Franciacorta Pas Dosé 2006 Cavalleri: eleganza, dinamismo, piacevolezza

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
10


C’è una cosa che non mi piace, o meglio mi dispiace, nel nuovo libro di grande formato, Franciacorta un vino, una terra curato dall’equipe di Spirito di vino in sinergia con il Consorzio Franciacorta.
Non mi riferisco all’inutile prefazione affidata anche ad un personaggio che con il vino non ha seriamente nulla a che fare, ovvero Bruno Vespa (che arriva a rivendicare di aver suggerito lui ai franciacortini di chiamare le loro bottiglie “soltanto col nome di Franciacorta” e di “lasciar perdere la parola Spumante”: un vero genio…), ma all’assenza nel libro di un’azienda quanto mai significativa per la storia e le vicende di quella zona produttiva.
Intendiamoci, la “colpa” di quest’assenza non è di certo dei curatori del libro, né tantomeno del Consorzio, ma non trovare nelle 96 storie di vite di 96 produttori protagonisti quella di un’azienda come la Cavalleri di Erbusco (di cui sorprendentemente non trovo traccia nemmeno nell’edizione 2011 della guida Duemilavini…) che produsse nel lontano 1979 le prime 6000 bottiglie di quello che oggi siamo abituati a chiamare Franciacorta Docg, per iniziativa di quella persona straordinaria ed indimenticabile che è stato il carissimo Giovanni Cavalleri, è un elemento che non può che dispiacere.
E far apparire oggettivamente questo libro, per “colpa” di Giulia Cavalleri, che anni fa ha preso la difficile decisione di uscire dal Consorzio e ancora oggi, per tutta una serie di motivi, intende restarne al di fuori e puntare tutto sul proprio marchio e su un’identificazione Cavalleri = Franciacorta che funziona per molti affezionati clienti consumatori, lacunoso.
Anche se il libro, a dispetto di un prezzo di vendita (95 euro) non proprio a portata di ogni portafoglio, merita di figurare, grazie alla messe di informazioni contenute e alle splendide immagini, opera del solito straordinario team di fotografi di Spirito di vino, nella biblioteca di ogni amante di Bacco degno di questo nome.
Detto del libro e già palesemente testimoniato il legame di forte stima e consuetudine che mi lega all’azienda agricola Cavalleri (che visitai per la prima volta nel lontano 1987), in particolare alla patronne Giulia e ad uno staff di collaboratori che può contare su uno dei responsabili commerciali più capaci ed intelligenti di tutta la zona, l’ottimo Aldo Pagnoni, assicurando che non mi fa in alcun modo velo l’amicizia nel giudicare il loro operato ed i loro vini, devo dire di essere rimasto stupefatto e altamente gratificato dall’assaggio, fatto nel corso di una recente piacevolissima visita in cantina, presente anche il bravo enologo interno Giampaolo Turra, e accompagnato anche dall’ambasciatrice del Franciacorta in Polonia Elisabeth Babinska Poletti, dell’intera gamma.
Sono persuaso che in pochissime altre cantine franciacortine si possa oggi trovare una gamma tanto coesa, di un livello così costantemente alto, e con una vera e propria personalità riscontrabile in ogni vino.
Quale sia il “segreto”, se di segreto si può parlare, non mi è possibile dirlo. Credo che alla base, oltre ad un fortissimo orgoglio aziendale, ad una scoperta, caparbia volontà di fare bene e sempre meglio, ci sia la scelta di “politica aziendale di fondo”, ovvero “quella di non acquistare né uve né vini da terzi; oggi siamo tra i pochi in Franciacorta a tener fede alla scelta. Nella nostra zona, inoltre, siamo stati i primi produttori di un cru, avendo da sempre vinificato vigneto per vigneto separatamente”.
E da grandi vigneti, coltivati con ogni cura da persone capaci e appassionate, animati dallo scoperto obiettivo di far bene, di lasciare il segno con prodotti di forte personalità, non possono venire che grandi vini, pardon, grandi Franciacorta.
Ed ecco, vino dopo vino, la cronaca del mio ultimo assaggio in cantina.
Franciacorta Brut Blanc de Blancs
Si comincia naturalmente con il Franciacorta Brut Blanc de Blancs, non millesimato, Chardonnay in purezza, caratterizzato dall’inconfondibile bottiglia trasparente con bellissima classica etichetta, minimo 24 mesi sui lieviti e minimo 2 mesi di post degorgement.
Liqueur d’expédition
composta da vecchie annate di vino maturato in barriques per una cuvèe è ottenuta assemblando i vini derivati da vigneti situati sulle colline attorno ad Erbusco: la maggior parte proviene dall’ultima vendemmia antecedente il tiraggio, il 20% circa deriva da annate precedenti, appositamente conservate a temperatura controllata. Da uve della vendemmia 2007, un vino che ti fa subito entrare nello spirito della Collezione Cavalleri, giocato com’è su eleganza e fragranza aromatica, dove dominano agrumi e fiori bianchi e dove spicca una forte sapidità, su un perfetto equilibrio tra tutte le parti, un nerbo calibrato, una magnifica piacevolezza che mette chi beve questo Franciacorta perfettamente a proprio agio.
Il giudizio? Un meritatissimo quattro stelle.
Franciacorta Satèn
Le cose si fanno più impegnative con il Franciacorta Satèn, 100% Chardonnay, prodotto per la prima volta nel 1990 e ripetuto in un quantitativo intorno alle ventimila bottiglie.
Anche in questo caso uve dell’annata 2007, dégorgement nell’estate 2010 e permanenza di minimo 30 mesi sui lieviti e minimo 3 mesi di post degorgement.
Una cuvèe ottenuta assemblando vini esclusivamente base Chardonnay fermentati ed affinati parte in barriques (25-30%) e parte in acciaio (70-75%). Si differenzia dagli altri Blanc de Blancs Cavalleri per un dosaggio più contenuto della liqueur de tirage che consente di ottenere un prodotto con una pressione più moderata.
Magnifico, detto del colore splendente, un paglierino oro di grande vivacità, e del perlage fine, sottile e continuo, il naso, salato, nervoso, minerale, ricco e complesso (note di agrumi, alloro, cioccolato bianco, pietra focaia, ananas e pompelmo) eppure fresco, diretto, suadente, morbido il giusto anzi croccante al palato, avvolgente, dotato di grande sapidità e nerbo, di una grande verticalità e persistenza e straordinario soprattutto per la sua freschezza, la vivacità.
A mio avviso una delle migliori interpretazioni del difficile tema Satèn. Giudizio: 4 stelle e mezzo.

