Brut Blanc de Blanc metodo classico Tenuta Mazzolino

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
5


Doveva capitare, è normale, fa parte del gioco, e non bisogna di certo rendere la cosa più importante di quello che è (trattasi sempre di vino, di un parere soggettivo non certo di un iudicium dei o di un’ordalia…) che la rubrica “degustazioni” finisse con l’ospitare l’articolo su un vino che non mi é proprio piaciuto.
In altre parole la cronaca di quella che si potrebbe definire una vera e propria delusione.
Mi spiace che ad essere idealmente “bocciato” sia il vino di un’azienda di cui recentemente avevo promosso senza esitazioni l’interpretazione fornita sul tema Cruasé, e di cui mi considero in qualche modo amico, per il rispetto che si deve alla proprietà, la famiglia Braggiotti e la signora Sandra che si occupa personalmente della conduzione, e per l’antica consuetudine con il simpatico Maître de chai francese, anzi borgognone, Jean-François Coquard.
Sto parlando, si sarà capito, della Tenuta Mazzolino di  (che ancora oggi “celebra” sulla home page l’arrivo degli una volta mitici “tre bicchieri” che ormai, soprattutto per il consumatore più avvertito, non costituiscono da tempo alcuna garanzia, anzi…) di Corvino San Quirico, che nell’ambito del panorama produttivo dell’Oltrepò Pavese occupa un ruolo molto importante.
A non avermi convinto, anzi a non essermi punto piaciuto, è un Brut Blanc de Blanc metodo classico che in etichetta non riporta assolutamente la dicitura Oltrepò Pavese (essendo Chardonnay in purezza), bensì l’anonima dicitura “vino spumante di qualità”. Intendiamoci non è questo aspetto puramente nominale a costituire il limite del vino, ottenuto esclusivamente con uve Chardonay dei vigneti di proprietà della Tenuta Mazzolino, “la prima varietà ad essere raccolta ricercando la freschezza”.
Un vino la cui scheda tecnica parla di “vino base” prodotto con pressatura soffice delle uve intere, con decantazione del mosto a bassa temperatura; dopo il travaso viene fatto fermentare con lieviti selezionati in parte in piccole botti di rovere francesi provenienti dalle foreste di Allier e Troncais e in parte in tini di acciaio inox.
L’anno successivo alla raccolta viene effettuato il “tiraggio” che consiste nell’imbottigliamento del “vino base” con aggiunta di zucchero e lieviti per la “presa di spuma”, oppure l’affinamento sui lieviti “sur lies” limitato a solo 18 mesi per consentire la rifermentazione naturale in bottiglia”.
Penso che forse la causa di questo gusto che non mi é piaciuto, oltre all’eccessivo contributo del legno per la fermentazione del mosto, potrebbe essere un’errata scelta della “liqueur d’expédition”, scelta per donare “morbidezza e piacevolezza a questo spumante metodo classico”.
Bello il colore paglierino verdognolo, di interessante lucentezza, sottile e continuo il perlage, ma già il naso appare fuori fase e strano, burroso, lattico, molto ricco e caldo, con aromi intensi di frutta esotica stramatura e senza un filo di freschezza, di fragranza. Quasi un monoblocco fruttato con richiami di vaniglia.
Decisamente peggio la bocca, piena, intensamente fruttata, molto vinosa, con la stessa impressione polputa e un po’ stanca, senza dinamismo, di frutta raccolta ad avanzato stadio di maturazione, per un vino del tutto privo di scatto, di tensione e verticalità, che si propone rotondo e piacione, ormai seduto e più che rotondo direi grasso. Appesantito da un residuo zuccherino eccessivo, da una morbidezza estenuata che rende veramente difficile la beva. Anche portando il vino a tavola e provando ad abbinarlo a qualcosa che lo regga.
Della “freschezza” ricercata affrettando la raccolta delle uve nessuna traccia.
Mi spiace dirlo, ma da Mazzolino, da uno Chardonnay dell’Oltrepò, da un’azienda che produce ambiziosi Chardonnay e Pinot noir d’ispirazione borgognona e da un enologo come Coquard è lecito aspettarsi molto ma molto di più…

4 commenti

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4 commenti

  1. Coquard Jean-François

    febbraio 4, 2011 alle 11:51 am

    Grazie per il commento.
    Leggo che non ti è piaciuto. Accetto con umiltà la critica.
    Una degustazione è sempre fatta in un momento M di un prodotto e si vede che in questo momento il nostro Blanc de Blanc non si presentava bene.
    La scelta come hai assaggiato bene sul Blanc de Blanc è comunque più ricca, più vinosa rispetto al Cruasè.

    Ti “toccherà” riassaggiare tra qualche mese, tiraggi e dégorgements successive!

    Abbiamo riscontri molto positivi da parte dei nostri clienti e devo dire che commercialmente è un vero successo.

    Ti lancio una riflessione che va oltre il nostro contesto “Mazzolino” : “il buon vino è quello che si vende o quello giudicato buono ?”

    A presto, buon lavoro
    Ti aspetto in azienda per assaggiare Pinot et Chardonnay.

    Cordialement

    JFC

    • Franco Ziliani

      febbraio 4, 2011 alle 12:02 pm

      merci mon cher ami! E complimenti per aver accettato con serenità il mio punto di vista sul tuo Blanc de Blanc. A disposizione, quando vorrai, per riassaggiare
      cordialement
      f.

  2. Gabriele

    febbraio 7, 2011 alle 9:55 am

    “il buon vino è quello che si vende o quello giudicato buono ?”

    Provocatoriamente girerei la domanda anche alla Caviro.

  3. Nicla Acerbis

    maggio 3, 2016 alle 3:39 pm

    Egr.Dott.Ziliani
    posso chiederle perchè , pur essendo da 40 anni a Bergamo, non si è dedicato a promuovere vitigni storici o autoctoni del nostro territorio ?
    Possibile che non ci siano produttori degni di apprezzamento anche da noi?
    La ringrazio
    Nicla Acerbis
    Podere della Cavaga srl

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