soltanto per fare una classifica dei campioni presenti, ma quando anche i campioni sono sotto un’unica docg, ma di tipologie diverse (brut, extra brut…) e il risultato finale è che si è bevuto male se non malissimo allora io dico (visto che questa è stata soltanto l’ultima di una serie di bevute franciacortine) che c’è qualcosa che non va.

        Aggiungerei, ad onor del vero, che annamaria clementi rosé io non l’ho mai assaggiato e quindi me ne guardo bene dal dare un giudizio, ma 7/8000 bottiglie presunte strepitose a fronte di diverse centinaia di migliaia di bottiglie di cuvée prestige, che a mio modo di vedere sfiorano il ridicolo, non possono giustificare la definizione “grande terroir”. Per me Ca’ del Bosco sarà grande quando saranno grandi i vini “base”, non 4/5 vasche di annamaria clementi.

        Sulla situazione pesante meglio lasciar stare, che chi doveva capire avrà di certo capito.

        • Franco Ziliani

          febbraio 14, 2011 alle 7:02 am

          ovviamente, di fronte ai due ultimi interventi del signor “il chiaro” non replico. Nulla da dire a chi fa finta di capire fischi per fiaschi e se ne esce affermando “centinaia di migliaia di bottiglie di cuvée prestige, che a mio modo di vedere sfiorano il ridicolo”.

          • il chiaro

            febbraio 17, 2011 alle 12:54 am

            comodo neh

        • Giovanni Arcari

          febbraio 14, 2011 alle 9:04 am

          Chiaro, non serve per fare una classifica(chi se ne frega della classifica!), ma serve per un confronto equo che ti permette di valutare in maniera più oggettiva(prendi questo termine con le pinze)il territorio, sia da un punto di vista tecnico, sia per la disomogeneità geo-fisica dei suoli.
          Sono troppe le variabile che compongono un vino e l’intervento dell’uomo è al primo posto.
          In quante zone si sono visti splendidi Cru nelle mani di incapaci personaggi che non sono stati in grado di farne emergere la grandezza, attraverso i vini che producono?
          Come puoi valutare la potenzialità di un territorio senza tenere in considerazione il livello tecnico e conoscitivo di chi coltiva la terra e di chi produce il vino?
          Come si può continuare a non prendere in considerazione la data di sboccatura, nella valutazione di un metodo classico? Qui c’è ancora chi mette il semestre, mentre sarebbe bello che il consorzio introducesse l’obbligo di apporre giorno, mese e anno(come io faccio da sempre con le aziende che seguo).
          Come si può prescindere dagli uvaggi e dall’ubicazione dei vigneti, sempre se si vuole valutare un intero territorio?

          Organizza una degustazione stagnolata prendendo i brut “base” di ogni azienda(la faccio ogni anno per almeno tre volte), che provengano tutti dalla stessa vendemmia e che non abbiano più di sei mesi di differenza tra una sboccatura e l’altra. Magari ne recuperi due per ogni comune franciacortino. Così avresti certamente la possibilità di valutare chi il vino lo sa fare e chi no, o magari chi lo sa fare ma in un terreno dove sarebbe meglio piantare carciofi e non la vite.
          Organizzala in questo modo e io verrò molto volentieri.

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  17. il chiaro

    febbraio 17, 2011 alle 12:57 am

    Giovanni son d’accordo che una cieca vada fatta con criteri molto più “rigidi”, ma è mai possibile che non mi capiti mai di vedere le stelle neanche per caso?
    Giovanni, quasi una ventina di campioni e non un sussulto, non un’emozione o un qualcosa da ricordare. Suvvia

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