Franciacorta Pas Dosé 2006
Si sale ancora, secondo me ai vertici di Franciacorta, con il Pas Dosé 2006, sempre 100% Chardonnay, prima annata di produzione 1980, quantitativo disponibile intorno alle 13-15 mila bottiglie, affinamento minimo di 36 mesi sui lieviti, ed una cuvée costituita esclusivamente da basi dell’annata riportata in etichetta, il 20% delle quali fermenta e si affina in barrique.
Il risultato è per me un vino fantastico, il migliore di questa gamma di tutte stelle, un vino straordinariamente riuscito.
Paglierino oro il colore, bellissimo il perlage e subito eccolo catturarti con un naso fantastico per nitidezza di definizione e personalità, compatto e cremoso, complesso (cogli distintamente in sequenza, ognuno per contro proprio e poi in ammirevole fusione, agrumi, rosmarino, fiori bianchi, cioccolato bianco, cipria, agrumi, accenni minerali, crosta di pane appena sfornato e crema pasticcera) eppure freschissimo, pieno di energia, scattante, largo.
Meglio ancora, se possibile, al gusto, dove il vino manifesta subito un grande dinamismo, disponendosi pieno e succoso al palato, con calibrata morbidezza e rotondità ed uno sviluppo progressivo, di salda consistenza e pienezza, asciutto e croccante il giusto, ma con una lunghezza salata e nervosa che rende il vino molto persistente e assolutamente godibile.

Franciacorta Collezione Grandi Cru Brut 2005
Si passa poi alla Collezione Grandi Cru Brut 2005, anche in questo caso Chardonnay 100%., 11 mila bottiglie mediamente prodotte, affinamento minimo di 48 mesi sui lieviti, preparato soltanto nelle migliori annate, quelle in cui i parametri analitici di alcool, acidità totale e pH sono ottimali.
La cuvèe è ottenuta con vini dell’annata riportata in etichetta provenienti dai migliori Cru, di almeno 20 anni di età, situati sulle colline attorno ad Erbusco. Il 20 % della base fermenta e si affina in barrique.
Come annotano i Cavalleri sul loro sito, “le caratteristiche delle uve di partenza e la lunga permanenza sui lieviti permettono alla cuvèe di esprimere al massimo la finezza, l’eleganza e la struttura dello Chardonnay. Ancora oggi possono stupire per piacevolezza e personalità annate come 1990, 1993, 1994 e 1995”.
Un vino non di immediatissima lettura, da proporre assolutamente a tavola, in abbinamento a preparazioni di un certo impegno (mi piacerebbe tanto stuzzicare la fantasia di uno chef di sicuro ingegno come Stefano Cerveni di scena al ristorante Due Colombe del rinnovato, con gran gusto, Borgo Antico San Vitale di Borgonato di Cortefranca, per vedere cosa potrebbe studiarci sopra…), di cui sono rimasto letteralmente affascinato dal perlage, uno dei più belli mai visti in un Franciacorta, finissimo, con bolle piccolissime di meravigliosa vivacità e dal procedere zigzagante e imprevedibile nel bicchiere.
E poi un naso di superiore finezza, eleganza, fragranza, quasi “crepitante” e molto compatto, e assolutamente integro, ricco, asciutto in bocca, dotato di un’integrità e di una croccantezza da fuoriclasse, pieno, cremoso, molto persistente eppure delicato nel suo porsi.
Un Franciacorta con una valutazione intorno alle 4 stelle e mezza.
Franciacorta Collezione Rosé 2005
Infine il Franciacorta Collezione Rosé 2005, 40% Pinot Nero – 60% Chardonnay, prodotto per la prima volta nel 1988 e disponibile in 7000 esemplari circa, elaborato con un affinamento di minimo 48 mesi sui lieviti e minimo 4 mesi di post dégorgement, con tutta la cuvèe costituita da vini dell’annata riportata in etichetta, un 20% dei quali fermenta e si affina in barriques.
Colore affascinante, un bellissimo rosa antico, sangue di piccione, cerasuolo scarico, si propone progressivamente all’assaggio con un naso discreto, non spettacolare, elegante, che si disvela piano piano, profumato di piccoli frutti di bosco (soprattutto lampone e ribes e una vena di mirtillo), con venature di agrumi e rosa.
Per poi trionfare al palato con un gusto ben succoso, polputo, avvolgente, dotato di una struttura e una consistenza quasi carnosa eppure freschissimo, sapido, dotato di una piacevolezza e di una bevibilità, di un equilibrio e di una misura, posso dirlo trattandosi di un vino?, di uno charme naturale, di una classe che non è facile trovare oggi nell’universo variegato (troppo variegato e a volte paradossal-caricaturale dei Franciacorta rosé).
Le quattro stelle e mezza, piene, sono di prammatica.
Cosa volere di più da una piccola, tenace, determinata e orgogliosa Maison franciacortina?

20 commenti

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20 commenti

  1. Roberto

    febbraio 1, 2011 alle 10:09 am

    effettivamente é paradossale che un’azienda esemplare come Cavalleri non faccia parte del Consorzio Franciacorta!
    Non si possono conoscere i motivi per cui hanno scelto di non farne parte?

    • Franco Ziliani

      febbraio 1, 2011 alle 10:15 am

      Roberto, bisognerebbe chiedere a Giulia Cavalleri i motivi di questa sua non facile scelta. Io un po’ li conosco, ma non sono certo autorizzato a parlarne qui…

  2. Silvia

    febbraio 1, 2011 alle 10:11 am

    ho scoperto l’esistenza di questo blog dal banner che lo pubblicizza apparso su un sito, Intravino, che seguo regolarmente. Simpatica l’idea di questa campagna che fa conoscere un nuovo blog con il contributo di altri siti e blog del cibo e del vino: una bella idea e un bravo a chi l’ha avuta

  3. Massimiliano Nanetti

    febbraio 1, 2011 alle 11:55 am

    Ho letto della signora giulia Cavalleri e della passione per il lavoro che fa con isuoi Franciacorti nell’ultimo libro, appassionante ed utilissimo, di andrea Scanzi. incuriosito ho quindi assaggiato il brut base, assolutamente magnifico,ed il Pas Dosè, meraviglioso,. condivido i suoi giudizio sig. Ziliani, per la qualità dei prodotti dell’azienda. non ho invece provato gli altri prodott, mentre generalmente non amo i Saten. a quando una degustazione dei prodotti di Gatti?. Cordiali saluti e buon lavoro

  4. Giovanni Arcari

    febbraio 1, 2011 alle 12:59 pm

    Beh Franco, di agghiacciante nel libro c’è anche la prefazione della Gelmini, per non parlare della scheda ad un’azienda che non fa parte del territorio franciacortino.
    A saperlo prima…

    • Franco Ziliani

      febbraio 1, 2011 alle 1:13 pm

      però a bilanciarla, caro Giovanni, c’é anche la pagina firmata da un’altra grande bresciana, anzi gardesana, la divina (confesso di avere un debole per lei, e non solo come grande scrittrice) Camilla Baresani.
      E poi perché tanta cattiveria verso la Sciura Ministra della Pubblica Istruzione, ce l’hanno già in tanti con lei!

      • Giovanni Arcari

        febbraio 1, 2011 alle 1:26 pm

        Camilla Baresani è giornalista e scrittrice di grande spessore, una donna che spero di vedere presto sostenitrice di progetti che coinvolgono il territorio bresciano e la sua tutela.
        Nessuna cattiveria nei confronti della Gelmini, sono certo non sia stata lei a voler scrivere a tutti i costi quella prefazione… solo non ne capisco il senso.

  5. Nicola

    febbraio 1, 2011 alle 2:21 pm

    Ciao Franco, vorrà dire che domani, visto che utilizziamo normalmente il collezione Grandi Cru, stimolerò Cerveni nel realizzare una ricetta (anche se io ce l’ho già in testa)
    Nicola

    • Franco Ziliani

      febbraio 1, 2011 alle 2:39 pm

      ci conto Nicola! E se non produce lui, la tua idea raccontacela tu qui!

  6. Giovanni Arcari

    febbraio 1, 2011 alle 8:56 pm

    No, no! Offriamoci come degustatori della creazione di Cerveni! Raccontacela mentre affondiamo le fauci… 😉

  7. Alessandra

    febbraio 3, 2011 alle 1:54 am

    Perbacco, ti avevo fatto una domanda sul Franciacorta ieri e trovo la risposta (e la mia bottiglia) qui!

  8. pedar

    febbraio 4, 2011 alle 10:49 am

    Le note così positive invitano a cercare subito una bottiglia del produttore. Ho solo un dubbio: un pas dosè non dovrebbe essere privo della liqueur d’expedition?

    • Franco Ziliani

      febbraio 4, 2011 alle 2:38 pm

      ha perfettamente ragione Pedar! Ho prontamente corretto e mi scuso per l’errore

  9. Giovanni Arcari

    febbraio 7, 2011 alle 11:12 am

    Scusatemi ma un pas dosé, di fatto, non deve superare i 3 grammi di zucchero litro. Poi uno può metterci la liqueur che vuole, basta che il vino rimanga sotto quella soglia.
    p.s. magari per la prefazione del libro sarebbe stato più opportuno e più vicino al mondo del vino, un pensiero di Monica Frassoni, anch’essa bresciana.

    http://www.monicafrassoni.eu/

    • gio

      marzo 7, 2011 alle 12:00 am

      Mi permetto di dissentire, almeno parzialmente,sulla definizione di “Non dosato”, è vero che il tenore di zucchero deve essere inferiore ai 3 g/l ma tale termine può essere usato unicamente per i prodotti che non hanno subito aggiunta di zucchero dopo la rifermentazione in bottiglia, come chiaramente definito dalla normativa vigente; quindi non è sufficiente il non superare il limite di 3, ma non posso comunque aggiungere zucchero. Purtroppo la normativa non sembra essere altrettanto chiara sulla possibilità di utilizzare uno sciroppo di dosaggio senza zucchero , ma composto ad es. unicamente da un mix di vini o distillati .

  10. alan

    febbraio 8, 2011 alle 1:05 pm

    è possibile sapere i prezzi indicativi delle bottiglie?

  11. Luca

    agosto 22, 2011 alle 4:40 pm

    Ho provato gli stessi vini dopo averli acquistati durante una visita in cantina.
    Confermo tutti i giudizi espressi da Ziliani: Cavalleri, come livello medio dei loro prodotti, è la migliore azienda di Franciacorta. Il satèn e il Pas Dosé sono eccezionali.
    L’unica eccezione riguarda il rosè: non mi ha convinto al 100% per profumo, persistenza non lunghissima, e quel finale amarognolo tipico di tanti Franciacorta ma che negli altri vini di Cavalleri (tutti 100% Chardonnay) non è presente.
    Due domande a Ziliani (o a chi vorrà rispondere): il finale amarognolo di molti Franciacorta a cosa è dovuto? È da considerarsi un “difetto” o un marchio distintivo se paragonato ad altre bollicine?

    • Franco Ziliani

      agosto 22, 2011 alle 5:04 pm

      francamente non rilevo, se non in rari casi, quella nota amarognola cui fa riferimento. Se mi spiega meglio mi aiuterà a capire di che si tratta

  12. giuseppe

    gennaio 19, 2012 alle 5:50 am

    confermo i giudizi di ziliani anche se non lo conosco personalmente sono andato in visita in cantina nel novembre 2011 o conosciuto aldo che mi a accompagnato nella guida e successiva degustazione della gamma cavalleri.io che vengo dal trentino e che attraverso i nostri trentodoc o ormai acquisito una certa cultura di bollicine sono rimasto impressionato dalla qualità espressa da questa piccola az.agricola il blanc de blanc base è super nella sua categoria ed il sàten è stupefacente per qualità espressa sul resto è tutto di altissimo livello.proprio bravi

  13. angelo

    febbraio 25, 2016 alle 4:57 pm

    Il franciacorta è un ottimo prodotto…

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